Half Life Alyx Recensione: la serie Valve torna con un capolavoro in VR

Dopo tanti anni di attesa, giunge finalmente un nuovo capitolo della saga di Half-Life: ed è il miglior gioco attualmente disponibile in realtà virtuale.

Half-Life Alyx
Recensione: PC
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  • Half-Life: Alyx è un capolavoro. È un videogioco nel senso più puro del termine, perché conosce alla perfezione le caratteristiche distintive del medium interattivo, le rielabora e le porta a piena maturazione. Così come il secondo capitolo, 16 anni fa, riscrisse i canoni degli sparatutto in prima persona, così questo nuovo episodio impone traguardi inediti a cui dovranno ambire le prossime avventure in realtà virtuale. Alyx non è un'opera che fa dell'originalità la sua carta vincente: l'andamento della progressione è piuttosto lineare, le dinamiche shooter non sono rivoluzionarie, e i meccanismi della narrazione sono gli stessi a cui la serie Half-Life ci ha già abituato in passato. Eppure è la somma delle parti a decretare un nuovo, straordinario trionfo: in questo episodio in esclusiva per sistemi VR tutto è calibrato con estrema consapevolezza dei mezzi espressivi del videogioco e, in particolar modo, delle potenzialità della realtà virtuale. La grandezza di Half-Life: Alyx risiede proprio nella sua capacità di stupire ininterrottamente, sfruttando al massimo ciò che la tecnologia videoludica attuale è in grado di offrire. Quando aprirete gli occhi sul panorama di una City 17 oppressa dal giogo dell'esercito Combine, basterà davvero qualche secondo prima di sospendere l'incredulità e sentirvi parte integrante di un mondo digitale mai così realistico. Francamente, da un gioco in VR non potevamo chiedere di meglio.

    Venti di ribellione

    La giovane Alyx Vance, indimenticabile compagna di viaggio di Gordon Freeman in Half-Life 2, comincia la sua avventura osservando l'orizzonte di una città tanto bella quanto sofferente. I suoi occhi sono diventati i nostri, e il nostro stupore è divenuto il suo.

    I primi passi tra i tetti di City 17 sono estasianti, un concentrato di immersività che non conosce paragoni: livello di dettaglio, possibilità di interazione e composizione scenica evidenziano una cura per i particolari che ha del maniacale, in cui ogni singolo elemento dell'ambiente è posizionato per una specifica ragione. Sin da queste prime battute si intuisce come Alyx sia superiore rispetto a qualsiasi altra produzione in VR, compreso il colossale Asgard's Wrath: non solo per una resa visiva poderosa, ma anche e soprattutto per una composizione scenografica fuori dal comune, pensata per massimizzare il senso di immersione.

    Dopo qualche minuto passato a guardarci intorno con entusiasmo, abbiamo ricevuto un messaggio da Eli Vance e dal bizzarro Russell: la missione della Resistenza contro l'oppressione dei Combine deve proseguire e non c'è tempo da perdere.

    Se il racconto imbastito da Alyx non possiede la stessa portata destabilizzante di Half-Life 2, è solo perché l'universo architettato da Valve si poggia sulle medesime basi di 16 anni fa, e di conseguenza non ripropone, per ovvie ragioni, la medesima carica innovativa. L'assalto dell'esercito Combine ha messo sotto scacco la razza umana nel giro di sole 7 ore, e agli ultimi baluardi dell'umanità non resta altro da fare che combattere con ogni mezzo a disposizione per annientare gli invasori. Raccontata in un unico flusso, sempre in tempo reale come da tradizione della serie, la trama di Alyx prende il via 5 anni prima dei fatti di Half-Life 2, e cresce poco a poco, senza mai risultare invadente. A farla da padrone è prevalentemente la caratterizzazione impeccabile dei personaggi, i cui eccezionali dialoghi (solo in lingua inglese, senza sottotitoli in italiano) si muovono in costante bilico tra ironia e pathos. A tal proposito, l'ottima recitazione dei protagonisti favorisce in maniera considerevole l'immedesimazione del giocatore: basti pensare, ad esempio, ai momenti in cui Alyx è costretta ad attraversare grotte e cunicoli oscuri, aiutata solo dalla flebile luce della sua piccola torcia.

    In simili frangenti, la ragazza inizia a parlare ripetutamente, con ritmo martellante, nel tentativo di alleggerire l'ansia che sta per soffocarla e, di riflesso, per allentare anche la tensione dell'utente, in una sottile rottura della quarta parete che solo le grandi sceneggiature sono in grado di allestire con tanta eleganza.

    La vicenda avanza gradualmente lungo le circa 10 ore necessarie a completare l'esperienza, ma preferisce tenersi in disparte il più possibile, lasciando che a raccontare la storia del mondo di gioco sia principalmente la direzione artistica: la narrazione ambientale si assesta - come prevedibile - su livelli altissimi, e solo osservando con attenzione ogni anfratto degli scenari è possibile assemblare i tasselli di un puzzle narrativo molto più elaborato di quello che appare in superfice. Solo nelle ultime due ore Alyx incrementa l'intensità della sua trama, giungendo ad un finale tanto furbo quanto intelligente che - giocando con le aspettative dei fan - apre chiaramente le porte al prosieguo della serie con il tanto agognato Half-Life 3.

    Un guanto per afferrarli tutti

    Eredi della leggendaria Gravity Gun del secondo episodio, i guanti in dotazione alla protagonista sono lo strumento su cui si fonda gran parte del gameplay di Alyx. La loro funzione è duplice: da un lato, banalmente, sono utili per tenere sotto controllo lo stato di salute e le risorse a disposizione, mentre dall'altro ci permettono di giocare con l'avanzatissima fisica proposta dal Source Engine.

    Uno degli aspetti che elevano l'opera di Valve al di sopra dagli altri titoli in VR consiste infatti in un grado di interattività clamoroso, che chiede al giocatore di agire fisicamente su quasi ogni oggetto dello scenario, toccandolo con le dita, spostandolo con le mani, oppure acciuffandolo al volo dopo averlo trascinato a sé dalla distanza, grazie alla tecnologia gravitazionale dei guanti. Una volta selezionato ciò che desideriamo recuperare, dalle munizioni fino ai medikit, passando per barili esplosivi, sarà sufficiente un rapido movimento di polso per richiamarlo a noi, così da afferrarlo in un lampo.

    Il sistema funziona senza quasi mai alcuna sbavatura: è un gesto intuitivo, veloce e assolutamente preciso, capace di trasmettere una sensazione di controllo pressoché totale. Interagire in questo modo con l'ambiente snellisce l'avanzamento, evita possibili inciampi dovuti alle compenetrazioni e dona all'insieme un ritmo scattante e galvanizzante.

    Ovviamente, avremo l'opportunità di raccogliere gli oggetti anche avvicinandoci alla loro posizione e allungando le braccia per stringerli tra le mani: la naturalezza con cui gli elementi reagiscono alle nostre sollecitazioni è fuori parametro, e anche la più insignificante cianfrusaglia sembra possedere un proprio peso e una specifica gestione della fisica. Il risultato è un grado di immersione davvero difficile da descrivere a parole, che restituisce in maniera concreta l'illusione di trovarsi in un mondo digitale profondamente verosimile. Un senso di presenza solo raramente indebolito da qualche sporadico intoppo nelle sovrapposizioni poligonali, che si verifica perlopiù quando si accumulano sulla scena molti oggetti e altrettanti cadaveri, sia di mostri sia di Combine.

    Avanzare, nascondersi, combattere

    I pilastri ludici della serie Half-Life possono essere identificati nell'esplorazione, nella risoluzione di enigmi, nei combattimenti e nell'interazione: Alyx riassume e mescola questi capisaldi all'interno di una campagna estremamente varia, che alterna con grande senso del ritmo momenti più adrenalinici, sequenze più tese e frangenti più rilassati.

    Il modo in cui il gioco bilancia le sue varie componenti è praticamente impeccabile, e nessun aspetto prevale mai sull'altro, in un amalgama calcolato fin nel minimo particolare, né troppo diluito né eccessivamente accelerato. Se la struttura dei livelli resta piuttosto lineare, ben inquadrata entro limiti specifici, l'evoluto grado di interazione ci invoglia comunque a trascorrere interi minuti esaminando ogni più piccolo scaffale, alla ricerca di proiettili o risorse con cui potenziare le armi della protagonista.

    Valve ha poi avuto la brillante idea di rendere gli upgrade un'ulteriore sfida per il giocatore: ogni banco per il crafting, d'altronde, è bloccato da un enigma, e solo dopo averlo risolto potremo accedere ai gadget aggiuntivi per gli strumenti, a patto inoltre di possedere le materie prime necessarie per installare i potenziamenti. Se i primi puzzle sono abbastanza elementari, avanzando nell'avventura i rompicapi inizieranno a farsi discretamente complessi, rendendo più difficile migliorare il nostro armamentario.

    Nonostante la linearità dell'avanzamento, dunque, il team di sviluppo ha inserito qualche piccola zona secondaria nella quale potrà accedere solo chi avrà la pazienza di superare gli ostacoli che ne bloccano l'ingresso: è una trovata indubbiamente ispirata, che amplifica sia la longevità sia la difficoltà di un gioco altrimenti non troppo arduo da completare. La progressione di Alyx è scandita insomma da puzzle ora obbligatori, ora secondari, tutti abbastanza diversificati tra di loro. Quelli principali non risultano mai davvero insormontabili, mentre quelli opzionali possono causare qualche piacevole grattacapo: con una saggezza che solo i veterani posseggono, pertanto, i ragazzi di Valve hanno adeguatamente equilibrato il tasso di sfida del loro capolavoro, senza mai provocare frustrazione in quei giocatori che preferiscono godersi la storia e al contempo stuzzicando l'abilità degli utenti più smaliziati.

    Esplorazione ed enigmi sono ovviamente intervallati da sparatorie al cardiopalma contro i mostri alieni e i Combine: le sequenze in cui sbarazzarsi degli abomini interdimensionali posseggono un tocco orrorifico elettrizzante, e ogni creatura reagisce a modo suo alla scarica dei colpi delle nostre armi. La diversità di queste bestie incentiva inoltre gli approcci alternativi e rende unico ogni incontro, in battaglie nelle quali diviene importantissimo valorizzare la conformazione dell'ambiente per massimizzare i danni senza sprecare troppe pallottole.

    Sotto quest'aspetto, il level design sopraffino ci stimola a guardarci costantemente intorno, alla ricerca di oggetti utili da sfruttare a nostro vantaggio. Per quanto ci siano parse meno varie e ansiogene, anche le sparatorie con i soldati dei Combine trasmettono un alto tasso di immersione, merito sia di una buona intelligenza artificiale (abile a nascondersi nelle zone sicure quando è sotto attacco), sia di un feedback delle armi sorprendentemente realistico e variegato. Ogni bocca da fuoco va poi ricaricata in maniera diversa, imponendoci di recuperare manualmente le munizioni dallo zaino sulle spalle, di inserirle nell'apposito slot e infine di agire sulla canna.

    Sono tutti gesti che vanno eseguiti con una certa attenzione per non rallentare il tempo di ricarica: un'operazione che, se effettuata in maniera a approssimativa nel corso delle sparatorie più accese, potrebbe anche costarci la vita. Alyx trae dunque il massimo possibile dalla realtà virtuale di oggi, aumenta l'interattività fino al limite estremo allo scopo di fornirci un'esperienza avvolgente come non mai.

    E ci riesce a meraviglia: prende le regole del gaming tradizionale e le tramuta in formato VR estendendo esponenzialmente le loro caratteristiche. Tra le tantissime sequenze memorabili, ce n'è una in Alyx che svetta su tutte le altre: un particolare momento che detta nuovi standard per quanto riguarda le dinamiche stealth, tradotte in realtà virtuale attraverso trovate di game design semplicemente geniali e con un livello di coinvolgimento fuori scala. Quello che solo la VR può garantire.

    La realtà virtuale alla massima potenza

    Come abbiamo sottolineato nella nostra recensione di Asgard's Wrath, il kolossal di Sanzaru Games è sorretto da un comparto grafico titanico, una delle massime espressioni delle potenzialità tecniche della VR. Benché non possegga lo stesso grado di spettacolarità, Half-Life: Alyx riesce addirittura a superare l'action-gdr norreno per quanto concerne la resa visiva: il Source Engine è in stato di grazia, delinea panorami mozzafiato e in continuo mutamento, compone ambientazioni altamente distruttibili e interattive, modella espressioni facciali spaventosamente realistiche, elabora animazioni fluidissime e incornicia ogni scorcio con una gestione dell'illuminazione straordinariamente efficace.

    Solo per i visori più potentiNoi abbiamo giocato Half-Life: Alyx su Oculus Rift S, che - a parte qualche raro errore nel sistema di tracking - ha offerto un'esperienza davvero soddisfacente. Data la sua qualità, il nuovo gioco Valve richiede un hardware abbastanza potente, ed è disponibile soltanto su PC per i visori più evoluti in circolazione. È ovviamente ottimizzato al meglio per il mostruoso Valve Index, ma tra i dispositivi compatibili figurano ovviamente quelli di Oculus, HTC Vive e Windows Mixed Reality. Una conversione per un eventuale PlayStation VR 2 non è da escludere, mentre per l'attuale modello dell'headset Sony un port è realisticamente poco probabile.

    Sul piano grafico, ora come ora, nel campo della VR non esiste nulla di paragonabile ad Alyx: un prodigio avanguardistico che - a fronte di una richiesta hardware molto esosa - appaga il giocatore con un colpo d'occhio in grado di lasciare a bocca aperta in ogni nuovo livello, sia in quelli più ariosi, nei quali ammirare il profilo distopico di una superba City 17, sia in quelli più claustrofobici, divorati dalla ruggine, avvolti dalla fluorescente vegetazione aliena e pennellati da giochi di luce intelligentemente orchestrati. L'unico elemento sottotono è rappresentato dalle esplosioni e dagli effetti particellari, che appaiono po' meno rifiniti in rapporto all'inarrivabile qualità generale del comparto tecnico.

    In questo miracolo visivo, anche l'audio gioca un ruolo di fondamentale importanza: sebbene la colonna sonora non proponga brani sempre rimarchevoli, è l'effettistica ambientale a dare il meglio di sé, tra scricchiolii sinistri, mugugni disgustosi, urla gracchianti e rumori molesti che acuiscono notevolmente il senso di presenza. Se Alyx, al giorno d'oggi, può essere considerato il gioco che più di ogni altro sfrutta la tecnologia VR è soprattutto perché Valve ha concepito la sua struttura con la piena consapevolezza dei limiti e delle possibilità della realtà virtuale.

    D'altronde, tra le opzioni c'è la possibilità di impostare ogni parametro per personalizzare al meglio l'esperienza, scegliere uno tra i quattro sistemi di movimento (dal teletrasporto alla full locomotion) e ridurre al minimo il rischio di chinetosi; in aggiunta - ed è un fattore da non sottovalutare - l'intera progressione possiede un andamento che permette di compiere sessioni di gioco mai troppo estese: il sistema di salvataggio automatico mette al sicuro i progressi quasi ad ogni passo, l'opzione di quick save è sempre disponibile a portata di tasto, e la durata dei vari capitoli ci dà modo di compiere alcune pause senza che il flusso dell'avanzamento subisca una brusca battuta d'arresto.

    Nonostante sia un'avventura abbastanza faticosa da vivere tutta d'un fiato (si gioca rigorosamente in piedi, e in determinati momenti bisognerà anche abbassarsi fisicamente per intrufolarsi in qualche sottopassaggio), siamo comunque convinti che di rado sentirete il bisogno di rimuovere il vostro visore per tornare alla realtà, immersi come sarete in un mondo virtuale tra i più affascinanti che siano mai stati realizzati.

    Half-Life Alyx Half-Life AlyxVersione Analizzata PCHalf-Life: Alyx è il nuovo metro di paragone per i futuri prodotti in VR. Più in generale, è un gioco magnifico, il degno erede di una saga immortale: un’avventura che nulla ha da invidiare a quegli episodi che hanno contribuito a segnare la storia del gaming. Valve non ha dunque perso lo smalto che contraddistingue le sue opere videoludiche, prende tutte le caratteristiche distintive della realtà virtuale e le porta a un livello superiore: non compie una colossale rivoluzione ma un consolidamento definitivo delle possibilità offerte al giorno d’oggi dalla VR. Chiudendo un occhio dinanzi ad alcune lievi imprecisioni e a una trama che ingrana prevalentemente sul finale, Alyx è un’esperienza totalizzante: un viaggio lungo più di 10 ore in uno dei mondi distopici più complessi mai concepiti, supportato da un gameplay preciso, intenso e appagante. Half-Life: Alyx è dunque esattamente ciò che era lecito aspettarsi dalla nuova incarnazione della serie, e allo stato attuale rappresenta anche il miglior gioco disponibile per la realtà virtuale. Ora non resta altro da fare che attendere il risveglio di Gordon Freeman.

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