Grid Legends Recensione: una nuova era per la serie Codemasters

Codemasters aggiunge un po' di dramma alla collaudata serie GRID: sarà sufficiente per proiettare il nuovo episodio nell'Olimpo dei giochi di corse?

Grid Legends Recensione: una nuova era per la serie Codemasters
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  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Il 1997 è considerato dagli appassionati di videogiochi come una delle annate più prolifiche: opere come Final Fantasy VII, Grand Theft Auto, Age of Empires, GoldenEye 007, Tekken 3, Fallout, Crash Bandicoot 2, FIFA Road to World Cup 98, International Superstar Soccer Pro, Tomb Raider 2 hanno monopolizzato per mesi le console e i PC dei videogiocatori. Il 1997 è anche l'anno zero di Gran Turismo, pubblicato da Polyphony Digital nella terra del Sol Levante proprio in occasione delle festività natalizie.

    Tra i numerosissimi titoli disponibili in quell'annata videoludica non sono mancate gemme che sono state riscoperte con il passare del tempo: TOCA Touring Car Championship di è una di queste. Dedicata al campionato inglese delle touring car, la produzione firmata da Codemasters si faceva apprezzare per una giocabilità ottima, un buon comparto grafico e per un sistema di danni ispirato a Destruction Derby di Psygnosis. Da allora sono trascorsi ben 25 anni e la serie è passata da un racing "narrato" alla TOCA Race Driver a uno completamente autogestito sperimentato nel reboot di GRID. Che cosa avrà combinato Codemasters con il nuovo atteso GRID Legends?

    Accessibilità e versatilità

    Niente rivoluzione: Codemasters ha scelto la strada della continuità. Sin dai primi minuti in pista GRID Legends si fa apprezzare per la sua accessibilità e versatilità. Il modello di guida arcade con qualche velleità simulativa ben si sposa le molteplici classi di vetture inserite e le gare proposte. Il divertimento, infatti, non manca mai e Codemasters sembra aver amalgamato con grande sapienza un po' tutte le anime del passato, dal vecchio TOCA fino DiRT, senza dimenticare la serie F1 e il mitico GRID Autosport (ve lo ricordate? Ecco la nostra recensione di GRID Autosport). La carriera mette sul piatto più di 250 eventi, 130 circuiti/percorsi (ogni pista presenta diverse configurazioni) e 22 ambientazioni - con le novità di Londra, Mosca e Strada Alpina.

    Il parco auto al dayone arriva a 120 vetture, suddivisi in 9 categorie: Touring, Turner, GT, Drift, Track Day, Open Wheel Racing, Trucks, Eletric e Specials. Numeri da capogiro a cui fanno da contraltare gare di diverse tipologie - eliminazione, derapate, elettiche, testa a testa, multiclasse, controtempo, prova a tempo e gara standard - su tracciati/strade affrontabili in qualsiasi condizione climatica. Ogni categoria è a sua volta suddivisa in diverse classi: quelle elettriche, per esempio, contemplano Hypercar ibride, Lotus E-cup, Porsche E-Performance, Super E e Jaguar I-Pace eTrophy.

    La carriera è strutturata in quattro macro categorie: Principiante, Semi Pro, Pro e Gauntlet - che ricorda gli Showdown finali dell'ultimo GRID. Il confronto con il reboot del 2019 è nettamente a favore di GRID Legends: Codemasters ha ampliato in modo considerevole l'offerta contenutistica (i circuiti in tutte le varianti disponibili erano un'ottantina, mentre c'erano meno categorie e vetture) andando oltre il mondo delle touring car che ha da sempre caratterizzato la serie. Certo, non possiamo più sfidare Fernando Alonso, ma le alternative non mancano.

    La parola d'ordine: spettacolarizzazione

    Il modello di guida di GRID Legends è stato reso ancor più arcade rispetto all'episodio precedente, dove c'era appunto lo zampino del pilota di Oviedo: per accontentare un po' tutti, Codemasters ha optato per la semplificazione.

    Anche togliendo tutti gli aiuti disponibili (ABS, frizione, controllo di trazione, controllo di stabilità, gestione danni, flashback) GRID Legends non si avvicinerà mai a una simulazione del calibro di Assetto Corsa Competizione e nemmeno ai più celebrati simcade. Il modello fisico implementato è semplicemente funzionale alla visione di gioco voluta da Codemasters per questo episodio, ossia la spettacolarizzazione delle gare. E funziona: le esitazioni nel percorrere una curva si trasformano in occasioni inaspettate che i nostri avversari, lesti come delle faine, saranno pronti a sfruttare. Guidare in modo pulito non porta a grossi benefici se non a livello di bonus: scie, sorpassi, curve perfette e salti spettacolari fanno guadagnare dei punti preziosi, mentre tamponamenti, toccate e penalità li fanno perdere.

    Indipendentemente dallo stile di guida adottato e dagli aiuti attivati, le auto a ruote scoperte, le macchine d'epoca o i camion tendono a comportarsi più o meno nello stesso modo in curva o nei cambi di direzioni, al netto ovviamente delle differenze in termini di prestazioni. Dopo qualche ora di gioco, infatti, si è in grado di prevedere le reazioni del mezzo utilizzato controsterzando al momento giusto o anticipando l'inserimento e così via. Ogni vettura/mezzo disponibile in GRID Legends differisce per potenza, accelerazione, frenata e manovrabilità, oltre che per la possibilità di avere una serie di potenziamenti meccanici/estetici e non.

    Prima di ogni prova è sempre possibile regolare la propria vettura per migliorare le performance ma i setup sono davvero basilari: rapporto del cambio, molle, ammortizzatori, barre anti-rollio e bilanciamento dei freni (per intenderci, Forza Horizon 5 permette degli assetti più elaborati).

    Gareggiare su alcuni circuiti storici come Suzuka o Brands Hatch lascerà un po' di amaro in bocca, soprattutto ai veterani della simulazioni di guida: percorrere a velocità irreali certe curve, riuscendo magari pure a derapare nella "spoon curve" sul circuito di proprietà della Honda, fa pensare più a serie come Need for Speed e Burnout che alle produzioni di Codemasters.

    Il parco circuiti messo a disposizione è vario e in grado di accontentare un po' tutti: piste di stampo classico come Indianapolis, Red Bull Ring, Sepang International Circuit, Zhejiang International Circuit e Sydney Motorsport Park si mescolano ad altre di pura fantasia come il porto di Yokohama, i cittadini di Mosca, Londra, Parigi, San Francisco, la Strada Alpina e altro ancora.

    Se dobbiamo gareggiare su una pista ghiacciata o affrontare una tempesta tropicale, il setup può migliorare un po' il bilanciamento generale del nostro bolide ma non aspettiamoci miracoli. Per quanto riguarda il modello di guida, segnaliamo una particolarità relativa al DualSense di PlayStation 5: quando si perde trazione, il trigger adattivo deputato ad accelerare tende a indurirsi anziché alleggerirsi.

    Sempre a tavoletta

    A scanso di equivoci, è importare ricordare che GRID Legends è un gioco in cui si tiene premuto per il 90% del tempo il dito sul pulsante dell'acceleratore: le gare, infatti, continuano sulla falsariga del precedente episodio, ossia sul caos andante.

    La presenza su alcuni tracciati di modificatori come rampe e soprattutto i boost che abbiamo imparato a conoscere nella Formula E sono in grado di regalare ancor più sorpassi e duelli spettacolari. In pista, poi, succede di tutto: sportellate, toccate, tamponamenti, inchiodate a quattro ruote fumanti, cofani che volano, auto che si bloccano in mezzo a una curva o che cappottano sulle rampe... insomma non c'è mai un attimo di tregua anche se si viaggia stabilmente nelle prime posizioni. Se si è costretti a rimontare nei circuiti cittadini, poi, le sportellate e i tamponamenti sono garantiti: merito anche di un'IA davvero spettacolare.

    I 22 piloti in pista (noi compresi) se le danno di santa ragione tra duelli ruota a ruota, difese oltre i limiti, errori grossolani e giocate sporche. Alcuni driver virtuali si dimostrano più abili in una categoria, altri in un'altra e così via. Le gare multiclasse sono uno spasso e difendersi con un camion da un bolide GT è un'impresa titanica.

    Facendo parte di una scuderia anche in GRID Legends dovremmo poter contare sull'aiuto di un compagno di squadra: il condizionale è d'obbligo perché all'atto pratico il supporto è sostanzialmente nullo (chiedere a Hamilton...). L'IA è personalizzabile in base alle proprie esigenze mentre il sistema "Nemesi" permette in un battibaleno di creare rivalità e alleanze: basta un'entratina alla Super Max o un mini tamponamento e nel gioco saremo nemici per sempre!

    A metà tra single player e multiplayer

    La modalità Carriera ripropone una struttura alla Forza Horizon capace di alternare la progressione del giocatore tra single player e multiplayer (a proposito, recuperate la nostra recensione di Forza Horizon 5).

    GRID Legends lo fa davvero bene e mette sul piatto sfide settimanali, eventi mensili e altro ancora. I giocatori potranno migliorare la propria scuderia ottenendo nuovi sponsor, nonché acquistare le vetture per partecipare a un determinato campionato oppure prenderle in prestito: vincendo e ottenendo dei piazzamenti si possono sbloccare altri eventi, potenziamenti, livree e altro ancora. Il multiplayer (Social) proposto da GRID Legends stupisce positivamente: possiamo entrare in una gara online in qualsiasi momento mentre l'IA può sostituire il giocatore che abbandona. Non ci sono barriere tra single player e multiplayer: GRID Legends supporta il cross-play tra console e PC. Anche la modalità "Crea Gara" è un'altra nota lieta della produzione di Codemasters: possiamo scegliere circuiti, categorie, tipologia di gara, condizioni atmosferiche, modificatori e altro (le combinazioni sono infinite) e sfidare i nostri amici online.

    Una delle novità più strombazzate in GRID Legends è senz'altro la modalità storia ispirata alla celebre docuserie Netflix "Drive to Survive". La versione di Codemasters è stata ribattezzata per l'occasione "Driven to Glory" ed è composta da 36 capitoli per una durata complessiva di una decina di ore. Ambientata nel mondo della GRID World Series (la competizione del gioco), la modalità fa sfoggio della tecnologia già sperimentata nella serie The Mandalorian della Disney, fondendo attori in carne e ossa con elementi creati in computer grafica. Il risultato da un punto di vista tecnico è apprezzabile ma c'è comunque una serie di problemi.

    La sceneggiatura non brilla particolarmente: il giocatore, infatti, si trova a vestire i panni di un anonimo "Pilota 22" che entra a far parte del Seneca Racing, una scuderia in grossa difficoltà economica e in crisi di risultati. Il nostro alter ego dovrà gareggiare da una parte all'altra del globo in ogni categoria, per puntare al titolo della GRID World Series e sconfiggere il team Ravenwest, ovvero "i cattivi" (evitiamo ogni possibile spoiler).

    Le gare sono inframezzate da una serie di brevi filmati di scarsa utilità, la narrazione è un po' troppo sbrigativa e spesso non c'è alcuna correlazione tra quello che viene mostrato in video e ciò che accade in pista. Il doppiaggio è completamente in italiano ma il risultato complessivo è al di sotto delle nostre aspettative e della stessa "Breaking Point" che abbiamo apprezzato in F1 2021. Insomma, bella l'idea meno il risultato: dopo aver sbloccato i primi capitoli viene spontaneo saltare tutti gli altri filmati. Un vero peccato!

    Prestazioni problematicamente variabili

    L'esperienza proposta da GRID Legends cambia in base alla console o PC con cui si gioca. Abbiamo testato il titolo di Codemasters su PlayStation 5 e Xbox Series S ottenendo delle prestazioni completamente diverse: a parte qualche sporadico framedrop, sull'ammiraglia di Sony GRID Legends si gioca fluidamente; sulla console meno potente di Microsoft (il titolo è disponibile anche per la vecchia generazione, PlayStation 4 e Xbox One) le gare su alcuni circuiti si sono trasformate in vero e proprio calvario, indipendentemente dal numero delle auto presenti sullo schermo.

    Ci sono tracciati come Mount Panorama (Australia) dove il calo di frame è notevole, altri come il porto di Yokohama in cui si viaggia senza grossi problemi: dopo aver visto sulla stessa console Forza Horizon 5 incantare, qualche dubbio sul motore di gioco cross-gen di Codemasters - sempre il solito Ego - ce l'abbiamo eccome.Non è un problema di ray-tracing ma di prestazioni: la sensazione di velocità su Xbox Series S tende a mancare, così come l'effetto "wow" su PlayStation 5, soprattutto dopo aver visto DiRT 5 e F1 2021 sulle stesse console. Per esempio, l'effetto pioggia sull'asfalto sembra essere un po' troppo inverosimile, mentre la riproduzione topografica di alcuni circuiti storici ci ha lasciato perplessi. Le auto, invece, non sono affatto male. Codemasters ha risistemato anche il sound dei motori e il risultato complessivo è buono, così come le musiche che accompagnano le gare.

    GRID Legends GRID LegendsVersione Analizzata Xbox Series XIl racing di Codemasters vive di luci e ombre. Per attrarre il maggior numero di giocatori, GRID Legends sembra aver smarrito in parte il filo conduttore che aveva caratterizzato il buonissimo reboot nel 2019. La strombazzata modalità storia "Driven to Glory", nonostante i buoni propositi, non riesce ad aggiungere allo storytelling quella drammaticità ed epicità (lo fa in modo asettico, artificioso) che caratterizzano il mondo del motosport. La realizzazione tecnica, se paragonata ad altre produzioni (Forza Horizon 5 in primis), si rivela non all'altezza degli standard abituali della stessa Codemasters, pur con tutte le attenuanti del caso di un titolo cross-gen. I fan di vecchia data storceranno il naso di fronte all'ennesimo cambiamento del modello di guida, che si dimostra comunque funzionale per quello che GRID Legends vuole fare: divertire e creare letteralmente il caos in pista. Da un punto di vista contenutistico, la modalità Carriera è cresciuta a dismisura ed è più varia rispetto a quello che abbiamo sperimentato nel reboot. L'IA è stata migliorata ancora una volta ed è uno dei punti di forza della produzione, insieme a un multiplayer integrato ancor di più nell'ecosistema di GRID Legends. Ricapitolando, se siamo alla ricerca di un titolo per trascorrere qualche ora spensierata sfidando i nostri amici online (disponendo di una console next-gen o un PC ben carrozzato), la nuova produzione di Codemasters - pur con tutti i limiti evidenziati - può essere una scelta interessante. Perché sportellare è dannatamente divertente!

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