Recensione inFAMOUS

Il free roaming secondo Sucker Punch

inFAMOUS
Recensione: PlayStation 3
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS3
  • Uno degli indubbi meriti di Sony Computer Entertainment è quello d'aver assicurato, alle sue piattaforme ludiche, una cospicua dose di esclusive di grande rilievo, grazie allo sfruttamento intensivo e ragionato dei propri Team interni. Una capacità poco comune, poi, quella di saper veicolare nuove “Proprietà Intellettuali”, trasformandole in vere e proprie icone dell'offerta “monopolistica”. Anche a cercare fra i “capitomboli” più recenti, si trovano titoli che hanno stimolato l'interesse del pubblico: Folklore o Heavenly Sword non possono dirsi certo progetti riusciti, ma mettono in luce le buone concessioni allo sperimentalismo e la dinamicità che la casa madre vuole garantire a tutti i costi. Ad oggi, il vigore della line-up sembra indiscutibile, fra le attese per il ritorno di Drake e Kratos, il folgorante Heavy Rain o il misterioso “Project Trico”. Proprio mentre le attese dei Fan si gonfiano, giunge sul mercato un altro frutto dei fedelissimi team di cui sopra. Parliamo ovviamente di Infamous, sviluppato dai ragazzi di Sucker Punch, che nell'arco di vita della Playstation 2 si dedicarono con discreti risultati alla trilogia di Sly Racoon. Le profonde differenze fra il nuovo prodotto ed i vecchi progetti sono, per altro, un segno concreto del mutamento dei tempi. Da un action/platform leggero e colorato ad un free-roaming cupo e maturo, dedicato ad un'utenza tutta nuova, cresciuta ed esigente.
    Eppure, seguendo questa nuova traiettoria, i game designer non sembrano aver trovato la propria dimensione. Nonostante il tentativo, riuscito in buona parte, di distinguere -almeno artisticamente- Infamous dai congeneri, il gioco eredita dalla filosofia Sandbox una generale vuotezza d'intenti, e la mescola con una progressione molto inquadrata ed un comparto tecnico che non appare certo miracoloso (dopo le prodezze di altri titoli First Party). Reiterazione dei compiti e qualche svista concettuale controbilanciano i buoni propositi, per quello che appare un action game discreto, ma non certo un nuovo messia del genere.

    Tutto comincia con un'esplosione. Gigantesca; e devastante. Capace di spazzare via un intero quartiere di Empire City, distruggendo migliaia di vite, e gettando il panico per le strade. Proprio nell'epicentro del disastro, si sveglia il protagonista di Infamous, Cole, confuso e spaesato. E si riscopre nuovo, più potente, capace di controllare l'energia del fulmine, di manipolare l'elettricità. Ma tutta la forza che questo strano evento gli ha dato, non basta a cancellare le cicatrici del disastro: la città è in ginocchio, isolata dal resto del mondo per volontà del governo, costretta ad una prolungata quarantena. In questo scenario le bande criminali si sono organizzate, per diffondere una piaga capace di distruggere gli ultimi residui d'umanità. Grazie ai suoi nuovi poteri, Cole potrà salvare la situazione o lasciarla precipitare, sostenere la resistenza dei sopravvissuti o lacerare definitivamente il tessuto sociale.
    Queste sono le premesse, forse un poco pretestuose, di Infamous. Le radici dell'impianto narrativo affondano nell'ampia letteratura dei Comic americani, per riprenderne ambientazioni e temi. L'intento di avvicinarsi al mondo del fumetto “supereroico” si manifesta anche attraverso le cut scene che veicolano la narrazione, dipinte con tratto nervoso e schizzato, spigolose e fugaci. Buonissimi sono i risultati a livello stilistico: sia gli intermezzi narrativi che il look globale dell'opera riescono ad avvicinarsi in maniera lodevole al contesto di riferimento. Meno piacevoli, invece, altri aspetti riguardanti il plot. L'impianto narrativo sembra essere infatti un po' troppo frettoloso: di getto, proietta sulla scena nuovi personaggi, nuovi nemici (improbabili o meno), cospirazioni governative ed organizzazioni paramilitari dagli intenti oscuri. Se si eccettua il fine lavoro eseguito sulla psicologia di Cole, carattere e personalità dei comprimari appaiono frammentati, mentre i loro ingressi in scena del tutto evanescenti, accompagnati soltanto da qualche linea di dialogo in-game. Supportando la progressione nell'avventura con un maggior numero di sequenze non interattive, la storia di Infamous avrebbe potuto essere ben più gradevole. I momenti più memorabili, infatti, restano proprio quelli in cui il “fumetto digitale” tratteggiato dai grafici interrompe il fluire dell'azione, si sofferma sui primi piani distorti dei protagonisti, sulle loro lacrime amare, sulla loro rabbia. E' un peccato che la sceneggiatura non riesca a togliersi di dosso quest'idea di un'opera corriva e poco approfondita: anche quando il colpo di scena finale (davvero inatteso e ben orchestrato) getterà nuova luce su tutti gli accadimenti, Infamous resterà troppo poco incisivo per imprimersi a fuoco nella mente del giocatore. Forse, dai fumetti, oltre che l'ambientazione, il titolo Sucker Punch ha ereditato la propensione a girare le pagine troppo di fretta.

    Sotto il profilo del gameplay, Infamous appare sostanzialmente un Third Person Shooter, collocato -come si diceva- in un contesto Free-Roaming. Proiettili ed armi da fuoco, in questo caso, sono sostituiti interamente dai poteri “elettrici” del protagonista, capace di scagliare micidiali saette, o di concentrare l'energia per produrre granate esplosive. Il set di poteri di Cole si compone lentamente sotto gli occhi del giocatore, mentre si avanza nell'avventura principale. A tal proposito, vanno sottolineati alcuni caratteri particolari di Infamous. A differenza di altri free roaming (Grand Theft Auto su tutti), la struttura delle “main quest” cerca di essere sempre dinamica e coinvolgente, evitando un riciclo di compiti che pare aver contagiato qualsiasi esponente del genere. Per far ciò sfrutta, ad esempio, le grandi costruzioni della città, i punti di interesse, conducendo il protagonista in luoghi misteriosi ed affascinanti, costringendolo ad esplorare ponti o a seguire il tragitto di metropolitane sopraelevate, facendogli scalare torri di rottami o imponendogli di assaltare discariche e penitenziari statali. Da questo punto di vista Infamous mostra d'aver capito che è impossibile allestire un prodotto coinvolgente senza agire in maniera incisiva sulla scenografia e sulla sceneggiatura. La volontà di lasciare al giocatore libertà di movimento non deve insomma far sì che i compiti principali riguardino solo lo spostarsi in città: senza il fascino della scoperta, il vagabondaggio resta sostanzialmente poco motivato. Una sfortuna che in certi altri momenti chiave il gioco si mostri ripetitivo e poco originale. Le tre isole che compongono Empire City sono vittime di un Black-Out globale, e buona parte delle missioni consisterà nell'esplorazione metodica del sistema fognario, alla ricerca dei generatori civici. Tale occupazione (che permetterà fra l'altro di guadagnare nuovi poteri, al contatto con le bobine elettriche sotterranee) è assai noiosa e poco ispirata, svolta in lunghi tunnel strettissimi, lugubri almeno quanto l'idea stessa di insistere, nel corso dell'avventura, sull'importanza di queste fasi. Infamous si trova così ad oscillare fra situazioni memorabili e sessioni dallo stile troppo antiquato. Avrebbe potuto assicurargli l'eccellenza, nel panorama ludico moderno, un gameplay dinamico e poliedrico, o l'influenza tanto sbandierata del “Karma System” su tutti gli aspetti del gioco, combattimento compreso. Invece le soluzioni adottate dal team di sviluppo, soprattutto nel secondo caso, appaiono un poco superficiali.
    Gli scontri, ad esempio, sono caratterizzati da una generale monocromia dell'azione. I poteri di Cole non sono poi molti, e non tutti utili in battaglia. Il giocatore finirà per scaricare scintille energetiche sui numerosi nemici e lanciare, di tanto in tanto, qualche granata, recuperando poi il potenziale elettrico direttamente dai dispositivi della città (lampioni, telefoni pubblici o centraline). Non c'è, insomma, nonostante si acceda nelle fasi finali a qualche potere più devastante, vera varietà. Lo scudo energetico risulterà poco pratico da utilizzare, la tempesta di fulmini talmente potente da banalizzare ogni scontro. E così, in generale, anche per l'incerta intelligenza artificiale dei nemici (e per lo “Spawn Rate” davvero esagerato), non si avranno mai le soddisfazioni tipiche di uno shooter ben costruito.
    Anche il sistema del Karma non è pienamente convincente. La premessa di Infamous è quella di concedere all'utente la possibilità di scegliere se diventare un eroe senza macchia o un super-criminale privo di scrupoli. Ci sono particolari momenti chiave, nascosti nelle side quest come nelle missioni della trama principale, in cui è possibile compiere delle scelte, per definire il proprio allineamento morale. Girovagando per la città, inoltre, si potrà decidere di aiutare i cittadini feriti, di catturare vivi i propri nemici, oppure di uccidere chiunque per assorbire la sua bioenergia, in una generale duplicità d'intenti. Si tratta, in realtà, di un bipolarismo senza sfumature: una volta scelto il proprio ruolo è opportuno portarlo avanti come meglio si crede, senza scendere a compromessi. Un piccolo indicatore sullo schermo mostrerà l'andamento delle pulsioni di Cole, identificandolo con un grado, da Eore a Infame, che gli concederà per altro l'accesso a particolari potenziamenti per i propri poteri (tutti da acquisire utilizzando punti esperienza). In generale, che si percorra una strada o l'altra, non cambiano che i comportamenti dei concittadini, mentre le differenze nelle mosse speciali di Cole non saranno così marcate. Certo, sarà molto interessante, una volta terminata l'avventura, ripercorrerla per assistere al nuovo finale o ai mutamenti nelle scene di intermezzo, ma a livello pratico seguire la via del bene o del male non produce sconvolgimenti di sorta.
    Da Infamous, insomma, avremmo voluto avere un coinvolgimento emotivo più continuo, che si riflettesse in qualche maniera anche sul gameplay. Invece i momenti di lucida eccellenza artistica e narrativa brillano per pochi minuti, e poi tornano immersi in un contesto più banale di quanto non fosse lecito aspettarsi. Anche l'aspetto legato all'esplorazione, ad esempio, è un'occasione mancata: il parkour di Cole non è esaltante come le scalate di Altair (ci piacciono i paragoni scomodi), fatto di un sistema di rilevamento delle collisioni inefficace, e di un set di animazioni poco legate fra di loro, che non riescono a trasmettere la sensazione di controllo e stabilità.
    E' un peccato infine che le side quest siano poche e poco ispirate: circa trenta missioni secondarie, tutte riconducibili a cinque tipologie di incarico (sebbene alcune molto originali) o a variazioni su tema delle missioni principali. Certo, la possibilità di liberare gradualmente la città dall'assedio dei nemici (ogni side quest ripulisce un'area urbana) stimola il completamento, ma non serve per incrementare il coinvolgimento del giocatore, sballottato quindi da momenti di raro “lirismo videoludico” (fra cui annoveriamo i pochi boss-fight presenti) ad altri di completo o totale piattume.
    In questi termini va visto il “problema longevità”: completare al 100% l'avventura a livello difficile porta via una ventina di ore, mentre uno “speedrun” (che in molti tenteranno per esplorare l'altra via del karma) non supera le 10 ore di gioco. In generale il tempo di permanenza di Infamous nel tray della Ps3 sarà abbastanza prolungato (ben oltre la media delle produzioni attuali), ma quello che conta è la qualità dei pomeriggi spesi per il completamento del gioco. Ed allora, un'altra volta, ripetiamo che Infamous regala momenti di profondità inaspettata, rivitalizzando per certi versi il concetto di “storyline” all'interno di un Free Roaming game, ma al contempo non riesce a togliersi di dosso i demeriti di un gameplay monotono, di una narrazione non sempre incisiva, e di qualche scelta di game design davvero troppo affrettata.

    A livello tecnico, il gioco mostra risultati tutto sommato gradevoli, legati soprattutto allo stile particolare dell'opera, ma non sfrutta certo tutto il potenziale della macchina Sony.
    Lo stile artistico, differenziato dalla massa indistinta dell'action game americano, si avvicina con successo a quello dei Comic d'oltre oceano, con le esagerazioni tipiche dei pennelli e delle chine. Infamous ha una personalità tutta sua, che potrà incontrare i gusti di una nutrita platea. Gli scorci paesaggistici sono infatti generalmente ispirati: lasciano trasparire i profili minacciosi dei grattacieli metropolitani, il verde timido dei parchi urbani, il delirio di distruzione operato dai malvagi sulle strade, che si affollano di morti e feriti, di detriti e autovetture tremolanti. A livello stilistico, insomma, la produzione Sucker Punch mostra carattere. Meno impressionanti sono però i risultati a livello qualitativo. Perchè alla vastità della metropoli fa da controcanto un marcato pop-up di texture ed elementi grafici, un uso della sfocatura di campo poco intelligente, e qualche rallentamento che compare nel corso dell'azione. Buono invece il motore fisico, gli effetti di luce ed i particellari, che regalano ad ogni scena un discreto dinamismo, ed un buon impatto visivo.
    Un peccato invece per lo scarso uso del filtro anti-alias, che si rifiuta di smussare i contorni, e lascia il colpo d'occhio poco pulito. Ma una delle pecche maggiori di Infamous è la texturizzazione. I “tiles” sono ben definiti e mostrano la presenza di qualche mappa superficiale (buona soprattutto nel caso di superfici metalliche), ma la qualità artistica delle texture ambientali è davvero discutibile, ed alcuni materiali sono resi in maniera poco convincente. Di nuovo, il design poligonale dei personaggi non convince appieno. “Sulla carta” (quella digitale delle cut-scene) Cole ha un profilo visivo interessante e ben studiato, ma il suo modello in-game non riesce certo a “bucare lo schermo”, anzi appare piuttosto anonimo. Discorso analogo per i nemici, dai Reapers ai First Sons, passando per i “Dust Men”, che rispettivamente assediano le vie delle tre isole principali: i modelli degli avversari hanno rari picchi di qualità. Insomma, la vera protagonista della scena è la città, ricca ed eterogenea, davvero ben costruita, che tuttavia è intimidita, se non dalle forze del male, dai difetti grafici di cui sopra si diceva (pop-in, alias). Del resto, i compromessi sono un'altra delle grandi pecche di un genere che deve necessariamente prediligere l'ampiezza al dettaglio tecnico.
    A livello sonoro, Infamous non accampa molte pretese. Le tracce d'accompagnamento restano nella maggior parte dei casi un sottofondo poco avvertibile e altrettanto poco incisivo. Forse solo nel caso dei combattimenti con i boss riescono ad emergere dalla mediocrità. I rumori ambientali e le campionature sono di buon livello, un poco ripetitive. Note molto positive arrivano invece dal doppiaggio italiano, ispirato e ben intonato, un valore aggiunto alla produzione. Anche il doppiaggio inglese non si fa mancare la qualità del voice acting ed un'interpretazione magistrale.

    inFAMOUS inFAMOUSVersione Analizzata PlayStation 3Inaspettatamente, Infamous è stato visto da buona parte della stampa di categoria come un titolo rivoluzionario, capace di rivitalizzare il genere d'appartenenza e perfetto in quasi tutti i suoi aspetti. A noi pare d'averlo inquadrato come un prodotto dal buonissimo potenziale, frustrato però da alcune leggerezze. L'idea di avvicinarsi al mondo dei Comic americani è senza dubbio piacevole e ben riuscita, e conferisce al prodotto un carattere particolare. La trama è, almeno nelle sue fondamenta, ben congegnata, ma non riesce a rapire totalmente l'utente, a causa di una sostenuta frettolosità, che tralascia aspetti fondamentali come la caratterizzazione dei comprimari e dei “Villains”. Anche dal punto di vista ludico, Infamous alterna alti e bassi: ci sono missioni della main quest profonde e belle da giocare, perfettamente integrate con la libertà d'azione, che tuttavia si affiancano a situazioni frustranti e ad assegnamenti secondari ripetitivi e monotoni. La qualità dell'azione è poi claudicante, per i demeriti del sistema di collisioni che gestisce le scalate e per la superficialità delle fasi da shooter. Nonostante tutto questo, Infamous è un titolo che consigliamo ai possessori della console Sony, se non altro perchè mostra un approccio intelligente alla categoria ludica del Free Roaming, e regala qualche spunto memorabile. La vera forza delle esclusive, del resto, è quella di dare un temperamento particolare alla Line Up. E questo, al di là delle ipervalutazioni critiche, Infamous riesce a farlo con successo.

    7.5

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