La recensione di Harry Potter e l'Ordine della Fenice

Electronic Arts ed Harry Potter insieme per la quinta volta

Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS2
  • Gba
  • DS
  • Xbox 360
  • Wii
  • PS3
  • Apple
  • Pc
  • Psp
  • Il mago delle vendite

    È timido, impacciato, introverso...eppure è il ragazzino più famoso del globo. Stiamo parlando di Harry Potter, il celebre personaggio nato dalla penna di J.K. Rowling divenuto in men che non si dica un’autentica gallina dalle uova d’oro. Con oltre 100 milioni di copie vendute in tutto il mondo, la saga della scrittrice britannica vanta il primato di romanzo per ragazzi più letto del pianeta; per non parlare dell’immenso impero commerciale costruito attorno al brand che ogni anno muove fior di milioni. E se il cartaceo sta per giungere a termine con l’imminente uscita del settimo ed ultimo libro, la controparte cinematografica, anch’essa inesauribile fonte di guadagno, è in procinto di svelare gli avvenimenti del quinto manoscritto (Harry Potter e l’Ordine della Fenice) attraverso l’ennesimo colossal sbanca-botteghini pieno zeppo di azione ed effetti speciali. Dunque non è affatto un caso che Electronic Arts riproponga, con la stessa regolare cadenza della pellicola di turno, la trasposizione (in questo caso l’anticipazione, visto che il film esce domani) ludica delle avventure del piccolo maghetto nella quasi totalità delle piattaforme conosciute. Preparate libri, pozioni e bacchette, comincia un altro anno ad Hogwards!

    Tempi duri per stregoni e fattucchiere


    Voldemort, pardon, Colui-che-non-deve-essere-nominato è di nuovo in circolazione. Nascosto nell’ombra sta radunando i suoi seguaci per ristabilire il proprio terribile dominio sul mondo intero e per farlo ha bisogno di una certa arma celata nelle profondità del Ministero della Magia. Solo Harry è a conoscenza di questi eventi ma nessuno vuole credergli; nessuno a parte i membri dell’Ordine della Fenice, un’organizzazione segreta che riunisce tutti coloro che in passato si sono opposti all’Oscuro Signore, una sorta di resistenza pronta a vanificare i piani del mago più malvagio che sia mai esistito. La tensione di una catastrofe annunciatasi riflette nell’anno scolastico in corso mettendo definitivamente la parola fine alla spensieratezza di Harry e compagnia bella che si vedono costretti, a causa dell’incompetenza della nuova insegnante, a riunirsi in gran segreto per esercitarsi nella Difesa contro le Arti Oscure in vista dell’inesorabile e violento scontro con le forze del male.

    Temi più forti e maturi, dunque, per il quinto capitolo della serie. Temi che dovrebbero essere trattati con la dovuta forza e maturità nella pellicola (aspettiamo di vederla prima di giudicare) così come nel videogame ma che in quest’ultimo perdono notevolmente di significato a causa di una struttura ludica troppo semplice; talmente semplice da far pensare a questo titolo come se fosse unicamente rivolto ad un pubblico di giovanissimi.

    Si comincia imparando i rudimenti della magia all’interno del n. 12 di Grimmauld Place, quartier generale dell’Ordine. Con la scusa di sistemare la vecchia residenza, Sirius Black ci spiega come sfruttare gli incantesimi più semplici per rendere meno faticose le pulizie domestiche: Accio e Repulso per attirare o respingere oggetti e Wingardium Leviosa per farli librare in aria e collocarli dove più ci aggrada. Non è molto, ma è pur sempre un inizio abbastanza promettente poiché introduce senza indugio la novità del titolo, ovvero un sistema di controllo degli incantesimi gestito dalla levetta analogica destra anziché dai normali tasti di azione. Sebbene questa applicazione trovi maggiore fortuna nella versione Wii (l’idea di maneggiare il WiiMote come bacchetta magica appare decisamente più stimolante) i comandi sono molto intuitivi ed estremamente facili da utilizzare anche se questo implica, a lungo andare, una ripetitività di fondo che tende a stroncare il trasporto iniziale man mano che si procede nell’avventura: la maggior parte delle “mosse” è basata su rotazioni orarie/antiorarie e spostamenti verticali/laterali troppo spesso identici fra loro e la cui esecuzione è sì molto facile ma nel contempo troppo simile per poter essere utilizzata con cognizione di causa. Questo difetto, oltre a rafforzare la convinzione di trovarsi ad un titolo volutamente pensato per le fasce di età medio-basse, si intensifica durante i rari duelli di magia che, per assurdo, diventano più difficili da gestire proprio perché il 90% degli incantesimi si somiglia; un inconveniente questo che può tuttavia essere aggirato ricontrollando, di tanto in tanto, la lista dei sortilegi acquisiti nella relativa voce del menu.

    “Giuro solennemente di non avere buone intenzioni”

    Ad ogni modo l’aspetto dominante di questo gioco non è la magia in sé ma l’esplorazione degli ambienti. La scelta di renderlo un free-roaming game all’interno del quale ogni giocatore può agire secondo le proprie inclinazioni lo rende un discreto avvicendarsi di piccole missioni e minigiochi (scacchi magici, sparaschiocco ecc.) spesso e volentieri finalizzati all’accumulo di premi e trofei che si rendono disponibili nella Stanza dei Premi, lo spazio privato che testimonia le imprese di Harry ospitando tutti gli extra sbloccati sino a quel momento: gallerie di immagini, interviste con gli attori e gli sviluppatori, speciali, video, making of e così via.

    L’elemento chiave per l’accesso ai contenuti bonus è costituito dai punti esplorazione che si nascondono in ogni angolo di Hogwarts e che, purtroppo, si trovano con una facilità imbarazzante; basta accendere delle torce lungo i corridoi o magari riparare una statua in frantumi per liberare i preziosi potenziamenti, il che non è proprio il massimo dell’originalità se pensate che attraverso lo stesso sistema gli incantesimi del giovane Potter diventano via via più potenti. Le cose si fanno leggermente più interessanti quando invece si tratta di portare a termine un determinato incarico come, ad esempio, scoprire la parola d’ordine per poter accedere ad un passaggio segreto custodito da un ritratto oppure aiutare Fred e Gorge Weasley a coprire la loro ultima marachella. Anche se inizialmente tutti questi passatempi risultano piuttosto piacevoli e divertenti (molto carine le sessioni con il mantello dell’invisibilità), anch’essi perdono smalto con il passare delle ore di gioco a causa della banalità delle situazioni proposte. Sovente, Harry e i suoi inseparabili amici Hermione e Ron dovranno perdere tempo ad aiutare i propri compagni con i compiti, avvertirli di fare una certa cosa o trovarsi in un determinato luogo o magari recuperare un libro dalla biblioteca e via dicendo.

    Molto probabilmente questa piccola pecca è da attribuire in parte alla stessa fonte di ispirazione in quanto, nei libri come nei film, la maggior parte degli eventi prende vita grazie ad una conversazione fortuita o in seguito alla scoperta di qualcosa di sensazionale durante le normali azioni quotidiane.
    A rendere le fasi esplorative più frizzanti ci pensa la Mappa del Malandrino, compagna inseparabile di mille avventure nonché accessorio indispensabile per muoversi nelle immensità della scuola di magia senza mai perdere di vista l’obiettivo: l’utilissima piantina, prezioso dono dei terribili gemelli Weasley, permette di selezionare l’ubicazione di luoghi e missioni all’interno di Hogwarts e di raggiungerli in tutta tranquillità seguendo le orme che appaiono di volta in volta sul pavimento. Si tratta sicuramente di un ottimo compromesso tra esigenze di gameplay e copione perché l’importanza del ruolo che tale manufatto riveste in questo titolo è pari a quella che ricopre nel film e di questo i fan potranno solamente gioirne.

    L’unico elemento di disturbo che si riscontra nel girovagare per le enormi sale della struttura è costituito da una pessima gestione delle inquadrature che non ammette alcun tipo di controllo manuale: l’angolo di visione è totalmente fisso ed automatico e non di rado ci si accorge di non vedere affatto il nostro alter-ego occhialuto o magari la sporgenza alla quale aggrapparsi per raggiungere una location situata a grande distanza. A mitigare le innumerevole imperfezioni che affliggono questo titolo troverete la possibilità di controllare, per periodi più o meno brevi, altri personaggi chiave della storia; Sirius Black prenderà attivamente parte al duello contro gli spietati Mangiamorte Bellatrix Lestrange e Lucius Malfoy mentre Albus Silente in persona sarà al vostro servizio per la battaglia finale contro Voldemort.

    La magia aiuta ma non fa miracoli

    L’accuratezza con cui i ragazzi di Electronics Arts hanno creato la controparte digitale dell’universo potteriano è straordinaria. Hogwarts è la stessa che abbiamo visto ed amato nei film. Cupa, imponente, piena di labirinti, luoghi segreti, anfratti nascosti, corridoi inesplorati, scricchiolii misteriosi, ma soprattutto immenso ed inesplorato luogo magico dai mille volti. Fantasmi impertinenti, ritratti parlanti, scale in movimento: la trasposizione è talmente fedele all’originale che, almeno da questo punto di vista, non vi sarà delusione alcuna. Non va inoltre sottovalutato il fatto che, nonostante le location tridimensionali siano vastissime, non ci sono caricamenti di alcun genere al passaggio da un ambiente all’altro ma solo uno sporadico calo di framerate.

    La discreta qualità della texture accompagna dei buoni giochi di luce ed ombra, particolarmente apprezzabili quando si attraversano le vetrate che danno all’esterno creando un credibile effetto di raggi di sole che penetrano nella stanza. Stiamo parlando di un prodotto graficamente ben curato che trova il suo maggiore punto di forza nella buona realizzazione dei modelli poligonali unita all’eccezionale somiglianza dei personaggi con gli attori protagonisti; questa volta l’aderenza tra characters e personaggi in carne ed ossa ha raggiunto livelli davvero ottimali anche se la varietà di espressioni facciali non è certo delle migliori. Da questo punto di vista, un contributo sostanziale viene da una buona colonna sonora, giustamente ispirata alle musiche del film, alla quale si mescola un doppiaggio italiano piuttosto convincente nonostante la povertà di contenuti riscontrata nei vari dialoghi, tutti perlopiù incentrati sulle richieste da rivolgere ai propri compagni o la ricezione di consigli da chi ci sta intorno (Hermione tra tutte!).

    Harry Potter e l'Ordine della Fenice Harry Potter e l'Ordine della FeniceVersione Analizzata PlayStation 2Harry Potter & L’Ordine della Fenice è un titolo sfizioso ma pieno zeppo di sbavature. Ci troviamo di fronte ad un prodotto che, senza il fascino del marchio che rappresenta, si ritroverebbe a navigare tra le amare acque della sufficienza scarsa. L’ultimo lavoro EA è costellato di buone idee e propositi che però vengono soddisfatti solo in parte a causa di un gameplay piuttosto ingenuo che si riduce tutto nel correre all’interno della superba Hogwarts a riparare vecchi vasi e scovare simboli nascosti nelle mura. Probabilmente ci troviamo di fronte alla migliore realizzazione stilistica che abbia mai girato su Ps2 ma questo non basta a nascondere il fatto che questa produzione non è in grado di appagare quella fetta di utenti abbastanza grande da non accontentarsi della sola apparenza. Cosa fare dunque se siete fan un po’ troppo cresciuti di Harry Potter? Se proprio non potete farne a meno, portatevi pure a casa questo titolo...forse, con l’aiuto della magia riuscirete a trovare quei lati positivi che i giocatori Babbani non vedranno mai.

    6.5

    Che voto dai a: Harry Potter e l'Ordine della Fenice

    Media Voto Utenti
    Voti: 171
    6.1
    nd