Goat Simulator 3 Recensione: delirio estremo in un mondo di capre

Abbiamo speso diverse ore nel folle mondo di Goat Simulator 3, anche in compagnia di altre capre: ci siamo divertiti? Decisamente sì.

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Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Dopo aver seminato caos e distruzione in una tranquilla cittadina, la pazza e pelosa quadrupede con la lingua all'aria è pronta a compiere nuove memorabili gesta in Goat Simulator 3, sequel di quel primo capitolo nato quasi per caso e firmato Coffee Stain (a proposito, per leggere quello che accadde nel primo "capramonio" vi consigliamo di leggere la nostra recensione di Goat Simulator). Stavolta i ragazzi del team svedese hanno deciso di superarsi, proponendo una formula sandbox all'insegna del puro "giocazzeggio", forte di una mappa più strutturata, dalle dimensioni un po' più generose e piena di modi per far ricordare la giornata agli sfortunati abitanti del luogo.

    Non mancando di sovvertire l'ordine pubblico in compagnia di un amico - e quindi di un'altra capra - grazie a una modalità multigiocatore che ben si sposa con la leggerezza della produzione, abbiamo fatto raggiungere alla nostra compagna cornuta nuove vette di follia, tra bombe atomiche, spassose parodie di note aziende svedesi e una quantità francamente allucinante di easter egg. Ma adesso basta con le chiacchiere: è tempo di... belare!

    Lode a te, Sangue di Drago... all'incirca

    I nostri occhi si sono aperti. Un carretto conduceva il prigioniero e i suoi compagni verso l'ultima destinazione e la nostra mente ha viaggiato fino a Helgen, lì dove gli eventi di Skyrim hanno avuto inizio più di dieci anni or sono. Poi ci siamo guardati attorno, realizzando con grande giubilo di non trovarci sulla strada verso il patibolo, al fianco di Ulfric Manto della Tempesta, bensì in direzione del Ranch Pratichiari, una semplice fattoria abitata da onesti lavoratori... forse giusto un pelino bifolchi, come il guidatore del trattore che, nel frattempo, stava facendo scoppiare la testa ai poveri ovini con le sue chiacchiere.

    Conclusa quest'intro sin troppo lunga - perfino il contadino ci ha redarguito per averlo ascoltato - abbiamo raggiunto la prima Torre delle Capre per effettuare un'utile sincronizzazione, composta da inquadrature panoramiche dei maggiori punti di interesse e accompagnata da una musica epicheggiante, in puro stile Assassin's Creed. Oltre a mostrare più chiaramente le porzioni di quella che è una mappa variegata e ben costruita, completa di aree montane, quartieri residenziali, zone costiere e un numero incalcolabile di segreti, le torri sono un punto d'accesso alla vera residenza di Pilgor (questo è il nome della capra), un grande castello degno di un guerriero di Skyrim.

    L'umile dimora caprina muterà in accordo con la progressione del viaggio dell'ovino, offrendo nuove stanze, sale del trono e ricompense legate ai livelli di prestigio raggiunti nel compiere, sostanzialmente, delle corbellerie inaudite, roba che - se fosse messa a confronto con gli stunt dei Jackass - li farebbe sembrare declamazioni di componimenti di matrice stilnovista. Per farvi qualche esempio, nel giro d'un paio d'ore abbiamo mandato in vacca un festival di cosplay al risparmio, presentandoci con un cannone energetico al cospetto di emuli di Goku e Homer Simpson per rovinar loro la festa e, dopo aver dato una bella testata a delle ballerine, siamo riusciti a generare un gigantesco tornado permanente, capace di spedire in cielo la povera capra a ogni contatto.

    Sappiate che questa non è che la punta di un enorme iceberg del divertimento sfrenato, basato su di una discreta distruttibilità ambientale che, unita a una spassosa gestione della fisica, dona momenti di pura ilarità. Capace di effettuare colpi energetici, folli acrobazie o di trasportare oggetti assicurandoli alla propria lingua, la capra sa regalare grasse risate, anche quando bela selvaggiamente o va a zonzo per la città a bordo di un veicolo a prova di apocalisse o in sella a una bicicletta. In aggiunta al gran numero di missioni disponibili, che stavolta sono ben segnalate sulla mappa, citiamo anche gli Istinti, che compongono una lunga lista da ampliare scoprendo i cosiddetti altari sparsi in giro per il mondo. In sostanza, rappresentano un'altra scusa per fare acrobazie o lanciarsi in pratiche discutibili, come il darsi fuoco e correre all'impazzata per poi tuffarsi in una piscina e spegnere le fiamme. In questo World Destruction Tour della capra - che tra l'altro riesce a grindare sui fili elettrici e può vestire i panni di un compagno che cita direttamente il grande Tony Hawk - è possibile collezionare oggetti estetici fuori di testa, che spesso danno accesso a prodigiose abilità.

    Dallo scudo in stile Captain America, passando per il cappello di Jack Sparrow, che permette di richiamare i tentacoli del Kraken, fino alle scarpe a trombetta, che in corsa generano suoni molesti, raccogliere nuove armi o elementi come i succitati rappresenta di per sé un buon motivo per spendere ore nel mondo di Goat Simulator 3. Per completezza, una parte di essi deve essere acquistata nell'apposito negozio in-game, assieme alle skin alternative e ad altri personaggi giocabili che lasciamo il piacere di scoprire a voi.

    Ultima ma non per importanza è la componente multigiocatore del pacchetto, anche in locale. In qualsiasi momento della vostra partita potrete permettere a un amico di unirsi a voi e a quel punto lanciarvi in una guerra fratricida ed eterna, vista l'assenza di una barra della salute, facendo ricorso alle armi più disparate per tormentare il vostro compagno.

    Potrete inoltre scegliere di partecipare a uno dei Minigiochi appositamente studiati da Coffee Stain: dal calcio per capre, fino al pavimento di lava, in cui è necessario raggiungere posizioni sopraelevate per evitare di cadere nel magma, i sorrisi e i litigi sono assicurati, soprattutto perché in Goat Simulator 3 - come è giusto che sia - non ci sono realmente delle regole.

    Per intenderci, nel bel mezzo di un match si potrebbe serenamente ricorrere a un apposito strumento per risucchiare l'avversario al suo interno e impedirgli del tutto di contrastare le azioni della capra. In definitiva, al netto di alcuni glitch, compenetrazioni poligonali e sporadici cali di frame rate in specifici frangenti (anche su PlayStation 5), il ritorno dell'ovino è perfetto per distrarsi in compagnia e con leggerezza.

    Perché Goat Simulator 3?

    Quando il primo Goat Simulator ha fatto il suo debutto è stato capace di attrarre il pubblico per l'esperienza fresca e soprattutto "fuori come un balcone" che offriva. Ma oggi, a otto anni di distanza, quale senso ha il suo sequel diretto? Dopotutto, si tratta di un prodotto privo di quell'originalità che costituiva uno dei maggiori selling point del capostipite, che però in compenso ha espanso la ricetta di base in modo sensato e assolutamente coerente con la "stupidità voluta" che rappresenta il cuore di questa insolita IP.

    Ebbene, che si tratti di progetti più piccoli ma molto ambiziosi come Pentiment (qui la recensione di Pentiment), fino ai grandi kolossal del calibro di Elden Ring e God of War Ragnarok, in media i videogiochi odierni sono diventati ancor più ambiziosi rispetto al recente passato, come pure più avvolgenti e impegnativi.

    La loro capacità di coinvolgere è elevata ma spesso corrisponde a un deciso investimento di ore del proprio tempo, così come di molte energie mentali e pazienza. In buona sostanza, prodotti come Goat Simulator 3 - che oltre la semplice trovata del "ti faccio giocare con una capra" riescono a offrire fonti di svago assurde ma comunque ben costruite - hanno ancora una ragion d'essere e rappresentano una pausa da non sottovalutare, una gradita boccata d'aria fresca tra un vasto e complesso mondo da esplorare e il prossimo scontro teso e ragionato in cui vendere cara la pelle.

    Goat Simulator 3 Goat Simulator 3Versione Analizzata PlayStation 5Goat Simulator 3 è un’ode al divertimento sfrenato, un coacervo di easter egg, trovate assurde e “idiozia voluta”, capace di regalare del sano svago a tutti coloro che sceglieranno di vestire ancora una volta i panni dell’ovino. Grazie a delle attività in multigiocatore semplici ma divertenti e un pool di armamenti e oggetti estetici tutti da collezionare, chiaramente per gettare il caos sulla cittadina al centro dell’esperienza, il gioco di Coffee Stain sa regalare sorrisi e sorprendere, con le sue missioni ripetitive ma indovinate e le catastrofiche conseguenze delle azioni di questa capra belante e un po’ Sangue di Drago.

    7.5

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