Harvest Moon One World Recensione: una nuova luna su Nintendo Switch

Per il 25° anniversario della saga, il life simulator agreste offre una formula inedita, in cui spunti interessanti si accompagnano a diverse mancanze.

Harvest Moon One World Recensione: una nuova luna su Nintendo Switch
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  • La Luna Settembrina - ovvero la luna piena più prossima all'Equinozio d'Autunno - che dà il titolo alla saga di Harvest Moon torna a sorgere in occasione del 25° anniversario del farming simulator. In un quarto di secolo, la formula proposta dalla produzione ha preservato con rigore l'essenza della propria struttura ludica, ma senza per questo rinunciare alla sperimentazione. Dopo aver ripercorso i solchi tracciati dall'evoluzione di Harvest Moon dal 2D al 3D, torniamo a indossare cappello di paglia e stivali, senza dimenticare di armarci di annaffiatoio e vanga, per raccontarvi cosa significa essere contadini all'interno del nuovo Harvest Moon: One World.

    Edito da Nintendo Europe, il nuovo simulatore di vita agreste raggiunge il Vecchio Continente in esclusiva per Nintendo Switch. Già disponibile sulla console ibrida, quest'ultima incarnazione della saga si presenta come una sorta di Giano bifronte, capitolo di transizione che guarda contestualmente al passato e al futuro della serie. Armato di un mondo virtuale mai così vasto e di una inedita fattoria portatile, Harvest Moon: One World porta con sé innovazioni decisamente intriganti, alle quali tuttavia si accompagnano non poche mancanze.

    Un mondo all'insegna della biodiversità

    Come anticipato nella nostra anteprima di Harvest Moon: One World, la nuova creatura di Natsume ancora la propria esistenza ad un grande mondo virtuale, suddiviso in cinque macro-aree caratterizzate da un clima unico e tradizioni specifiche. Deviando dalle consuetudini della saga, questa volta il protagonista - disponibile in versione maschile e femminile - non è chiamato a rimettere a nuovo la fattoria di un nonno ormai anziano, ma a farsi campione della biodiversità per salvare un regno nel quale frutti e ortaggi sono ormai solo un lontano ricordo. Con l'arte della coltivazione e le conoscenze in campo agricolo perdute, gli abitanti dei villaggi di Harvest Moon: One World non hanno idea di cosa sia un seme, mentre tutte le terre fertili risultano incolte e abbandonate, soffocate da massi ed erbe infestanti.

    Una situazione alla quale non ha alcuna intenzione di rassegnarsi il protagonista della nuova avventura, stufo di nutrirsi soltanto di patate, misteriosamente scampate alla volatilizzazione di frutti e ortaggi. Ad offrirgli speranza è un vecchio libro, una sorta di antico manuale del perfetto contadino, nel quale sono annotate procedure di coltivazione, di cura degli animali da fattoria e di gestione del terreno.

    Una vera e propria enciclopedia agricola, tra le cui pagine fanno persino capolino racconti su strambi folletti del raccolto, tradizionalmente legati alla Divinità del Raccolto in persona. Ma quanta verità si cela in questo corposo volume dalle pagine impolverate e ingiallite?

    Ovviamente molta, ma non si tratta di una verità per tutti. Misteriosamente, in un giorno qualunque, solo il protagonista di Harvest Moon: One World inizierà infatti a vedere i magici folletti del raccolto, pronti a fargli dono di sementa e utili indicazioni per riportare alla luce gli antichi splendori agricoli del continente. Deciso a riscoprire frutti e ortaggi di tutto il mondo, il nostro laborioso contadino si arma di buona volontà e parte all'avventura, supportato nella sua missione da un amico inventore, pronto a mettere a sua disposizione nientemeno che una fattoria portatile.

    La struttura - comprensiva di casa, stalla e mulino a vento - può infatti essere miniaturizzata e portata con sé in tutte le proprie avventure, per poi essere riportata a grandezza naturale in apposite aree prossime a campi coltivabili. Il nostro obiettivo? Raccogliere una serie di magici medaglioni, risvegliare tutti gli elfi e convincere così la Divinità del Raccolto a concedere nuovamente il proprio favore agli ingrati esseri umani, che in passato non hanno saputo prendersi adeguatamente cura della natura.

    Un frutto acerbo

    Il comparto narrativo non è certamente il fulcro dell'esperienza proposta da Harvest Moon: One World, dal momento che la missione attribuita al protagonista si traduce di fatto in un semplice espediente per consentirci di esplorare le diverse regioni del continente. Ad ogni modo resta sicuramente apprezzabile la scelta di sganciarsi dalla tradizione della serie, per proporre un'avventura agricola itinerante in netta contrapposizione con la struttura stanziale delle precedenti versioni di Harvest Moon. Purtroppo, spiace constatare che l'occasione per tradurre il titolo in una vera e propria epopea contadina tra mari e monti non è stata pienamente sfruttata.

    Le ambizioni del promettente concept di partenza si infrangono infatti su di un

    mondo sì grande ed esplorabile, ma completamente privo di guizzi creativi. Il titolo ospita, come detto, cinque regioni, con altrettanti villaggi e microclimi: la collinare Calisson, le spiagge di Halo Halo, l'area desertica di Pastilla, le pendici del vulcano del villaggio di Lebkuchen e i picchi innevati di Salmiakki. Per quanto diversificate, tuttavia, le aree dipinte da Natsume in Harvest Moon: One World risultano prive di fascino o carattere. Per lo più ambientazioni spoglie, si riducono a distese di sabbia, erba o neve, percorse da sentieri lineari, solcati da sporadici corsi d'acqua. Duole in particolare constatare come anche i centri abitati fulcro delle diverse regioni siano caratterizzati dalla medesima assenza di originalità che contraddistingue gli ambienti naturali. Ogni villaggio si riduce infatti ad un insieme di pochissime casupole estremamente simili negli interni e nell'estetica, peraltro nemmeno tutte esplorabili. Con un tale mondo virtuale, è chiaro che il fascino dell'inedita componente esplorativa proposta dal gioco perda gran parte della propria efficacia.

    Per quanto riguarda l'elemento strettamente agricolo di Harvest Moon: One World, ci troviamo di fronte ad un titolo che non punta a essere molto profondo, presentandosi dunque come un life simulator dai toni leggeri. Preparare il terreno alla semina con una zappa, collocare i semi e innaffiare le pianticine con regolarità - al più aggiungendo un po' di fertilizzante naturale - è tutto ciò che viene richiesto per assicurarsi un buon raccolto. Ad arricchire il sistema troviamo una formula strettamente correlata alla nuova natura itinerante della nostra fattoria. Ogni coltura è infatti adatta a certe aree geografiche o stagioni, mentre la crescita di nuove varietà "mutanti" di ortaggi o frutti è sempre dietro l'angolo.

    Entrambe le idee, per quanto interessanti, appaiono implementate in maniera eccessivamente cauta. L'utilizzo del fertilizzante rende possibile far prosperare in pianura persino insoliti pomodori di montagna, mentre le varietà meno convenzionali di ogni coltura possono essere tranquillamente reperite anche in forma di seme, rendendo dunque inutile cercare di comprendere al meglio le logiche della dinamica, che peraltro ci sono talvolta sembrate piuttosto confuse.

    In una vera fattoria non possono poi mancare gli animali, utili compagni nell'economia agricola di Harvest Moon: One World. Nella nostra stalla possiamo accogliere mucche da latte, galline ovaiole o anche pecore da lana, in grado di fornirci materiali utili. La cura del bestiame non richiede eccessivo sforzo, se non un paio di dimostrazioni di affetto e la premura di utilizzare l'erba coltivata per fornire loro fieno fresco.

    Spazio nella stalla anche per i cavalli, che possono portarci in groppa attraverso il mondo di gioco, - non senza generare in alcuni casi percepibili incertezze in termini di fluidità dell'azione - che ad ogni modo offre anche un sistema di viaggio rapido. Se armati di dedizione, con il procedere dell'avventura sarà possibile stringere amicizia con un ventaglio più ampio di animali, anche tramite l'adozione di creature selvatiche che ci si sono affezionate in maniera particolare.

    A completare il ventaglio di attività manuali disponibili, troviamo la pesca, la cucina e la raccolta di legname e minerali. Ad eccezione della prima, - strutturata in un piccolo minigioco - le restanti occupazioni non offrono un valore ludico specifico e si riducono ben presto ad una routine poco stimolante. Nella nostra esperienza, in particolare, abbiamo trovato poco riuscita la progettazione delle miniere: strutturate in più livelli raggiungibili tramite scale che appaiono infrangendo i minerali, queste ultime dovrebbero teoricamente associare materiali rari e profondità. Eppure, nelle fasi finali della quest principale, ci siamo ritrovati a scavare senza sosta in cerca di una risorsa chiave, imbattendoci però in comune roccia anche nei piani più lontani dalla superficie.

    Una lunga storia d'amore

    Harvest Moon: One World, in continuità con i precedenti capitoli, non abbandona la componente relazionale tipica della saga. Nel corso del proprio viaggio, il protagonista interagisce con una serie di personaggi, che possono tradursi in spasimanti e futuri compagni di vita. I paesani caratterizzati in maniera più approfondita sono però solamente un paio per ogni location, mentre i restanti cittadini non offrono nemmeno un nome proprio con i quali essere riconosciuti. Nonostante ciò, non mancheranno di sommergervi di richieste di materiali vari ed eventuali, anche con una certa frequenza. Per incrementare il proprio legame con gli abitanti del continente di Harvest Moon: One World è possibile approfittare di speciali ricorrenze, come compleanni e festival locali, offrire regali consoni ai gusti dell'interlocutore oppure completare quest secondarie a lui associate.

    Raggiungere un buon grado di affinità con un potenziale partner non richiede uno sforzo particolarmente strutturato, ma aspettatevi di faticare parecchio per poter infine convolare a nozze con il vostro amato. I requisiti necessari alla celebrazione di un matrimonio sono infatti decisamente esosi - forse anche eccessivi - e il loro soddisfacimento si candida ad essere l'attività principale proposta dall'endgame che fa seguito al completamento della campagna principale, già di per sé apprezzabilmente longeva.

    Ricordiamo in chiusura che Harvest Moon: One World non supporta la lingua italiana, con il life simulator agreste che ha invece scelto di raccontare la propria quotidianità in inglese. Su questo aspetto, invitiamo tuttavia l'utenza a non farsi intimorire: i toni della narrazione sono molto colloquiali e una conoscenza anche basilare dell'idioma britannico è ampiamente sufficiente a godersi l'avventura.

    Harvest Moon: One World Harvest Moon: One WorldVersione Analizzata Nintendo SwitchTra concept interessanti e mancanze in fase di realizzazione, Harvest Moon: One World incarna un vero e proprio Giano bifronte all’interno della saga. Nella mitologia romana, la divinità raffigurata con due volti aveva il compito di presiedere i “passaggi”, tanto che dal suo nome derivano i termini latini per “porta” e per “gennaio”. Con uno sguardo rivolto al passato e uno al futuro, l’ultimo Harvest Moon avvia un processo di rinnovamento che purtroppo non riesce a portare a pieno compimento, vincolandosi ad un limbo dal quale è davvero difficile trasmettere tutta la lucentezza della luna settembrina. Un mondo vasto caratterizzato da ecosistemi differenti e la svolta intesa a introdurre nella serie una componente esplorativa si scontrano con un comparto artistico e tecnico carenti. Le grandi potenzialità connesse al portare sempre con sé una fattoria miniaturizzata non trovano di conseguenza piena espressione, affidando al prossimo capitolo di Harvest Moon il compito di sviluppare pienamente una visione che resta comunque suggestiva e originale all’interno del genere di riferimento.

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