Ghosts n Goblins Resurrection Recensione: il ritorno del valoroso cavaliere

Dopo molti anni di assenza, Capcom rispolvera la serie Ghosts n Goblins con un nuovo gioco disponibile in esclusiva su Nintendo Switch.

Ghosts n Goblins Resurrection Recensione: il ritorno del valoroso cavaliere
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Tanto tempo fa, in una terra lontana, il cavalier Artù riposava le sue stanche membra all'ombra di un'imponente e nobile quercia che sembrava simboleggiare il suo stesso animo. La gloriosa armatura scintillante poggiata sull'erba fresca, gli uccellini cinguettanti, gli alti torrioni del castello a svettare oltre la collina. Il nostro eroe si godeva i tempi di pace in totale relax, la barba incolta e i leggendari boxer a cuoricini a coprire le sue pudenda, intrattenendosi in amorevoli chiacchiere con la sua amata, delicata e raggiante principessa dalla chioma di zaffiro.

    Ma poi un lampo di oscurità, un rombo di malvagità, nel cielo una funesta opacità! Il regno era caduto, in fiamme, perduto, le fate sfrattate dall'albero della vita, avvizzito in men che non si dica. Due ali sopra le loro teste, un gargoyle! Gli artigli serrati sulle spalle dell'innocente damigella, rapita tra disperate grida e stridenti epiteti in lingua demoniaca. Niente più luce, niente più pace, un viaggio per ritrovare l'onore e l'amore: questo è ciò che rende Re i cavalieri, leggende gli uomini, epico Ghosts ‘n Goblins Resurrection.

    Risorto agli inferi

    Sembrava ormai essere una delle tante saghe dimenticate nei giorni di gloria che furono, come un racconto perduto tra le pieghe del tempo, con gli ultimi due capitoli usciti su iOS totalmente inadatti a beatificare le gesta del prode eroe Capcom. Sono passati undici anni da Gold Knights II, addirittura quindici dall'ultimo episodio uscito su console, quell'Ultimate di nome e di fatto che viene ancora ricordato, a ragione, come uno dei migliori arcade per PSP.

    Artù a riprendere in mano la sua lancia dopo aver lasciato il destino del regno nelle mani di Maximo e di quella svolta tridimensionale che pareva la strada giusta per tramandare ai posteri quel mondo, da run ‘n gun ad hack ‘n slash, le atmosfere sempre sospese tra inquietante ed esilarante, molto rock ‘n roll. Ma poi, fu solo silenzio, fino ad oggi. E così Resurrection sembra uno di quegli antichi manoscritti ritrovati per caso durante uno scavo, quando ormai la storia sembrava conosciuta, senza più misteri da raccontare; una nuova, efferata avventura in esclusiva su Switch. L'abbandono del pixel in favore di una direzione artistica a mano libera, tratteggiata in tinte pastello che sembrano uscite da un libro illustrato di fiabe oscure, le animazioni da teatrino delle marionette che paiono arrivare direttamente da qualche sudicia piazza medievale, epoca che si riflette su un gameplay tutto lacrime, sangue e inquisizione, anche se non è più necessario versare un gettone per ogni peccato commesso. Un sadico Torquemada videoludico che tortura incessantemente i meno esperti finché non confessano la loro incapacità, concedendogli lo spiraglio di quattro livelli di difficoltà e una manciata di checkpoint per salvarsi la pelle.

    Si parte dalla maggior resistenza fino al respawn sul luogo del delitto nella modalità Paggio, e si giunge all'armatura di carta velina ea una quantità imbarazzante di creature infernali a schermo nell'opzione Leggenda: insomma, a ognuno la sua sfida e la sua ricompensa. I pattern da imparare come un Ave Maria, i riflessi sempre pronti, i tendini delle dita tesi su comandi ancestrali; salto, attacco, magia, quest'ultima totalmente accessoria da quanto è fuori ritmo, totalmente avulsa dalla velocità a cui corre il gioco.

    Perché non puoi costringermi a caricare un incantesimo stando fermo sul posto quando, anche ai livelli di difficoltà più accessibili, i nemici sbucano da tutte le parti e il "run", ossia il mantenersi in costante movimento, è sempre più fondamentale rispetto al "gun".

    La fisicità di Artù è pesante come ce la ricordavamo, privata del doppio salto (non una gran scelta, dal mio punto di vista) ma graziata da un attacco in quattro direzioni cardinali (come Ultimate) che rende l'azione decisamente più dinamica rispetto ai capitoli classici e alla loro orizzontalità pura. Dai classici giavellotti e molotov di acqua santa a massi acuminati, bombe e frisbee seghettati, il bizzarro arsenale si adatterà presto alle carni di porci-soldato, diavoli, orchi e felini fiammeggianti, rispedendoli al girone dal quale sono venuti.

    Ritorno al passato

    Dove il level design osa è in una più marcata tendenza al platforming (e per questo l'assenza del double jump si fa sentire), spesso fonte di problemi proprio per lo scarso atletismo del cavaliere, immerso in scenari vivi e infastiditi dalla nostra presenza, in continuo mutamento geologico e meteorologico. Senza macchia né paura, certo, ma forse con qualche acciacco di troppo.

    D'altronde si è scelta una strada decisamente conservatrice e intransigente per un'opera che alla fine risulta incapace di mettersi in discussione, un esercizio di stile che probabilmente non convincerà i puristi (che si sono già lamentati per la direzione artistica scelta) e non sbalordirà i potenziali nuovi adepti.

    In ogni caso, questo non vuol dire che si giochi male o che ci sia qualcosa di rotto: Ghosts ‘n Goblin Resurrection è sicuramente un prodotto competente, modellato con grande mestiere e impreziosito da buone trovate, segreti e sequenze estremamente adrenaliniche, scenografiche, con alcune boss fight molto divertenti, amalgamato con un buon bilanciamento generale di fondo. Eppure manca quella scintilla che invece ho trovato in Streets of Rage 4 (qui trovate la recensione di Streets of Rage 4) o in The Messenger (per approfondire, ecco la recensione di The Messenger), quel fuoco negli occhi che aveva Ultimate, più imperfetto ma passionale.

    Un timido tentativo di rendere più profondo il gameplay è l'albero delle abilità, al quale restituire le fatine sparse per i livelli, capaci così di sbloccare magie e nuove caratteristiche, come la possibilità di conservare più di un'arma, cambiandola al bisogno. Una feature che sposta di pochissimo gli equilibri del gameplay e che avrebbe potuto trasformarsi in un dispenser di power up che, una volta sbloccati, avrebbero potuto aumentare la rigiocabilità delle singole aree, per esempio.

    Alla fine la vera soddisfazione rimane imparare, combattere col coltello tra i denti, morire sempre meno run dopo run, alzando la difficoltà fino a raggiungere una manualità che non pensavamo neanche di avere, provocati e istigati al perfezionismo come in pochi altri titoli. Anche perché la prima partita dalle 4 alle 6 ore (talento personale e morti orribili comprese) non può saziare del tutto, e procedere a tentativi per arrivare ai titoli di coda risulta quasi umiliante, poco appagante. L'aggiunta più simpatica è invece una modalità co-op dove il secondo giocatore interpreterà un antenato di Artù, ritornato dall'oltretomba per proteggere il suo erede evocando barriere magiche, creando ponti o portandolo via di peso dal pericolo. Atipica e spiritosa.

    Racconto per immagini

    Sicuramente una delle cose che ho apprezzato di più è proprio l'estetica, decisamente meno anonima dell'ultima deriva poligonale e totalmente adatta a ricostruire le atmosfere con cui Capcom ha sempre dipinto le sventure di Artù. Resurrection è un dipinto bidimensionale pieno di colori, dettagli e animazioni costruita sul versatile RE Engine proprietario della software house di Osaka, di cui si intuisce l'essenza tridimensionale da piccolissimi particolari qua e là, per un impatto ancora più consistente e croccante.

    Già il primo livello ambientato nell'iconico cimitero, qui reinterpretato, è un trionfo di layer che creano un parallasse incredibilmente suggestivo e ricco, impreziosito da una gran quantità di elementi in movimento, che siano i rami di un albero piegati dal peso dei corvi all'erba agitata dalla tempesta, con fiumi che tracimano, piante carnivore impazzite che escono dal terreno e zombie senza cervello che sbucano dalle tombe con una naturalezza invidiabile.

    E poi draghi scheletrici, caverne che raccontano di culti dimenticati, deserti e prigioni, ripercorrendo un immaginario che proprio Ghosts ‘n Goblins ha contribuito a rendere così caratteristico. Un incedere imprevedibile sottolineato da una colonna sonora strumentale dove organi, archi e percussioni dominano il ritmo ed esorcizzano il game over, spingendo a non mollare, a suonare il gioco come fosse un musical, spettacolo teatrale del bene contro il male. Giocabilità formato esorcismo.

    Ghosts n Goblins Resurrection Ghosts n Goblins ResurrectionVersione Analizzata Nintendo SwitchGhosts 'n Goblins Resurrection decide di avventurarsi su un terreno sicuro, impervio ma conosciuto, portando la saga nel 2021, rinnovandola nell’estetica ma non nel suo dogmatico gameplay. Un run ‘n gun indiavolato con una forte propensione al platform, accessibile grazie ai quattro livelli di difficoltà ma esigente come pochi quando il gioco comincia a farsi duro, stimolando al costante perfezionamento. Il level design di pregio, il ritmo incessante e i controlli precisi sono sicuramente sufficienti a rendere onore al prode Artù, ma forse non è abbastanza per far sì che quest’impresa diventi davvero indimenticabile e memorabile. Mancano quei guizzi di genialità, quel fuoco che dopo 15 anni dall’ultima apparizione su console dovrebbe ardere in ogni fotogramma. Un esercizio di stile sviluppato da chi ha una mano ferma e sa certamente come plasmare un buon titolo di genere, esaltato da artisti che sono riusciti ad imprimere una direzione artistica capace, a tratti, di bucare davvero lo schermo di Switch.

    7.5

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