Guacamelee! 2 Recensione: ¡Que Viva El Mexiverso

Il metroidvania a tema messicano di Drinkbox Studios torna alla ribalta col suo carico di azione, capre parlanti e luchador mascherati.

recensione Guacamelee! 2 Recensione: ¡Que Viva El Mexiverso
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Confesso di avere un ricordo lucido eppure al tempo stesso piuttosto vago del primo Guacamelee!. Mi spiego meglio: ho una chiara memoria del fatto che, all'epoca del suo debutto su PlayStation 3, il vivace metroidvania dei canadesi Drinkbox Studios mi fosse piaciuto moltissimo, e che anzi mi avesse proprio entusiasmato con quel suo stile messicaneggiante e i suoi toni briosamente sopra le righe. Tra un'insensata fissazione per i polli, adorabili calaveras sparsi un po' ovunque e irresistibili citazioni/omaggi ad altri videogiochi, l'Odissea del luchador mascherato Juan mi aveva divertito parecchio, rivelandosi come una di quelle deliziose sorprese sbucate quasi dal nulla che il panorama indie sa alle volte regalare. Insomma, non soltanto un gioiellino fresco e allegro, ma anche l'opera della consacrazione di uno studio da tenere decisamente d'occhio (che, non a caso, ha saputo poi ripetersi con il bizzarro Severed). Ricordo benissimo queste sensazioni, ma, come ormai sempre più spesso capita - vuoi per l'età che inesorabilmente avanza, vuoi per le centinaia di titoli che mi passano fra le mani - rammento invece ben poco del gioco in sé: appena appena qualche reminiscenza di alcune sfide opzionali dalla difficoltà alquanto spinta, qualcosina su un sistema di combattimento niente male e null'altro.

    SOS Mexiverso!

    Nemmeno a farlo apposta, le battute iniziali di Guacamelee! 2 servono ad ogni modo a riprendere esattamente le fila del discorso interrotto alla fine del primo capitolo: si parte addirittura con una versione semplificata e corretta della boss fight che chiudeva l'episodio originale, tanto per entrare nel mood giusto e dimostrare come questo Guacamelee! 2 voglia essere in tutto e per tutto un seguito più che diretto del fortunato platform/action pubblicato nel 2013. Messo (di nuovo!) KO il temibile Calaca, sovrano illegittimo del Regno dei Morti, la storia fa un balzo in avanti di ben sette anni: Juan vive sereno nel suo Pueblucho con moglie e figli, e, nonostante una forma fisica decisamente appannata, il ricordo delle mirabolanti gesta del Luchador mascherato sembra comunque essere rimasto vivo nei cuori e nelle menti dei suoi compaesani. Dal nulla però ecco sbucare una nuova, imprevedibile minaccia: strane nuvole squadrate preannunciano l'arrivo di un misterioso nemico mascherato, una nemesi capace di alterare il tessuto dello spazio-tempo mettendo a repentaglio il presente e il futuro non solo del piccolo Pueblucho, ma addirittura dell'intero "Mexiverso". Inutile dire che toccherà ancora una volta al prode Juan - accompagnato per l'occasione da una massimo di tre amici, visto il supporto al multiplayer cooperativo in locale - vestire i suoi attillati pantaloni di spandex blu e partire per un viaggio multidimensionale a base di botte, salti e... guacamole sacra.

    L'assurda enfasi sui polli si fa ancora più estrema: nei panni dell'alter-ego pennuto non ci si limita a passare nei cunicoli più stretti, ma addirittura si combatte.

    Senza particolari colpi di testa o chissà quali rivoluzioni copernicane, la ricetta di Guacamelee! 2 ricalca da vicino quella del predecessore: la struttura rimane quella di un metroidvania di stampo piuttosto classico, con una progressione basata su una serie di poteri da sbloccare mano a mano che, tramite qualche volta un pizzico di backtracking, darà accesso ad aree precedentemente inaccessibili. Importante però sottolineare come l'esplorazione resti comunque abbastanza lineare, e di certo meno dispersiva di quella recentemente vista (e apprezzata, ma solo da alcuni) in Hollow Knight: non vi capiterà dunque mai di sentirvi sperduti e senza una meta precisa durante il vostro peregrinare per il Mexiverso, e anzi vi sarà sempre indicato con estrema chiarezza dove dirigervi e come portare avanti l'avventura. A fare la parte del leone sono tuttavia le due anime che rappresentavano già il marchio di fabbrica dell'originale: la natura da platform (spesso e volentieri anche piuttosto esigente) e quella da action fondato sui combattimenti corpo a corpo, per l'occasione arricchiti da un set di mosse inedite prese più o meno liberamente dal coreografico mondo della lucha libre.
    Ed è proprio nel suo duplice essere che si rintracciano insieme i pregi e i difetti di Guacamelee! 2: da una parte, quando le cose funzionano come si deve, l'ultimo nato di casa Drinkbox Studios intrattiene, diverte, strappa sorrisi. Il merito va ovviamente in primis alla squisita direzione artistica, ai toni da cartone animato impazzito, alle scanzonate atmosfere fatte di gag argute e folklore non-sense, ma non solo a tutto quello: il level design sa essere interessante e sfizioso, e pure il sistema di combattimento, per quanto mai particolarmente profondo o sviluppato, fa ben più del suo dovere grazie all'idea degli attacchi associati ai colori. A ciascun potere via via sbloccato - tanto con Juan in forma umana quanto nella sua surreale trasformazione in pollo, liberamente azionabile con la pressione del tasto L1 - si combina infatti una particolare mossa: un colpo che in combattimento risulta utile per bucare le resistenze di un dato nemico (ad esempio, gli avversari protetti dagli scudi rossi vanno KO soltanto con un montante) e che anche durante le fasi platform può alterare i salti, consentendo di rimanere più a lungo in aria o di arrivare più in là con lo slancio in orizzontale/verticale.
    Insomma, le fondamenta ci sarebbero tutte, e ha perfettamente senso che sia così partendo dalla solida impostazione del primo episodio. I problemi di Guacamelee! 2 derivano però dall'assenza di quel fattore sorpresa che tanto aveva distinto il debutto del franchise, nonché (soprattutto) da alcune scelte in termini di bilanciamento e controlli piuttosto discutibili. A proposito all'effetto-novità, c'è ben poco da dire: così come era capitato anche per Splatoon 2, quando si ripropone sulla scena un seguito di qualcosa di profondamente originale e stracolmo di personalità, è inevitabile che l'impatto non sia lo stesso e che anzi subentri una certa sensazione di déjà vu. Per carità, il coloratissimo universo messicaneggiante ha sempre il suo fascino ed è realizzato con eccezionale perizia, eppure sono lontani i momenti di puro entusiasmo dell'epoca PS3, quando le pose teatrali di Juan e il trionfo di polli random lasciavano davvero a bocca aperta.

    Riuscire ad eseguire certe sequenze di salti particolarmente complessi regala una soddisfazione innegabile, anche se alla volte la sfida rischia di sconfinare in territori non proprio simpatici.

    L'aspetto di Guacamelee! 2 che mi ha ad ogni modo decisamente meno entusiasmato - se non in qualche occasione apertamente annoiato o persino infastidito - è il bilanciamento della difficoltà di certi passaggi platform: come si diceva in apertura, anche il primo Guacamelee! era contraddistinto da un tasso di sfida nient'affatto banale (erano però alcuni momenti extra a eccedere forse nel sadismo), eppure qui ho avuto l'impressione che qualche volta Drinkbox Studios si sia fatta sfuggire un po' la mano, peccando di una mancanza di armonia di fondo. Nel corso delle undici ore abbondanti di avventura ho incontrato infatti situazioni non opzionali in cui l'alternanza tra le due dimensioni in stile Ikaruga - o ancor meglio Outland di Housemarque - si è dimostrata una meccanica applicata non sempre in maniera ispirata, ma anzi alle volte piuttosto fine a se stessa: un escamotage così così per alzare improvvisamente la difficoltà del platforming attraverso manovre che richiedevano una coordinazione e una prontezza di riflessi a metà strada fra un polipo e un pianista. E se a tutto ciò aggiungiamo dei controlli sì precisi ma mai così millimetricamente chirurgici (nonostante una tolleranza agli errori pari a zero, con una richiesta di precisione nei salti spaccata al pixel), ecco spuntare dietro l'angolo una certa frustrazione.
    A farne le spese non può che essere allora il divertimento, l'esperienza a 360°: al netto di alcune sbavature non trascurabili Guacamelee! 2 si lascia comunque giocare e la formula continua ad avere un suo perché, soprattutto per un pubblico compiaciutamente hardcore che non avrà paura di sbattere più e più volte la testa... ciò non toglie che i guizzi del folgorante debutto di Juan Aguacate mi avessero suscitato ben altre emozioni, e lasciato ricordi assai più dolci, come quelli di una festosa piñata stracolma di zuccherosi bonbon.

    Guacamelee! 2 Guacamelee! 2Versione Analizzata PlayStation 4Guacamelee! 2 è un seguito molto tradizionale di una piccola-grande chicca indie: un secondo episodio che non si allontana nelle intenzioni dalla convincente strada maestra, limitandosi a riproporre un cauto more of the same con qualche marginale novità. Un approccio che ci starebbe pure senza particolari problemi - perché il ritorno sul ring del luchador Juan è di quelli da accogliere con indubbio favore - non fosse per l'evidente perdita di un po' di smalto sul piano del fattore sorpresa (che tanto aveva contribuito al successo dell'originale) e per qualche passaggio a vuoto in termini di ispirazione e bilanciamento della difficoltà. Forse il predecessore era un gioco semplicemente migliore, anche in quanto opera prima, o forse sono solo un po' cambiati i metroidvania, anche grazie a pesi massimi come Hollow Knight e Dead Cells: sta di fatto che l'impressione finale è comunque piacevole, ma assolutamente non all'altezza del roboante debutto del 2013.

    7.2

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