Immortals Gli Dei Perduti Recensione DLC: una nuova avventura in Grecia

Si torna nell'Antica Grecia con il terzo e ultimo DLC del Supporto Post lancio della divertente avventura di Ubisoft.

Immortals Fenyx Rising: Gli Dèi Perduti
Recensione: PC
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Stadia
  • Xbox Series X
  • Come avrete intuito leggendo la nostra recensione di Immortals: Fenyx Rising, Ubisoft ha saputo dar forma a un gioco davvero brillante e brioso. E a pochi mesi dal lancio siamo ben contenti di poter affermare che l'estro del team non si è limitato alla sola avventura principale, ma si è esteso anche al supporto post lancio, grazie a un trittico di DLC di invidiabile fattura.

    Senza limitarsi a svolgere un compitino di routine, lo studio si è infatti dedicato alla pura sperimentazione ludica e narrativa, sfruttando le tre espansioni sia per arricchire la mitologia alla base delle peripezie di Fenyx, sia per volgere uno sguardo all'estremo Oriente, verso altri miti. Mentre Una Nuova divinità (qui potete leggere la nostra recensione del DLC di Immortals Una Nuova Divinità) si focalizzava prevalentemente sulla risoluzione degli enigmi, ossia una delle componenti migliori del gioco base, il DLC Miti del Regno D'Oriente (la recensione di Miti del Regno D'Oriente è a portata di click) recuperava la formula del titolo di partenza per cambiare protagonista e catapultarci nientemeno che nell'Antica Cina. E ora è arrivato il momento di tornare in Grecia, subito dopo gli eventi della prima espansione: con Gli dèi perduti Ubisoft cambia le carte in tavola, trasformando Immortals in un Action RPG con visuale isometrica e riscrivendo in buona parte la progressione dell'esperienza. Il risultato è un contenuto molto ricco, che chiude in maniera assai dignitosa il Season Pass di Fenyx Rising.

    Ash alla ricerca delle altre divinità

    Considerati i presupposti narrativi alla base di Gli dei perduti, che raccontano ciò che avviene dopo la conclusione di Immortals, consigliamo la lettura di questo paragrafo solo a chi ha già completato l'epopea di Fenyx. Al termine della sconfitta del possente Tifone, la protagonista è divenuta a tutti gli effetti una divinità: la dea della Coesione, per essere precisi. Peccato solo che gli Olimpici siano tutt'altro che coesi gli uni con gli altri.

    Ad esempio, Zeus e Poseidone non sono per nulla in buoni rapporti: ecco perché il dio del mare ha preso con sé una combriccola di altre divinità, tra cui Demetra ed Estia, e si è stanziato su un'isola tutta sua, un prototipo abbandonato costruito da Dedalo e riemerso dalle acque per l'occasione. Purtroppo, Fenyx non può intervenire personalmente per allentare la tensione che intercorre tra le due fazioni dello scisma olimpico, e quindi sceglie una nuova campionessa, la devotissima Ash dai capelli color cenere, affinché ritrovi gli dèi perduti e li convinca a riunirsi. Più facile a dirsi che a farsi, dal momento che l'Isola di Pirite è un luogo decisamente pericoloso.

    Meno male che Ash ha tanta fede quanto coraggio, e si imbarca di buona lena verso una lunga avventura, che in circa 7 ore ci condurrà ad esplorare un nuovo mondo, strutturalmente abbastanza diverso dall'Isola D'Oro. La narrazione di Gli dèi perduti fluisce piacevolmente in maniera tanto frastagliata quanto spigliata, caratterizzata com'è dallo stesso tono scanzonato che contraddistingueva l'epopea nei panni di Fenyx, e che si era un po' allentato in Miti del Regno D'Oriente. Lo stile del racconto mescola scene d'intermezzo a modello di quelle del gioco base con sequenze più statiche, dove a farla da padrone sono artwork e linee di dialogo: il cambio di registro non è spiacevole, anche se non particolarmente guizzante, e ben si adatta alla nuova struttura ludica introdotta nell'espansione.

    A differenza de Una nuova divinità, che raccontava dell'iniziazione di Fenyx, Gli dèi perduti assomiglia più a un sequel a tutti gli effetti, perché amplifica notevolmente il sostrato narrativo di Immortals e mette in scena una storia lunga, articolata e piena zeppa di nuovi attori, capaci di arricchire la commedia greca di Ubisoft. Insomma, sotto questo fronte, si tratta di un DLC nient'affatto rinunciatario. E lo stesso si può dire, pur con qualche riserva, per il cambio di paradigma sul piano del gameplay.

    Cambia (quasi) tutto

    La struttura di Gli dèi perduti abbraccia la visuale isometrica, à la Diablo per intenderci (vi suggeriamo, a tal proposito, di recuperare la nostra prova di Diablo 2 Resurrected): in questo modo Immortals si trasforma e assume sembianze inedite. Il combat system mantiene le medesime caratteristiche del gioco base, bastato sull'alternanza di attacchi leggeri e pesanti, di schivate e poteri da utilizzare, e il mutamento di prospettiva non inficia la piacevolezza degli scontri, che sanno adattarsi alla nuova visuale senza colpo ferire.

    Ad aver subito un sostanzioso cambiamento sono invece due aspetti: l'esplorazione e il sistema di progressione. Anzitutto, l'Isola di Pirite non è visitabile immediatamente nella sua interezza, e anzi si mostrerà gradualmente, area dopo area, con una crescita che va di pari passo con l'acquisizione di nuove abilità. Differentemente da Fenyx, Ash non è in grado di compiere sin da subito determinate azioni (come arrampicarsi sulle superfici verticali) e solo con l'avanzamento della storia otterrà alcuni talenti che le permetteranno di possedere una mobilità più fluida. In questo modo, anche il giocatore potrà tornare in seguito sui suoi passi, magari scalando un promontorio che, nelle prime fasi della campagna, non era accessibile. L'idea - benché un po' limitante inizialmente - trova un suo bilanciamento progredendo nell'avventura, ma viene un po' appesantita dalla scarsa leggibilità dell'area circostante, che non risulta subito intuitiva a causa della sua conformazione. La visuale a volo d'uccello non restituisce sempre la dovuta visione d'insieme, e la mini-mappa, avara di dettagli, non aiuta l'orientamento: ne consegue che, rispetto al titolo di partenza, l'esplorazione appare meno divertente. C'è di buono, d'altro canto, che la nuova Isola è davvero densa di biomi, nemici, enigmi e dungeon, all'insegna di una varietà di tutto rispetto, non certo scontata per un DLC.

    Gli dèi perduti si svela dunque poco alla volta, concedendo ad Ash nuovi poteri e strumenti offensivi, per una progressione all'inizio meno libera, ma giustificata dalle esigenze narrative. Queste nuove soluzioni di game design vanno a braccetto con la crescita della protagonista, che fa leva su una preponderante ricerca delle risorse e sulle cosiddette Essenze, da ottenere negli scrigni o abbattendo le mostruosità che affronteremo. In pratica, ciascun talento può essere personalizzato con l'utilizzo delle Essenze divine, che donano skill e upgrade all'eroina, a patto però di aver sbloccato l'apposito slot in cui incastonarle tramite il consumo delle materie prime necessarie, da rinvenire in ogni angolo del mondo.

    A tratti la raccolta obbligatoria di queste risorse si fa un po' invadente, soprattutto se consideriamo che tutti i potenziamenti di Ash sono strettamente legati al possesso di simili materiali. Lungo la mappa sono sparsi infatti alcuni altari speciali che fungono da checkpoint, e nei quali è possibile salvare la partita solo a patto di donare specifici frutti agli dèi; e lo stesso vale per il recupero integrale dell'energia, ora non più affidato alle fiaschette, bensì ai regali offerti alle divinità oppure alle sfere colorate lasciate dai nemici dopo ogni sconfitta.

    Se all'inizio questa infarinatura di novità potrà apparire poco chiara e non del tutto intuitiva, avanzando nell'avventura si prende confidenza con i meccanismi ludici de Gli dèi perduti, fino a scoprire un sistema di progressione sfaccettato e abbastanza ben concepito, che avrebbe - a nostro avviso - meritato un equilibrio maggiore e un po' più di ore di rodaggio per essere assimilato a dovere. Immancabili, infine, anche gli enigmi, che recuperano per sommi capi i concept già sperimentati con Fenyx, senza intuizioni particolarmente brillanti e con alcuni inciampi dovuti a un'inquadratura che non sempre permette di avere una visione soddisfacente degli elementi circostanti.

    Immortals Fenyx Rising Immortals Fenyx RisingVersione Analizzata PlayStation 5Gli dèi perduti è l’ottima chiusura di un supporto post lancio davvero appagante: tre esperienze molto diverse tra di loro, contraddistinte da una propria personalità ludica, artistica e narrativa. L’ultimo atto del trittico assume le sembianze di un sequel a tutti gli effetti, dando forma a un’esperienza longeva e densa di spunti intriganti, non tutti ben equilibrati ma comunque solidi quanto basta. Insomma, un’avventura degna d’essere vissuta in compagnia di una nuova protagonista, ancora una volta all’insegna dell’ironia e dell’epicità.

    7.8

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