Hyrule Warriors L'Era della Calamità: Recensione del prequel di Zelda BOTW

Hyrule Warriors L'Era della Calamità è il prequel di The Legend of Zelda Breath of the Wild, disponibile su Nintendo Switch dal 19 novembre.

Hyrule Warriors L'Era della Calamità
Recensione: Nintendo Switch
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Disponibile per
  • Switch
  • Non è un caso che la maggior parte delle recensioni sui videogiochi musou si aprano con una digressione sul genere: questi hack 'n slash estremamente frenetici e accessibili sono poco noti al pubblico nostrano, e per la loro tendenza al button mashing, ovvero al risolvere battaglie tramite la pressione compulsiva di pochi tasti, sono spesso bollati in Occidente come titoli di "Serie B". L'idea di Koei Tecmo e Omega Force, dunque, è quella di unire per la seconda volta le dinamiche dei musou e il mondo di The Legend of Zelda, che invece gode di grande fama anche fuori dal Sol Levante: il prodotto di questa comunione è Hyrule Warriors l'Era della Calamità, un titolo che si pone l'obiettivo di utilizzare il mondo narrativo di Breath of The Wild (qui trovate la recensione di The Legend of Zelda Breath of the Wild) come cavallo di troia per sdoganare il genere. E c'è da dire che almeno con me ha funzionato: la mia esperienza con i musou si era fermata al vecchio Dynasty Warriors 6, eppure oggi scrivo questo pezzo dopo aver trascorso oltre cinquanta ore di gioco nella Piana di Hyrule e dintorni, tra le maglie di un nuovo scontro fra le forze del bene e la Calamità Ganon.

    Cento anni fa...

    Hyrule Warriors: l'Era della Calamità si apre con un evento che sconvolge la linea temporale di Breath of the Wild, e più precisamente il suo incipit: anziché iniziare col trionfo di Ganon sugli eroi di Hyrule, il titolo si apre con il viaggio temporale che un misterioso Guardiano bianco compie durante il risveglio della Calamità.

    Non conosciamo il nome di questa creatura, ma grazie a lei otteniamo uno spiraglio narrativo su tempi vissuti fino a oggi solo attraverso flashback e foto ricordo: i cento anni precedenti a The Legend of Zelda: Breath of the Wild, nei quali i quattro Campioni alla guida dei colossi sono ancora vivi e la tragedia non si è ancora abbattuta sull'inerme popolo di Hyrule. Non si tratta, comunque, di un'epoca di pace per il popolo di Re Roham: le creature malvagie in giro per il regno marciano incessantemente in cerca di battaglia, e al giocatore, ovviamente, spetta l'arduo compito di sconfiggerle. L'avventure di Hyrule Warriors è scandita da venti missioni principali, nelle quali viene richiesto di soddisfare svariati obiettivi che cambiano di mappa in mappa: sconfiggere determinati bersagli ostili, come i temibili Stalgrublin, raggiungere un punto dello stage entro un determinato tempo limite, conquistare avamposti, o ancora acquisire specifici oggetti facendosi spazio tra orde di nemici aggressivi.

    Ognuno di questi traguardi può essere raggiunto sconfiggendo centinaia e centinaia di mostri con pochi e semplici strumenti, il cui intreccio sintetizza la vera profondità del gameplay di Hyrule Warriors: gli attacchi deboli, assegnati al tasto Y, e quelli forti, utilizzabili con il tasto X, diventano le colonne portanti di un combat system fatto di combo devastanti, come nella migliore tradizione dei Musou. C'è poi il tasto ZR, che invece è assegnato alle "Azioni Personaggio": come il nome suggerisce si tratta di mosse speciali che variano in base al protagonista scelto, tra le fila di un roster che conta più di una dozzina di eroi utilizzabili.

    Uno dei grandi meriti di Hyrule Warriors: L'Era della Calamità è quello di essere capace, attraverso le Azioni Personaggio, di differenziare in maniera significativa lo stile di gioco tra un personaggio e l'altro: se con Link abbiamo un approccio più tradizionalmente hack 'n slash, con un attacco ZR che cambia in base all'arma equipaggiata, con il Campione Revali la prospettiva di combattimento cambia diametralmente. Con l'Azione Personaggio del Rito è indfatti possibile librarsi in volo, sbloccando un buon numero di combo che sono realizzabili solo in aria, e che trasformano le mischie in scontri a distanza.

    Ogni personaggio, dunque, ha uno stile di combattimento estremamente caratterizzato, con il quale è in grado di raccontare sé stesso al giocatore: così facendo si ha la possibilità di selezionare l'eroe che più si adatta alle nostre esigenze di gameplay, anche in base ai requisiti di una singola missione.

    Benché alcuni personaggi del roster non siano esattamente riuscitissimi, c'è da dire che la cura dedicata a ogni sequenza d'attacco è ineccepibile, e si manifesta chiaramente in ogni frame d'animazione: questa attenzione maniacale è ravvisabile in particolar modo nelle azioni delle Tavolette Sheika, le armi più potenti a disposizione del giocatore. Si tratta di strumenti già conosciuti in Breath of the Wild, che permettono sia di fermare il tempo per brevi periodi sia di generare blocchi di ghiaccio che fermano l'avanzata nemica, al prezzo di un breve cooldown tra un'azione e l'altra: Link è però l'unico a utilizzare la tavoletta Sheika nella maniera tradizionale, ovvero con modalità totalmente mutuate da Breath of the Wild.

    Per tutti gli altri personaggi Omega Force ha deciso saggiamente di lavorare di fantasia, e di adattare le peculiarità della tavoletta ai caratteri e agli stili di combattimento di eroi che non l'hanno mai potuta utilizzare nel titolo originale. Ogni strumento Sheika, insomma, non solo dona maggiore profondità al sistema di combattimento, ma ci comunica qualcosa di più sull'eroe impersonato: uno sforzo davvero apprezzato, in un mondo videoludico che troppo spesso si accontenta pigramente di unire skin di personaggi celebri a soluzioni di gameplay dallo stile blando e generico.

    Più si gioca ad Hyrule Warriors: L'Era della Calamità, più ci si rende conto di quanto siano davvero molti gli elementi ereditati da Breath of the Wild, al di là dell'evidenza dello stile grafico: affrontando un nemico, in particolar modo un boss, è possibile fare uso delle Schivate Perfette, da compiere all'ultimo minuto per rallentare il tempo a proprio favore, delle Parate Perfette, utili per non prendere danno, e persino il funzionamento peculiare di alcune Boss Fight ricorda da vicino il capolavoro di Nintendo.

    Contro i giganteschi Hinox, ad esempio, gli attacchi all'occhio risultano particolarmente efficaci, proprio come succedeva in Breath of the Wild. Elementi che rendono il Combat System più strategico e intrigante rispetto alla media dei musou: se i nemici più comuni potranno essere sconfitti facilmente, quelli più potenti andranno colpiti nel loro punto debole, con mosse speciali munite di animazioni esclusive e capaci di consumare rapidamente i Punti Vita del mostro di turno.

    Il punto debole dei boss è rappresentato da un indicatore che compare solo in seguito a determinate azioni, e che può essere consumato sfruttando gli attacchi più forti del personaggio, e sta al giocatore decidere come farlo apparire e come utilizzarlo. Si può optare per un combattimento ravvicinato puntando a quante più schivate perfette possibili, o preferire la lotta a distanza, dall'esito meno rapido ma più sicuro.

    Fuori da ogni possibile stereotipo, dunque, Hyrule Warriors: L'Era della Calamità supera la necessità di risolvere ogni combattimento con la pressione scriteriata dei tasti d'attacco: scoprire di poter adattare le soluzioni offerte dal titolo alle proprie preferenze ludiche è molto appagante, e ripropone - seppur in forma più modesta - la libertà d'azione vista in The Legend of Zelda: Breath of The Wild.

    L'Eredità della Calamità

    Il titolo di Omega Force offre ben più che una raffica di combattimenti all'ultimo sangue: tra una fase di battaglia e l'altra, infatti, è possibile ravvisare svariati elementi legati all'esplorazione, che richiedono di affinare la vista oltre che i riflessi. Benché si tratti sicuramente di un aspetto secondario del gameplay , dato che la complessità delle mappe non è mai così elevata, è piacevole rilevare che scrigni e Semi Korogu siano disseminati nei punti più remoti dei campi di battaglia, per offrire al pubblico un'efficace distrazione dalla gestione delle orde nemiche. I

    n queste fasi esplorative il giocatore più attento può osservare la perizia del world building, coerente col lavoro di conversione dell'esperienza di Breath of the Wild in forma di Musou, che si dimostra uno degli aspetti più curati della produzione: un edificio che nel gioco originale era in rovina e che qui è stato ricostruito, una zona di Hyrule priva delle macerie alle quali eravamo ormai abituati, i segni di una guerra tra bene e male che nell'Era della Calamità sono stati completamente rimossi in virtù di una diversa linea temporale. In questo senso, Hyrule Warriors non fa mai segreto di essere legato a doppio filo al titolo del quale espande il mondo narrativo, e si sforza in ogni istante di raccontare la storia antica di Breath of the Wild con dialoghi, azioni, immagini e musiche, e persino in una timida componente ruolistica che prevede il leveling dei personaggi e delle armi acquisite durante la storia. Il tutto viene valorizzato sfruttando una formula diversa da quella del capolavoro del 2017, che riesce a brillare nelle fasi di combattimento ma che purtroppo inciampa in quelle dedicate ai quattro Colossi.

    Nonostante si tratti sulla carta di uno dei momenti di gameplay più desiderati dagli appassionati, quantomeno dalla rivelazione avvenuta nei trailer, a conti fatti l'utilizzo dei Colossi è uno degli aspetti meno brillanti di tutta la produzione: le missioni a loro dedicate si limitano a richiedere al giocatore di uccidere un determinato numero di nemici entro il tempo limite, con svariate soluzioni a disposizione che renderanno tale richiesta piuttosto semplice da portare a termine.

    La strategia applicabile nei combattimenti "base" e descritta poco fa si perde, in funzione di confusi momenti d'azione nei quali ci si può limitare ad alternare distrattamente le mosse a propria disposizione. Per via del numero ingente di effetti speciali e modelli presenti contemporaneamente, poi, persino la resa tecnica delle immagini ne risente, non riuscendo ad appagare il giocatore neppure sul lato estetico.

    È un peccato insomma che l'eredità di Breath of the Wild, la stessa che porta il musou a brillare in ogni suo aspetto, qui risulti essere paradossalmente un peso: le fasi dei Colossi sembrano essere state integrate più per necessità di coerenza, più per la gioia di soddisfare un desiderio proibito degli appassionati della saga, che per arricchire il gameplay con meccaniche di valore.

    Compromessi grafici

    Benché Hyrule Warriors: L'Era della Calamità sia un'esperienza di gioco generalmente positiva, il titolo risulta purtroppo affetto da qualche inciampo tecnico, che non rovina in maniera significativa l'avventura ma rimane comunque costantemente percepibile.

    La risoluzione, tanto per cominciare, non è mai in full HD: in docked mode oscilla tra i 1080p e i 720p di massima e i circa 540p di minima, laddove in handheld mode la risoluzione massima è di 540p e la minima di 360p. Si tratta di compromessi grafici volti a gestire nel migliore di modi il grande quantitativo di poligoni a schermo, che raggiunge vette importanti nelle fasi più caotiche di combattimento: lo sforzo, però, non riesce comunque a garantire una costanza per quanto riguarda i frame, che si barcamenano costantemente tra i 30 e i 20 FPS e raggiungono valori ancora minori se si accede alla modalità a due giocatori in locale, realizzata in splitscreen con divisione orizzontale.

    Tali compromessi non riescono a minare la fruibilità del titolo ma si collocano sicuramente oltre la soglia dell'impercettibilità: trattandosi di un prodotto basato sui riflessi del giocatore, e sulla sua capacità di inserire al momento giusto determinati input di comandi per accedere alle combo più forti, può capitare che un rallentamento mandi fuori tempo le azioni del giocatore sui Joycon, facendogli così fallire una catena di attacchi, o che la telecamera cominci a divenire meno responsiva interrompendo una specifica strategia in atto.

    Ci riferiamo a situazioni sporadiche e concentrate nelle fasi finali dell'avventura, un fattore che ne minimizza l'impatto in larga scala, ma che stridono comunque con il generale standard al quale le pubblicazioni Nintendo ci hanno abituato nel corso degli ultimi tre anni: le IP di Switch sono pressoché tutte caratterizzate da risoluzioni e frame rate impeccabili ed è forse per questo che le incertezze di Hyrule Warriors risultano più visibili, soprattutto se paragonate al parente Fire Emblem Warriors (su Everyeye.it trovate la recensione di Fire Emblem Warriors) che nel 2017 aveva gestito meglio la situazione con una "Performance Mode", sfortunatamente assente in L'Era della Calamità.

    Missioni opzionali e grado di sfida

    Prima di intraprendere il mio percorso con l'opera, ammetto di essere stato preoccupato per la difficoltà del titolo: come menzionato più volte, il genere Musou è contraddistinto da sessioni di gioco rilassate, accessibili e indirizzate a chi non è necessariamente alla ricerca di un prodotto impegnativo.

    Con sorpresa, invece, posso dirvi che il titolo di Omega Force non è tutto rose e fiori: al grado Normale, la seconda di quattro difficoltà tra cui scegliere, è apprezzabile un sensibile inasprimento dei combattimenti dal quinto capitolo in poi, e ovviamente è possibile anticipare questo momento scegliendo fin dal principio una difficoltà più alta. Intendiamoci, in nessun caso parliamo di sfide impossibili per il giocatore, ma non pensiate di poter affrontare questo musou a cervello spento: alcune missioni dell'Era della Calamità richiederanno il massimo della concentrazione, soprattutto se si parla delle sue numerosissime quest secondarie.

    Le missioni opzionali giocano un ruolo fondamentale nell'ecosistema di questo Hyrule Warriors, ne espandono il gameplay e si collocano a supporto della crescita dei nostri personaggi: divise fra missioni effettivamente giocabili e punti della mappa nei quali è sufficiente possedere i materiali giusti per accedere alla ricompensa, tali sequenze di gioco sono necessarie per sbloccare nuove Combo, Azioni Personali, Barre Speciali e persino Negozi per i propri personaggi, nei quali potranno livellare o migliorare l'equipaggiamento a propria disposizione.

    Non posso scendere nel dettaglio, ma sappiate che al termine di tali missioni potreste persino sbloccare personaggi segreti (ed estremamente inaspettati) da utilizzare durante le battaglie: ricompense più che proporzionate al livello di sfida presentato nel corso delle ore di gameplay, con più di cento missioni secondarie affrontabili la cui difficoltà va via via crescendo, e tocca delle vette di piacevole e considerabile frustrazione anche al grado Normale.

    Un prequel di Breath of the Wild

    Sul versante narrativo, invece, si viaggia tra alti e bassi: dal sapore spiccatamente autoreferenziale, L'Era della Calamità è un prodotto che viaggia volutamente sui binari del suo mentore spirituale Breath of the Wild. Nel caso della trama, ogni evento ci è parso davvero poco assimilabile da chiunque non si sia mai avvicinato all'ultimo capitolo di The Legend of Zelda.

    Le cutscene, spesso brevi e sbrigative, gettano sicuramente nuove luci su personaggi già noti, ma lo fanno con dettagli che assumono significato solo mediante uno sforzo comparativo, che il giocatore deve compiere in autonomia rapportando gli eventi osservati oggi a quelli vissuti nel 2017 su Breath of the Wild: anziché essere un gioco che ha l'ardire di raccontare una storia propria e indipendente, Hyrule Warriors: L'era della Calamità si adagia sulle spalle di quanto narrato in precedenza, aggiungendo pochi elementi originali sui quali non ci è possibile ancora rivelare dettagli.

    Diciamo che i fan di Breath of the Wild si diletteranno sicuramente, al termine dell'avventura, in teorie e congetture spacca cervelli: per tutti gli altri, invece, la trama rimarrà un insieme di riferimenti a personaggi ed eventi parzialmente sconosciuti.

    Con una frenetica alternanza tra missioni primarie e secondarie, in ogni caso, Hyrule Warriors: L'era della Calamità intrattiene per circa dodici ore se si giocano le sole sequenze di gameplay obbligatorie e supera le cinquanta se invece si desidera completare il titolo al 100%, sbloccando tutti i suoi succulenti contenuti segreti e nascosti.

    Al prezzo di divenire un'esperienza in parte ripetitiva, una responsabilità da additare più al DNA del genere Musou che all'opera nello specifico, L'Era della Calamità dispone di sufficienti strumenti per invogliare il giocatore a trascorrere il suo tempo nelle lande di Hyrule, sia per il desiderio di ottenere un determinato personaggio, sia per la volontà di apprendere tutti i segreti dietro alle strategie di combattimento di uno specifico eroe.

    Hyrule Warriors: L'Era della Calamità Hyrule Warriors: L'Era della CalamitàVersione Analizzata Nintendo SwitchHyrule Warriors: L'Era della Calamità è un gioco capace di ereditare quasi tutti i punti di forza di The Legend of Zelda: Breath of the Wild, e trasformarli nei propri: un combat system stratificato rende il titolo di Omega Force non solo in grado di far rivalutare l'esperienza con il genere Musou ma anche e soprattutto di divertire in una maniera tutta nuova, alla quale la maggior parte del pubblico occidentale non è abituata. Con un'avventura che raggiunge la longevità di oltre cinquanta ore se si decide di sbloccare ogni singolo segreto, l'Era della Calamità riesce nell'intento che sembra essersi prefissata, pur soffrendo qualche inciampo tecnico degno di nota: sdoganare un'esperienza di gioco rimasta tutt'oggi adombrata e aggiungere un tassello al mondo narrativo di Breath of the Wild che potrebbe arricchire la storia dell'atteso sequel di casa Nintendo.

    7.7

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