Hearthstone La Sfida di Rastakhan: Recensione della nuova espansione

La Sfida di Rastakhan sembra essere il classico contenuto di fine anno, in attesa di una stagione tutta nuova per il card game Blizzard.

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  • Come accade sovente, il periodo dicembrino rappresenta il momento perfetto per tracciare il bilancio dell'anno che sta per chiudersi. Dato che stiamo parlando di Hearthstone, se vogliamo essere precisi questo ha anche un nome: Anno del Corvo. E anche questo è ormai agli sgoccioli. La stagione infatti si concluderà ufficialmente con il mondiale all'inizio dell'anno che sta per giungere. Blizzard, però, non poteva concludere questo intenso 2018 senza aver prima deliziato la propria, immensa platea di appassionati con l'ennesimo contenuto aggiuntivo dedicato al suo amato card game. Seguendo un ritmo ormai collaudato (e indipendentemente dalla necessità di dover opporre resistenza alle novità sul mercato: leggasi Artifact) il colosso di Irvine ha gettato in pasto ai giocatori, sempre affamati di novità e bilanciamenti, una espansione tutta nuova. Presentata ufficialmente alla BlizzCon e svelata con il consueto carosello di reveal nelle settimane successive che ci ha accompagnato sino all'uscita, La Sfida di Rastakhan, sembra voler seguire la via intrapresa dalla precedente, non brillantissima Operazione Apocalisse.

    Se ci voltiamo indietro, il percorso ci appare chiaro. Dopo le molteplici novità introdotte in Boscotetro (prima espansione del nuovo corso), ci si aspettava che il card game targato Blizzard continuasse sulla strada intrapresa proprio a inizio 2018. Dopo Boscotetro, in effetti, la ladder ha subito un sensibile mutamento, grazie a archetipi inediti e alle nuove meccaniche di gioco. Invece, lo slancio iniziale è andato lentamente scemando, portando a una seconda espansione con poche novità e a quello che è sembrato un generale periodo di "stanca" sotto il profilo creativo. Momento che pare continuare anche con l'avvento di Re Rastakhan.

    Tutti nell'arena!

    Vecchi e nuovi fan dell'universo di Warcraft non avranno alcuna difficoltà a riconoscere il "tema" di questo nuovo set. Da un lato infatti Battle for Azeroth, la nuova espansione dell'MMORPG più famoso al mondo, ha svelato l'esistenza del millenario impero troll Zandalari e del suo sovrano (Re Rastakhan, appunto) mentre, dall'altro, la vecchia guardia si ricorderà molto bene la selvaggia zona tropicale che circonda la Gurubashi Arena (a proposito, qualcuno ha mai "vinto" la Booty Run?).
    L'Arena, costruita molto tempo fa dalla tribù troll Gurubashi, è un ricettacolo di prigionieri, assassini prezzolati e ogni altro tipo di avventuriero che desideri mettersi alla prova per chetare la propria sete di sangue e di bottino. Ne La Sfida di Rastakhan l'appiglio "narrativo" a cui viene agganciata l'espansione appare molto semplice ed efficace: Re Rastakhan ha dato il proprio benestare per il più grande torneo che Azeroth abbia mai visto. I migliori combattenti troll (e non) hanno iniziato a convergere verso la Gurubashi Arena per dimostrare il proprio valore. Il tutto, ovviamente, sotto l'occhio vigile dei Loa, déi e spiriti protettori caratteristici del pantheon troll.
    Nella modalità single-player (che uscirà tra qualche giorno), denominata Rumble Run (o Sfida dei Loa, in italiano), l'obiettivo sarà proprio questo: sconfiggere gli avversari, scalare i ranghi dell'Arena e dimostrare di esser i migliori combattenti di Azeroth.

    Questo leitmotiv permea e indirizza comunque l'intera espansione, come di consueto composta dalle canoniche 135 nuove carte. Nonostante vi sia una sola keyword inedita: Annientamento (si attiva quando, nel proprio turno, le carte con questa abilità infliggono ai servitori nemici più danni rispetto alla loro salute), la Sfida di Rastakhan presenta anche altre novità dedicate. Primi fra tutti i Loa che citavamo poco fa. Questi esseri divini si manifestano attraverso dei - costosi - campioni leggendari, uno per ogni classe, i quali nonostante possiedano degli effetti interessanti, non possono esser considerati dei veri e propri meta-definer. Più affascinanti e utili, invece, sono gli Spiriti associati al Loa della classe che deciderete di giocare.

    Questi particolari servitori, furtivi nel turno in cui vengono giocati, possono contare su un basso costo di evocazione e su un'efficacia decisamente maggiore nel breve termine. Ad esempio lo Spirito dello Squalo, associato al Loa del Ladro, fintanto che rimane sulla board consente di attivare per due volte gli effetti "combo" e "grido di battaglia" dei servitori. Ancora, lo Spirito della Lince, associato al Cacciatore, fornisce un "+1/+1" a ogni bestia evocata.
    In perfetta sinergia con lo spirito dell'espansione, anche un nuovo eroe ha fatto il proprio ingresso nell'Arena. Questa volta è stato il turno del Cacciatore a esser baciato dalla fortuna, che ha accolto Zul'jin. Il combattente leggendario, al modico costo di evocazione di ben dieci cristalli di mana, rilancia tutte le magie usate dal giocatore nel corso della partita. Non per niente, uno dei primi deck a schizzare tra le preferenze degli appassionati è stato proprio lo Spell Hunter. Tutti i cacciatori là fuori, bistrattati da tempo, possono ora contare anche su buone possibilità di vittoria anche con un archetipo "recruit", grazie alle nuove magie che permettono la pescata e l'evocazione rapida di bestie dal mazzo.
    Nonostante il meta sia ancora abbastanza ballerino e si debba ancora assestare, abbiamo comunque notato una certa tendenza dei giocatori a ripresentare l'archetipo Odd Mage, con una combo inedita: Baku e una fastidiosa (per l'avversario) new entry, Jan'alai il Dragonfalco, che consente di gettare nella mischia un certo Ragnaros.
    Non solo: pare esser tornato in auge anche il Control Paladin, grazie a carte come Shirvallah la Tigre. Non proprio adatto ai deck budget ma molto efficace.
    Per chi, invece, ne ha abbastanza di bestie, elementali e draghi e si vuole immergere nel magnifico mondo dei pirati, ha iniziato a girare anche un Pirate Rogue abbastanza potente e divertente da usare. L'archetipo è sostenuto da carte nuove come "Squadra d'Incursione" (che permette di pescare due pirati, più un'arma), "Raffica di Cannone" e la leggendaria "Capitan Zannuncino" (evoca tre pirati dal mazzo e fornisce loro Assalto).

    In questo momento, insomma, non abbiamo ancora visto grosse novità, complice anche il fatto che l'espansione precedente non era stata poi così scoppiettante. Certo, il meta post release si sta ancora assestando e alcune carte paiono interessanti e foriere di strategie eclettiche. Al di là di qualche archetipo balzato in testa alle preferenze dei giocatori, però, non si è ancora alzato quel vento di fervore e rinnovamento che abbiamo sentito in altre occasioni.
    La Sfida di Rastakhan, in questo senso, paga probabilmente anche il fatto di essere l'ultima espansione prima dell'inizio della nuova stagione che, in teoria, dovrebbe presentare ancora qualche traccia dell'operato del buon Ben Brode, partito per altre avventure a metà anno. Vedremo cosa ci riserverà il 2019.

    La nuova "rivoluzione" esport

    Come sappiamo Blizzard, per il proprio card game, punta fortemente anche sulla creazione di un ecosistema esport che non sia solo remunerativo e competitivo, ma anche divertente da guardare e in grado di trasformare i giocatori più meritevoli in vere e proprie star. Dopo la conclusione della stagione 2018, la struttura competitiva di Hearthstone subirà l'ennesima ristrutturazione, cambiando nuovamente volto. Il nuovo corso inizierà subito dopo il World Championship e assegnerà addirittura più di quattro milioni di Dollari di montepremi.
    Il sistema competitivo verrà stratificato su tre diversi livelli. Il primo consisterà in eventi di qualificazione aperti a tutti, la maggior parte dei quali saranno giocati online. Guadagnare il biglietto di qualificazione, poi, garantirà al vincitore l'entrata in uno dei tre tornei su invito.

    Ogni Invitational avrà un montepremi di 250.000 Dollari. Blizzard ha inoltre confermato che saranno previsti diversi Invitational in tutto il mondo sino al 2020 e oltre. Il livello più alto della competizione Hearthstone verrà chiamato "competizione premiere (o esclusiva)". In teoria, questo nuovo percorso dovrebbe metter maggiormente in evidenza i protagonisti, rendendo più semplice per i fan seguire la scena competitiva e appassionarsi alle principali personalità.
    Ora non ci resta che attendere la conclusione dell'Anno del Corvo per capire che strada prenderà e come si evolverà il card game targato Blizzard anche sotto il profilo competitivo.

    Hearthstone: Rastakhan's Rumble Hearthstone: Rastakhan's RumbleVersione Analizzata Android GamesLa Sfida di Rastakhan sembra essere il classico contenuto da “fine anno”, nell'attesa che una nuova stagione (e, quindi, l'ennesima rotazione dei set standard) arrivi a portare una ventata d'aria fresca al card game targato Blizzard. L'Anno del Corvo, insomma, pare chiudersi in modo abbastanza tranquillo, così come è stato per buona parte del 2018. Si è probabilmente preferito mantenere il meta in una “comfort zone” priva di grossi scossoni e incredibili ribaltoni, stando a quanto visto in questa prima settimana nella ladder. Qualche buona aggiunta, va detto, c'è e permette a determinati archetipi di rialzare la testa in ladder. In alcuni casi, però, esiste anche il rischio che alcuni tipi di deck che già spadroneggiano da un po' (leggasi Odd Mage o Druido) restino non solo in prima fascia ma si rinforzino ulteriormente. Certo, attualmente il meta è ancora in piena evoluzione e i giocatori stanno sperimentando diverse soluzioni, maneggiando le novità introdotte dall'espansione. Solo il tempo potrà darci precisamente conto degli equilibri che si andranno a formare. Annientamento (la nuova meccanica prevista da quattordici carte del set), così come gli Spiriti e i Campioni dei Loa, sono novità interessanti anche se non dotate della forza necessaria per sconquassare la ladder. Non ci resta che goderci questi mesi invernali in compagnia di Re Rastakhan e attendere il nuovo anno di Hearthstone.

    7.5

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