Hungry Shark World Recensione: lo squalo sono io

La serie Hungry Shark, popolare su iOS e Android, arriva su PlayStation 4, Xbox One e Switch con risultati purtroppo non esaltanti...

recensione Hungry Shark World Recensione: lo squalo sono io
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Disponibile per
  • Mobile Gaming
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • È difficile capire quale sia il desiderio atavico che porta il videogiocatore a voler interpretare la grande, poderosa e terribile figura dello squalo. Il predatore marino che terrorizza i bagnanti dei lidi oceanici, gozzovigliando al vertice della catena alimentare, è tanto minaccioso e affascinante da aver ispirato grandi opere di letteratura e cinematografia (dall'intramontabile Jaws alla tonante saga di Sharknado), e sembra ormai intenzionato ad addentare anche il mercato videoludico. Per qualche strano motivo che chi scrive non riesce completamente a spiegarsi, del resto, trovarsi nelle pinne del pescecane dev'essere un'esperienza potenzialmente entusiasmante, a giudicaer delle ultime tendenze del settore. Se durante il PC Gaming Show dell'E3 è stato infatti presentato Maneater, simulatore di squalo rigorosamente in prima persona, adesso Ubisoft coglie la palla al balzo e porta sulle nostre console Hungry Shark World, modesta produzione letteralmente "ossessionata" dal cacciatore dei mari. Per quanto la sfavillante premessa del titolo (ovvero quella di ingurgitare senza sosta pesci, bagnanti e sommozzatori) possa risultare inebriante, dispiacerà tuttavia sapere che Hungry Shark World è un prodotto davvero misero, nato su piattaforme mobile e trascinato adesso su PlayStation 4, Xbox One e Switch. Monotono e iterativo come troppi altri videogame pensati per una fruizione... "mordi e fuggi", il gioco si riscopre improvvisamente spaesato in un ambiente che non è il suo, destinato inevitabilmente a spiaggiarsi ed annaspare.

    Insaziabile

    Quinto capitolo di una serie che il publisher non stenta a definire "popolarissima", Hungry Shark World funziona più o meno così: si prende il controllo di uno squalo, esplorando mappe dall'estensione bidimensionale, con l'obiettivo di addentare tutto quello che ci capita a tiro. I pesci piccoli e le altre creature marine di modesta estensione finiscono automaticamente nelle fauci del pescecane quando gli piombiamo addosso, magari utilizzando la spinta della pinna caudale, mentre certi altri predatori e gli spuntini più succulenti (rappresentati da ignari bagnanti o da sfortunati sub in cerca d'avventura) vanno rosicchiati poco a poco, usando ovviamente l'imponderabile "attacco squalo": cioè una sorta di morso che, tingendo le acque di sangue rosso e denso, riduce progressivamente la salute del bersaglio.

    Il gioco, di fatto, è tutto qui. Ogni partita ha una durata tendenzialmente limitata: la maledizione dello squalo è quella di diventare sempre più affamato, sempre più vorace, ingordo, insaziabile, avido divoratore della ricca fauna marina. Succede quindi che più si mangia e più si vorrebbe mangiare, e la barra dell'energia scende sempre più rapidamente. Prima o poi, per quanto abilmente si possa nuotare schivando mine di profondità e altre trappole ambientali, si incappa inevitabilmente in una fine ingloriosa, sconfitti dalla nostra stessa propensione al consumo. Grande metafora dello spirito capitalista? Critica arguta al modello produttivo della società occidentale? Forse i ragazzi di Future Games of London hanno voluto nascondere un messaggio sociale tra i denti dello squalo, o forse è solo un meccanismo per "intrappolare" il giocatore in un lungo percorso di crescita ittica. Nel corso di ogni partita, infatti, si accumulano esperienza e denaro, che ci permettono di far salire di livello il nostro pescecane e di acquistare una serie di gadget e indumenti con cui vestirlo. Gonnellini hawaiani, cappelli esuberanti, maschere e baffi finti, tutti imprescindibili per migliorare le statistiche della bestia, siano esse il livello di salute, la resistenza alla fame o l'efficacia dell'attacco squalo (tutte le volte che lo scrivo non riesco a non pronunciarlo in stile Power Rangers).
    Ogni squalo ha anche delle missioni specifiche da superare, relative al recupero di collezionabili, all'esplorazione oppure al consumo sregolato di determinate specie animali: oltre a garantire un discreto quantitativo di risorse monetarie in più, assieme agli incarichi casuali che di tanto in tanto si presentano durante le partite, questi obiettivi permetto di sbloccare nuovi squali. Solitamente questi predatori hanno una stazza maggiore di quelli iniziali, che gli permette non solo di inghiottire pesci, crostacei e molluschi più grandi, ma anche di travolgere determinati ostacoli e aprire così nuove aree della mappa di gioco.
    Formalmente Hungry Shark World è tutto qui: si mangia sempre di più, si cresce sempre di più, si sopravvive sempre di più, sbloccando squali e livelli inediti (ci sono tre aree sottomarine da esplorare). Non c'è nulla che non va neppure nello stile della produzione, ovviamente leggerissimo come le sue premesse, colorato e fresco come i fondali della barriera corallina. E in fondo si potrebbe pure chiudere un occhio sull'ottimizzazione non perfetta, sugli scatti che si verificano di tanto in tanto, su una serie di menù scarsamente ispirati e chiaramente non rivisti al passaggio dall'ambiente mobile a quello console.

    Eppure, il problema principale è che Hungry Shark World non è un gioco divertente. È uno di quei titoli "incrementali" mascherato da avventura ittica, un gioco basato solo sull'accumulo sconclusionato e sulla ripetizione ossessiva della stessa routine. Il premio per chi si ostina a giocare ancora e ancora la stessa partita - mangiando ogni volta un pesce in più, una medusa aggiuntiva, un granchio extra - è soltanto un pesce più grosso, un cappello a cilindro, un'inutile chincaglieria che permette di estendere di qualche istante la durata della prossima, monotona, uniforme, noiosa caccia. Hungry Shark World poteva essere un titolo adeguato per chi voleva accendere lo smartphone e spegnere il cervello nei suoi meritatissimi venti minuti di pausa: in certi casi anche un titolo che si limita a "riempire" un determinato lasso di tempo può avere una sua funzione. Ma quando si accende la TV e si cerca un'esperienza che sia anche solo minimamente significativa o entusiasmante, è sicuramente necessario puntare ad altri lidi.

    Hungry Shark World Hungry Shark WorldVersione Analizzata PlayStation 4Trasformato da esperienza freemium per cellulari e tablet ad avventura a pagamento per PS4, Xbox One e PC, Hungry Shark World annaspa come un pesce(cane) fuor d'acqua. Bastano poche decine di minuti per esaurire completamente gli stimoli di gioco, trovandosi poi intrappolati in una rete che prevede banchetti tutti uguali, corse all'ultimo pesce ed un accumulo ossessivo di monete, esperienza, ammennicoli vari. Non particolarmente brillante neppure in origine, Hungry Shark World ci ricorda quanto distante sia il gaming mobile da quello casalingo (ma pure da quello portatile). Guardate oltre, navigate verso altri mari.

    4

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