Hotline Miami Collection Recensione: Killer su Nintendo Switch

La serie più celebre del catalogo Devolver Digital invade la softeca di Nintendo Switch con una raccolta all'insegna del sangue in pixel art.

recensione Hotline Miami Collection Recensione: Killer su Nintendo Switch
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • L'arrivo di Hotline Miami tra le lande di Switch è la traduzione "pad alla mano" del processo di cambiamento che sta investendo Nintendo da qualche anno a questa parte. Pensateci: quante sarebbero state le probabilità di vedere un prodotto così, politicamente scorretto e deviato fino al midollo, sugli schermi di una qualsiasi delle console che hanno preceduto l'avvento dell'ibrida di Kyoto? Ne è riprova il fatto che, curiosando tra le softeche di Wii U e 3DS, non troverete traccia né del primo né del secondo capitolo, nonostante non vi fossero reali ostacoli - per lo meno tecnici - a impedire la realizzazione di eventuali trasposizioni.

    Oggi, a 2019 inoltrato, il paradigma appare invece ribaltato: il dittico cult sviluppato da Dennaton Games non può assolutamente mancare all'interno dell'eShop. Questo perché Hotline Miami - inteso come IP - rappresenta tutt'ora l'indie game per definizione, in un momento storico dove il mercato indipendente, si sa, ha individuato in Nintendo Switch la sua personale oasi felice. Senza contare che si tratta del fiore all'occhiello della produzione Devolver Digital, il "re" della sua scacchiera poiché emblema di un modo di fare videogiochi unico e fuori dagli schemi, per lo più refrattario a inseguire le mode ludiche del momento. Perciò non c'è grande stupore nell'apprendere che Hotline Miami e il suo seguito, Wrong Number, siano ora a disposizione di tutti i fan della Grande N nella forma di una Hotline Miami Collection, per altro stanata ben prima del suo annuncio ufficiale.

    Massacro in pillole

    Siamo convinti che i due Hotline Miami - il primo in special modo - non abbiano bisogno di particolari presentazioni. Puntando direttamente al nocciolo della questione, si tratta di una coppia di action game twin-stick iperviolenta e ipercinetica, dalla cifra stilistica acida e fradicia di sangue in pixel art. Si parte dalla vicenda di Jacket, protagonista dell'episodio capofila, chiamato a perpetrare una sfilza di carneficine nei luoghi indicati da dei misteriosi mandanti, non prima di essersi calato sul volto un'inquietante maschera animalesca. Carente di trama (ma forte di un'ottima impennata narrativa nei dintorni del finale), l'originale del 2012 colpisce oggi come allora per la sua essenza allucinata, i richiami "tarantiniani" e una formula di gioco assuefacente, per quanto piuttosto basilare in fatto di meccaniche. Ripreso dall'alto, l'avatar deve farsi largo fra le stanze di piccole-medie strutture labirintiche uccidendo tutte le sentinelle che ne pattugliano gli interni. Una volta in campo tutto ciò si traduce in una sequela di cazzotti, sgozzamenti, pistolettate e teste fracassate a suon di calci in faccia e colpi di spranga, mentre in sottofondo un tappeto di musica trance e techno picchia ugualmente duro. Variando l'approccio alle esecuzioni e inanellando combo aumenta il punteggio a chiusura di ogni stage, il che equivale a sbloccare nuove armi e maschere (queste ultime conferiscono al personaggio delle abilità peculiari, più o meno utili a seconda della mappa affrontata). L'azione tende a farsi nervosa e frenetica ma, nel contempo, è buona abitudine dedicare qualche secondo alla pianificazione degli assalti. Basta infatti che un solo colpo degli avversari vada a segno affinché il Nostro si ritrovi col cervello in poltiglia, costringendoci a ritentare dall'ultimo check point.

    Dal canto suo Hotline Miami Wrong Number veste lo stesso abito formale del predecessore, tanto che all'esordio non furono in pochi a bollarlo frettolosamente come il più comune dei "more of the same". La realtà dei fatti è un'altra, poiché il sequel rappresenta un'evoluzione in piena regola del titolo primogenito: certamente dal punto di vista del gameplay, ma in particolar modo in termini di ambizioni del racconto. Un pool di personaggi protagonisti - forieri di una sorta di narrazione a staffetta - e una scrittura molto più attenta alla qualità dei dialoghi sono solo due degli elementi alla base di una storia assai più a fuoco che in precedenza, stratificata e ricca di sub-plot appassionanti.

    La stessa scelta d'introdurre più di un (anti)eroe giocabile giova sensibilmente alla varietà di gioco, nella misura in cui indossare i panni di tanti interpreti differenti obbliga l'utente a programmare ogni missione secondo specifiche strategie: basti pensare alle fasi incentrate su Evan Wright, giornalista che non è in grado di ammazzare gli avversari, bensì solamente di stordirli. Quel che proprio non cambia dal primo al secondo Hotline Miami, semmai, è l'intransigenza di una sfida che non perdona distrazioni, spronando chi impugna il controller a farsi furbo anche nei confronti di un'intelligenza artificiale antagonista che (s)fortunatamente troppo scaltra non è.

    Sangue ibrido

    Passando alla Collection per Switch, siamo di fronte a una tipica raccolta che compie lo stretto indispensabile per portare i suoi contenuti all'attenzione della nuova utenza. A dirla proprio tutta, anzi, il pacchetto rinuncia persino a una feature di Wrong Number piuttosto apprezzata, ossia l'editor di livelli, originariamente inserito nella versione PC durante i mesi post-lancio. Si può passare sopra questa mancanza in virtù del fatto che, come scrivevamo, i fan Nintendo più ostinati si troveranno dinanzi alla prima (forse unica?) occasione utile a entrare in contatto con due piccoli gioielli di genere; calcolando poi che la veste ibrida che Switch suole riservare al suo intero parco titoli, nel caso specifico di Hotline Miami, calza più che mai a pennello. C'è poco da dire sul prodotto fruito in modalità fissa, non essendo granché differente dagli altri porting per console da salotto.

    Senza grosse sorprese, è invece l'assetto portatile a ritagliarsi un ruolo centrale all'interno di questa edizione, facendosi vanto dell'ormai scontata bellezza dell'esperienza in mobilità ma anche di un control scheme (mix analogico-tattile molto simile a quello sperimentato su PS Vita) adeguato all'hardware e perfettamente aderente alle dinamiche di gioco. Ecco quindi che alle levette è lasciato l'onere del movimento e della mira, mentre ai dorsali spetta il dovere dell'azione brutale, si traduca in un pugno ben assestato, uno sparo o nel lancio di un'arma per tramortire il malcapitato dalla distanza. D'altro canto con uno dei due grilletti si effettua il lock-on sul tanghero più vicino - un comando, va detto, con qualche lacuna sin dai tempi delle prime release - mentre con l'altro è possibile dare un'occhiata al di là dei bordi dell'inquadratura, operazione eseguibile anche spostando il dito sul touchscreen. Poche altre chiacchiere: il sistema nel suo complesso funziona, e tanto basta.

    Spiace al contrario notare come la Hotline Miami Collection, oltre ai pregi, si porti appresso anche le stesse storture tecniche riscontrate nelle opere originali.

    Per l'esattezza la questione riguarda soprattutto l'Hotline Miami numero uno, oggi come in principio inquinato da alcuni bug più o meno fastidiosi che hanno la brutta abitudine di palesarsi nei momenti meno opportuni. Da parte nostra siamo incappati in situazioni in cui la telecamera, erroneamente decentrata, ci impediva di visualizzare la scena in maniera corretta; oppure nell'impossibilità di terminare lo stage di turno perché bloccati in un bizzarro loop ludico volto a "resuscitare" i nemici già assassinati all'infinito. Magagne che, a sette anni dalla prima pubblicazione di un prodotto, sarebbe giusto spazzar via una volta per tutte.

    Hotline Miami Collection Hotline Miami CollectionVersione Analizzata Nintendo SwitchDopo aver portato la sua ricetta a base di globuli, piastrine e mescalina sulle piattaforme di Sony e Microsoft, Hotline Miami fa irruzione anche su Nintendo Switch con una collection che, al prezzo di circa venticinque euro, pone sullo stesso piatto l’episodio di fondazione e il suo seguito del 2015. Dire che ci voleva è quasi superfluo: la coppia di action-shooter di Dennaton e Devolver fa parte di quei capolavori che non meritano di essere assenti da qualsivoglia libreria digitale, a maggior ragione dal catalogo di una console che sembra fatta apposta per accoglierli. Specialmente con la macchina da gioco in modalità “undocked”, la formula si dimostra subito a suo agio, immediata e senza pietà proprio come al debutto. Dispiace solo che la Hotline Miami Collection rinunci a porre rimedio agli sporadici difetti di programmazione che si manifestavano -e ancora si manifestano- in corso di partita. Forse il sintomo di un po’ di pigrizia, che tuttavia non ha il benché minimo potere di affossare l’enorme valore di una serie giustamente diventata di culto.

    8

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