Recensione Grow Up

Arriva Grow Up, il sequel dell'apprezzato Grow Home, uno dei titoli più accattivanti degli ultimi anni. Una nuova avventura per l'androide BUD.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Grow Up
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Grow Home aveva dalla sua una direzione artistica piacevole e un sistema di controllo originale, ma in sostanza finiva troppo presto e le sue meccaniche restavano in superficie. Per quanto promettente, aveva più il sapore di una tech demo che di un gioco vero e proprio. Sembrava un antipasto, l'embrionale esperimento di un team alle prime armi o, in alternativa, di un team navigato alla ricerca di un passatempo leggero. Tant'è che i giocatori si erano divisi: chi l'aveva aspramente snobbato, chi ne aveva colto e apprezzato il potenziale. Grow Home metteva insieme robotica e botanica per raccontare le gesta di BUD e la sua scalata verso il cielo. Al giocatore il compito di gestire i movimenti del piccolo robot, inviato su un pianeta alieno per salvare un ecosistema in pericolo. L'obiettivo era scalare e far sviluppare la gigantesca Star Plant, una pianta tentacolare circondata da isolotti sospesi. Isolotti che rappresentavano la fonte di energia con cui alimentare il verde fusto della Star Plant. Grow Home era un platform tutto verticale, interamente basato sull'interfaccia. Le due braccia del robot erano governate rispettivamente dal dorsale destro e da quello sinistro. L'arrampicata era una questione di sincronia, i movimenti dovevano fare i conti con una goffa inerzia che andava decisamente addomesticata.

Dal verticale all'orizzontale

Quel che in Grow Home era stato abbozzato, in Grow Up viene finalmente sviluppato. La verticalità del primo titolo concede spazio all'orizzontalità dell'esplorazione. Questa volta BUD ha a che fare con un pianeta intero, liberamente esplorabile in lungo e in largo, in basso e in alto. In realtà la premessa non è esattamente felice: la navicella del nostro robot viene colpita da un asteroide e si schianta sul pianeta. L'astronave è distrutta, i pezzi sono sparsi qua e là. MOM, il computer di bordo, è finito sulla luna. Bisogna rimettere insieme i pezzi, raggiungere la luna e salvare MOM. Nel mentre non resta che esplorare il pianeta, BUD non ha certo perso la sua passione per il giardinaggio. L'impressione è che gli sviluppatori abbiano finalmente avuto modo di approfondire meccaniche che nel primo Grow Home erano state solo suggerite. Nel precedente capitolo, le abilità di BUD erano ridotte al minimo sindacale: planare appeso a un fiore, volare per brevi tratti grazie a un jetpack potenziabile. Per il resto, era l'arrampicata a dominare. Grow Up si arricchisce di abilità che incidono sull'esplorazione e sulla scalata. Il gioco guadagna sul fronte della varietà degli approcci: ne nasce un sandbox che invita l'utente a sperimentare. Non c'è un modo unico per raggiungere quell'isola sospesa, ma tante strade percorribili.

Come ti conquisto la vetta

Anche le abilità di BUD sono sparse sul pianeta, sta al giocatore raggiungerle. Non scovarle, perché sia i pezzi di navicella che le abilità sono segnalati sulla comoda mappa navigabile. L'esplorazione di Grow Up non sta tanto nella ricerca delle location, quanto piuttosto nella ricerca del modo migliore per arrivare alle location. Le abilità diventano allora necessarie per giungere alla meta. La planata è questa volta affidata allo stesso BUD, che può attivarla alla bisogna. Nel corso dell'avventura il nostro robot anche avrà la possibilità di usare un deltaplano robotico, di arrotolarsi stile Samus Aran e ovviamente di sfruttare il solito jetpack visto nel primo capitolo. L'interazione con la flora locale regala infine numerose possibilità di gameplay. Una volta scansionate, le piante locali entrano nell'inventario di BUD e possono essere utilizzate come e quando si vuole. Alcune si trasformano in fionde, altre creano utili bolle-mongolfiere, altre ancora funzionano da molla e così via. Grow Up offre una buona varietà di approcci e di location. Ci sono più Star Plant da sviluppare sulla superficie del pianeta e il paesaggio varia notevolmente di area in area. Quando ci si trova nella sommità di una Star Plant e si inizia a planare intorno al pianeta, osservandolo dall'alto, il colpo d'occhio è notevole. Merito di una direzione artistica low poly sensibilmente più d'impatto e raffinata. I riflessi di luce si infrangono sulle facce dei poligoni creando sfumature e colori più o meno contrastati man mano che il sole cala e si fa notte.

Croce e delizia

Grow Up, come Grow Home, basa gran parte del suo fascino sull'interfaccia. Un sistema di controllo non esattamente immediato, di quelli che costringono a imprecare, almeno inizialmente. La necessità di coordinare i due dorsali produce spesso effetti (e voli nel vuoto) indesiderati, ma è solo questione d'abitudine. Premesso che ci sono checkpoint sparsi che consentono di ripartire da punti determinati o di teletrasportarsi all'occorrenza, crediamo che l'interfaccia sia anche il vero plus del gioco, la sua caratteristica distintiva, quasi una ragion d'essere.

Croce e delizia, appunto. Richiede dedizione ma valorizza al meglio la struttura verticale del titolo. Grow Up è un deciso passo in avanti rispetto al predecessore. Più ricco, più sofisticato, più divertente. Anche discretamente longevo, qualora si vogliano scansionare tutte le piante, portare a termine tutte le sfide che sbloccano le nuove (seppur non necessarie) tute speciali. Raccogliere i nove pezzi di astronave è questione di un pomeriggio, ma il piacere di Grow Up non sta tanto nella missione principale, quanto nell'esplorazione di questo affascinante "parco giochi" alieno.

Grow Up Grow Up racchiude in sé la filosofia del “più grande, più bello, più divertente”. Più grande di Grow Home: un pianeta intero che si apre finalmente anche all'esplorazione orizzontale, non più solo a quella verticale. Più bello di Grow Home: l'estetica low poly si è fatta più raffinata, più incisiva. Certi scorsi ad alta quota lasciano senza fiato. Più divertente di Grow Home: le meccaniche sono state arricchite, rese più complesse e stratificate. La componente sandbox potenziata. Bisogna però fare i conti con un sistema di controllo che è al contempo forza e croce del gioco. Richiede dedizione per essere apprezzato, ma è anche la ragion d'essere del titolo, il suo plus, l'elemento in grado di differenziarlo dalla concorrenza.

7.7

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