Hood Outlaws & Legends Recensione: furti multiplayer nel medioevo

Abbiamo testato a lungo l'opera dei ragazzi di Sumo Digital Newcastle: le nostre impressioni sul controverso Hood Outlaws & Legends.

Hood Outlaws & Legends Recensione: furti multiplayer nel medioevo
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  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato la nostra esperienza con le prime scorribande in compagnia di Robin Hood e dei suoi fidi compagni di malefatte, che potete leggere nell'anteprima di Hood Outlaws & Legends. Il titolo, sviluppato dai ragazzi di Sumo Digital Newcastle, si propone come una delle novità più rilevanti di questo maggio videoludico, assieme alla Legendary Edition di Mass Effect, a Resident Evil Village e all'imminente Biomutant. In effetti, sin dal suo reveal, il concept attorno cui ruota l'intera struttura di Hood: Outlaws & Legends è sempre riuscito ad ammaliarci, complici alcune delle intuizioni alla base del titolo: il contesto storico, ad esempio, gli elementi folkloristici che permeano la leggendaria figura di Robin di Loxley e della sua banda, la scelta di uno stile visivo cupo e a tinte gotiche.

    La struttura di Hood

    La promessa di esplorare le possibilità offerte dal motto "rubare ai ricchi per dare ai poveri", poi, fece entrare Hood direttamente nella nostra wishlist, nonostante qualche riserva dettata soprattutto dalle (del tutto dimenticabili) esperienze avute con titoli dalle meccaniche simili (Raid WWII, chi se lo ricorda? Per rinfrescarvi la memoria ecco la recensione di Raid World War 2). Ora, dopo le molte ore passate nella versione dark della Britannia del ‘200 in compagnia di ladri sconosciuti e vecchi amici, siamo pronti a dirvi la nostra su Hood Outlaws & Legends.

    Prima di addentrarci nella nostra disamina si rendono necessarie due precisazioni. L'opera di Sumo Digital Newcastle rientra pienamente del concetto di "ever-evolving game". Ciò significa che, per la sopravvivenza del titolo, sarà decisivo il supporto post lancio. Su questo punto ci torneremo tra breve. Quindi, come sempre accade in questi casi, l'esperienza di gioco che abbiamo potuto vivere in questi giorni sarà, molto probabilmente, del tutto stravolta nei prossimi mesi.

    Il voto che troverete in calce all'articolo, infine, rappresenta il risultato di un attento e ragionato bilanciamento tra il presente e il futuro di una IP che potrebbe crescere e - perché no? - trovare magari nuova linfa grazie a un suo ipotetico inserimento nell'offerta Game Pass di Microsoft, almeno su PC.

    Un concept diverso dal solito

    Come vi abbiamo già anticipato, al netto di alcune buone idee e di un concept sicuramente diverso dal solito, la proposta di Sumo Digital Newcastle si presenta sul mercato in maniera tutt'altro che impeccabile.
    Il titolo, dopo un breve tutorial in cui è possibile prendere confidenza con la struttura ludica e con le peculiarità di ogni protagonista, ci getta senza troppi complimenti nella mischia. Hood: Outlaws and Legends si propone infatti come un titolo eretto sulle fondamenta dell'acronimo PvPvE, ultimamente sempre più in auge. Gli esperimenti che mescolano meccaniche multiplayer competitive/cooperative con la classica interazione "ambientale" si stanno infatti moltiplicando, basti pensare (anche se il genere d'appartenenza è tutt'altro) al recentissimo Scavengers (per saperne di più date una occhiata alla nostra prova di Scavengers).

    Non aspettatevi, insomma, una campagna single player che esplori il mito di Robert di Loxley. Il multiplayer, invece, si suddivide in due diversi percorsi, uno dei quali, cooperativo PvE, permette a un party di quattro giocatori di prendere confidenza con gli eroi e le mappe, in rapine in cui gli unici avversari sono gli uomini dello Stato, capeggiati ovviamente dal mastodontico e inarrestabile Sceriffo di Nottingham.

    La modalità di gioco principale, invece, è proprio quella "competitiva", in cui due bande rivali si contendono i proventi derivanti da un colpo. Con quattro giocatori per parte, il matchmaking appare ancora oggi funestato da lunghe code, nonostante il cross play sia attivo di default. Un aspetto che sicuramente andrà migliorato in futuro, così come da pensare sarà una gestione dei ban e delle penalità per chi esce dalla partita o mette in atto comportamenti del tutto contrari al buon senso. Oltre alla possibilità di segnalare i giocatori, non sembra esserci molto altro al momento per contrastare il fenomeno.

    I quattro di Sherwood

    Ad ogni modo, quattro sono i giocatori di ogni banda e altrettante sono le classi attualmente disponibili, ognuna dotata di salute e resistenza differenti, così come di un'abilità "ultimate" che si ricarica con il tempo.
    Per ricondurre il tutto ai concetti tradizionali, troviamo un Robin Hood in salsa dark (senza volto, per espressa scelta stilistica), ovvero il DPS del gruppo, cultore dell'arco e di altri piccoli sotterfugi: letale sulla lunga distanza e da altezze elevate, il personaggio risulta pressoché inutile negli scontri corpo a corpo. Marianne la Cacciatrice è invece l'assassina, una maestra di furtività in grado di eseguire assassinii e attacchi sulla media distanza con la sua balestra a ripetizione. Il mastodontico John l'Attaccabrighe è il classico tank del gruppo: lento, robusto ed estremamente potente (tanto che può aprire saracinesche tramite le quali far passare i compagni e accorciare il percorso). Tooke è invece il Mistico, ovvero la classe di supporto. Il monaco ha una doppia utilità: può curare i compagni e menare come un fabbro - dalla distanza - con il suo Flagello. I quattro possono essere selezionati e personalizzati nel Nascondiglio, ovvero la base operativa dei nostri malfattori raggiungibile tra una rapina e l'altra.

    Guadagnando esperienza e facendoli salire di livello infatti non si sbloccheranno solo alcune varianti estetiche dei personaggi, ma anche dei perk dedicati con cui potenziare ancor di più ogni membro della banda. Le classi, pur interessanti sulla carta, risultano comunque piuttosto sbilanciate e rappresentano proprio uno dei punti deboli del titolo.

    Come funziona Hood Outlaws & Legends?

    Ridotto nella sua essenza, un match di Hood si divide in tre fasi: nella prima le bande devono individuare lo Sceriffo di Nottingham, il quale perlustra la location senza seguire un pattern preciso. Poi, avvicinandosi furtivamente, lo si deve borseggiare per recuperare la chiave della camera blindata, che custodisce il forziere ricolmo d'oro.
    Una volta portata a termine questa operazione - complicata solamente dalla presenza di altri avversari umani aventi lo stesso obiettivo - inizia la seconda fase, ovvero l'individuazione della camera blindata e la conseguente sottrazione dello scrigno. La fase finale, invece, consiste proprio nel portare il baule in uno dei luoghi deputati all'estrazione ed evidenziati sulla mappa. Una volta giunti al punto designato e poggiata la cassa su un argano si apre una nuova sottofase che possiamo ribattezzare "scorta statica". Avete presente la modalità multiplayer a cui ci riferiamo? Ebbene, in Hood uno o due giocatori sono chiamati ad azionare il macchinario che porterà in salvo il bottino. Essendo il momento più concitato e confusionario dell'intero match, il percorso del forziere è scandito da checkpoint da cui l'estrazione riparte in caso di stop.

    Una baraonda indomabile

    Di interruzioni se ne verificano davvero tante, perché in un unico luogo confluiscono non solo gli uomini dello Stato e lo Sceriffo stesso (capace di mettere k.o. chiunque con un singolo colpo) ma anche i giocatori avversari che, ribaltando le sorti dello scontro, possono proseguire l'estrazione del bottino avvantaggiati dai progressi fatti in precedenza.

    Nonostante il titolo sembri invitare il giocatore, almeno sulle prime, ad adottare uno stile di gioco furtivo e discreto, l'intero match alla fine si risolve sempre in una grande baraonda di sangue, dardi e mazzafrusti fiammeggianti. L'approccio stealth, infatti, viene limitato sostanzialmente alla sottrazione della chiave allo Sceriffo e successivamente gambizzato da scelte strutturali tutt'altro che comprensibili.

    Possibile portare il bottino sino al punto di estrazione senza farsi scoprire? Certo, ed è anche piuttosto soddisfacente, nel caso in cui possiate contare su compagni di squadra con cui comunicare e con una buona intesa. Tutto viene vanificato, però, una volta che si inizia a sollevare il forziere. L'intera guarnigione a guardia del tesoro improvvisamente si mette in allarme e ci piomba addosso. Per non parlare, poi, della furia dei giocatori avversari.

    Il punto d'estrazione, insomma, diviene il fulcro di una battaglia all'ultimo sangue in cui primeggia più la forza bruta che furbizia e ingegno. Per garantirsi lo spawn dopo ogni uccisione i giocatori devono conquistare alcuni punti di controllo posti in luoghi strategici della mappa. Chiaramente, più vicina sarà la resurrezione, più velocemente si potrà tornare in battaglia. Purtroppo è proprio in queste dinamiche che il titolo dei Sumo Digital Newcastle presta il fianco alle maggiori criticità.

    Già, perché alcuni personaggi appaiono indubbiamente più forti degli altri e l'assenza di una coda dei ruoli rende gli scontri sbilanciati. Può capitare infatti di trovarsi contro quattro Tooke, o altrettanti John con la loro forza bruta, o ancora quattro Raminghi con la loro pioggia di frecce dalla distanza. Non sarebbe un problema se le classi fossero, pur con le loro rispettive peculiarità, bilanciate. Invece ve ne sono alcune palesemente avvantaggiate, in particolare Robin Hood con il suo arco e Tooke con la sua mazza chiodata. Questi due, da soli, possono tenere tranquillamente in scacco gli avversari a causa del range dei loro attacchi e dell'enorme quantità di danni che infliggono rispetto a Marianne o allo stesso John.

    Inoltre, l'impossibilità di essere accoppiati a giocatori del medesimo livello di abilità nel matchmaking innalza la barriera all'entrata per i nuovi giocatori. Trovarsi di fronte ad avversari che non solo hanno già molta esperienza ma hanno anche capito come trarre vantaggio dalle debolezze della struttura ludica trasforma la partita in un frustrante massacro, spesso nei pressi degli spawn point.

    Il bottino

    Una volta conclusa la rapina starà a noi decidere se essere dei lestofanti egoisti e tenerci parte (o tutto) il bottino, oppure far pendere l'ago della bilancia della Giustizia in favore del popolo bisognoso elargendo i denari così duramente sottratti allo Stato.
    Qualsiasi sia la scelta, vi sono dei vantaggi posti su entrambi i piatti. Gonfiando le nostre tasche di provetti malandrini, ad esempio, è possibile acquistare nuove armi e personalizzazioni estetiche per i membri della banda.

    Se, invece, si vuol prediligere la generosità a tutto vantaggio della plebe vessata, si va ad aumentare il livello del nascondiglio. Ampliandolo si sbloccheranno nuove opzioni estetiche per i quattro eroi e aumentando il loro livello, invece, è possibile equipaggiarli con perk specifici che vanno ad esaltarne le caratteristiche.

    Britannia in salsa Dark Gothic

    Le ambientazioni, studiate e realizzate dagli artisti del team di sviluppo, appaiono indubbiamente ricche di fascino. La preponderanza di toni cupi contribuisce a sottolineare l'idea della presenza schiacciante e oppressiva dello Stato tiranno, incarnato dallo Sceriffo.

    Pur non spiccando per qualità tecnica, grazie all'Unreal Engine Hood riesce comunque a regalare scorci piuttosto suggestivi, soprattutto per ciò che riguarda gli ambienti interni, realizzati con una cura certosina che spesso stride con ciò che si trova all'esterno.

    Inoltre, dobbiamo evidenziare la qualità del level design: le sei location proposte sono infatti ampie e stratificate, con molteplici percorsi possibili e diverse scorciatoie. Una qualità, quest'ultima, più adatta a missioni single player che non a un multiplayer in cui l'azione alla fine si concentra tutta in un unico punto della mappa per la maggior parte del tempo.
    A fare una magra figura è invece la modellazione poligonale dei personaggi e soprattutto le loro animazioni, ingessate e macchinose.

    Inoltre, il titolo soffre di diversi problemi nella gestione della fisica, tanto da permette compenetrazioni poligonali imprevedibili e surreali, oltre a buffi effetti ragdoll.Infine, l'ottimizzazione su PC lascia piuttosto a desiderare: frame rate ballerino, match ancora instabili con shutdown improvvisi ci hanno accompagnato in ogni singola sessione di gioco.

    La road map di Hood

    Come dicevamo in apertura, il titolo crescerà nel corso dei prossimi mesi: una più che discreta quantità di contenuti gratuiti per tutti i giocatori è infatti attesa nel corso del primo anno di vita. Stando alla road map presentata dal team di sviluppo, Hood si amplierà con eventi stagionali per la community, una nuova mappa, un personaggio e una modalità di gioco inedita, oltre a non meglio specificate "major gameplay addition".

    Insomma, di carne al fuoco ce n'è abbastanza e sembra che gli sviluppatori stiano già lavorando alacremente per sistemare alcune delle criticità riscontrate in questi giorni. Dal canto nostro, continueremo a seguire con attenzione Hood e saremo pronti a rivedere il nostro giudizio, se e quando sarà possibile.

    Hood: Outlaws and Legends Hood: Outlaws and LegendsVersione Analizzata PCI ragazzi di Sumo Digital Newcastle cercano di proporre un'esperienza ludica diversa dal solito e indubbiamente intrigante, almeno sulla carta. Hood: Outlaws & Legends, infatti, è un prodotto atipico, coraggioso per molti versi, che non si nasconde dietro facili soluzioni. Se consideriamo l'attuale panorama videoludico, questo rappresenta sicuramente un punto a favore di una IP originale, sviluppata da un gruppo di una sessantina di persone. Purtroppo però l'originalità, l'indefesso impegno e la promessa di una futura espansione contenutistica sono fattori che, da soli, non bastano. Per andare oltre la sufficienza (soprattutto alla luce del prezzo a cui viene proposto in questo momento) si doveva fare qualcosa in più. Al solito, non parliamo di "semplici" contenuti, bensì di molti piccoli accorgimenti nella costruzione del matchmaking, di una più attenta realizzazione tecnica e di una maggiore cura nel bilanciamento generale. Come abbiamo ripetuto nel corpo della recensione, il titolo sta muovendo ora i suoi primi passi e sembra avere un buon futuro davanti a sé. Lasciamolo crescere.

    Abbiamo testato Hood: Outlaws & Legends con un Asus ROG Zephyrus M

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel Core i7-10750H
    • RAM: 16 GB
    • GPU: NVIDIA GeForce GTX 1660Ti
    6.5

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