Hunt Showdown: Recensione del nuovo gioco multiplayer Crytek

Dopo qualche anno di assenza, Crytek torna sui nostri schermi con Hunt Showdown, gioco multiplayer competitivo con elementi survival.

recensione Hunt Showdown: Recensione del nuovo gioco multiplayer Crytek
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Siete giù di morale perché non riuscite ancora a far girare Crysis sul vostro PC? Non crucciatevi troppo! La colpa è della crisi economica, dei continui saldi su Steam, dei maledettissimi minatori di Bitcoin...e poi c'è Crytek, col suo eterno pallino per i giochi "belli e dannati": tanto belli da trasformarsi nel meme per eccellenza sui requisiti di sistema, tanto dannati da portare l'azienda sull'orlo del collasso economico. Ve lo ricordate Hunt: Horrors of the Gilded Age? No? Beh, ancora una volta, non biasimatevi troppo: si tratta di un "progetto fantasma" passato sulle scrivanie di diverse software house e che Crytek ha deciso di rispolverare e rinnovare, giocandosi quella che potrebbe essere davvero l'ultima carta per evitare una triste chiusura dei battenti: dopo il giro di valzer in early access, debutta in società Hunt: Showdown.

    Il titolo è un ibrido tra PvP e PvE che trasuda charme da tutti i pori e che sembrava, sin dalle prime presentazioni, profumare di novità, spiccando nella fitta giungla dell'oramai saturo ed inflazionato genere battle royal. Piccolo spoiler: Crytek ha le carte in regola per uscire vincitrice dal tavolo competitivo e spietato del mercato videoludico, e tutto sta nel giocarsi molto bene questa mano con i successivi aggiornamenti. Vediamo perché.

    Tutti a caccia

    Iniziamo come un colpo di schioppo: brutalmente e senza fronzoli. Una volta selezionato il nostro cacciatore nel menù principale ed averlo armato fino ai denti, scegliamo un compagno (avventurarsi da soli sarebbe troppo pericoloso) e partiamo subito a caccia.

    Il gioco ci catapulterà nelle paludi della Louisiana di fine Ottocento e, oltre all'afa e alle zanzare, a farci compagnia saranno orde di orridi zombie ed altri utenti, intenzionati come noi ad arraffare tutto il bottino. Grazie alla "vista oscura" scorgiamo in lontananza uno sciame di luci bluastre: è il primo indizio, una traccia lasciata dalla nostra preda.

    Tocca muoverci in maniera furtiva, restando bassi: la sensazione è che anche gli alberi abbiano occhi ed orecchie spalancati. Ci avviciniamo ad un deposito di legname, incolonnando cadaveri col fedele coltello, silenzioso e letale. Da lontano si ode uno sparo: qualcuno se la passa peggio di noi. Giunti al primo dei tre indizi necessari a scovare il nascondiglio della preda, non ci resta altro che saccheggiare velocemente il posto e scappar via, facendo lo slalom tra le creature più pericolose che si aggirano nei dintorni.
    Ed eccoci arrivati al boss: un enorme ragno schifoso, che stride e squittisce muovendosi fulminio, scagliando morsi con le fauci traboccanti veleno. Lo uccidiamo col fuoco delle molotov e col piombo delle doppiette. Facciamo rumore, e tanto, attirando l'attenzione di tutto ciò che si muove intorno a noi. Una volta eliminata l'orrenda bestia a otto zampe bisogna purificarla, bandirla da questa terra per rispedire quella mostruosità all'inferno e soprattutto poter ottenere la tanto bramata taglia: comincia il rituale dell'esilio. Nel frattempo i suoni intorno a noi cambiano, dai rantoli e gli strascichii degli zombie a passi vigorosi e metallici di uomini armati: sono gli altri cacciatori, c'era da aspettarselo.

    Dobbiamo muoverci, raccogliere la taglia e scappare a gambe levate verso la carrozza più vicina. Da predatori siamo divenuti prede. Durante la rocambolesca fuga i proiettili ci sfiorano le orecchie, il nostro compagno cade a terra...peggio per lui, non c'è spazio per i deboli.

    È quasi fatta: siamo alla via di fuga! Meglio assicurarci che non ci sia nessun altro nei dintorni e fare terra bruciata prima di salire sulla carrozza e riscuotere la sudata ricompensa. Non bisogna riposare sugli allori, però, perché sta per cominciare una nuova partita, una nuova caccia, e potremmo non essere così fortunati, stavolta.

    Tutti i suoni della Louisiana

    Crytek non si smentisce sfornando, come da tradizione, una breve ma intensa "sinfonia per gli occhi", e non solo... Hunt: Showdown è un vero e proprio ossimoro digitale, un gioco che permette di "osservare ascoltando". L'insieme corale del comparto tecnico e dell'art design crea atmosfere da brivido ed un senso di immersione, di costante tensione e di inquietudine.

    Ogni cosa è al suo posto, in un gioco armonico: le armi consumate, sporche e "pesanti" conferiscono una sensazione di potenza, bilanciata dai lunghissimi tempi di ricarica; luci ed ombre degli acquitrini e delle segherie si mescolano ad una lore nascosta, che sussurra da lontano storie di riti voodoo e di pentecostalismo. Buono il design dei tre boss sinora disponibili e degli zombie, ottimo quello delle carte "perk" dei cacciatori che sembra provenire direttamente dal taccuino personale di un folle medico dell'Ottocento.

    Il vero capolavoro, però, è il comparto audio. Una volta avviato il prodotto, un avviso ci comunica che sarebbe meglio giocarlo con le cuffie: nulla di più giusto, e non soltanto per il mero piacere di "ascoltare" ogni centimetro della mappa, ma soprattutto perché un buon cacciatore apre le orecchie, ancor prima di aguzzare la vista. Nel dettagliato ed intricato labirinto di paludi e palafitte è infatti difficile vedere i nemici: meglio fermarsi ed ascoltare i loro movimenti.

    I tuoni provocati dalle bocche di fuoco più potenti possono sentirsi a centinaia di metri di distanza e con la giusta esperienza è possibile anche farsi un'idea dell'equipaggiamento nemico. Tutto ciò, ovviamente, vale anche al contrario: bisogna muoversi con molta cautela per evitare di fornire la propria posizione agli avversari (umani e non). Occhio a non spaventare stormi di cornacchie gracchianti, attraversare le acque putride con troppo vigore... persino spezzare un ramo calpestandolo, nei casi di maggior tensione, può far rumore come abbattere un albero! Insomma, Hunt: Showdown potrebbe essere genericamente catalogato come un gioco di caccia, anche se...

    Gankers e permadeath

    ...non dobbiamo dimenticarci della sua natura battle royale! In ogni match, infatti, ci saranno in totale non più di dieci giocatori, e non esiste un menù per sapere quanti altri sono ancora in vita, il che aumenta decisamente la tensione, da un lato, ma dall'altro permette anche il proliferarsi di gankers "furbetti", i quali, nascosti placidamente assieme ai loro amici (per un massimo di 3 giocatori in squadra), attenderanno che qualcuno faccia il lavoro sporco al posto loro per poi rubargli la taglia, e questo qualcuno potreste essere proprio voi! L'unica difesa da parte del cacciatore che ha appena esiliato un boss, ottenendone la ricompensa, sarà l'abilità (limitatissima nel tempo) di poter vedere gli altri players grazie alla vista oscura.

    Grande GioveHunt: Showdown ha moltissimi easter eggs, tutti da scoprire, ve ne suggeriamo un paio. Alla stazione ferroviaria cercate tra i cestini dei rifiuti, troverete un libro intitolato: "Grays Sports Almanac". Contiene tutti i risultati degli avvenimenti sportivi più importanti dal 1950 al 2000...aaah se solo potessimo tornare indietro nel tempo e scommettere una bella sommetta! Aspettate...si può: basta spostarsi a Nord della stazione dove troverete un granaio. All'interno scoprirete quella che sembra un DeLorean coperta da un telo. C'è anche la riproduzione in scala di una scena del celebre film Titanic... ma questa lasciamo che siate voi a trovarla!

    Se non avete i nervi saldi per poter reggere questo tipo di tensione, desistete, perché potrebbe capitarvi di raggiungere la via di fuga per poi venir eliminati dall'ultimo dei pelandroni! È la natura del battle royale, dopotutto, anche se per meglio bilanciare l'esperienza i ragazzi di Crytek avrebbero potuto concedere qualche HP in più al portatore di taglia: le armi da fuoco sono infatti troppo potenti e non danno quasi mai la possibilità di reagire ad un colpo alle spalle. Ad alzare ulteriormente i livelli ansiogeni v'è anche la meccanica di permadeath: una volta morto, un cacciatore non può più essere riutilizzato e si perderanno tutte le perk acquisite grazie all'esperienza. Descritto così, Hunt potrebbe sembrare un titolo spietato, ma non lo è, è semplicemente "tosto".

    Ad edulcorare la pillola, infatti, ci sono i progressi complessivi, la cosiddetta "bloodline", che rimarrà invariata a prescindere dalle morti in partita, rendendo disponibile l'acquisto di cacciatori randomici ma sempre migliori; non manca poi la possibilità di acquisire sempre e comunque XP per le azioni compiute (ad esempio uccidere un boss); ed infine resta la chance di fuggire da qualsiasi partita, nel caso in cui le cose si mettano male.

    Passiamo adesso ai contenuti. Nulla da dire riguardo all'arsenale di accessori e di bocche da fuoco disponibili: ce n'è davvero per tutti i gusti. Purtroppo però, attualmente Hunt: Showdown ha soltanto due mappe ed altrettante modalità di gioco (quella succitata "a contratto", ed una in PvP senza taglie). Il matchmaking eterno ed i continui crash di gioco, in conclusione, non agevolano la velocità tra una partita e l'altra, rendendo Hunt un titolo in cui occorre indubbiamente tanta pazienza, sia fuori che dentro il terreno di caccia.

    Hunt Showdown Hunt ShowdownVersione Analizzata PCI ragazzi di Crytek, viste le note difficoltà economiche in cui versa lo studio, si giocano il tutto e per tutto con Hunt: Showdown. Il titolo, lo diciamo senza mezzi termini, rappresenta senza dubbio una novità sulla piazza, poiché riesce a coniugare l’inflazionatissima struttura Battle Royal con le tinte scure e l’immersività degli horror, sino a sfociare nel genere del “gioco di caccia”, grazie ad un ambiente ed un sound design costruiti magistralmente, in cui qualsiasi azione ha una propria conseguenza, dalla roboante esplosione di un fucile a canne mozze, al più piccolo scricchiolio sulle assi di legno. L'opera è cruda, ma non spietata al punto tale da essere frustrante, specie per chi è avvezzo alla politica “winner takes all”. Hunt non è però del tutto esente da difetti: ci sono solo due mappe e sono disponibili soltanto due modalità di gioco, senza parlare dei problemi di matchmaking e di bilanciamento di alcune armi. Nulla di irrimediabile, però: ed è proprio per questo motivo che ci sentiamo di scommettere su Crytek, con la speranza che Hunt: Showdown non sia il suo canto del cigno, ma soltanto una delle tappe di una lunga storia che ci ha già regalato molte emozioni, con o senza requisiti minimi!

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