Recensione Hard Reset Redux

Mentre su Pc Hard Reset torna per la terza volta con l’edizione Redux, su console, invece, è al suo debutto assoluto: nonostante qualche interessante aggiunta al gameplay, il titolo inizia a mostrare la ruggine degli anni.

Versione analizzata: PC
recensione Hard Reset Redux
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Nel 2011 i ragazzi del team polacco Flying Wild Hog diedero prova del loro talento con Hard Reset, un FPS adrenalinico e impietoso, che seguiva fedelmente la lezione dei grandi classici di genere. La discreta qualità di questo shooter old school ed il buon responso di pubblico e critica permisero alla piccola software house di cimentarsi, anni dopo, col reboot della serie Shadow Warrior, di cui è in sviluppo un secondo capitolo ormai in dirittura d'arrivo. E quale modo migliore da parte di Flying Wild Hog per ingannare l'attesa di Shadow Warrior 2 se non quello di proporre un'edizione riveduta e corretta del suo fortunato primogenito, in arrivo per la prima volta anche su console di corrente generazione? Hard Reset: Redux rappresenta la terza incarnazione del titolo apparsa su Steam dopo la versione originale e l'Extended Edition, uscita nel 2012, che comprendeva nell'offerta il corposo DLC Exile. Su PS4 ed Xbox One, invece, lo sparatutto hardcore di Flying Wild Hog è al suo debutto assoluto: una ghiotta occasione per (ri)scoprire un gioco che rispetta alla perfezione l'insegnamento dei feroci FPS di un tempo.

IT'S STILL THE SAME OLD STORY

Per quanto riguarda la storyline, nulla è cambiato in questa versione Redux. Il protagonista è sempre il maggiore Fletcher, in servizio presso la corporazione CLN, che si occupa della sicurezza nell'enorme megalopoli di Bezoar, ultima roccaforte umana in un lontano futuro dominato dalle macchine. L'uomo è un vero duro, con voce profonda e spirito ribelle, troppo spesso incline all'alcool e ai metodi poco ortodossi. La sua missione è di sbaragliare le forze di androidi assassini che tengono in pugno la città, alle dipendenze del geniale dr. Novak. Lo stile narrativo di Hard Reset mescola noir e cyberpunk: Bezoar è luogo grigio e decadente, immerso nei fumi dello smog e delle luci al neon, con un'architettura che ricorda l'horror vacui di matrice barocca, declinato in toni futuristici. Tra le sue tentacolari strade si annida inoltre un mistero dal sapore di thriller fantascientifico: un interessante plot twist, verso metà dell'avventura, capovolge le carte in tavola, e rivela complotti ed intrighi banali solo in apparenza, in grado di riflettere sulla spersonalizzazione degli individui e sull'importanza della propria individualità in un mondo in cui gli innesti cibernetici trasformano gli uomini nelle stesse macchine omicide contro cui devono lottare. Le cutscene tra un livello e l'altro sono realizzate con un bel taglio da fumetto americano, che acuisce il piglio dark e ruvido del racconto, il quale però, nonostante le buone premesse, non approfondisce a dovere tutti i suoi pur validi spunti d'analisi. Nemmeno i cinque capitoli extra del DLC Exile, ovviamente incluso nella versione Redux, riescono a rafforzare l'ordito narrativo, e si accontentano di porre momentaneamente fine alla missione di Fletcher, lasciando spalancate le porte per un possibile ed auspicabile sequel.

MA GLI ANDROIDI SOGNANO KATANE ELETTRICHE?

Le differenze più evidenti rispetto all'Extended Edition si ravvisano sul fronte del gameplay. Hard Reset era e rimane uno sparatutto furioso e viscerale, proprio come vuole la tradizione. Nessun bisogno di coperture né di ricarica: a farla da padrone sarà solo un incessante e cruento smembramento delle carrozzerie nemiche. Inizialmente saremo armati di sole due bocche da fuoco: una classica mitragliatrice ed un ben più avanzato fucile ad impulsi. Dopo aver fatto man bassa di crediti accumulabili sbrandellando gli avversari o visitando in lungo e in largo le ambientazioni nei rari momenti di riposo, potremo potenziare i nostri gingilli fino a tramutarli in armi del tutto diverse, come shotgun o lanciarazzi.

Considerata l'elevata difficoltà del gioco, migliorare i fucili, la salute e l'armatura diviene un'impellenza che stimola l'attenta esplorazione dello scenario alla ricerca di segreti e crediti extra. L'ottima varietà di nemici poi, dai semplici sgherri con lame rotanti fino a spaventosi gorilla robot dotati di missili di prossimità, richiede spesso di cambiare al volo strumento di morte per far fronte alle eterogenee e sempre più numerose ondate di macchine assassine. La regola numero uno per sopravvivere è non fermarsi mai a pensare: vomitare su quei maledetti pezzi di ferraglia tutto il fuoco di cui disponiamo risulta quindi un vero e proprio imperativo categorico. Ad aiutarci nel massacro indiscriminato, ci penserà anche lo scenario stesso, pieno zeppo di barili esplosivi, condutture elettriche e letali presse industriali, che renderanno i nostri avversari innocue e sottili scatole di sardine. Tra lapilli di metallo, proiettili e fiamme, il caos a schermo regala a tratti un'orgia di adrenalina quasi catartica. Il gunplay, insomma, è calibrato a puntino: ciononostante gli sviluppatori hanno deciso di intaccarlo con l'inserimento di tre feature inedite, in esclusiva per questa edizione Redux. La prima e più importante novità è rappresentata dallo scatto rapido, un movimento fulmineo che permette un uso più intuitivo dello strafe, e garantisce la possibilità di schivare gli attacchi con maggiore facilità. È questa un'abilità che riscrive in parte la dinamica degli scontri e, in un certo qual modo, la semplifica, rendendo l'esperienza meno frustrante, senza però snaturare più di tanto l'anima ludica del titolo: ad alti livelli di difficoltà, come Hard o Insane, infatti, il gioco rimane proibitivo anche con la rinnovata mobilità del protagonista. Le altre due aggiunte, invece, appaiono soltanto marginali, nonché strettamente correlate tra di loro: ci riferiamo ad una nuova tipologia di nemici, i cyber-zombie, e ad una nuova arma, un'affilata katana elettrificata. L'utilizzo di attacchi corpo a corpo non si sposa alla perfezione con la baraonda di robot che attacca da ogni direzione, ed è proprio per questo che sono stati inseriti per l'occasione appositi avversari, perfetti da sminuzzare con la nostra lama iper-tecnologica. I cyber-zombie, per quanto ben contestualizzati all'interno delle ambientazioni, non arricchiscono in alcun modo il gameplay, poiché nient'affatto pericolosi né aggressivi, utili quindi soltanto per giustificare l'uso della katana. Se sguainata contro altri tipi di robot, infatti, quest'arma possiede la medesima utilità di un harakiri assistito.

Shooting with a Pad

È opinione diffusa quella secondo cui gli shooter della vecchia guardia, puri e duri, vadano giocati solo ed esclusivamente con l'accoppiata mouse e tastiera. Dopo che il reboot di Doom, uscito anche su Ps4 e Xbox One, ha smentito questo assioma, ora anche Hard Reset , a sua volta, prova a dimostrare come i FPS old school siano pienamente fruibili anche tramite l'utilizzo del joypad. Non abbiamo potuto testare con mano la versione console del titolo Flying Wild Hog: tuttavia il controller Xbox360, totalmente supportato anche su PC, ci ha restituito un feeling di tutto rispetto, con un'ottima calibrazione della sensibilità degli stick e un'eccellente responsività degli input. Se da un lato è vero che mouse e tastiera rimangono sempre la periferica più consona al genere, dall'altro è altrettanto vero che un buon adattamento del gameplay alla mappatura del pad (e il supporto della mira assistita selezionabile nel menù delle opzioni) permette agli sparatutto di stampo più tradizionale di essere goduti anche su console al meglio delle loro potenzialità.

Nonostante le novità, tuttavia, e uno spirito old style che non passa mai di moda, Hard Reset inizia comunque a mostrare la ruggine del tempo. Innanzitutto, l'esperienza è inquadrata in binari molto rigidi, e segue quindi una struttura che si reitera sempre uguale lungo tutte le sette ore necessarie per portarla a termine. La progressione è scandita da interruttori da attivare dopo aver massacrato ogni macchina che ci sbarrerà la strada: durante gli scontri, Hard Reset si trasforma in un'arena shooter a tutti gli effetti, con manovelle bloccate e barriere invalicabili finché anche l'ultimo ammasso di ferraglia non sarà rottamato. Un simile, rigoroso classicismo non sarebbe in fin dei conti neanche un difetto rimarchevole, se non fosse per un design dei livelli un po' troppo vetusto, nel quale un impreciso calcolo delle proporzioni ci obbliga alle volte a percorrere il giro più lungo per superare un ostacolo che sembra perfettamente scavalcabile. Sono peccati veniali, è vero, ma mettono comunque in risalto le rughe degli anni. Così come avvenuto per alcune lievi rifiniture nelle sessioni shooter, allora, anche piccole porzioni delle aree esplorabili avrebbero potuto essere ritoccate almeno in parte per svecchiare una formula di gioco alle volte un po' stantia. Dal punto di vista della longevità, perlomeno, non c'è molto di cui lamentarsi: al termine della campagna, potremo continuare imperterriti a sminuzzare gli odiosi robot sia nella modalità Survival, in cui resistere ad oltranza contro sempre più numerose e cattive ondate di nemici, sia nell'EX Mode, una sorta di new game+ che concede di riaffrontare la storia con tutti i potenziamenti già acquisiti, sia ancora nell'infernale Heroic Mode, nella quale non esistono checkpoint e dove ad ogni morte corrisponde un riavvio dell'intera missione. In essa, inoltre, il livello di difficoltà è tarato pericolosamente verso l'alto, persino più del già inumano Insane: credeteci allora quando diciamo che la sfida si fa parecchio impegnativa, e che lo scatto rapido, in questo caso, non sminuisce per nulla la natura "hardcore" di Hard Reset.

REDUXED OR REDUCED?

Poco dopo l'uscita della versione Redux, sul web ha iniziato a diffondersi la voce secondo cui il gioco avrebbe subito dei notevoli cambiamenti grafici rispetto all'Extended Edition, e in un lungo thread su Steam, nel quale sono intervenuti persino gli sviluppatori stessi a difesa del titolo, si è parlato anche di un fantomatico downgrade. Per quanto ci riguarda, in tutta onestà, non abbiamo notato sostanziali differenze tra l'ultima riedizione e la precedente datata 2012: e questo, al di là di un possibile ridimensionamento qualitativo della grafica, è già di per sé una mancanza considerevole. Il colpo d'occhio è inevitabilmente obsoleto ed era lecito aspettarsi un miglioramento generale del motore di gioco a distanza di anni dall'esordio su personal computer. Le modifiche sono invece impercettibili: dati tecnici alla mano, sappiamo che l'edizione Redux utilizza l'antialiasing FXAA (mentre l'originale ricorreva al FSAA 4X), e che l'occlusione ambientale è ora settata sulla più dinamica SSAO. L'impatto visivo rimane però il medesimo di tanti anni fa, con qualche sottile modifica al sistema d'illuminazione. Abbiamo notato di contro una maggiore leggerezza del motore, un po' più fluido di quanto non fosse già in passato: eppure permangono ancora inutili rallentamenti durante il caricamento tra una zona e l'altra, e in un gioco dal comparto grafico piuttosto datato simili artifici avrebbero potuto (e forse dovuto) essere eliminati del tutto. È un peccato, infine, che anche nella terza release di Hard Reset continui a mancare il supporto alla nostra lingua. I non anglofoni, in ogni caso, non si spaventino: i dialoghi sono scritti in un inglese abbastanza semplice e il doppiaggio sopra le righe scandisce ogni parola con la dovuta chiarezza ed una sufficiente dose di espressività.

Hard Reset Redux Hard Reset: Redux oscilla indeciso tra innovazione e tradizione: da un lato prova a rinfrescare le meccaniche shooter con aggiunte interessanti che danno nuova linfa al gameplay, dall’altro rimane ancorato ad una struttura di gioco eccessivamente rigida. Lo scatto rapido riscrive in parte le dinamiche degli scontri a fuoco e alleggerisce il tasso di sfida ai livelli di difficoltà più bassi, senza inficiare, di contro, la brutale esperienza di gioco ai gradi maggiormente elevati. L’inserimento della katana sembra invece più un easter egg pensato per accontentare i fan di Shadow Warrior, orfani degli attacchi melee, che un’aggiunta davvero rilevante ai fini della giocabilità. Hard Reset, nella sua terza incarnazione, resta comunque lo stesso FPS violento, frenetico e spietato degli esordi, che gli utenti console possono finalmente scoprire per la prima volta. Quanto ai giocatori PC, per i possessori dell’originale c’è un corposo sconto (dell’85%) che offre l’opportunità di acquistare la versione Redux ad un prezzo irrisorio: a voi la scelta se sia sufficiente o meno qualche inedita feature extra, pur senza rilevanti migliorie tecniche, per convincervi a imbracciare di nuovo le armi nella guerra contro le macchine.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: Intel core i7, 2.80 GHz
  • RAM: 8 GB
  • GPU: GTX 760
7

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