High on Life Recensione: risate e pallottole dagli autori di Rick and Morty

Ecco il nostro verdetto su High on Life, il folle sparatutto realizzato da Squanch Games, lo studio fondato da Justin Roiland, papà di Rick and Morty.

High On Life
Recensione: Xbox Series X
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Xbox Series X
  • Il modo più semplice per descrivere High on Life è paragonarlo ad un lungo spin-off interattivo di Rick e Morty, la serie cult cui Justin Roiland deve gran parte del suo successo e che rappresenta a tutti gli effetti la matrice della produzione videoludica di Squanch Games, il team fondato nel 2016 dal vulcanico autore californiano. Non è certo un caso se il nome dello studio, inizialmente chiamato Squanchtendo (immaginiamo che qualcuno a Kyoto non abbia gradito la cosa), è un esplicito omaggio all'equivalente di "puffare" utilizzato nel multiverso del dinamico duo, perlopiù in riferimento ad articolate pratiche di sfregamento autoerotico.

    L'aderenza del gioco ai canoni umoristici di Roiland rappresenta quindi uno dei suoi principali punti di forza, nel quadro di un'industria dove è sempre più difficile confrontarsi con la sensibilità del pubblico, specialmente quello d'oltreoceano. Pur trattandosi di un titolo tutto sommato coraggioso, però, High on Life non è riuscito a conquistarci appieno, tanto sul versante narrativo che su quello ludico.

    Strafatti di vita

    Proprio come il suo progenitore televisivo, High on Life è un prodotto intriso di uno humor tanto cinico quanto sboccato, sorretto da una scrittura che - armata di zaino protonico e arguzia - insegue lo zeitgeist senza curarsi dei criteri del "politicamente corretto", reinterpretando l'assurdismo camusiano in materiale da sitcom. Partendo da questi presupposti, appare lampante che il requisito fondamentale per apprezzare l'opera di Squanch Games è proprio un buon grado di sintonia con l'umorismo di Roiland, che satura ogni frangente ludico con una grandinata di battute dense di nichilismo intergalattico, satira pop e trivialità ridanciane.

    Tanto per fare un esempio, ad un certo punto vi ritroverete nell'inventario un fusto stracolmo di seme alieno, ottenuto come campione gratuito dopo un dialogo che spinge l'immaginazione in posti decisamente scomodi. Se è vero che momenti come questo, talvolta associati a brutali fratture della quarta parete, finiscono per costellare l'avventura di un concento di risate "de panza", la durata della campagna e la frequenza dei siparietti orchestrati dal team mettono in luce il principale limite di una comicità che funziona meglio a dosi ridotte, magari nella cornice di una trama più concentrata e con qualche sfumatura dissonante, come le note drammatiche che talora adombrano la sceneggiatura degli episodi di Rick e Morty. Parlando dell'intreccio di High on Life, questo si presenta sin da subito come un semplice pretesto per le gesta del giocatore: nei panni di un adolescente scapestrato, saremo dunque chiamati a contrapporci alle mire del G3, un consorzio malavitoso intenzionato a tramutare l'umanità in una fonte sostenibile di sballo psicotropo.

    A sostenerci nell'impresa troveremo l'ex cacciatore di taglie Gene e un manipolo di armi senzienti, che oltre a fornirci la necessaria potenza di fuoco per sopravvivere alle minacce del cartello, si occuperanno di riempire a suon di chiacchiere il vuoto lasciato dal mutismo del protagonista. Si tratta di un'intuizione brillante, che funziona soprattutto in virtù della buona caratterizzazione di ciascuna delle armi a disposizione dell'utente, da recuperare portando a termine le missioni che, di taglia in taglia, ci vedranno assottigliare i ranghi del G3, fino alla battaglia finale col temibile Garmantuous.

    Lungo il percorso, come anticipato, incapperemo in una sterminata sequela di situazioni al limite dell'assurdo che, tra alti (alcune trovate sono nientemeno che geniali) e bassi, riescono a compensare piuttosto bene le inconsistenze della sceneggiatura, col supporto di un immaginario sci-fi colorito e stimolante. Sfortunatamente, però, anche il gameplay mostra qualche flessione di rilievo, che mina il potenziale della ricetta messa a punto da Squanch Games.

    Divertente sì, ma con riserva

    Le radici ludiche di High on Life affondano nella tradizione degli arcade shooter per dar vita ad un gunplay semplice ma generalmente funzionale, che affida alle peculiarità dell'arsenale il compito di amplificare la varietà delle sparatorie che scandiscono la progressione.

    Al nostro primo compagno di avventure, la spara-muco Kenny (sostanzialmente una versione tascabile di Morty), si aggiungerà ben presto la spingarda Gus, seguita a ruota dalla pistola ad aghi Sweezy e dal massiccio Creatura, un prolifico padremadre di famiglia capace di proiettare sul campo una quantità infinita di letali mostriciattoli.

    L'eccellente diversificazione di questi ciarlieri strumenti di morte, ciascuno dotato di almeno una modalità di fuoco secondaria, è di fatto la colonna portante di un gameplay che in prima battuta incoraggia l'utente a sfruttare per intero le capacità del suo corredo bellico, salvo poi scontrarsi con una ripetitività di fondo che, strada facendo, si farà sempre più marcata. Il ridotto assortimento delle schiere nemiche (sorrette da un'IA indubbiamente cagionevole), unito alla scarsa varietà situazionale degli scontri, tende infatti a ridurre l'efficacia del flusso battagliero, che in coda ad ogni missione culmina in boss fight non sempre esaltanti.

    Sebbene questi cedimenti non compromettano la godibilità complessiva del titolo si ha comunque la sensazione che il team di sviluppo non sia riuscito a valorizzare appieno il proprio concept. La possibilità di acquistare mod per alterare il comportamento delle armi, ad esempio, appare un po' sottoutilizzata, e lo stesso discorso vale anche per gli elementi da metroidvania inseriti nella formula, per la gran parte legati alle capacità speciali dei Gatliani. Fatta eccezione per il rampino di Tello, un pugnale con evidenti tendenze omicide, il contributo delle altre pistole senzienti su questo specifico fronte non brilla come dovrebbe, a maggior ragione considerando come l'esplorazione - specialmente in fase di "backtracking" - proponga premi piuttosto modesti, generalmente limitati a qualche moneta in più da spendere presso il banco dei pegni di Blim City, il principale hub della campagna. Se il numero e la diversità delle ambientazioni non è di per sé un problema, le lacune sul versante ludico possono quindi accrescere il senso di "déjà vu" suscitato dalle trasferte spaziali del protagonista, per quanto i folli intercalari offerti dalla scrittura aiutino spesso a risollevare la situazione.

    Ci preme comunque ribadire che, al netto dei suoi eccessi e dei suoi difetti, High on Life resta un prodotto meritevole e a suo modo unico, più che capace di offrire al pubblico una decina d'ore stracariche di esilaranti facezie e divagazioni sul tema dello sterminio intergalattico. È uno di quei casi in cui le qualità distintive di un'opera ludica riescono a sminuire l'impatto delle sue mancanze più significative, regalando alla platea un'esperienza di valore.

    Ad una dimensione di distanza da Rick e Morty

    Anche dal punto di vista grafico High on Life manifesta limiti piuttosto evidenti: ogni aspetto del titolo, dalla modellazione poligonale alle animazioni (in particolar modo quelle facciali), mostra infatti margini di miglioramento più o meno ampi, nel quadro di una proposta che comunque trae forza da una direzione artistica in grande spolvero, figlia dell'estro creativo di Roiland e pertanto vicinissima all'estetica della sua opera più celebre.

    Il buon lavoro svolto sul fronte del level design, che gestisce in maniera intelligente gli spazi ludici, contribuisce alla pregevolezza della resa globale, talvolta celando efficacemente i succitati limiti. Proprio in virtù della sua particolare cifra stilistica, l'avventura di Squanch Games rende facilissimo soprassedere su gran parte delle sue asperità tecniche, a maggior ragione considerando che l'ultima patch del gioco sembra aver risolto in via definitiva i problemi di frame rate presenti al lancio su Xbox Series X (ora il titolo resta solidamente ancorato ai 60 fps).

    Su PC High on Life non si dimostra particolarmente oneroso per l'hardware, sebbene l'assenza del supporto a tecnologie come DLSS e FSR possa rendere la vita più difficile ai possessori di configurazioni con qualche annetto sulle spalle. Più in generale, l'elenco delle opzioni disponibili garantisce al gioco una buona scalabilità, benché la gamma dei settaggi non sia eccezionalmente nutrita.

    Per quando l'ultima versione del titolo includa ancora qualche bug, cui si aggiunge l'occasionale imprecisione delle hitbox (specialmente impugnando il potente Gus), il bilancio complessivo del comparto tecnico si chiude con valori sostanzialmente positivi, in linea con quelli che caratterizzano una produzione non certo perfetta, ma sicuramente più che degna del tempo richiesto per raggiungere i titoli di coda.

    High On Life High On LifeVersione Analizzata PCIl nuovo gioco di Squanch Games è un prodotto che si muove tra alti e bassi, un andamento oscillatorio che riguarda in particolar modo un comparto ludico con asperità evidenti. Sebbene anche sul fronte narrativo non tutto funzioni alla perfezione, il carattere esuberante della scrittura dà spesso vita a situazioni tanto folli quanto esilaranti, che non mancano di impreziosire il titolo di Roiland con le sfumature tipiche della sua opera più celebre, aumentando di netto il valore complessivo dell’esperienza. Proprio l’estro indomabile del team di sviluppo, che brilla anche sul versante estetico, rende High on Life una produzione meritevole delle attenzioni del pubblico, specialmente di quell’ampia platea di giocatori che riconosce in Rick e Morty una delle serie animate più brillanti degli ultimi anni.

    7.2

    Che voto dai a: High On Life

    Media Voto Utenti
    Voti: 43
    6.9
    nd