Illusion A Tale of the Mind Recensione: Emma nella psiche delle meraviglie

Illusion A Tale of the Mind è un'avventura dai toni onirici e surreali, un viaggio all'interno di una mente disturbata....

Illusion A Tale of the Mind Recensione: Emma nella psiche delle meraviglie
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Al primo impatto, Illusion: A Tale of the Mind ricorda molto da vicino Contrast, titolo di Compulsion Games pubblicato nel 2013. Ad accomunarli la stessa retro-estetica di matrice francese che va ad attingere dal mondo del circo e del cabaret, nonché alcune tematiche intimistiche e il gusto per una narrazione metaforica e sfaccettata. Anche i ragazzi di Frima Studio sono canadesi, giusto per restare in tema di cose in comune. Come Contrast, anche Illusion mette al centro del racconto due personaggi: si tratta della piccola Emma e del suo compagno di viaggio, il coniglio di pezza Topsy. I due si imbarcano in un'avventura dai toni chiaramente onirici e surreali, un viaggio all'interno di una psiche contorta e sfibrata.

    Emma nella psiche delle meraviglie

    Che gli sviluppatori abbiano deciso di puntare in alto è chiaro sin dalle prime battute. Si evince dal sovraccarico di immagini (e di immaginario) che costella il viaggio dei due protagonisti. Novella Alice sperduta nel Paese delle (non) Meraviglie, Emma deve ricostruire il proprio passato, comprendere perché si trova in quel luogo e quale sia la meta.

    Topsy le fa da spalla, grillo parlante che rincuora e guida la piccola di scenario in scenario. Lungo il tragitto, c'è pure tempo per andare a toccare temi e contesti storici, come quello della Prima guerra mondiale. Illusion non si risparmia e cerca di mettere in scena quel legame tra eventi reali e rielaborazione personale, conscia o inconscia che sia.

    Sul come e sul cosa

    L'ardore narrativo degli sviluppatori si scontra tuttavia con meccaniche sin troppo convenzionali e prive di picchi memorabili. Sebbene il buon gusto estetico degli sviluppatori risulti evidente, alla prova del gameplay Illusion fatica costantemente a emergere. Il problema si riflette sul doppio livello della progressione narrativa e delle vere e proprie meccaniche.

    Il giocatore ricostruisce, insieme a Emma e Topsy, i tasselli di un racconto di per sé anche abbastanza originale e profondo, ma reso troppo banale sul fronte dello svolgimento. La progressione narrativa lungo i tre capitoli di gioco non è solo estremamente lineare, ma anche basata su retoriche ormai stantie. È insomma un problema di "come", più che di "cosa". Illusion si adagia per esempio su espedienti sin troppo classici, vedi fotografie da recuperare per sbloccare brevi inserti narrativi in cui il giocatore si limita a fare da spettatore. Per il resto ci pensano i dialoghi tra Emma e Topsy, a volte anche un po' troppo invadenti, a veicolare dettagli narrativi in maniera a tratti pretestuosa. Tutto si ammanta di una marcata linearità, interrotta solo per brevi tratti da un leggero bracktracking. Illusion vuole raccontare una storia, più che farla vivere al giocatore.

    Meccaniche convenzionali

    Veniamo invece alle meccaniche. Illusion sembra provenire da un'epoca lontana, fatta di puzzle basilari e frammenti da recuperare per accedere all'area successiva. Nulla di male, sia chiaro, ma il risultato è un gameplay ricorsivo e banale: non malvagio, semplicemente anonimo. Fermo restando che il contesto "psicologico" dell'avventura potrebbe rendere alcune meccaniche tutto sommato pertinenti, il più delle volte si tratta di attivare interruttori colorati per modificare la posizione di alcuni oggetti e ostacoli; in altri di proiettare ombre sulle pareti per azzeccare la giusta forma. Spiccano quei puzzle che richiedono di ruotare la camera virtuale per creare nuove forme e oggetti facendo combaciare differenti elementi dello scenario: non originalissimi, ma piacevoli.

    A due terzi dell'avventura (che per inciso dura circa 5-6 ore) gli sviluppatori cercano inoltre di cambiare le carte in tavola mediante un breve cambio di prospettiva (no spoiler), ma ciò non basta a risollevare un gameplay poco incisivo.
    È abbastanza chiaro che il vero obiettivo di Illusion sia quello di raccontare una storia, attraverso un approccio "cinematografico" che tuttavia sacrifica la componente ludica. Lo si nota per esempio in quelle inquadrature in cui la camera fissa restituisce sì una bella visione d'insieme, ma a danno della leggibilità degli spazi e dei percorsi. Illusion non è un titolo scadente, ma è un gioco che sembra nascere da una vecchia concezione di sviluppo; un'opera dal carattere troppo derivativo sul fronte delle meccaniche. Si salvano la componente artistica e un racconto che cerca di addentrarsi in meandri meno battuti, ma che tradisce una certa mancanza di coraggio nelle modalità di messa in scena.

    Illusion: A Tale of the Mind Illusion: A Tale of the MindVersione Analizzata PlayStation 4L'avventura di Emma e Topsy avanza forte di una direzione artistica piacevole e ricercata, ma si scontra con meccaniche di gioco sin troppo convenzionali e in gran parte ripetitive. L'esigenza di raccontare una storia ha avuto evidentemente la meglio sul gameplay. Anche sul fronte narrativo, tuttavia, il gioco pecca per l'estrema linearità e sebbene il soggetto sia intrigante, lo svolgimento risulta troppo scolastico e sul finale la carica emotiva si disperde: troppo "telefonata" la progressione, poco raffinata l'esecuzione. Illusion: A Tale of the Mind non è un gioco scadente, ma è probabilmente (e purtroppo) un'occasione sprecata.

    5.8

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