Recensione Happy Wars

Un free to play su Xbox Live Arcade

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Happy Wars
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Per molti il modello di business free-to-play è il futuro ed è indubbio che siano ormai moltissimi i titoli che si rendono disponibili sul mercato in maniera del tutto gratuita, in modo da attirare un buon numero di utenti grazie all’opportunità di poter giocare senza dover spendere nulla.
Il fenomeno è nato ormai molti anni fa ma solo grazie ai social network si è affermato, diventando una vera e propria terza via per il mercato, inserita tra la vendita retail e quella in distribuzione digitale.
Grazie al successo di alcuni titoli il modello free-to-play si è andato affermandosi soprattutto su PC e verrà abbracciato anche da giochi tutt’altro che casual, che in Hawken, lo shooter in soggettiva a base di mech attualmente in beta privata, hanno trovato un simbolo.
Lo sbarco di tale tipologia di titoli su console era quindi solamente una questione di tempo: Sony, Microsoft e Nintendo sono società tradizionalmente restie a pubblicare materiale in forma gratuita sui loro store digitali ma non sono nemmeno miopi, quindi il crescente successo di tale modello di business ha raggiunto anche i loro vertici.
Happy Wars, prodotto dalla nipponica Toylogic, si può quindi fregiare del titolo di primo videogioco free-to-play ad approdare su home console, con un client gratuito scaricabile però dai soli abbonati Gold al servizio Live di Xbox 360, e rappresenta un connubio decisamente particolare: stile e gameplay nipponici sulla console più occidentale di tutte.

Gameplay affermato

Happy Wars si ispira a molti altri titoli proposti sul web negli ultimi anni ma la fonte primaria sembra essere un gioco che ha ottenuto un buon successo di pubblico su Playstation 3 ed in seguito PSP: Fat Princess.
Il titolo di Titan Studio proponeva battaglie fino a trentadue giocatori suddivisi in due squadre, con svariate classi tra cui scegliere, espanse nel tempo anche con un corposo DLC.
Happy Wars offre una struttura simile: il numero dei partecipanti scende a trenta ma sono comunque suddivisi in due squadre, ognuna delle quali parte dal proprio castello e percorre la mappa per assaltare le installazioni nemiche.
Le similitudini, però, si fermano qui, in quanto sin dalla prima partita si noterà il differente approccio di Happy Wars all’azione di squadra e la tipologia di stile grafico.
Partendo proprio da quest’ultimo si nota un gusto orientale, solo velatamente nipponico e più vicino alle produzioni asiatiche e in particolare coreane che hanno progressivamente ottenuto l’attenzione degli appassionati di titoli online per PC; i personaggi sono completamente customizzabili, sia per quanto riguarda i tratti somatici principali che relativamente all’equipaggiamento, ma, insieme agli ambienti, prendono le distanze dalla produzione giapponese contemporanea, spesso legata ai due estremi: il realismo esasperato o il super deformed più spinto. I personaggi di Happy Wars, quindi, stanno nel mezzo, grazie a proporzioni non esagerate e animazioni simpatiche, che sottolineano la carica comica che caratterizza l’intera produzione.

Gli scenari ben si adattano agli scontri, con locazioni che vanno dalla foresta in piena estate al fondo marino, con pesci e altra fauna locale che si aggira per l’ambiente senza influenzare gli scontri. Il tutto è più edulcorato rispetto dalla violenza esplicita che aveva caratterizzato Fat Princess, in piena controtendenza rispetto a tutto il resto, principesse obese comprese.
Happy Wars, quindi, tenta di proporsi come un titolo che possa attirare lo sguardo di ogni tipologia di pubblico, mossa saggia da parte di Playlogic che deve necessariamente puntare ad un base installata del client il più alta possibile, in modo da massimizzare le opportunità di monetizzazione attraverso l’acquisto di elementi in-game.

Spendere o non spendere

Proprio l’acquisto di oggetti nel negozio interno al gioco viene sottolineato in ogni momento possibile, dalla schermata iniziale che illustra le ultime novità ai momenti d’attesa per un respawn. La struttura è quella classica della valuta virtuale, sdoppiata in questo caso in due differenti tipologie: gli Happy Coins e gli Happy Tickets.
I primi si accumulano semplicemente giocando e compiendo azioni eroiche, i secondi vanno acquistati spendendo Microsoft Points, fattore che crea il paradosso della spesa di moneta virtuale per l’acquisto di un’altra moneta virtuale.
L’ottenimento di nuove ricchezze permetterà di scegliere cosa acquistare oppure puntare sul gioco d’azzardo, grazie a due semplici minigiochi, il più interessante dei quali permette di scommettere su una ruota colorata, ogni spicchio della quale corrisponde ad una categoria differente di premi.
In ogni caso ci si può avvicinare ad Happy Wars anche con la ferrea volontà di non voler spendere nemmeno un Euro, giocando quindi in maniera intelligente in modo da salire rapidamente di livello, ottenendo monete sonanti e l’opportunità di equipaggiare oggetti sempre migliori. Il meccanismo che regola la crescita del personaggio limita il peso che un avatar di basso livello è in grado di trasportare, tra arma, scudo, elmo ed armatura, con particolari differenze tra le varie classi.
Proprio le tre tipologie di personaggio sono il primo dettaglio che permette di intuire il gameplay di fondo del gioco: il Guerriero potrà puntare tutto sul corpo a corpo, con colpi in grado di spostare letteralmente gli avversari, stordendoli o facendoli cadere nel vuoto, il Chierico potrà invece curare i propri compagni, evocando nel contempo le materie prime utili per costruire postazioni di fuoco fisse, simili a gigantesche balestre o cannoni in grado di sparare colpi letali ma ben meno precisi. Chiude il roster il classico Mago, dotato di incantesimi sia ad area che diretti, i primi dei quali da comandare con un cursore mobile che si posta in linea retta dal giocatore mentre questo tiene premuto un pulsante, e che rilasciano tutta la loro potenza una volta sollevato il pollice.

Affollamento

Grazie alle differenti abilità, quindi, gli scontri si trasformano rapidamente da semplici scaramucce a turbini di corpi che si spostano in ogni direzione, complice l’alto numero di giocatori che possono entrare in partita. Spesso, però, la leggibilità della scena verrà meno e sarà complesso capire cosa sta accadendo, ritrovandosi moribondi dopo pochi secondi e rendendosene conto non tanto vedendo il proprio personaggio percosso dagli attacchi nemici, ma notando la barra dell’energia in rapida discesa, accompagnata dalle vibrazioni del controller ad ogni contatto subito.

Si muore spesso in Happy Wars e l’unico modo per rientrare rapidamente al centro dell’azione, se non si sceglierà il revive rapido a pagamento, consisterà nel prendere possesso di zone specifiche della mappa, caratterizzate da piedistalli sui quali costruire le torri con l’emblema del proprio schieramento; una volta erette fungeranno da vero e proprio punto di respawn, trasformandosi anche in un elemento per il calcolo del punteggio finale, nel caso in cui allo scadere del tempo nessuna delle due squadre sarà stata in grado di sfondare le porte del castello nemico, andando quindi ad abbattere l’obelisco racchiuso all’interno delle mura ormai violate.
La complessità di fondo di Happy Wars emergerà anche man mano che si prenderà confidenza con le classi, iniziando a rimanere in vita più a lungo e riuscendo quindi a dare il proprio contributo alla squadra: in questo modo si sbloccheranno progressivamente nuove abilità, che andranno a posizionarsi in slot legati a tre dei tasti frontali del controller, in modo da averle sempre a portata di dita.
In seguito si otterrà quindi la possibilità di cambiarle in tempo reale, scorrendo tra quelle disponibili semplicemente avendo l’accortezza di premere il pulsante specifico insieme al bumper sinistro; un’azione non complessa ma nemmeno troppo naturale da eseguire durante i passaggi più concitati, fattore che premierà chi si è impratichito di più con il gioco grazie alle ore passate sui campi di battaglia.

Problemi di rete

Dopo le prime partite, necessariamente complesse a causa del gran numero di meccaniche da assimilare ma spiegate nell’esaustivo tutorial guidato, il gameplay si aprirà progressivamente al giocatore, facendo leva tanto sulle sue abilità manuali quanto sulle capacità strategiche. Una tattica ben congegnata è potenzialmente in grado di ribaltare le sorti di una partita, soprattutto se la squadra riesce a cooperare, supportata dalla chat vocale o da un ottimo sistema composto da frasi già pronte, richiamabili con il bumper destro.
La voglia di continuare a giocare, scalando livelli e classifiche online, però, si scontra con problemi disastrosi all’infrastruttura di rete adibita da Microsoft per la comunità: il matchmaking, oltre ad avere pesanti mancanze in termini di algoritmi di bilanciamento delle squadre, non riuscirà quasi mai a portare tutti i giocatori presenti nella lobby verso una partita, con il risultato di dover effettuare numerosissimi tentativi prima di riuscire ad entrare sul campo di battaglia, con un rapporto di fallimenti che supera di almeno cinque unità quello dei successi. Fattore che, praticamente, obbligherà gli utenti del gioco a passare più tempo da attendere e riprovare rispetto a quello passato a giocare
Le motivazioni di tali problematiche si possono ricercare in un net code non del tutto perfetto, anche se una volta entrati in partita il temibile fenomeno del lag non si manifesterà quasi mai. C'è anche da mettere in conto un afflusso di pubblico che, forse, ha spiazzato il team di Toylogic al lavoro sul progetto, che non attendeva una massa di giocatori così grande sin dal primo giorno di rilascio del client.
Il presidente della società ha già comunicato che il team è al lavoro per risolvere i problemi di connettività, come segnalato anche dal pannello informativo nel menu iniziale del gioco, e che il team è intenzionato a supportare a lungo Happy Wars, aggiungendo nuovi oggetti e scenari su base regolare, unico modo per mantenere viva la comunità che si è già formata. Da lavorare anche sul bilanciamento delle varie classi, attualmente non del tutto alla pari soprattutto se la differenza di livello tra due contendenti è particolarmente significativa.

Happy Wars Happy Wars espande in maniera assolutamente convincente il modello di gameplay proposto da Fat Princess, inserendo classi canoniche ma altamente personalizzabili, con la possibilità di acquistare moltissimi oggetti dal negozio interno al gioco, modificandole quindi per aggiungere o sostituire particolari bonus. La bontà del gameplay e lo stile accattivante, però, vengono mortificati dai moltissimi problemi attualmente presenti sui server di gioco, molto spesso irraggiungibili e con un matchmaking assolutamente non all’altezza, che esce umiliato dal confronto con la moltitudine di prodotti online gratuiti attualmente presenti sul mercato. Un passo falso pesantissimo, quindi, per un titolo che altrimenti si dimostra divertente e profondo, ma che nella condizione attuale necessita di moltissima pazienza, visto che difficilmente si riuscirà ad entrare in partita rapidamente, obbligando a ripetuti tentativi a vuoto. Un primo approccio al free-to-play su console vincente per stile e meccaniche, mortificato da una realizzazione tecnica che, attualmente, lo rende praticamente ingiocabile.

6.5

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