Recensione GTA Liberty City Stories

E' arrivato! Siete pronti?

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  • PS2
  • Psp

  • Le proporzioni di Liberty City Stories sono oggettivamente monumentali. Più di ogni altra produzione dedicata al portatile Sony, il titolo sviluppato da Rockstar Leeds dimostra il salto generazionale di PSP rispetto a qualsiasi altro Handheld in commercio.
    Distribuito in Italia da Take 2, il gioco è una versione ridotta di quello che fu GTA III per Ps2, e ripropone, senza mezze misure, il concept oramai celeberrimo della serie. Rimandando di qualche paragrafo la discussione sulla validità dello stesso e sull'evidente abuso che Rockstar ne sta facendo, dobbiamo giocoforza soffermarci sulla realizzazione tecnica del titolo. In effetti il successo di un qualsiasi GTA è in gran parte dovuto alle trasposizioni digitali di immensi ambienti di gioco, città pullulanti di veicoli ed elementi attivi, fortemente interattive ed esplorabili senza interruzioni di sorta. Di fronte alle limitate potenzialità di una piattaforma portatile, l'implementazione di una tale organizzazione strutturale è apparsa ad ogni utente poco proponibile e verosimile. Eppure, dobbiamo riconoscerlo, l'utilizzo delle potenzialità di calcolo della piccola Sony è in questo caso letteralmente magistrale, e la gestione delle memorie provvisorie, senza mezzi termini, perfetta. Liberty City, con le dovute riduzioni, è viva e vegeta sugli LCD Widescreen, e può essere attraversata con continuità in lungo ed in largo. Suddivisa in quartieri, ognuno caratterizzato a dovere, con un occhio di riguardo per le installazioni malavitose di ciascun isolato (La triade di China Town, i boss Mafiosi dei quartieri borghesi), la città è attraversata costantemente da un gran numero di veicoli e pedoni. Come nel caso delle controparti per console, i modelli poligonali di vetture e passanti tendono ad essere ripetuti all'interno di un'area circoscritta (in questo modo la macchina non deve caricare una molteplicità di modellazioni), ma questo dettaglio passa in secondo piano rispetto alla visione d'insieme che Stories riesce a regalare, elegante e frenetica al pari di quelle delle controparti casalinghe.

    L'ottimo sfruttamento dell'Hardware è rivelato da una durata non eccessiva dei caricamenti In Game (persino il Loading iniziale non attenta alla pazienza dell'utente). E, ancora oltre, nella presenza di ottime tracce audio, da sempre distintive della serie. L'accompagnamento musicale del titolo, al di la degli effetti sonori leggermente meno vari degli standard imposti dalle altre produzioni, è mediato come sempre dalla presenza di numerose (otto) stazioni radio, sulle quali sintonizzarsi mentre si viaggia all'interno di un veicolo (e, poco verosimilmente, anche in moto). Le trasmissioni sono organizzate come veri e propri programmi radiofonici, ognuno dei quali caratterizzato da un particolare genere musicale (graditissimo ritorno della stazione dedicata alla musica classica, immancabile vista la massiccia presenza di installazioni mafiose). E, di nuovo, Rockstar si dimostra maestra nella selezione e nel missaggio dei brani, intervallati ovviamente da interventi dei Dj del caso. Senza volontà di eguagliare le routine di ripetizione e la varietà dell'ultimo San Andreas, il Sound di Liberty City è comunque fuori misura, considerate le scarse capacità di gestione sonora della macchina. In effetti l'alternarsi di tracce acustiche sembra essere una delle poche fonti di rallentamento del gioco. Il problema si riscontrava anche in altre produzioni: Burnout Legends interrompeva il flusso di immagini per qualche secondo al variare della traccia musicale, PES 5 ha dovuto rinunciare alla telecronaca per garantire una buona fluidità (in effetti il commento dialogato è fatto da una miriade di tracce indipendenti fra loro, ognuna da caricare in tempo reale). Liberty City Stories non si preoccupa di qualche rallentamento sporadico al passaggio dalle sezioni pedestri a quelle guidate (quindi anche al momento delle collisioni quando si è in sella di una moto), di fatto del tutto accettabili e perdonabili, di fronte alla necessità di un carattere acustico e visivo di prim'ordine.
    In definitiva, avere una disposizione ambientale così vasta e curata su una piattaforma portatile, è un sogno che si realizza solo oggi. Sogno che però si scontra con la funzione ludica di tale struttura.
    Liberty City Stories non si discosta dai canoni classici della saga. L'avventura principale è fatta di una serie più o meno sequenziale di missioni, affidate al protagonista da un buon nutrito numero di esponenti della malavita locale. Esistono poi le Sub Quest, da affrontarsi alla guida di particolari veicoli (Taxi, Ambulanze, Camion della Nettezza Urbana), così come una serie di competizioni facoltative (Gare da strada, rimozione di Killer spietati pronti a tutto per incassare la taglia sulla vostra testa). La solita vecchia storia, in pratica. Talmente solita e altrettanto vecchia da essere fortemente ripetitiva, almeno per chi è felice possessore di una Ps2 con relative comparse del simulatore di crimine di fama mondiale. Se non fosse per un comparto narrativo indipendente, che potrebbe intrigare i fan più sfegatati, probabilmente Liberty City Stories potrebbe risultare del tutto superfluo per molti fedelissimi Sony. Resta, d'altro canto, quella fetta di utenza che, per necessità, riesce ad avvicinarsi soltanto alle piattaforme portatili. Ad essi viene tuttavia richiesto un impegno temporale che è leggermente fuori scala rispetto agli standard: Liberty City Stories, da buon surrogato di Grand Theft Auto, è un titolo che richiede impegno e applicazione costante. Sebbene le singole missioni siano effettivamente di veloce esecuzione, frammentare l'esperienza di gioco potrebbe far perdere uno degli aspetti principali del titolo, ovvero un progredire narrativo lineare e ben distribuito, che comunque consiste di un pregio indiscutibile.

    Così Stories si colloca in una locazione non del tutto favorevole alla propria diffusione: da una parte necessita di un impegno temporale esteso, e non può in alcun modo offrire esperienze di Quick & Easy Play, dall'altra risulta, concettualmente parlando, una mera riedizione delle produzioni precedenti, tecnicamente validissima e a livelli mai visti finora (nel mercato Handheld), tutt'altro che originale o innovativa.
    Eppure i dati di vendita (Sell in) sembrano confermare l'ipotesi che ancora l'utenza non si sia stancata della libertà d'azione criminale. Coloro che sentono ancora forte la necessità di una valvola di sfogo, di un gioco in cui violenza e malavita vengono messi in primo piano fin quasi a toccare gli stilemi di una parodia Pulp; che hanno bisogno di un concept che permetta allo stesso tempo un'azione "Free Roaming" fine solo a se stessa ed un progredire sequenziale soggiogato da una sceneggiatura di pregevole fattura, possono stare tranquilli: Liberty City Stories è un'ottima trasposizione del Grand Theft Auto commerciale.
    Il sistema di controllo ben si adatta alle limitate disposizioni di pulsanti del portatile Sony: la gestione dei movimenti è mediata solamente dalla piccola leva analogica, forse un po' troppo sensibile sulle prime, imponendo al giocatore un breve periodo di studio (sufficienti 6 ore di gioco per imparare a padroneggiare con sufficiente precisione il sistema di guida). Ai vetusti tasti direzionali viene affidata la funzione di cambiare arma (destra/sinistra) e quella di attivazione delle missioni secondarie (anticamente assegnata ad R3). La funzione della pulsantiera destra è invariata rispetto alle controparti primogenite (corsa, salto, attacco fisico o fuoco, furto di un veicolo). I tasti dorsali sono affidati invece al sistema di puntamento automatico ed alla gestione della telecamera. Quest'ultima è intelligente e funzionale, soprattutto grazie a delle routine che posizionano correttamente le inquadrature durante il gioco, senza dover ricorrere spesse volte ad un intervento manuale. Quando in ogni caso ce ne fosse bisogno, il tasto L permette - con una rapida pressione - di portare la visuale alle spalle del protagonista, mentre attraverso una pressione prolungata, di interagire attivamente (anche in questo caso attraverso lo stick analogico) sulla telecamera.
    In effetti questa struttura di controllo basta e avanza per muoversi secondo i canoni classici della serie, e non si rimpiange affatto l'assenza di due dorsali aggiuntivi o della leva sinistra.
    Anche per quanto riguarda disponibilità di armi e veicoli, vero mediatore della celebre varietà di gioco, Liberty City Stories mostra le unghie: una serie più ristretta di bocche da fuoco comunque caratterizza al meglio la realtà sadica e violenta del gioco, mentre il numero di vetture consiste di una buona media delle prime due produzioni per Ps2 (Gta III con l'aggiunta delle due ruote proprie di Vice City).
    Infine, c'è da considerare la familiarità eventuale con personaggi ed ambienti, nonchè l'ottima caratterizzazione delle comparse e dei protagonisti, decisamente più efficace dell'ultima, pessima prova di Rockstar con San Andreas.

    GTA Liberty City Stories GTA Liberty City StoriesVersione Analizzata PSPA sovrastare la sub-titolazione "Libert City Stories", sull'elegante Pack europeo, si legge, maestoso, il nome di Grand Theft Auto. A questo nome soggiace un'impostazione ludica alla quale, neppure stavolta, si può sfuggire. Con tutti i pregi e difetti del caso. Difetti che non consistono sopratutto nell'abuso evidente delle meccaniche di gioco, poco accettabile sia per un'etica di rinnovamento ed innovazione che non solo la critica, ma anche il videogiocatore dovrebbe avere, sia per la non perfetta collimazione fra le necessità di una piattaforma portatile e l'impostazione canonica della serie. Pregi che, d'altro canto, consistono in un'elevata libertà d'azione e interpretazione, un buon comparto narrativo e scenografico e- sopratutto in questo caso- un comparto tecnico, visivo come sonoro, inarrivabile per qualsiasi altra produzione. Decisamente, Liberty City Stories si eleva a nuovo metro di paragone in campo grafico, raggiungento traguardi fino ad oggi impensabili. Dunque, come valutare un prodotto del genere, e a chi consigliarne l'acquisto? Per quei pochi utenti che vogliono avvicinarsi alla serie per la prima volta, compatibilmente con una disponibilità di tempo libero che permetta un'approfondimento che vada oltre la partita veloce, Liberty City Stories è senza dubbio un ottimo metodo per farlo. Con tutta probabilità, causerà in questi casi un'assuefazione al gioco che sfocerà nell'acquisto dei vetusti capitoli casalinghi. L'operazione inversa non sortirà risultati altrettanto entusiasmanti: GTA, prima o poi dovranno capirlo tutte le software house, si svaluta al pari qualsiasi altro concept. E' solo questione di tempo. E' per questo motivo che il voto finale all'ultima fatica di Rockstar viene pesato sopratutto sulla totale mancanza di innovazione, e sulla scarsa funzionalità di una versione portatile, e non tiene conto delle valutazioni dei singoli aspetti.

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