God Eater 3 Recensione: si torna a caccia di divinità

Dopo aver fatto fortuna su PSP e PlayStation Vita, God Eater torna con un terzo episodio creato appositamente per PS4 e PC.

recensione God Eater 3 Recensione: si torna a caccia di divinità
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Seguendo il fortunato sentiero tracciato da Capcom, che col suo Monster Hunter: World ha saputo semplificare non poco la formula alla base del proprio hunting game, conquistando persino le simpatie di chi non si era mai avvicinato alla serie, Bandai Namco Entertainment si prepara a lanciare sul mercato un nuovo episodio del brand di GOD EATER, che dopo tanti capitoli sviluppati sull'indimenticabile PlayStation Portable e in seguito rimasterizzati per altre piattaforme, pare finalmente pronto a estendere i propri orizzonti. GOD EATER 3 rappresenta infatti un importante rito di passaggio, che lo sviluppatore nipponico ha voluto sfruttare non solo per rinnovare il comparto tecnico e ludico del prodotto, ma persino quello narrativo, che sin dalle sue origini è stato probabilmente il principale tratto distintivo del franchise. Dopo aver trascorso le ultime settimane nel mondo post-apocalittico di GOD EATER 3, vi proponiamo le nostre impressioni definitive.

    La Catastrofe Cinerea

    Nata nel delicato periodo storico in cui tutti tentavano - con scarsi risultati - di emulare il successo di Monster Hunter, la proposta di Bandai Namco si distinse per la presenza di un intreccio narrativo alquanto coinvolgente, che strizzava l'occhio alle profonde e longeve trame imposte dalla tradizione del JRPG. Ambientati in una realtà distopica e sull'orlo del collasso, i primi episodi di GOD EATER hanno sempre costretto i giocatori a impersonare veri e propri eroi chiamati a fronteggiare quotidianamente delle spaventose e fameliche divinità, col geniale pretesto di salvaguardare quanto rimasto del genere umano.

    Con l'avvento di GOD EATER 3, invece, lo studio nipponico ha deciso di sconvolgere ulteriormente il già precario status quo dell'umanità, che all'indomani della rovinosa caduta dell'Organizzazione Fenrir si è ritrovata nel caos più totale. La comparsa delle Terre Cineree - un misterioso fenomeno atmosferico che al suo passaggio trasforma ogni cosa in cenere - e di nuovi Aragami in grado di sopravvivere in circostanze tanto inospitali, hanno costretto i pochi superstiti a rifugiarsi nel sottosuolo, dove l'uomo ha creato una nuova arma con cui opporre resistenza: i God Eater Adattabili. Alterati geneticamente in tenera età e costretti a vivere in reclusione, questi combattenti sono gli unici in grado di opporsi alla minaccia rappresenta dagli Aragami Cinerei; ciononostante, la corrotta Organizzazione Gleipnir se ne serve al pari di schiavi, considerandoli dei meri strumenti sacrificabili e persino vendibili.
    Nei panni di un alter-ego completamente personalizzabile, ci siamo ritrovati all'interno di una cella lugubre e angusta, da cui l'eroe ed i suoi compagni di prigionia hanno ben presto sfruttato la prima occasione propizia per sovvertire le leggi imposte dal sistema, al fine di cambiare il proprio destino e migliorare le condizioni dei loro simili. Attraverso una serie di espedienti narrativi piuttosto riusciti, GOD EATER 3 ha dunque infranto una tradizione che, soprattutto dopo l'espansione del secondo episodio, rischiava ormai di diventare ridondante. Il coraggio dimostrato dallo sviluppatore nel rimettere in discussione l'intera mitologia del brand ha invece spalancato le porte a scenari inediti e squisiti, accompagnandoci in una spasmodica e mai scontata corsa verso la libertà.

    Per il rovescio della medaglia, ci dispiace constatare che il protagonista della vicenda appare ancora una volta "muto" e inespressivo, mentre i nuovi attori comprimari hanno conservato la caratterizzazione stereotipata dei propri predecessori. Se alla formula aggiungiamo anche l'abbondante fan service che permea l'intera produzione (soprattutto le irresistibili rotondità delle figure femminili), il risultato finale potrebbe non cogliere le simpatie di un pubblico poco incline a certe concessioni talvolta esagerate.

    Qualora il giocatore riesca invece a soprassedere alle imperfezioni dell'intreccio, che in alcuni casi rappresentano un prevedibile compromesso, GOD EATER 3 è in grado di regalare un'esperienza coinvolgente, indipendentemente dalla modalità di gioco selezionata. Come i suoi predecessori, infatti, la campagna principale del titolo è affrontabile sia in solitaria che in cooperativa online, ed il suo completamento saprà portarvi via non meno di trenta ore, se deciderete di focalizzarvi unicamente sulle missioni della storia. Un ragionevole traguardo che potrebbe quintuplicarsi nel caso in cui l'utenza si sottoponga anche alle tante attività opzionali, ai contenuti online e soprattutto alla specializzazione nelle molteplici tipologie di armi incluse nel pacchetto.

    Il giusto mix tra semplificazione e innovazione

    Come rivelato durante un'intervista rilasciata lo scorso anno ai microfoni di Famitsu, i creatori della saga, dopo aver ultimato lo sviluppo di GOD EATER 2: Rage Burst, riconsiderarono quello che i fan pretendevano dalla fortunata serie. Basandosi sui feedback ricevuti, gli sviluppatori realizzarono dunque che quanto richiesto dai consumatori era molto diverso da ciò che GOD EATER era diventato nel corso degli anni; di conseguenza, il trio composto da Yusuke Tomizawa, Hiro Yoshimura e Yuya Tomiyama decise di assecondare la palpabile necessità di alleggerire il gameplay del prodotto, rimuovendo dall'equazione buona parte delle novità (spesso macchinose e di dubbia utilità) introdotte dalle continue espansioni e rimasterizzazioni dei primi due episodi.

    Pertanto, il neo arrivato GOD EATER 3 rappresenta il risultato di una delicata operazione atta a restituire al combat system l'originale frenesia e semplicità di un tempo. Al netto di una mappatura dei comandi ancora una volta confusionaria e non personalizzabile, che tende ad assegnare troppe funzioni a determinati tasti del controller, con risultati spesso spiacevoli, il sistema di combattimento ci è parso più fresco e intuitivo che mai. Equipaggiati con le consuete armi mutaforma note come God Arc, capaci di passare in ogni momento dalla modalità mischia al fucile a lungo raggio, questa volta i nostri alter-ego hanno a disposizione un paio di meccaniche studiate appositamente per semplificare e velocizzare l'azione. Fra le suddette, quella che ha subito ottenuto la nostra più totale approvazione è la cosiddetta "Picchiata", ovvero un'abilità che consente di dispiegare lo scudo per compiere un poderoso balzo in avanti, utile non solo per colpire i nemici presenti nella traiettoria, ma anche per coprire lunghe distanze in pochi secondi. Questa semplice ma versatile meccanica dà infatti il meglio di sé quando il nemico tenta la ritirata, magari per rifocillarsi, o quando ci toccherà affrontate i fastidiosi Aragami volanti: consumando il vigore dei nostri God Eater Adattabili, la Picchiata permette infatti di arrestare la fuga del mostro di turno o di inseguirlo senza compiere troppe manovre.

    Per la gioia dei fan di vecchia data, le Divorazioni Rapide e Aeree, ossia l'atto in cui un God Arc incamera le Oracle Cell degli Aragami, sono state in parte snellite. Se in GOD EATER 2: Rage Burst la versione rapida del "morso" era solitamente preceduta da un fastidioso attacco, che troppo spesso spostava o attirava l'attenzione del mostro con conseguenze indesiderate, questo nuovo episodio ha velocizzato l'intera azione, rimuovendo del tutto la necessità di sferrare un colpo preventivo. Al contrario, in GOD EATER 3 potrete azzannare gli Aragami compiendo un numero molto ridotto di azioni necessarie per poter innescare l'attivazione della modalità Burst. Sfruttabile solo dopo aver sovraccaricato la God Arc con le cellule delle fameliche divinità, il Burst ha conservato buona parte delle sue peculiarità, come ad esempio i Link e i proiettili speciali ricevuti dai compagni, ma i ragazzi di Bandai Namco hanno ben pensato di inserire le Arti Burst ed il Risveglio.

    Mentre quest'ultimo migliora le abilità delle armi e ne desta di nuove, le Arti Burst sono tecniche utilizzabili solo durante la suddetta modalità: possono essere impostate attraverso l'equipaggiamento e suddivise in tre categorie, per giunta differenziate in base all'arma in dotazione, ed ampliano anche i moveset dei nostri eroi, fornendo loro una sconfinata selezione di attacchi extra fra cui scegliere. Il Grilletto acceleratore ha invece preso il posto delle Blood Art introdotte dallo scorso episodio: equipaggiando speciali moduli e soddisfacendo alcune condizioni in battaglia, i God Eater sono ora in grado di rilasciare la potenza delle Oracle Cell presenti nei loro corpi.

    Quando questo accade, l'efficacia dei potenziatori interni dei God Arc viene amplificata, creando un ciclo di rotazione fra l'arma e l'utilizzatore, che acuisce immediatamente le abilità di entrambi. In definitiva, il prodotto fornisce al giocatore una vasta gamma di interessanti power-up, la cui attivazione risulta tutt'altro che complicata, se paragonata a quelli delle passate incarnazioni del brand; a ragion veduta, padroneggiare il sofisticato combat system appare finalmente un'impresa alla portata di tutti.

    Qualche tentennamento di troppo

    Come accennato poc'anzi, GOD EATER 3 può essere affrontato sia da soli che in compagnia di amici. Nel secondo caso, una volta creata o raggiunta una stanza online, i partecipanti potranno ripetere tutte le missioni completate dal giocatore con livello di storia più basso, o proseguire insieme con l'esplorazione della vicenda. In alternativa, la nuova proposta di casa Bandai Namco pone sul piatto una serie di incarichi affrontabili da quattro o addirittura otto utenti diversi (rimpiazzabili con altrettanti NPC), che tuttavia sono completabili solo se in possesso di un equipaggiamento discreto.

    Questo perché le cosiddette Missioni d'assalto convocano i partecipanti in maniera casuale, costringendoli non solo ad abbozzare strategie sul momento, ma addirittura a fronteggiare avversari terrificanti in un lasso di tempo piuttosto breve. Va comunque detto che, rispetto a quanto visto durante le precedenti demo, la difficoltà complessiva delle Missioni d'assalto è stata ridotta, al fine di proporre un'esperienza più consona ai requisiti della sfida. Anche il netcode, durante la nostra prova, si è comportato decisamente meglio, accusando qualche sporadico tentennamento solo quando lo schermo ospitava otto giocatori, svariati nemici e un sovrabbondante quantitativo di particellari. Nel complesso, il framerate su PlayStation 4 potrà non raggiungere i 60 fps granitici, ma le fasi di combattimento ci sono parse molto fluide e sempre all'altezza delle aspettative. Lo stesso non si può dire purtroppo né per le location, che nonostante le dimensioni triplicate rispetto a quelle tradizionali, accusano ancora una volta un'eccessiva povertà di dettagli ed un livello di interazione pressoché inesistente, né per i modelli dei personaggi, affetti da numerosi spigoli, una totale carenza di animazioni facciali e non per ultima un'insopportabile rigidità di abiti e capelli.

    Se il comparto tecnico appare quindi datato, l'accompagnamento sonoro svolge il proprio compito senza lode e senza infamia, riproponendo alcuni dei brani più interessanti della saga e proponendo qualche inedita e orecchiabile melodia. Ottimo, invece, il doppiaggio originale giapponese, che per la prima volta affianca l'ormai consueta traccia in lingua inglese. L'adattamento dei testi in italiano avrebbe richiesto una cura maggiore, dal momento che molte frasi sono state tradotte alla lettera e talvolta il soggetto non è molto chiaro; ciononostante, nel complesso i dialoghi risultano comunque comprensibili e godibili.

    God Eater 3 God Eater 3Versione Analizzata PlayStation 4GOD EATER 3 è ancora lontano dal poter sfidare un campione quale Monster Hunter: World, soprattutto per quanto concerne il datato e deludente comparto tecnico che affligge il prodotto. Rispetto ai precedenti episodi, tuttavia, i miglioramenti sono ghiotti e considerevoli, in particolare sul fronte ludico e narrativo. Al netto di qualche incertezza, il rinnovamento imboccato da Bandai Namco potrebbe, alla lunga, ripagare lo sforzo dello sviluppatore e trasformare la serie in un prodotto che vada ben oltre la semplice alternativa al gettonatissimo rivale. GOD EATER 3 rimane comunque un titolo imperdibile per i fan della saga, che dopo tante rimasterizzazioni avranno finalmente qualcosa di nuovo su cui sfogare la propria fame di divinità.

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