Go Vacation per Nintendo Switch Recensione: una vita in vacanza

Uscito nel 2011 su Wii, il colorato party game vacanziero di Bandai Namco torna su Nintendo Switch ma il risultato non è proprio entusiasmante...

recensione Go Vacation per Nintendo Switch Recensione: una vita in vacanza
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  • Wii
  • Switch
  • Per comprendere al meglio Go Vacation dobbiamo tornare indietro di un paio di generazioni, quando PS4 e Xbox One non avevano ancora visto la luce e Wii U era ben lontana dall'approdare nei negozi. Era un periodo d'oro per Nintendo: finalmente, dopo anni passati nell'ombra a leccarsi le ferite, era riuscita a rialzare la china e infastidire la concorrenza con un'offerta particolare e fuori dagli schemi. Quella messa in campo dall'azienda giapponese con Nintendo Wii era una strategia nuova, basata quasi interamente su una semplice ma geniale trovata: uno strumento unico nel suo genere chiamato WiiMote. Un telecomando dotato di sensori di movimento capaci di rendere interessante anche prodotti basilari e scarni come WiiSports o, qualche anno più tardi, il più elaborato WiiResort. Go Vacation, una collezione di attività ricreative virtuali, è semplicemente uno dei tanti figli di quell'epoca, completamente restaurato e rimodellato - senza troppo successo - attorno alle caratteristiche della nuova ibrida della casa di Kyoto. Riuscirà un gioco uscito nel 2011 a risultare interessante ai giorni nostri?

    Un'isola tutta da esplorare

    Sono passati ben sette anni dall'esordio del titolo sugli scaffali di tutto il mondo e, onestamente, il nostro primo impatto con questa sua versione rimasterizzata non è stato dei migliori. Al di là delle inevitabili incertezze tecniche legate all'età, a destare particolare preoccupazione sono, purtroppo, le dinamiche ludiche: l'intero pacchetto appare decisamente anacronistico e non particolarmente a fuoco. Pur vantando un arsenale di contenuti capace di umiliare qualsiasi congenere, la produzione Bandai Namco non appare più così incisiva come lo era nell'ormai lontano 2011, lasciando l'amaro in bocca anche a chi, come noi, continua a sperare che nel tormentato e caotico mercato videoludico non venga mai a mancare un punto di riferimento per chi vuole divertirsi in modo semplice, con contenuti fruibili da giocatori di ogni età e spaparanzati sul divano in compagnia di amici.

    La verità, però, è che il periodo d'oro dei controller di movimento è finito da tempo, e anche la stessa Nintendo Switch, pur continuando a puntare su proposte alternative alle più canoniche e seriose concorrenti dirette, sembra soffrire parecchio nel momento in cui - come accade ad esempio nel minidisco dedicato al paracadutismo - si viene costretti ad assecondare fin troppo il design originale - basato ovviamente su sensori di posizione e giroscopio - di una particolare disciplina, rendendola di fatto impraticabile con i joy-con ancorati al corpo della macchina. In più di un'occasione ci siamo visti costretti ad abbandonare e ricominciare in una configurazione diversa, una grandissima sconfitta per un prodotto in esclusiva Switch. Inutile dire che la soluzione ideale, attualmente, è quella di giocatore in due più persone impugnando un mini-controller ciascuno.
    Non possiamo poi non confermare buona parte dei dubbi che avevano accompagnato anche l'edizione originale del prodotto, quasi tutti legati alla natura piuttosto semplicistica delle, pur numerosissime (più di 50), attività proposte. Si passa dalla semplice corsa sulle moto d'acqua al banale paracadutismo, dallo scontatissimo tennis alle immancabili attività sciistiche. La varietà è tanta, ma la realizzazione è quasi sempre approssimativa e poco incisiva. Tra un'attività e l'altra dovremo girovagare a destra e a manca per l'isola Kawawii, una location tutto sommato relativamente grande e ben strutturata. Al suo interno sono presenti quattro resort diversi: uno ambientato sul mare, uno tra i monti, uno sulla neve e un altro in città. Ognuno di essi ospita al proprio interno, come era lecito aspettarsi, diverse discipline a tema. La volontà degli sviluppatori di espandere così tanto le dinamiche esplorative e caratterizzare con cotanta dovizia di particolari l'intera location ci ha sicuramente colpito positivamente, ma si è rivelata anche un'arma a doppio taglio: purtroppo la stessa attenzione non è stata riposta, ad esempio, sulla disposizione delle attività e sul grado di libertà lasciato al giocatore. Ha davvero senso permetterci di esplorare completamente un'isola così grande, se tutto ciò non fa altro che dilatare inutilmente i tempi a discapito dell'immediatezza? Probabilmente no. Del resto, stiamo parlando di un sistema di gioco che, al contrario delle premesse, sembra voler imbrigliare l'utente quanto più possibile. La sequenza con cui portare a termine le sfide è perlopiù prestabilita, e qualora dovessimo prender parte ad un'attività non contemplata all'interno della lista fornitaci dal responsabile del resort di turno, quest'ultima non ci garantirebbe nessun tipo di ricompensa. Una scelta sicuramente discutibile.

    Ma Go Vacation è chiaramente parto di un'epoca passata anche (e soprattutto) dal punto di vista tecnico. Sebbene la mole poligonale sia davvero ai minimi storici, tenendo in considerazione target, caratura del progetto e genere di riferimento, riteniamo che questo aspetto possa passare in secondo piano: la grafica è semplice e scarna, ma pur sempre funzionale alla causa. Un altro indelebile segno dell'età è rappresentato poi dalla centralità dell'integrazione con i Mii, anch'essi caduti nell'oblio già da qualche anno. A tutto ciò si accompagnano poi alcuni goffi scivoloni nell'adattamento dei mini-giochi, i quali mostrano tutti i segni del difficoltoso adattamento di un prodotto all'epoca cucito attorno a una console assai diversa dall'attuale ammiraglia Nintendo.

    Go Vacation Go VacationVersione Analizzata Nintendo SwitchIn un’epoca in cui l’entusiasmo incontrollato per i motion controller sembra soltanto un ricordo lontano e fermamente convinti che il vero valore aggiunto di Switch risieda principalmente nella sua incredibile versatilità, abbiamo più di qualche dubbio sull’effettiva validità dell’offerta ludica del titolo Bandai Namco, vista soprattutto la quasi totale impraticabilità di alcuni dei mini-giochi in modalità tablet. Resta invece una possibile opzione per coloro che desiderano un prodotto semplicissimo e immediato con cui giocare in compagnia, seduti uno di fianco all’altro E proprio in quest’ottica, forse, sarebbe stata preferibile una soluzione più snella e diretta, con meno fronzoli, meno esplorazione e meno collezionabili superflui. Resta comunque un prodotto principalmente indirizzato verso un pubblico molto giovane, che non ha grandissima dimestichezza con il nostro medium preferito e predilige magari qualche partita mordi e fuggi.

    5.2

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