Huntdown Recensione: figli di Robocop a caccia di taglie

Con un gameplay e un'estetica che ricorda le vecchie avventure cyberpunk a 16 bit, Huntdown è concentrato di pura azione.

recensione Huntdown Recensione: figli di Robocop a caccia di taglie
INFORMAZIONI GIOCO
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Mentre la community attende con ansia Cyberpunk 2077 e la visione del futuro secondo CD Projekt RED, tante produzioni indipendenti celebrano la corrente sci-fi in diversi modi. Oggi però non parliamo di piccole perle come The Red Strings Club, ma di una produzione che porta su schermo una peculiare interpretazione della fantascienza: negli anni ‘80, infatti, l'idea del mondo di domani corrispondeva a una precisa rappresentazione distopica e violenta. Film come Robocop avevano sdoganato l'immagine di una società spaccata tra megacorporazioni e bande di criminali, ma con un gusto da B-movie condito da immancabili battute che davano al tutto un tocco volutamente trash, capace di segnare la cultura pop di quei tempi.

    In quel periodo, anche il mondo videoludico era pieno di beniamini corazzati pronti a riassestare i connotati dei teppisti di domani, soprattutto grazie ai tie-in, le trasposizioni in bit delle pellicole cinematografiche. Produzioni forse non eccelse, ma che risuonano fortemente con i temi e lo stile di Huntdown. Questo progetto indipendente, con alle spalle il publisher Coffee Stain (autore di Goat Simulator), celebra le avventure action di una volta in modo quasi perfetto: un'ottima occasione per lasciarsi andare alla nostalgia e riscoprire un gioco d'altri tempi. È tempo di preparare le armi, compagni, ci sono delle taglie da raccogliere.

    Vivo o morto

    Nel futuro di Huntdown il mondo è schiacciato dall'oscura influenza delle megacorporazioni e da bande di criminali talmente potenti da mettere in scacco la polizia, ormai incapace di agire. Per questo motivo le grandi compagnie hanno deciso d ingaggiare dei professionisti per togliere di mezzo i banditi più pericolosi per i loro giri d'affari, combattenti senza scrupoli chiamati a seminare il caos tra le fila del sottobosco criminale.

    La Madrelupa, a capo della Shinobi, ama affidarsi a un trio di sicari particolarmente abili: l'umana Anna Conda, ex commando ed esperta di armi, il cyborg John Sawyer, con un passato nelle forze speciali di polizia, e il droide Mow Man, costruito con software rinvenibili solo nel mercato nero. Starà proprio a noi, una volta scelto un beniamino, ripulire le strade una volta e per tutte. D'altronde un contratto deve essere sempre onorato.

    Con una trama che richiama, come detto in apertura, ai vecchi b-movie, Huntdown mette subito sul piatto un immaginario riconoscibile per tutti i giocatori cresciuti con Robocop, Schwarzenegger e compagnia. Non solo il trio di eroi è caratterizzato per offrire una precisa rappresentazione del cyberpunk, ma i tre cacciatori di taglie non mancano di condire ogni uccisione con battute al vetriolo tipiche degli action movie.

    Il tutto lungo una campagna suddivisa in quattro macro-aree di difficoltà crescente, ognuna composta da cinque stage che sfidano l'utente a farsi strada tra i criminali di un quartiere malfamato fino ad abbattere il boss locale.

    A proposito delle gang, la caratterizzazione di ciascuna raggiunge ottimi livelli, col contributo di una verve citazionista che tira in ballo cult come il film The Warriors: ad esempio troviamo i classici punk riuniti sotto la bandiera dei Hoodlum Dolls, oppure i peculiari Misconducts, un branco di gentiluomini con la passione per l'hockey e l'hobby di spaccare teste in tenuta sportiva. Ogni banda ha dei tratti caratteristici, nemici unici e boss altrettanto peculiari, tra le maglie di un'offerta contenutistica non particolarmente abbondante (senza alcuna morte la longevità si attesta sulle due ore), ma in grado di garantire un ottimo livello di sfida, capace di mettere a dura prova anche alle difficoltà più basse (la nostra partita ha richiesto oltre cinque ore).

    Cadaveri ammassati

    È proprio quando parliamo del gameplay che il sapore retro di Huntdown sprigiona tutta la sua potenza nostalgica, riportando la mente ai classici di cui parlavamo in apertura.

    Giocare l'opera di Easy Trigger Games è come riprendere in mano Robocop vs The Terminator, ossia uno di quei run'n gun in cui sparare a ogni cosa che si muove, stando ben attenti ad evitare le bordate degli avversari. A questo proposito, gli sviluppatori hanno inserito nella propria formula un utilissimo sistema di schivate (aeree o a terra), che va a braccetto con un sistema di coperture immediato e generalmente efficace, nel quadro di un level design di ottima fattura.

    Il gameplay di Huntdown mette alle strette l'utente, gli chiede di affinare i sensi e riesce ad appagare pienamente. L'unica sbavatura che abbiamo notato è sulle coperture basse che, saltuariamente, sono state soggette a qualche bug: ad esempio ci è capitato di vedere proiettili attraversare delle casse senza causare alcun danno, mentre altre volte un colpo ha raggiunto il nostro avatar senza motivi apparenti. In sostanza, il sistema presenta qualche leggera imprecisione che non pregiudica la bontà dell'esperienza ma fa storcere il naso, specialmente se si considera la qualità media di un'esperienza costruita con grande cura ed evidente passione.

    Lo dimostrano la perizia con cui sono stati prodotti gli sprite dei boss e degli stessi eroi, e l'attenzione riservata ai dialoghi (con sottili sfumature in base al cacciatore scelto) e alle musiche: un tripudio di sintetizzatori e bassi. Il filone degli anni ‘80 sta forse diventando un cliché po' abusato nel mondo videoludico, ma i ragazzi di Easy Trigger Games sono riusciti a proporre un'interpretazione di gran classe, assolutamente convincente.

    Tornando al gameplay, sebbene ogni membro del trio di "hunter" abbia una propria arma principale e una secondaria (soggetta a un tempo di cooldown), all'atto pratico le differenze sono minime, questo perché gli stage offrono sempre un quantitativo di bocche da fuoco "consumabili" ragguardevole: gatling, fucili di precisione, bazooka e qualsiasi altro strumento di morte possiate immaginare. Non si fa in tempo a terminare i proiettili di un'arma che il gioco garantisce ulteriori possibilità distruttive, cavalcando un desiderio di devastazione che non viene mai a noia.

    Il tutto, infine, si sposa alla meraviglia con una co-op anch'essa da "vecchia scuola", forse fin troppo. Questo perché Huntdown non offre nessun tipo di cooperativa online, e ciò significa che, proprio come nei tempi che furono, il vostro partner dovrà essere fisicamente al vostro fianco per supportarvi nella caccia.

    Huntdown HuntdownVersione Analizzata PlayStation 4Huntdown è la rispettosa riproposizione di una particolare tipologia di run’n gun fortemente ancorato all’epoca 16 bit, differente dai celebri Contra e Metal Slug. L’ispirazione agli action movie degli anni ‘80 e una certa idea di cyberpunk sono ben percepibili, e il tasso di sfida riesce a moltiplicare le risicate ore di longevità offerte dal gioco. Oltre alcune piccole sbavature, quella che vi attende è un’avventura cruda e ricca di battute da b-movie e pallottole volanti. “Finché ci saranno cacciatori di taglie, ci sarà una caccia”.

    8.2

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