Hearthstone: I Bassifondi di Meccania Recensione

La quarta espansione di Hearthstone approda sui server, portando uno stravolgimento del meta e ben 132 carte nuove. Blizzard ha fatto di nuovo centro?

recensione Hearthstone: I Bassifondi di Meccania
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  • La quarta espansione di Hearthstone è finalmente arrivata sui server di gioco. I giocatori si stanno scervellando per trovare nuovi mazzi e combinazioni devastanti, mentre il meta sta lentamente mutando forma. Prima di arrivare ad analizzare i cambiamenti strutturali che le 132 nuove carte di Mean Street of Gadgetzan hanno portato al CCG digitale di Blizzard, vogliamo però soffermarci su un dettaglio passato quasi inosservato, ma che in realtà ha un'importanza considerevole. Hearthstone ha perso in via definitiva il suffisso Heroes of Warcraft, aprendo spiragli interessanti a diverse speculazioni. La prima e più scontata è che Hearthstone accoglierà in futuro anche gli altri universi Blizzard, iniziando molto probabilmente da quello di Diablo, con un rumor piuttosto insistente che vede il Signore del Terrore entrare tra le fila dei Warlock. Possiamo aspettarci una nuova avventura in tema demoniaco, o qualcosa di diverso bolle in pentola? Di sicuro c'è solo che Hearthstone è diventato ormai un prodotto di punta per Blizzard, e può camminare tranquillamente con le proprie gambe, mantenendo una sua ben precisa identità anche senza alcun collegamento a Warcraft.

    Ma questo mazzo è di Giada?

    Meccania, perla di rara bellezza incastonata nella regione di Tanaris, sta vivendo i suoi giorni migliori, e tre clan assetati di potere si contendono il dominio dei vari distretti. Gli Sgherri Torvi, i Kabala e il Loto di Giada si sono equamente divisi le nove classi del gioco e ogni vittoria che otterrete influirà direttamente sul controllo della città. Nel momento in cui scriviamo la lotta è piuttosto bilanciata, con i Kabala di poco in vantaggio (37%) sugli Sgherri Torvi (34%) e il Loto di Giada a fare da fanalino di coda (29%). È una statistica piuttosto fine a sé stessa ma che offre un senso di appartenenza che a Hearthstone fino ad oggi è mancato.

    Per ora non sappiamo se questa divisione avrà ripercussioni sul gioco, magari sulle quest giornaliere, ma speriamo che Blizzard sappia stupire anche da questo punto di vista. D'altronde la nuova espansione è stata finemente modellata attorno ai desideri dei giocatori, riducendo in primis il tanto chiacchierato RNG, e riportando in voga alcune delle classi che nell'ultimo periodo avevano sofferto maggiormente. Il paladino, dopo lo strapotere del periodo secret, è ancora tagliato fuori nella stragrande maggioranza dei casi, ma ci sono alcune tipologie di mazzo che possono tornare di prepotenza a controllare il metagame.
    Gli aggro sembrano invece vivere una nuova giovinezza e mazzi come il Pirate Warrior, che può giovare del nuovissimo Pirata Patches (un leggendario 1-1 con carica, che viene messo in campo non appena viene giocato un altro pirata qualsiasi), ma anche di tantissime carte che potenziano le armi in campo e nel mazzo, sta letteralmente spopolando tra i giocatori. È un deck veloce, che non richiede troppa strategia e che funziona benissimo per scalare i rank più bassi della classifica, soprattutto vista la breve durata dei match che lo vedono coinvolti.
    Il Pirate Warrior riesce anche a tamponare lo strapotere dei Jade Druid, mazzi controllo che hanno letteralmente ucciso tutte quelle strategie che puntavano alla chiusura tramite fatigue. L'espansione aggiunge infatti la nuova meccanica dei Golem di Giada, creature token che si potenziano ogni qual volta un altro Golem viene evocato sul campo. Sostanzialmente il primo Jade Golem sarà un semplice 1-1 mentre il decimo che verrà evocato sarà un bestione con 10 di attacco e 10 salute. Il Druido, in particolare, insieme agli acceleratori come Nourish o Innervate e il gran potere di pesca è ad oggi il mazzo più pericoloso per via della sua facilità di utilizzo. Nel giro di pochi turni può generare minacce costanti a costo bassissimo, grazie alla carta Jade Idol, che può aggiungere un golem in campo o mettere tre copie di sé stessa nel mazzo. Ovviamente la combo con Fandral è devastante, ma resta comunque un mazzo che dal sesto turno in poi può e riesce a chiudere agilmente in quasi tutte le circostanze. Altri mazzi che sfruttano i Golem di Giada come Shaman e Rogue riescono a dire la loro, ma la meccanica sembra sposarsi alla perfezione con la classe mutaforma, quindi se avete voglia di cimentarvi per qualche partita andate spediti sul druido e non ve ne pentirete.

    Il ritorno dei draghi

    I Bassifondi di Meccania non porta solo nuove meccaniche, ma prova anche a rispolverare vecchi mazzi, riuscendoci discretamente bene. Il Dragon Priest è un mostro in termini di efficacia e nella costruzione del deck carte come il Drakonid Operative (un 5/6 costo 5 con discover dal deck dell'avversario) e la Dragonfire Potion (che fa 5 danni a costo 6, a tutte le creature non drago) sono dei must have incredibili. Gran controllo del tavolo e creature difficili da rimuovere sono i suoi punti di forza, e risulta perfetto per chi non vuole impegnarsi troppo nelle partite.

    Anche i mazzi Reno (Mage o Warlock) sono tornati sotto i riflettori, soprattutto grazie a Kazakus, una leggendaria in grado di far comporre al giocatore che lo evoca una Spell dall'immensa efficacia. Dicevamo prima infatti che Mean Street of Gadgetzan tenta di ammorbidire il fattore RNG sostituendo la casualità pesante delle scorse espansioni con un più assennato discovery. Tante nuove creature e molte spell ora puntano su questa meccanica, e le magie che generano carte casuali si possono davvero contare sulle dita di una mano. Blizzard sembra insomma aver accolto a braccia aperte le lamentele dei giocatori, e lentamente sta facendo virare Hearthstone verso un gameplay più ragionato, che ammette qualche guizzo di fortuna, ma che non vuole più mettere le partite in mano a una sola giocata. Il recente nerf di Yogg-Saronn ne è la prova più lampante.
    L'ultima meccanica di rilievo che Mean Street of Gadgetzan porta in dote è il buff delle creature che abbiamo in mano. Il paladino midrange è quello che giova più di tutti di questa abilità, visto che può gonfiare a dismisura i suoi alleati e calare già dal quarto turno creature fuori curva per il loro costo in mana, con statistiche superiori a tutto ciò che l'avversario andrà a giocare, favorendo così i trade. La carta più significativa è Dopplegangster, soprattutto se abbinato a Don Han'Cho, un 2/2 a costo cinque che genera due copie di sé stesso una volta sceso in campo, rappresentando l'emblema di questa meccanica.

    Hearthstone: I Bassifondi di Meccania Hearthstone: I Bassifondi di MeccaniaVersione Analizzata PCI Bassifondi di Meccania è un'altra ottima espansione per Hearthstone. Riesce a modificare il meta, porta nuove meccaniche di gioco e rinvigorisce anche alcuni vecchi archetipi di mazzo che stavano finendo nel dimenticatoio. Il gioco di carte Blizzard è ormai maturo e procede a gonfie vele, con un piano per il futuro solido, una community alle spalle ogni giorno più viva e partecipe e tornei quotidiani, che gli permettono addirittura di mantenere salda la sua posizione nelle classifiche dei giochi più visti su Twitch. Blizzard non potrebbe insomma sperare in meglio, a noi non resta che osservare da vicino nelle prossime settimane l'evoluzione del meta, sperando che le classi meno fortunate fino ad oggi trovino la loro dimensione e che le future risse siano all'altezza delle precedenti.

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