Hell Let Loose Recensione: uno sparatutto realistico e simulativo

Dopo più di un anno in Early Access su Steam, il simulatore bellico Hell Let Loose è disponibile nella sua versione finale.

Hell Let Loose
Recensione: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Se da un lato i più popolari sparatutto sul mercato come Battlefield e Call of Duty, con gli ultimi capitoli, hanno puntato sempre di più all'immediatezza e alla frenesia dell'azione (qui potete recuperare la nostra anteprima di Battlefield 2042), esistono anche software house che vogliono soddisfare le richieste di una nicchia di pubblico più avvezza a esperienze dal taglio simulativo. Tra i titoli che seguono tale filosofia troviamo Hell Let Loose, uno shooter sviluppato da Black Matter e pubblicato da Team17, il quale, dopo una lunga permanenza tra i prodotti in Early Access su Steam, è finalmente approdato sul client Valve nella sua versione definitiva. Abbiamo trascorso un bel po' di ore al fronte e provato tutte le particolari meccaniche di questo sparatutto, e siamo pronti a raccontarvi tutti i dettagli nella nostra recensione.

    La guerra non è per tutti

    Hell Let Loose è uno sparatutto con visuale in soggettiva esclusivamente online, ambientato durante la Seconda Guerra mondiale e caratterizzato da un gameplay decisamente complesso. Senza alcun tipo di tutorial, il giocatore finisce sin da subito in trincea e deve apprendere autonomamente le meccaniche che riguardano ogni singolo aspetto della produzione.

    Al netto di un gunplay che vira verso l'arcade, proprio come abbiamo visto in Enlisted (la nostra prova di Enlisted è a portata di click), e l'assenza di limiti alla corsa, tutti gli altri aspetti si orientano verso la simulazione, compreso il time to kill praticamente nullo che permette ai giocatori di eliminarsi anche con un solo colpo di pistola. A rendere però unico il gioco è la struttura dei team in competizione, entrambi composti da 50 utenti: ciascuna squadra è infatti dotata di un Comandante e i restanti 49 soldati sono suddivisi in team più piccoli, ai quali viene assegnato un ufficiale. Ed è qui che entra in gioco il peculiare sistema di comunicazione, poiché il Comandante può parlare via radio con gli ufficiali, i quali a loro volta possono interfacciarsi con i sottoposti e coordinare le azioni nei vari checkpoint in giro per la mappa. La coordinazione è importante anche ai fini della gestione delle risorse, grazie alla quale emerge la componente strategica di Hell Let Loose: che si tratti di benzina o materiali per la costruzione, tutti accumulati nel corso della partita, questi possono essere investiti esclusivamente dal Comandante.

    Questo elemento della squadra, che deve aver raggiunto il Livello 10 per poter assumere tale ruolo, dispone di un menu unico attraverso il quale ha la possibilità di gestire le risorse e attivare bombardamenti, richiamare rifornimenti aerei o costruire piccole strutture di supporto per la squadra.

    In situazioni del genere è quindi richiesta la costante comunicazione tra i membri del team, poiché solo in questo modo è possibile tenere la situazione sotto controllo e conoscere i movimenti degli alleati in ogni frangente (non è infatti presente una mini-mappa sempre a schermo e la cartina dell'area non è di facile interpretazione). Se tale aspetto rappresenta un pregio di Hell Let Loose, bisogna anche precisare che non è da tutti riuscire a trovare un gruppo con il quale sfruttare a pieno queste meccaniche di gioco: del resto, tramite matchmaking non è sempre facile incontrare utenti disposti a collaborare e a comunicare.

    Altrettanto importante è la scelta del ruolo, poiché nel titolo Black Matter non c'è una profonda personalizzazione delle classi, ad eccezione di qualche elemento estetico e la scelta dell'arma (non personalizzabile con accessori): ogni giocatore non ha la facoltà di scegliere liberamente quale classe utilizzare, poiché ciascuna di esse può essere selezionata solo da un numero di giocatori predefinito e, tranne il fuciliere, tendono ad essere tutte occupate piuttosto in fretta.

    Nel corso delle nostre prove abbiamo infatti faticato a selezionare il cecchino, dato che questo ruolo risulta parecchio gettonato e i pochissimi slot disponibili vengono immediatamente scelti dai compagni di squadra. Da un lato queste limitazioni contribuiscono a creare delle fazioni equilibrate, ma dall'altro possono rendere frustrante l'esperienza di chi vuole giocare in uno specifico ruolo, magari per aumentarne il livello e sbloccare le altre armi primarie. Se il grado di esperienza generale ha il solo scopo di consentire al giocatore di ottenere più uniformi per modificare l'estetica dei soldati, è il livello della classe che ha un impatto sul gameplay e dà accesso a bocche da fuoco extra.

    La lunga marcia verso la vittoria

    A fare da sfondo ai match troviamo una corposa serie di mappe realizzate con grande cura e tramite l'ausilio di immagini satellitari, le quali hanno contribuito a rendere ogni singolo scenario molto credibile. Dopotutto si tratta di un prodotto che vuole dare ai giocatori l'opportunità di vivere un'esperienza quanto più vicina possibile al secondo conflitto mondiale e permette loro di farsi la guerra in location come Carentan, Foy, la Foresta di Hurtgen, Kursk, Omaha Beach e Stalingrado.

    C'è anche da dire, tuttavia, che si tratta di spazi enormi, nei quali il ritmo dell'azione è molto dilatato, e spesso occorre attendere anche parecchio tempo prima di entrare nel vivo della battaglia. Per un giocatore privo di esperienza Hell Let Loose rischia dunque di trasformarsi in una lunga maratona solitaria con una tragica fine, magari per mano di un ‘camper' posizionato tra gli alberi. Per quanto ben realizzate poi, le mappe sono incredibilmente statiche e non danno al giocatore alcun modo per interagire con l'ambiente: non parliamo solo di assenza di elementi distruttibili, ma anche di porte o comuni barili esplosivi. A rendere poi l'esperienza abbastanza frustrante ci pensano i lunghi tempi di attesa tra un respawn e l'altro, il quale può avvenire presso uno qualsiasi dei punti di controllo conquistati.

    A tal proposito, Hell Let Loose include solo due modalità di gioco: Warfare e Offensive. Nella prima le due squadre controllano ciascuna il 50% della mappa e devono fare il possibile per sovrastare il nemico conquistando i punti di controllo che vengono posizionati proceduralmente.

    In Offensive, invece, un team ha il controllo totale dell'arena e gli avversari devono lottare con le unghie e con i denti per strappargli progressivamente porzioni di mappa.
    Come potete intuire, Hell Let Loose è un gioco in cui l'obiettivo è quello di andare alla conquista dei checkpoint e l'eliminazione dell'avversario è sì importante ma non essenziale: che si colpisca o si elimini un nemico, non vi sarà alcun tipo di indicatore a schermo per segnalare a voi o agli altri membri della squadra che qualcuno è caduto in battaglia. Si tratta di una scelta ben precisa da parte degli sviluppatori, dal momento che uccidere i soldati del team avversario è solo uno dei tantissimi modi per accumulare punti e contribuire alla vittoria.

    Qualche sbavatura di troppo

    L'aspetto meno curato di Hell Let Loose è senza ombra di dubbio il suo comparto tecnico, il quale presenta numerosi difetti più o meno gravi. Al netto degli ottimi modelli delle armi, della discreta realizzazione delle truppe e di texture ambientali che contribuiscono a dare al prodotto un colpo d'occhio notevole, troviamo anche una qualità piuttosto scadente di edifici e vegetazione, senza contare il fastidioso effetto di pop up dell'erba e di altri elementi dello scenario che in determinati frangenti risulta poco piacevole e spezza il coinvolgimento.

    È come se gli sviluppatori non avessero posto la medesima cura in ogni singolo aspetto del gioco e il risultato è un comparto grafico altalenante. Non mancano anche i piccoli bug legati alle collisioni tra giocatori o al sistema attraverso il quale si possono scavalcare piccoli ostacoli che contribuiscono ad infastidire il giocatore nei momenti più concitati. A chiudere il cerchio troviamo un livello di ottimizzazione che lascia parecchio a desiderare e che rende difficile raggiungere framerate costanti anche su PC performanti. Sia chiaro, questi problemi non rendono il titolo ingiocabile e non rovinano l'esperienza, ma in un prodotto di questo genere è importante riuscire ad immedesimarsi a fondo, e le suddette problematiche potrebbero far storcere il naso ai giocatori più esigenti.

    Hell Let Loose Hell Let LooseVersione Analizzata PCHell Let Loose non è un gioco per tutti ed è molto probabile che chi cerca solo uno sparatutto ambientato nella Seconda guerra mondiale possa non apprezzarlo. Si tratta infatti di un prodotto pensato esclusivamente per un pubblico hardcore che non ha paura dei lunghi tempi che intercorrono tra una morte e l'altra e che non può essere categorizzato come un semplice shooter in prima persona. Hell Let Loose è un'esperienza che punta a ricreare situazioni quanto più simili possibile a quelle di un reale conflitto e ciò comporta un approccio lento e ragionato che va in netto contrasto con altre produzioni moderne, che puntano tutto sull'immediatezza e sul caos. Se siete pronti a chiudere un occhio su alcuni fastidiosi problemi tecnici ed è proprio questo il tipo di simulazione che state cercando, allora potreste trovare in Hell Let Loose ore ed ore di divertimento con i vostri più fidati compagni di squadra.

    7.5

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