Horizon 2 Forbidden West Recensione PS5: l'Ovest Proibito è spettacolare

Abbiamo esplorato l'open world insieme ad Aloy, abbattuto macchine inferocite e temibili ribelli: eccovi la nostra recensione di Horizon Forbidden West.

Horizon Forbidden West: Recensione PS5
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  • PS4 Pro
  • PS5
  • C'è un motivo, se lo chiamano l'Ovest Proibito. Tra le sue foreste di foglie e metallo, in mezzo a dune sabbiose, sulle vette ammantate di neve, nei limpidi abissi e fra rovine di metropoli corrose dal tempo, si annidano minacce persino più mortifere di quelle che la coraggiosa Aloy ha affrontato nel primo atto della sua leggenda (a questo link, trovate la recensione di Horizon Zero Dawn). L'Ovest è una meta lontana, "proibita" perché ostile alle tribù dell'Est, temuta perché poco conosciuta: lì si racconta che le macchine siano più aggressive, e le brame degli uomini più insaziabili. Tutto sembra più grande: il pericolo, la ricompensa, e persino la verità. La stessa che credevamo di conoscere dopo gli eventi di Zero Dawn, ma che - a quanto pare - ha ancora molto da confessarci (se volete rinfrescarvi la memoria, qui trovate il riassunto di Horizon Zero Dawn). Fedele alla nomea della terra da cui prende il nome, Forbidden West è un Horizon di proporzioni più estese, ma saggio quanto basta da non dimenticare mai il senso della misura, limitandosi ad affinare ed espandere, con intelligenza, le debolezze e le virtù del capostipite. Un sequel dai tratti monumentali nel quale la ricompensa vale il pericolo, e dove la verità ha il retrogusto dell'epica.

    Così si fa un sequel

    Nei calderoni di Guerrilla Games, Horizon Forbidden West è stato forgiato con lo scopo di limare gli aspetti maggiormente "difettosi" dell'intelaiatura originale e massimizzarne i punti di forza. La continuità ludica e concettuale con Zero Dawn ha dunque la sua ragion d'esistere, anche in virtù di una narrazione che prende piede pochi mesi dopo la conclusione della precedente epopea. La coerenza in questo caso non è però affatto sinonimo di pigrizia.

    Aspettarsi una completa rivoluzione, in un capitolo dalla natura peraltro cross generazionale, è probabilmente un errore di prospettiva che rischia di svalutare in parte, e in maniera ingiusta, un'opera tutt'altro che rinunciataria. Forbidden West è un seguito che non ha il coraggio né la volontà di stravolgere una formula già in passato molto apprezzata, eppure che possiede una piena consapevolezza dei propri mezzi espressivi e prova a valorizzarli al meglio. Il risultato non è un'esperienza troppo conservativa, né una rivoluzione: è piuttosto un fruttuoso equilibrio che trae il meglio da Zero Dawn e comincia a gettare le fondamenta per il futuro. Definire questo secondo atto una diretta propaggine del primo episodio è senza dubbio corretto; l'importante è non considerare tale definizione con un'accezione negativa. Così come la sua protagonista, anche Horizon è cresciuto, fino a giungere a piena maturazione: familiare nei toni e nelle dinamiche di gameplay, eppure a suo modo innovativo nell'introduzione di caratteristiche, strumenti e possibilità che amplificano il respiro dell'avventura.

    L'arrampicata più libera, la capacità di nuotare sott'acqua, l'uso del rampino e di vari gadget non sono certo feature particolarmente originali, e anzi appaiono il più delle volte già ampiamente sfruttate in altri esponenti del genere action-adventure a mondo aperto. Ciononostante, se contestualizzato nella struttura di Horizon, il loro inserimento rappresenta un considerevole valore aggiunto, che contribuisce a rendere il viaggio di Aloy ancora più folgorante di quello vissuto cinque anni fa.

    La ricchezza dell'Open World

    Quant'è bello l'Ovest: si estende persino oltre l'orizzonte del visibile, e pian piano che nuove regioni, catene montuose e vaste praterie si manifestano dinanzi ai nostri occhi, veniamo immediatamente pervasi dal desiderio di raggiungerli. Non è la grandezza della mappa a lasciarci spesso senza fiato, perché in fondo l'area esplorabile non è esponenzialmente più ampia di quella di Zero Dawn. A sbigottirci sono state invece la sua diversità, la varietà di biomi attraversabili, la densità della sua fauna, sia di metallo che di carne.

    L'Ovest Proibito è un crogiolo di ambientazioni che, senza eccezione, offrono scorci di bellezza stupefacente, di gran lunga superiore ai panorami già ammirati nel primo Horizon: che siano semplici boscaglie, coste oceaniche dardeggiate dal vento, ruderi del passato austeri come se fossero antichi giganti assopiti, oppure colossali costruzioni meccaniche che troneggiano nel paesaggio, tutto trasmette un senso di maestosa riverenza.

    Il mondo di Forbidden West ci parla costantemente con la sua direzione artistica, ci chiede di salvarlo da una piaga che avvelena la terra, gli animali e gli uomini; ci stimola a visitarne ogni anfratto, dalle cime più tortuose alle profondità oceaniche, e lo fa offrendoci nuovi strumenti, mezzi e capacità per esplorare l'Ovest con sufficiente libertà, senza più gli obsoleti vincoli di Zero Dawn. Ora Aloy può scalare un gran numero di superfici, i cui appigli sono evidenziabili con la rapida attivazione del focus:

    non siamo ancora ai livelli del totale dominio dell'ambiente come in un Assassin's Creed, dato che permangono comunque alcuni punti ai quali la protagonista non può aggrapparsi, ma la verticalità del mondo di gioco è enormemente più accentuata, con un conseguente incremento della piacevolezza dell'esplorazione. La Salvatrice di Meridiana ha poi in dotazione anche un rampino e un alascudo, tramite i quali - rispettivamente - agganciarsi con rapidità a sporgenze lontane e planare dolcemente da altezze vertiginose: simili strumenti arricchiscono la navigabilità della mappa, riducono al minimo gli ostacoli ambientali e, se utilizzati con accortezza e tempismo, donano alla mobilità di Aloy un tocco di spettacolarità in più, col contribuito di una regia che sembra sempre pronta a valorizzare le animazioni della salvatrice di Meridiana.

    A piedi o in groppa alle macchine domate con l'immancabile override, muoversi lungo l'Ovest Proibito è dunque un continuo susseguirsi di meraviglie naturali e metalliche, tra i quali spuntano qua e là insediamenti umani, culla delle nuove tribù con cui Aloy dovrà combattere o allearsi. Ciascuna possiede specifici indumenti, usanze e rituali, e ogni villaggio manifesta una conformazione architettonica unica e riconoscibile.

    Questi luoghi di ristoro sono una costante fonte di attività da intraprendere: si parte dalle dicerie che svelano zone nascoste, e si arriva fino a elaborate missioni secondarie, senza contare l'ovvia presenza di mercanti, fabbri e venditori di pozioni. Ogni area è più popolata rispetto a quanto visto in Zero Dawn, e sebbene alcuni personaggi di contorno continuino a perseverare in una condizione di staticità, l'impatto complessivo si rivela parecchio più coinvolgente.

    Le missioni e le attività

    La ricchezza contenutistica di Forbidden West non è mai soverchiante, né risulta asservita alle esigenze di un accumulo indiscriminato. Gli incarichi da completare sono anzi ben settorializzati in differenti categorie, e tutti a loro modo propongono alcune variazioni alla formula tripartita che sorregge l'impianto ludico: esplorazione, combattimenti e arrampicata.

    Troveremo quindi classici avamposti ribelli da liberare, rovine da scandagliare alla ricerca di tesori, torri da scalare, e poi contratti di recupero e terreni di caccia. Viaggiate, analizzate, scoprite tutto ciò che la mappa ha da offrire: mossi dalla curiosità potrete finire in una zona ignota, patria di Gusciatroci o Scavazzanna, oppure in qualche isoletta in alto mare (se la vedete, potete raggiungerla), sotto la quale - nelle profondità - si celano ruderi e preziosi.

    Per scendere giù negli abissi sarà comunque indispensabile sbloccare un apposito dispositivo che vi permette di respirare sott'acqua: quando lo otterrete, si aprirà dinanzi ai vostri occhi una porzione della mappa prima irraggiungibile. Non aspettatevi dalle profondità marine la stessa estensione delle zone in superficie, ma non commettete neppure l'errore di sottovalutare i piaceri delle immersioni subacquee.

    Nessuna attività si dimostrerà mai davvero noiosa, anche se a tratti la ridondanza farà inevitabilmente capolino tra una commissione e l'altra; per svagarvi potrete allora cimentarvi in una partita al mini gioco Batosta Meccanica, o scalare gli iconici Collilughi, o tuffarvi a capofitto nei Calderoni, complessi dungeon sintetici dove le macchine vengono forgiate. Qui, tra fasi di platforming e ardue boss fight, avrete la facoltà di ottenere gli override per le bestie metalliche, da cavalcare o da domare per servirsene come aiuti temporanei in battaglia. Nei villaggi sarà possibile partecipare anche alle Fosse da mischia, sfide di lotta corpo a corpo in cui migliorare le abilità in combattimento e apprendere le combo più efficienti. C'è tanto da fare, parecchio da scoprire, molto con cui divertirsi: il tutto con una morigeratezza che non ci farà mai sentire sopraffatti dalla mole di attività a disposizione. È poi encomiabile che uno degli aspetti migliori di Forbidden West sia rappresentato proprio da ciò che in Zero Dawn era invece un grosso punto debole: stiamo parlando delle missioni secondarie affidateci dai personaggi in cui ci imbatteremo.

    Persino gli incarichi che partono come le più banali fetch quest finiscono inaspettatamente per rivelarsi mini-avventure parallele che propongono non solo un racconto di spessore, ma anche sequenze di gioco ad alto tasso di spettacolarità. I comprimari che incontreremo ci presenteranno storie personali che vale quasi sempre la pena ascoltare, così da conoscere sia più dettagli sul loro carattere, sia usanze e culture delle tribù a cui appartengono.

    Molte secondarie ci porteranno a conoscere insediamenti ignoti, che la main quest non ci avrebbe permesso di incontrare, e alcune di queste fasi collaterali culmineranno in boss fight che nulla hanno da invidiare agli scontri più intensi della campagna. Ecco perché vale assolutamente la pena godersi appieno l'Ovest Proibito, armandosi di coraggio, strumenti e risorse per compiere lunghi viaggi in avanscoperta. Ricordate però di prestare la dovuta attenzione durante i vostri spostamenti: questo ecosistema è il regno di tantissime macchine, contro le quali sarà spesso assai arduo riuscire a sopravvivere.

    Aloy vs le macchine

    Vecchie e nuove conoscenze incroceranno il Focus di Aloy: il bestiario di Forbidden West non è solo numericamente più esteso, ma anche qualitativamente più impattante. Le inedite creature di metallo sono straordinarie, sia nella realizzazione che nei pattern d'attacco, mentre quelle già note (provenienti anche dal DLC The Frozen Wilds) hanno subito un visibile "upgrade" sul piano delle animazioni e della resa estetica, dando vita a battaglie di caratura notevolmente più alta di quelle combattute in Zero Dawn.

    Che gli scontri con le belve meccaniche rappresentino il punto di forza della saga è indubbio, e questo sequel non fa altro che ribadirlo a gran voce. Gli striduli richiami dei Foraterra, il tremore dei passi del Tremorzanna, il sibilo distorto dell'Aspidente sono segni distintivi di macchine che, in virtù della loro mostruosa caratterizzazione, sono riconoscibili anche da grandi distanze, mentre zampettano, rovistano o solcano le praterie e gli orizzonti dell'Ovest. Affrontarle significa impegnare i propri riflessi e mettere a segno strategie vincenti: il più delle volte, attaccare a testa bassa è preludio di una rovinosa caduta, e soprattutto contro le belve più grosse occorre pianificazione, utilizzo oculato degli strumenti a disposizione, analisi sia dei punti deboli del nemico sia del terreno dello scontro.

    In Forbidden West l'ambiente sa essere un alleato, nella forma di colonne sulle quali arrampicarsi in per sfuggire a branchi di Codafrusta e riprendere fiato, o in quella di antiche rovine che possono far da scudo momentaneo all'assalto frontale di un Gusciatroce.

    Questi supporti proposti dal level design sono però distruttibili, ecco perché non potremo abusarne: il loro crollo ci costringe a cambiare approccio in corso d'opera e massimizza con carattere il dinamismo dell'azione. Nei duelli contro le macchine Forbidden West è puro spettacolo, tra parti di metallo che saltano, effettistica a profusione, riflessi accecanti ed attacchi elementali che rendono il terreno di scontro un palcoscenico pirotecnico. Aloy dovrà prendere la mira, scagliare frecce incendiare o corrosive per indebolire le corazze, colpire dall'alto, muoversi in silenzio, sfruttare qualche bestia addomesticata o l'aiuto di compagni che, di tanto in tanto, ci affiancheranno nelle missioni.

    Non potremo controllarli direttamente, né impartire ordini offensivi o difensivi, e la loro effettiva utilità si esaurisce nel lancio di munizioni supplementari. Ma va bene anche così: nella foga della battaglia bisogna concentrarsi solo sul nemico, evitarne le cariche usando i timidi intervalli di invulnerabilità garantiti dalle schivate, posizionare le trappole, mirare alle parti sensibili, scoccare, trafiggere. Sono davvero toste, queste creature, soprattutto le varianti più aggressive delle forme base: ci sono quelle che fuggono, quelle che si muovono prevalentemente in gruppo, quelle che aspettano con pazienza sottoterra, quelle che ci piombano addosso dal cielo. Prendersi il tempo per studiare le macchine e analizzarne i pattern comportamentali finirà dunque per offrire ben più di una sorpresa.

    Lo stesso può dirsi per le fasi subacquee, dove il combattimento passa in secondo piano per lasciar spazio a un avanzamento silenzioso, in cui utilizzare le bombe fumogene o i cumuli di alghe e celarsi alla vista delle creature marine. In fondo Forbidden West funziona a meraviglia anche se vissuto come una sorta di "safari meccanico", alla scoperta di una fauna sensazionale. Se escludiamo qualche tentennamento della telecamera nelle mischie più caotiche, i duelli contro le bestie sono estasianti, un trionfo di clangore metallico che inebria ed esalta.

    Scontri tra uomini

    Passare dalle schermaglie contro le macchine alle zuffe con i ribelli delle tribù è purtroppo un percettibile balzo indietro. Gli scontri con gli esseri umani in Forbidden West sono ancora, sfortunatamente, l'anello debole dell'intelaiatura. Attenzione, però: simili duelli sono sì meno stimolanti delle mischie con le belve meccaniche, anche sul piano della difficoltà, ma non per questo appaiono poco piacevoli da affrontare; il passo in avanti rispetto a Zero Dawn è anzi avvertibile, benché non significativo come avremmo sperato.

    Anzitutto, Aloy ha aumentato la sua agilità, e ne consegue una maggiore mobilità durante l'esecuzione delle combo, ora più varie ed eleganti: volendo, è possibile massimizzare la resa scenica delle battaglie, e per farlo occorrerà anche un certo tempismo nella concatenazione degli input. Attuare combinazioni maggiormente elaborate si dimostra in fin dei conti un vezzo estetico più che una necessità per abbattere i bersagli, che il più delle volte cadono giù con la solita alternanza di colpi leggeri e pesanti.

    Aumentare il grado di sfida (a "difficile" e "molto difficile") è sì un incentivo in più per attaccare con attenzione, tuttavia in linea di massima l'andamento dei duelli segue pressoché sempre i medesimi schemi. I nemici restano un po' ingessati, anche se presentano più pattern d'attacco e un'intelligenza artificiale leggermente meno stazionaria: alcuni provano a schivare con più tempismo, altri sfruttano le macchine per assalti frontali, altri ancora recuperano le armi pesanti dei nemici caduti e cercano di togliersi dalla nostra linea di tiro.

    C'è da dire comunque che le tipologie di avversari non sono poi così diversificate, e la presenza di parti di armature removibili aumenta la durata dello scontro più che la sua complessità. Anche la progressione in stealth (a cui è dedicato un intero ramo dello skill tree, quello dell'Infiltratrice) offre più soluzioni tra abilità attive e passive, ma non è a nostro avviso l'approccio preferibile in Forbidden West, vuoi per un'IA non certo brillante, vuoi perché in fin dei conti menar fendenti - considerate le diverse soluzioni offensive - si rivela parecchio più divertente. Guerrilla ha dunque imparato dagli errori commessi in Zero Dawn, eppure il combattimento con i ribelli non ci è parso all'altezza degli altri elementi distintivi del gameplay.

    Il senso di crescita

    In base alla nostra esperienza di gioco, condotta a livello normale con qualche deviazione per le missioni secondarie, ci vorranno tra le 25 e le 30 ore per completare la main quest. Un quantitativo destinato ovviamente ad aumentare di parecchio nel caso in cui si decida di terminare ogni incarico lasciato in sospeso, che resta accessibile durante la fase di endgame. Nel corso della sola campagna primaria, considerando il numero di XP elargiti, non riuscirete a sbloccare tutti i rami dei sei alberi dei talenti disponibili: ecco perché occorrerà scegliere progressivamente in quale approccio impiegare le proprie risorse, per quanto una build ibrida risulti di certo la soluzione più equilibrata.

    Migliorare le doti da superstite per preservare la salute, affinare i talenti da guerriera e incrementare le capacità di controllo delle macchine sono requisiti utilissimi per sopravvivere nell'Ovest Proibito: il senso di crescita è costante, mai troppo squilibrato, benché non tutte le skill abbiano a nostro avviso la medesima efficacia. Ogni albero possiede in aggiunta una propria Carica Valorosa, una sorta di mossa speciale da attivare al riempimento di un'apposita barra. Anche in questo caso siamo dell'idea che specifici potenziamenti siano effettivamente più utili di altri, e nelle battaglie contro boss o manipoli di nemici assai aggressivi - se azionate con consapevolezza - possono trarci d'impiccio dalle situazioni più pericolose. Le classi di armi, presenti in discreta quantità tra archi, fionde e lance, posseggono una propria tecnica speciale da sbloccare tramite punti abilità, previo il riempimento della barra del vigore. Risulta insomma evidente che Forbidden West provi a fornire agli utenti tante opzioni per personalizzare al meglio il proprio stile di gioco, dandogli l'opportunità di valutare anche quali abiti e strumenti perfezionare con l'investimento delle risorse recuperate lungo l'esplorazione e dai corpi delle macchine.

    L'equilibrio nello sviluppo del personaggio mostra qualche cenno di cedimento solo in alcune porzioni dell'endgame, quando il livello delle secondarie accettate nelle prime fasi di gioco e ancora incomplete non si adegua al grado raggiunto da Aloy sul finire della main quest.

    Questo significa che potreste trovarvi ad affrontare un incarico di livello 10 con un rango 37, annullando quasi del tutto il gusto della sfida. È comunque possibile ovviare artificialmente a questo limite modificando a piacimento (e in ogni momento) la difficoltà dal menù impostazioni.

    Tutta la bellezza del meccanico West

    Se esplorare l'Ovest Proibito è un'attività così ammaliante, il merito risiede anche nella sontuosa messa in scena. Su PlayStation 5 Forbidden West è mastodontico, con una densità del colpo d'occhio, un campo visivo e una resa tecnica così vigorosi da farci dimenticare in un lampo che, in fin dei conti, ci troviamo pur sempre davanti a un prodotto cross-gen.

    Texture, fonti di luce, dettagli su architetture, tessuti ed effettistica raggiungono traguardi elevatissimi, con la complicità di un ambiente sempre in movimento, sferzato dal vento, dalla pioggia e dalle tormente di neve. Tutto si muove, tutto sembra vivo e avvolgente. Le uniche note stonate sono ravvisabili in qualche bug, in un'espressività facciale non sempre convincente, e in momenti che, per ragioni che preferiamo non anticiparvi, mettono seriamente sotto sforzo l'ammiraglia di Sony. Restando in tema, se volete sapere come si comporta il gioco sulla console old gen di Sony, vi suggeriamo di leggere il nostro speciale su come gira Horizon Forbidden West su PS4 Base.

    Quel che rende però così magnetico l'Ovest Proibito non è la conta poligonale, bensì la già citata direzione artistica, con differenti biomi che si susseguono con un'armonia inusitata. I villaggi, le rovine, le città della costa, e persino le distese desertiche: in Forbidden West tutto si nutre di un'ispirazione francamente invidiabile, che siamo certi vi toglierà il fiato a più riprese.

    Le risoluzioni delle versioni PS5, PS4 Pro e PS4 BaseChe Horizon Forbidden West sia ammirevole dal punto di vista grafico è fuor d'ogni dubbio. Proviamo ora a entrare un po' più nel dettaglio, elencando le caratteristiche delle tre versioni del gioco, grazie ai dati ufficiali fornitici direttamente da Sony. L'edizione PS5, come sappiamo, propone due modalità: l'opzione Risoluzione viaggia a 30fps e a 2160p, con una combinazione di TAA e FXAA (due tecniche di anti-aliasing che contribuiscono a rendere l'immagine più pulita); la modalità Performance invece alza i fotogrammi a 60fps, e con l'upscaling tramite checkerboard raggiunge una risoluzione di 1800p. PS4 base ovviamente non supera i 30fps, e presenta una risoluzione in 1080p con un connubio di TAA+FXAA; dal canto suo, anche PS4 Pro si ferma a 30 fps, ma con upscaling in checkerboard raggiunge i 1800p. Tutte le versioni sfruttano poi una risoluzione dinamica per mantenere costante il frame rate quando necessario.

    Tanta grandezza visiva viene valorizzata dalla modalità Risoluzione, che sceglie la via del 4K e blocca il frame rate a 30 fps con qualche oscillazione al ribasso nei frangenti di maggiore densità; se preferite, nulla vi vieta di diminuire la risoluzione e viaggiare a 60 fps, abbastanza stabili, in modalità Prestazioni, sacrificando il livello di dettaglio complessivo in favore di una migliore fluidità nelle arrampicate e nei combattimenti. Non si tratta di una decisione molto ardua, dal momento che potrete passare da un'opzione all'altra istantaneamente tramite il menù, con effetti immediati, e in nessuno dei due casi l'art design perderà un briciolo del suo fascino. Per noi, questo è ciò che più conta. La cornice audiovisiva trae beneficio anche dall'ottima colonna sonora e dal poderoso sound design, coadiuvato da un buon doppiaggio in italiano e dall'utilizzo dell'audio 3D. Un plauso spetta infine all'uso del DualSense, che s'avverte in molteplici occasioni: nella tensione di una corda, nella vibrazione dopo una scarica elettrica, durante le capriole, nell'apertura dell'alascudo, nelle incursioni subacquee, nel feedback dei colpi di lancia e persino nel crepitio del fuoco accanto a un falò, in modi sempre percettibili ma mai invasivi. Un consiglio: tenete saldo il pad tra le mani anche durante le cinematiche.

    Aloy e le storie dell'Ovest Proibito

    Più delle macchine, più dell'Ovest, più della direzione artistica: è Aloy il vero perno di Forbidden West, volto e anima dell'opera di Guerrilla Games. Combattiva, ardimentosa, arrogante, eppure a suo modo fragile, fallibile, spaventata: Aloy è un personaggio incredibilmente umano in un mondo artificiale. Il suo percorso evolutivo è sempre credibile, così come più sfaccettate sono le sue sfumature caratteriali.

    I rapporti che instaura con gli altri comprimari danno corpo a un tessuto narrativo ben scritto, a cui manca per ovvie ragioni quel guizzo di originalità che contraddistingueva il primo episodio. La trama prova a compensare con tante vicende intrecciate, con qualche colpo di scena assestato al punto giusto, e con una buona dose di mutamenti di prospettiva sul finale dell'avventura: funziona, incuriosisce, e lascia un po' destabilizzati. Si avverte forse l'esigenza di sorprendere con una certa costanza il giocatore, di scardinarne le certezze sino alla fine, e i risultati si fanno a volte un po' altalenanti. Il racconto è sempre comunicativo, estremamente diretto nella manifestazione delle emozioni, e le sottigliezze psicologiche sono ridotte al minimo. Quella di Horizon è una storia d'ampio respiro che si esprime in un linguaggio universale, con chiarezza e limpidezza, senza tralasciare qua e là un pizzico di retorica. Ci sono purtroppo antagonisti che avrebbero meritato un maggiore approfondimento, cambi di fonte troppo repentini, e nei pressi della conclusione il ritmo accelera palesemente, eppure l'impatto di alcune sequenze centra a dovere il bersaglio.

    Forbidden West potrà dunque non avere la stessa carica innovativa del capostipite, ma è in grado di raccontare molto meglio la sua storia: la sceneggiatura è infatti più spigliata e la regia ha beneficiato di un miglioramento pienamente visibile. Permangono però ancora transizioni poco eleganti che fungono da collante tra le scene, e animazioni facciali abbastanza ingessate, ben lontane dagli standard di altri lavori a marchio PlayStation Studios come The Last of Us Parte 2 e God of War.

    Queste incertezze passano per fortuna in secondo piano, soverchiate da campi larghi che abbracciano la vastità dell'Ovest e dalla complessa mitologia che regola le leggi di quel mondo. Una terra nella quale, a sei mesi dalla conclusione di Zero Dawn, una misteriosa piaga sta uccidendo uomini e animali.

    Vi basti questo per partire in compagnia di Aloy verso un'avventura corale che, quando parla di religione, di retaggio antico, di memoria da preservare, di sopravvivenza, amore e tempo sa esattamente dove mirare. E dove colpire.

    Horizon: Forbidden West Horizon: Forbidden WestVersione Analizzata PlayStation 5Naturale evoluzione di Zero Dawn, Horizon Forbidden West porta a pieno compimento la sua missione di sequel: ambire a vette più elevate, e raggiungerle. Guerrilla Games costruisce un mondo di assuefacente meraviglia, contenitore di culture, miti e storie da scoprire, in cui muoversi con avida curiosità, e lo fa perfezionando praticamente ogni aspetto del primo episodio. I tonanti confronti con le macchine, la maggiore libertà d’esplorazione, la superiore qualità della messa in scena, l’inebriante art design: valori produttivi e creativi di alto profilo che riducono l’impatto di alcuni pur presenti spigoli ludici e narrativi, per confezionare un’avventura in cui l’epicità galoppa a briglie sciolte. Per Guerrilla Games il sole non tramonta a Ovest.

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