Hades Recensione: quando il roguelike si fa divino

Dopo una lunga fase in Early Access su PC, il roguelike degli autori di Transistor e Bastion sbarca su Nintendo Switch in un trionfo dionisiaco.

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  • "Dai, un'ultima run prima di addormentarmi, giusto per sbloccare qualche risorsa e per vedere fino a che punto arrivo, che mi sento abbastanza in forma. Proprio una eh, una sola e poi si dorme, che è anche già tardi...". Comincia così, con una sorta di mantra ripetuto ossessivamente nella mia testa, una nottata che è un po' il riassunto dello stato di eccitazione, di frenesia, di coinvolgimento e a tutti gli effetti di dipendenza che Hades, la nuova creatura di quei fenomeni indie di Supergiant Games, è in grado di provocare.

    Ed è giusto parlare - specie col senno di poi - di dipendenza e soprattutto di nottata, perché l'epilogo vede il sottoscritto sì mollemente sdraiato a letto ma anche teso come una corda di violino, elettrizzato all'inverosimile dopo lo scontro col boss finale risoltosi per la primissima volta a mio favore. Alle ore 6:07 del mattino, tre run dopo la proverbiale ultima di cui sopra. Potere di un incantesimo ammaliante, di una formula pressoché perfetta che i talentuosissimi sviluppatori di Bastion e Transistor hanno mutuato da quel capolavoro che è Dead Cells (a proposito, recuperate la nostra recensione di Dead Cells) facendola comunque loro, adattandola e approfondendola in un videogioco palesemente destinato a diventare un cult assoluto.

    La nuova stella dei roguelike

    Intendiamoci: che Hades potesse avere tutte le carte in regola per sfondare si era capito sin da subito. Bastava del resto partire proprio da Supergiant Games, piccolo ma gagliardissimo team californiano diventato col tempo sinonimo di una qualità inattaccabile e di una ricercatezza audiovisiva fuori dal comune, da accompagnare rigorosamente a un'attenzione tutta speciale per la componente narrativa. Insomma, uno di quegli studi a cui bisogna prestare attenzione pressoché a prescindere, perché sai che avranno di certo qualcosa di significativo da dire - anche nel caso di un risultato magari meno roboante del solito, come era accaduto nel 2017 con Pyre. E che dire dello stile micidiale che Hades trasuda da ogni singolo pixel?

    Jen Zee, talentuosissima Art Director della compagnia, sembra essersi ancora una volta superata, riuscendo ad andare addirittura al di là di quell'approccio tipicamente pittorico che è da sempre il suo marchio di fabbrica: il look qui è invece quello di una specie di ammaliante fumettone interattivo, con un uso magistrale del colore e dei chiaroscuri, un character design sensazionale e continui scorci di una bellezza da mozzare il fiato, perché credetemi che ogni singolo frame dell'avventura potrebbe essere potenzialmente trasformato in un meraviglioso quadro.

    Quello che sarebbe stato ben più difficile da prevedere è che Hades potesse entrare così a gamba tesa nell'agguerrito panorama dei roguelike, imponendosi al punto da arrivare persino a impensierire (se non proprio a detronizzare) un mostro sacro come Dead Cells: un concetto mi rendo conto sulle prime difficile da accettare, che pure si farà strada con forza una run dopo l'altra, serpeggiando tra ore spese a decidere quale possa essere l'arma migliore a seconda dell'approccio al combattimento e risorse investite per migliorare il vostro rapporto con le capricciose divinità dell'Olimpo.

    Hades vi vedrà infatti vestire i panni di Zagreus, il figlio di Ade nonché a tutti gli effetti il principe degli Inferi: un eroe dall'animo tormentato, che sente di non appartenere al Regno dei Morti in cui è comunque cresciuto. E così, per riscoprire se stesso e per ribellarsi alla tirannica personalità del padre, il protagonista si imbarcherà in una rocambolesca fuga dall'Aldilà, nel disperato tentativo di lasciarsi alle spalle l'oltretomba per affacciarsi al mondo degli esseri umani.
    Un viaggio che si dimostrerà una vera e propria Odissea, brillantemente rappresentato attraverso un'Antica Grecia reinterpretata in salsa pop in un racconto che giustifica anche dal punto di vista narrativo l'impostazione roguelike. Perché il bello di Hades (o meglio, uno degli ennemila punti a favore del titolo...) sta, come da tradizione Supergiant Games, nel suo encomiabile spessore a più livelli.

    Non importa allora che si tratti della grottesca rappresentazione "burocratica" dell'Ade, che diventa una sorta di ibrido tra un lussoso palazzo reale e un ufficio comunale perennemente congestionato dall'incessante arrivo delle anime dei defunti, o nel fatto che i numerosi personaggi che incontrerete sul vostro cammino si ricorderanno effettivamente di voi, facendo riferimenti alle run precedenti e scherzando sul vostro status di immortale col lusso di poterci provare e riprovare senza arrendersi mai: la sensazione è quella di una clamorosa solidità a tutto tondo, di una classe e di una cura maniacale riposte nei dettagli che vanno dal grande al piccolo. E diventa così pressoché automatico appassionarsi alle vicende, perdersi nelle abbondanti descrizioni testuali, cercare di stabilire rapporti preferenziali con questa o quella divinità approfondendo la componente da dating sim.

    Al di là di tutto, il cuore della magia di Hades sta però nel suo sensazionale gameplay: sulle prime, parte del fascino sta nell'impressione di vedersi un po' spaesati, di essere scaraventati al centro di un sistema del quale viene detto poco o nulla. Giusto qualche indicazione sui comandi base e via: auguri e in bocca al lupo, in balia di un'ascesa senza dubbio impegnativa eppure sin da subito appagante, promettente e stracolma di sfumature delle quali non si coglie appieno la varietà.

    Perché, come scoprirete mano a mano - arrivando a interpretare cosa significhino certi simboli posti sopra alle porte dei labirinti procedurali o cercando di capire come spendere al meglio le numerose risorse accumulabili - la tana del Bianconiglio si dimostrerà ben più profonda di quel che si potrebbe immaginare, per un impianto ludico dalla ricchezza sbalorditiva. Seppur ripartendo rigorosamente sempre e comunque dall'inizio, per la precisione dalla scelta dell'arma con cui tentare la fuga dagli Inferi, ogni run in Hades vi lascerà infatti in dotazione qualcosa, gratificandovi e alimentando in maniera neppure troppo implicita la sensazione di crescita e di progresso di fondo.

    Non arrendersi, mai!

    Certo, dovrete necessariamente fare i conti con i (numerosi) fallimenti annunciati, con le morti in sequenza, con l'idea di provare e riprovare. Metabolizzare per così dire il concetto stesso di game over, da interpretare tuttavia non come un fallimento in senso lato, bensì come un insegnamento, come un'occasione per aver fatto esperienza e nel peggiore dei casi racimolato comunque qualcosa nell'ottica del grande piano del progressivo miglioramento di Zagreus. Perché per l'appunto nessuna run in Hades sarà mai davvero sprecata, fosse solo per le emozioni regalate anche dopo parecchie ore da un sistema di combattimento formidabile, da action di finissima fattura.

    Un combat system agile e scattante, lodevole nella sua immediatezza e fantastico nel feeling dei colpi, che procede di pari passo con la costruzione di un protagonista ogni volta diverso. Perché a fare tutta la differenza del mondo saranno in primis la scelta dell'arma - un vincolo fondamentale che non potrà essere modificato fino al KO, e che vede differenze enormi dal punto di vista delle dinamiche di battaglia qualora si adotti l'arco piuttosto che lo scudo o la spada - e poi la definizione in corso d'opera di una vera e propria build da creare passo passo, accettando i doni delle varie divinità.

    In pieno stile ellenico l'intercessione dall'alto, che si tratti del favore di Zeus in persona oppure di incontri con figure mitologiche minori come Sisifo e Euridice, andrà infatti a influire potentemente sulla vostra sorte: accettare un dono significherà scegliere tra tre alternative casuali all'interno di una lista di abilità attive e passive dipendenti dalla divinità stessa. Così facendo potrete godere di bonus strabilianti, innescando combinazioni di perk capaci di rendervi perfette macchine da guerra: una trovata dall'evidente valore strategico, che non fa altro che contribuire a rendere ancora più appassionante, più sfaccettato e più godibile un videogame già di per sé sublime.

    Il tutto a vantaggio della rigiocabilità, della freschezza e dell'appeal a lunghissimo termine, perché anche la quarantesima partita nasconderà di certo qualcosa da scoprire, nuovi incastri da sperimentare e molto altro da raccontare. Senza considerare peraltro un end game diabolicamente soddisfacente, perché in un certo senso si potrebbe sostenere che il vero Hades cominci proprio una volta sconfitto il boss finale, con un sistema di incremento della difficoltà destinato a spingere il monte ore complessivo verso vette che non oso nemmeno immaginare.
    Tutto oro quel che luccica? In questo caso la risposta è davvero un inequivocabile sì, perché non si riscontrano difetti evidenti in una produzione dalla solidità sbalorditiva, che certamente ha beneficiato della lunga fase di accesso anticipato su PC per presentarsi all'uscita con un bilanciamento e una quantità di contenuti davvero invidiabile.

    Si poteva forse fare qualcosa di più nella gestione dei potenziamenti legati alle armi (che non possono essere recuperati e che risultano una materia preziosissima che si tende a spendere sulle prime senza reale cognizione di causa...) ed è anche doveroso segnalare per dovere di cronaca un terribile bug presente nella versione Switch del gioco: un odioso e per fortuna numericamente limitatissimo errore che compromette il salvataggio, su cui gli sviluppatori americani sono già al lavoro. Già, a proposito dall'edizione dedicata alla console Nintendo: Hades si comporta alla grandissima sulla console ibrida della Grande N, dimostrandosi un connubio perfetto con l'innata portabilità di Switch (e in futuro arriverà anche il cross save di Hades tra Switch e PC). Insomma, l'ennesima grande freccia all'arco di quella che è sempre più l'indie machine dei sogni.

    Hades HadesVersione Analizzata Nintendo SwitchHades è, senza mezzi termini, un capolavoro: un roguelike fenomenale, confezionato con una classe e un'ispirazione smisurate, che consacra ancora una volta (e forse più che mai...) il talento cristallino di Supergiant Games. La fuga dalle profondità degli Inferi in compagnia di Zagreus e del resto del variopinto cast di personaggi è un suggestivo viaggio destinato a stregarvi, a entrarvi in testa come un'ossessione e a deliziarvi i polpastrelli: attenzione, perché qui si fa - o meglio, in un certo senso si riscrive - la storia, al cospetto di un evidente instant classic. Perderselo per strada, anche considerando il prezzo di 24.99€, sarebbe una colpa punibile con una condanna eterna da scontare in compagnia di Ade.

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