GoNNER Recensione: salta, spara e muori in un allucinato platform 2D procedurale

Un po' Downwell, un po' Super Meat Boy, un po' Mega Man: dalla Svezia arriva GoNNER, un platform roguelike da perderci la testa.

recensione GoNNER Recensione: salta, spara e muori in un allucinato platform 2D procedurale
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  • Pc
  • Switch
  • Ci sono videogiochi che amano accompagnare l'utente quasi per mano, cullandolo tra un tutorial esplicitissimo e magari un primo livello semplice-semplice, giusto per essere certi che le meccaniche di base siano state recepite a dovere. GoNNER, opera prima del giovane enfant prodige svedese Ditto, non è affatto uno di quei videogiochi.
    Il titolo di debutto del minuscolo team Art in Heart - un trio composto dallo stesso Ditto e da due sound designer - sembra infatti divertirsi a catapultare il malcapitato giocatore nel bel mezzo di un enigmatico limbo oscuro, abbandonandolo al centro del caos procedurale senza particolari spiegazioni, dritte o consigli per la sopravvivenza. Così, con un'indole a metà strada tra la brutalità propria di Sparta e il compiaciuto sadismo di chi un po' si bea del suo sguazzare nel non detto, strizzando magari l'occhiolino a quelli che hanno passato la loro adolescenza in una fumosa sala giochi a sudarsi preziosi minuti di partite a colpi di gettoni.
    Del resto Hidetaka Miyazaki e il trionfo dei suoi Souls hanno fatto scuola e mostrato la via, e Mattias Dittrich - il nome all'anagrafe di Ditto - sembra avere imparato a suo modo la lezione: lasciando che si apprenda qualcosa solo e soltanto dai propri errori, incentrando tutto sul game over come incrollabile costante e più in generale alimentando uno straniante alone di misticismo attorno al gioco (che è per di più quasi del tutto privo di indicazioni testuali). Sulle prime, l'impatto è francamente spiazzante: ti ritrovi nei panni di un esserino azzurrognolo, vagando all'interno di labirinti 2D popolati da sciami di creature minacciose di colore rosso, senza avere nemmeno capito bene i controlli o alcune dinamiche fondamentali di gameplay legate al punteggio, che è poi il cuore stesso dell'esperienza di GoNNER.

    Così, un po' per il gusto di farti del male gratis, un po' per darsi vagamente il tono dell'indie che non vuol scendere a compromessi e che nemmeno deve "abbassarsi" a spiegarti ogni elemento dalla A alla Z. Inutile allora negarlo: la barriera all'ingresso c'è e può rappresentare un ostacolo (persino un po' mentale, perché no...) ma, anche se forse Ditto si è oggettivamente fatto un filo prendere la mano, si può comunque affermare che faccia tutto parte del sottile fascino di GoNNER. Basta in effetti concedere al piccolo protagonista Ikk una mezz'ora abbondante - o facciamo pure un'ora, via! - per riuscire ad orientarsi, a capire alcuni meccanismi e più in generale per svelare passo passo i misteri di questo platform con elementi roguelike. Dal momento in cui scatterà la scintilla, senza nemmeno rendervene conto, vi ritroverete però perdutamente in trappola: invischiati fino al collo in un tunnel fatto di decisioni strategiche fondamentali, livelli generati in maniera casuale (anche se i nemici che popoleranno i diversi mondi e soprattutto i boss rimarranno sempre gli stessi, con una loro ben precisa gerarchia) e combo furiose da accumulare a gruppi di cinque, in una caccia all'high score tanto frenetica quanto spietata.

    Già, perché GoNNER è uno di quei giochi che oltre a non spiegarti nulla basa tutto sulle performance, tenendoti costantemente in sospeso sul bordo della sedia: una partita esemplare potrà così tramutarsi in un autentico dramma nell'arco di appena un istante, e saranno sufficienti un salto sbagliato, un tentennamento di troppo o un colpo andato a vuoto per vanificare un possibile record da petto all'infuori (a proposito, al momento non sono disponibili le classifiche online già presenti su PC e in arrivo su Nintendo Switch con un aggiornamento prossimo venturo, ed è una mancanza che si sente abbastanza...). Insomma serviranno concentrazione, riflessi e sangue freddo per riuscire a sopravvivere in un universo ostile dai toni tra l'astratto e il vagamente allucinato, ma Ikk potrà anche contare su una serie di preziosi strumenti destinati a rendergli un filo meno problematica l'esistenza.
    In GoNNER sarà infatti nientemeno che la Morte stessa a fornire assistenza alla buffa gocciolina protagonista, mettendo a disposizione in un'apposita schermata - consultabile prima di ogni run e anche a intervalli fissi, sulla scia del negozietto di Downwell - teste, armi e abilità speciali. Niente però, come avrete ormai capito, vi sarà servito sul proverbiale vassoio d'argento, e al contrario toccherà a voi sbloccare, game over dopo game over, gli equipaggiamenti da impiegare per le partite successive svelando i molteplici segreti nascosti qua e là (con per lo meno una concessione: una volta trovato un elemento sarà vostro per sempre). Sperimentare con le varie opzioni a disposizione farà rigorosamente parte del divertimento: esistono teste in grado di farvi saltare tre volte invece di due, teste che non vi faranno perdere letteralmente i pezzi quando subirete una ferita o magari teste che vi forniranno cuori extra. E che dire delle armi, tutte gustosissime da usare e piacevolmente diverse fra loro a livello di gunplay, e dei power up, con poteri tipo la capità di fermare il tempo o una micidiale scarica di pallottole gratis? Sicuramente nel corso delle ore avrete modo di trovare le combinazioni più avvezze al vostro stile di gioco, magari prendendo spunto da quanto visto nelle ghiotte sfide quotidiane.

    Le rune viola saranno la vostra fonte primaria di punteggio e anche l'unica vostra chance di continue... Ma accumularle non sarà una passeggiata.

    A convincere dell'opera di debutto di Art in Heart è, in definitiva, l'insieme. Dalla direzione artistica minimale, astratta e con una sua distinta personalità all'ottima colonna sonora elettronica, passando per i controlli tirati e il sistema di punteggio che costringe puntualmente a spingere sull'acceleratore e a prendersi dei rischi per non abbassare il moltiplicatore, l'amalgama degli elementi presentati a schermo da Ditto & Company non soltanto funziona, ma funziona pure davvero bene (specie per una certa tipologia di utenza hardcore, che andrà a nozze con il tasso di difficoltà genuinamente bastardo). E non è tutto, perché non è da sottovalutare anche il potenziale "fattore Switch", con GoNNER che trova proprio nella neonata console Nintendo una compagna perfetta, in un'affinità elettiva fatta di partite mordi e fuggi che possono durare qualche minuto - magari mentre si aspetta l'autobus - o addirittura qualche ora, nella totale comodità del letto o del salotto di casa.
    Insomma, se cercate un po' di sana sfida e non vi spaventa l'idea di perdervi in una dimensione rarefatta e alienata (con tanto di gigantesca balena di nome Sally a farvi da compagna!), investite pure senza pensarci troppo i vostri 9,99€: vi aspettano mostriciattoli, sudore, inevitabili improperi ma anche parecchie soddisfazioni.

    GoNNER GoNNERVersione Analizzata Nintendo SwitchPer essere un titolo sfacciatamente arcade, GoNNER fa abbastanza di tutto per metterti i bastoni tra le ruote, specie sulle prime. L'affascinante debutto del trio svedese Art in Heart predilige infatti il mistero all'immediatezza, anche a costo di rendere un po' troppo complicato ed ermetico l'approccio iniziale. Difficile stabilire se si tratti di un peccato di gioventù legato all'inesperienza o se ci si trovi dinnanzi ad una precisa dichiarazione d'intenti, quasi a voler selezionare all'ingresso i giocatori veramente in grado di poter tenere testa (è proprio il caso di dirlo...) ad un platform-roguelike esigente e assolutamente non alla portata di chiunque, ma non per questo privo di grandi pregi. Anzi, se siete gente cresciuta al buio delle vecchie sale giochi, o comunque appassionati di un certo tipo di esperienze fieramente hardcore, è altamente probabile che possiate trovarvi al cospetto della vostra prossima nuova droga: una dipendenza capace di farvi perdere il sonno, nel tentativo impossibile di arrivare all'ipotetica run perfetta a cavallo di un dannato moltiplicatore (un po' come l'onda per Bodhi in Point Break, per intenderci). Provare per credere, tuffatevi nel crudele abisso procedurale in compagnia della gocciolina Ikk: vi aspettano roccioso gameplay, musica straniante e una rigiocabilità virtualmente infinita.

    8.2

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