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Golem Recensione: al controllo dei giganti su PSVR

A quattro anni dall'annuncio originale, Golem arriva su PlayStation VR con gravi problemi tecnici tutt'altro che trascurabili.

recensione Golem Recensione: al controllo dei giganti su PSVR
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  • PS4
  • PS4 Pro
  • A quattro anni esatti dal suo annuncio ufficiale, che ricordiamo avvenne in seno alla strepitosa e indimenticabile PlayStation Experience 2015, Golem è finalmente approdato sull'attuale ammiraglia e sul visore per la realtà virtuale di casa Sony. Avendo atteso così a lungo l'avvento dei mastodontici umanoidi di Highwire Game, soprattutto se consideriamo che il prodotto avrebbe dovuto far parte della line-up iniziale del PlayStation VR, avevamo molta fiducia nei confronti di Golem. Il titolo che nelle ultime settimane abbiamo posto sul banco di prova è stato invece capace soltanto di deluderci quasi sotto ogni aspetto: fatta eccezione per una veste grafica ricchissima di dettagli, il titolo di Highware Game si è rivelato estremamente sconfortante.

    Vita da Golem

    Poiché Golem ci parve all'inizio un titolo fortemente improntato sulla narrativa, è quasi paradossale che proprio il tessuto della vicenda sia uno degli elementi più scialbi dell'intero pacchetto. Nelle prime battute dell'avventura, uno sfortunato incidente priva il giovane Twine dell'uso delle gambe, destinandolo apparentemente a vivere il resto della propria esistenza in una stanza minuscola e alquanto lugubre.

    Così come la perdita di un senso, in genere, finisce per affinare tutti gli altri, il giovane scoprirà però di possedere un dono particolare, ossia la sempre più rara capacità di controllare con la mente e "impersonare" oggetti inanimati, come ad esempio piccole creature di pezza o giganteschi umanoidi di pietra.

    Sarà dunque questa sconvolgente rivelazione a trascinare Twine fuori dalle mura di casa, al fine di scoprire più dettagli sui cosiddetti Dreamer e sul segreto di famiglia, ma soprattutto sulla sconfinata Endless City: un'affascinante quanto mortifera città in rovina cui nessun essere umano potrebbe mai introdursi. Una potente barriera protegge infatti l'antico luogo, polverizzando qualsiasi forma di vita possa cercare di turbarne la quiete e riportarne alla luce gli arcani segreti.

    Utilizzando la cosiddetta Dream Stone per trasferire la propria coscienza all'interno dei Golem, Twine è quindi l'unico che possa addentrarvisi. Nonostante gli spunti interessanti e tutto sommato originali, la trama si è purtroppo mostrata ben presto debole e piatta, per non dire assente, in quanto, una volta superata una fase introduttiva ricca di informazioni e avvenimenti, il racconto ha completamente ceduto il timone alla silenziosa e solitaria esplorazione di una mappa labirintica. La voce fuoricampo che riecheggia nella mente di Twine, al fine di raccontagli poco alla volta tutte le verità che finora gli sono state negate, sarà infatti l'unica compagnia che avrete durante le 7-9 ore richieste per giungere ai titoli di coda.

    I sistemi di controllo

    L'idea di scandagliare i resti di un'antica civiltà nei panni di un'imponente golem di pietra, aprirvi la strada squarciando qualunque cosa osi intralciare il vostro cammino e soprattutto utilizzare le vostre braccia come se fossero spade, alabarde o mazze chiodate potrà anche apparire unica e stimolante, ma la realtà con cui Golem e i suoi eventuali usufruenti devono fare i conti è ben diversa, in quanto il prodotto è affetto da una serie di gravi lacune in grado di comprometterne la riuscita.

    Partiamo con una premessa tutt'altro che incoraggiante: Golem mette a disposizione del giocatore ben due sistemi di controllo, ma nessuna delle due soluzioni ci è parsa particolarmente comoda o efficace. La prima prevede che gli utenti utilizzino un unico PlayStation Move per muovere il proprio golem e attaccare le creature incontrate nel dedalo: in questo caso, una leggera inclinazione del corpo (in avanti o indietro) fa sì che l'essere in pietra avanzi o indietreggi lungo la mappa di gioco.

    La seconda suggerisce l'utilizzo di un DualShock 4 o del Navigation Controller con la mano non dominante, al fine di impartire con estrema facilità e rapidità i comandi fondamentali per il movimento. La prima configurazione è senza dubbio quella più immersiva e naturale, ma anche quella più scomoda e faticosa, poiché costringe il giocatore a modificare continuamente l'intera postura.

    Pur spalancando le porte al tanto temuto e sgradevole motion sickness (a tal proposito recuperate il nostro speciale sui giochi per approcciarsi a PSVR), la seconda soluzione è la più pratica e proficua, anche perché la precisione garantita dall'utilizzo del controller sopperisce in buona parte ai movimenti lenti e un po' goffi dei golem, che molto spesso finiscono addirittura per incastrarsi nell'ambiente. La vasta mappa di gioco presenta infatti numerosi punti alquanto ostici da superare senza "incagliarsi", anche a causa di una lettura dei movimenti piuttosto imprecisa e tardiva, che nelle fasi di combattimento tende dunque a generare situazioni spiacevoli e scoraggianti.

    Scelte infelici

    Come se le gravi problematiche di natura tecnica non fossero già abbastanza affossanti, determinate scelte a dir poco discutibili compiute dal team di Highwire Game rendono Golem un prodotto indicato unicamente ai giocatori alla ricerca di una sfida degna di tale nome. Per qualche bizzarra ragione, lo sviluppatore ha infatti dotato la propria creatura di un sistema di equipaggiamento ostile e inefficace, che non consente di modificare il golem al volo.

    Sebbene l'Endless City sia piena zeppa di armi diverse (ognuna con uno stile di attacco differente), maschere necessarie per aprire determinate porte o scorciatoie, e non per ultimi i nuclei con cui ampliare le capacità e la resistenza dei golem, gli utenti dovranno tornare al proprio hub tutte le volte che vorranno apportare la benché minima modifica alla creatura in pietra. Per giunta, rientrare volontariamente in officina o tornarvi dopo aver subito una prematura sconfitta in battaglia, equivale a perdere ogni singolo pezzo d'equipaggiamento in uso, similmente a quanto accadrebbe in un qualsiasi titolo di stampo roguelike.

    Come risultato, non solo è impossibile salvare la dotazione in base a preferenze o allo stile di gioco, ma spesso si è addirittura costretti a ripetere le sfide non superate con un armamentario inferiore a quello utilizzato in precedenza. L'unico modo per recuperare gli oggetti perduti è infatti quello di perlustrare daccapo il labirinto alla ricerca di nemici che ne siano provvisti, per poi tornare in officina al prezzo dell'equipaggiamento corrente.

    Se a quella meccanica già abbastanza scellerata aggiungiamo una disposizione dei checkpoint poco chiara e il continuo reset dei nemici presenti in ciascuna area (similmente a quanto avviene nei soulslike), il livello di difficoltà raggiunto da Golem è paragonabile solo al tasso di frustrazione provato dal giocatore ogni qualvolta si ritrovi costretto a ripartire da zero. A maggior ragione, la già menzionata lentezza dei golem non aiuta il superamento delle tante sessioni di backtracking richieste dalla totale esplorazione della città infinita, ma al contrario rischia di incentivare un prematuro abbandono del prodotto.

    Graficamente mostruoso

    Al netto delle criticità finora riportate, bisogna riconoscere ai ragazzi di Highwire Game il merito di aver creato uno degli ambienti virtuali più suggestivi e dettagliati che si siano mai visti - almeno fino a questo momento - su PlayStation VR. Dotato di modelli poligonali complessi e di una pulizia visiva impressionante, Golem è una gioia per gli occhi anche su PlayStation 4 base, dove i compromessi in termini di definizione si contano sulle dita persino durante le lunghe sessioni di gioco.

    La straordinaria resa visiva del prodotto è poi supportata da un comparto sonoro eccellente e sempre attento ad accompagnare col giusto effetto il contatto fra due diversi materiali. Che la vostra spada incroci quella del nemico o magari una banale inferriata della meravigliosa Endless City, Golem non mancherà in nessuna occasione di festeggiare l'evento con un effetto sonoro azzeccato e puntuale. Peccato però che il prodotto, oltre a non essere stato localizzato in italiano, non presenti nemmeno i sottotitoli in inglese (l'unica traccia parlata del pacchetto), rendendo particolarmente impegnativa la comprensione del racconto a chiunque non abbia una certa padronanza della lingua anglofona.

    Golem GolemVersione Analizzata PlayStation 4Golem avrebbe dovuto essere uno dei titoli di punta della line-up di PlayStation VR, ma durante la sua travagliata gestazione (più di) qualcosa è andato decisamente storto. Nonostante sia stato posticipato di venti mesi, il prodotto è giunto sulle nostre PS4 con una pletora di problematiche non trascurabili, fra cui spiccano in particolare un disagiato sistema di movimento e l’avvilente gestione dell’equipaggiamento. Alle gravi lacune già menzionate occorre poi sommare una rilevazione dei movimenti corporei inadeguata e una componente roguelike capace non tanto di innalzare il tasso di sfida, bensì il livello di frustrazione raggiunto dal giocatore. A ragion veduta, il nostro consiglio è dunque quello di tenervi a debita distanza dai golem di Highwire Game e puntare su altre produzioni in realtà virtuale ben più meritevoli del vostro tempo. Peccato davvero, perché Golem ha quantomeno dalla sua parte una delle migliori vesti grafiche finora ammirate su PlayStation VR.

    5.7

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