Inmost Recensione: un'avventura sulle orme di Another World su Switch

Dopo l'esordio su Apple Arcade, arriva su Switch e PC un'avventura dal sapore malinconico e dal taglio indie, che segna il debutto di un duo lituano.

recensione Inmost Recensione: un'avventura sulle orme di Another World su Switch
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  • Switch
  • C'erano una volta una bambina prigioniera di un'oscura magione, un cavaliere in lotta contro esseri d'ombra all'interno di un castello in rovina che cade a pezzi e un viandante solitario in cerca di risposte. L'incipit sembrerebbe decisamente quello di una fiaba, ma è un tono che a ben vedere si sposa alla perfezione con Inmost, l'opera prima del team indipendente lituano Hidden Layer Games: un puzzle-adventure dalla forte componente narrativa, senza dubbio ispirato a classici come Flashback e Another World, che non ha paura di affrontare in maniera diretta tematiche delicate quali depressione, ansia ed elaborazione del lutto.

    Uno e trino

    Inmost è un racconto intimista che può durare all'incirca quattro ore, idealmente "da giocare in una singola sessione, in una notte buia e tempestosa", che segue le vicende del terzetto di già citati protagonisti: personaggi estremamente diversi, legati a situazioni e dinamiche di gameplay radicalmente differenti tra loro. Un'unica storia interconnessa - peraltro nient'affatto semplice da decifrare nel suo insieme, visto e considerato il compiaciuto ermetismo con cui è narrata - che si dipana secondo appunto tre binari principali distinti ma in qualche misura legati: una riflessione simbolica sul senso del dolore e sulla speranza, che si serve di un buon doppiaggio (in inglese, ma con sottotitoli in italiano) e di una direzione artistica niente male per coinvolgere ed appassionare.

    È proprio l'estetica a fare da trait d'union tra i tre protagonisti senza nome: ad accomunare la bambina, il cavaliere e il viandante c'è infatti un impiego di colori fortemente desaturati, con tonalità che virano su una palette grigio-azzurra fatta di contrasti netti, e un peculiare stile che alterna una pixel art parecchio pronunciata, diciamo dalle parti di Shovel Knight, a effetti di luce e particellari decisamente più moderni e dal gusto "HD".

    Una scelta che rende Inmost un videogame subito riconoscibile e non privo di personalità, convincente nel veicolare anche a livello audiovisivo la sensazione di un universo malinconico, rarefatto ed evocativo. Un viaggio in una sorta di sfuggente labirinto ultraterreno irto di trappole, di pericoli in agguato ma al tempo stesso pure di segreti tutti da scoprire (per la gioia dei completisti, che troveranno pane per i loro denti).

    Storie intrecciate

    Anche se l'avventura è da considerarsi in tutto e per tutto una sola, è doveroso soffermarsi sulle tre anime che intrecciandosi vanno a definire l'essenza di Inmost.

    Nei panni della bambina, una piccina spaesata e completamente alla mercé di un luogo ostile in cui il buio ammanta ogni cosa, la parola d'ordine sarà "esplorazione". Un incedere lento e fragile, fondato al 100% sulla risoluzione di puzzle ambientali che porteranno via via la piccola a far luce - anche in senso letterale - sulla spaventosa casa che sembra in qualche misura tenerla prigioniera. Aspettatevi insomma risorse pari a zero, scarse capacità di adattamento e una sfida costruita sul tentativo di superare ostacoli dovuti ai mezzi limitatissimi della bimba: una situazione per cui anche premere un interruttore posto troppo in alto o riuscire ad accedere alla soffitta può diventare un'impresa nient'affatto scontata.

    Il prode cavaliere viaggia invece all'estremo opposto: un guerriero tutto d'un pezzo, un combattente che non indietreggia mai e che al contrario fissa sempre e comunque il pericolo dritto negli occhi (anche se, come ammoniva Nietzsche, c'è da stare attenti a fissare troppo a lungo l'abisso...), è lui a rappresentare l'anima più puramente action di Inmost. Nei suoi panni - con segmenti brevi e sporadici all'interno della storia - ci si trova a combattere contro enigmatiche creature fatte di un liquame ombroso, menando fendenti e usando un rampino per spostarsi con poderosa destrezza all'interno di un castello fuori dal tempo e dallo spazio: intermezzi piacevoli ma limitati, pensati per far riposare le meningi solleticando i polpastrelli con un combat system ripetitivo e non certo approfondito, eppure tutto sommato funzionale.

    Il viandante si trova precisamente a metà strada tra gli altri due, e non a caso risulta il personaggio principale: quello che di fatto si utilizza per la stragrande maggioranza del tempo, reso intrigante dalla sua discreta agilità e soprattutto dai molteplici mezzi. Perché controllandolo potrete non soltanto saltare e rotolare (movenze evasive indispensabili per sfuggire ad avversari altrimenti inaffrontabili testa a testa), ma anche raccogliere oggetti vari e di conseguenza interagire con il mondo circostante.

    Sta nel giusto mix fra platforming, azione ed enigmi ambientali il bello del viandante: alcuni puzzle potranno sembrare sulle prime un filo ostici, ma sarà sufficiente un minimo di ragionamento per arrivare a una risoluzione appagante e quasi sempre dietro l'angolo, per un'esperienza pensata per stimolare piuttosto che per mettere i bastoni tra le ruote o peggio per frustrare con un tasso di sfida eccessivo.

    Alla fine Inmost si esaurisce nello spazio di circa quattro ore, come una candela che brucia in mezzo alle tenebre: senza particolari fiammate o sussulti capaci di squarciare davvero il buio, ma con un ardore flebilmente costante che se da un lato lo contraddistingue per un'indole riflessiva e intimista dall'altro finisce pure per limitarlo un po' nelle ambizioni. Così, lasciandolo scorrere senza che rimanga addosso chissà poi che cosa se non sensazioni vaghe, indefinite, in sospeso. Riflessioni rarefatte e sfuggenti come l'insondabile abisso ingrigito in cui si svolgono le vicende.

    Inmost InmostVersione Analizzata Nintendo SwitchInmost è un' affascinante avventura carica di simbolismi, che non ha paura di affrontare - seppur in maniera un po' troppo ermetica e alle volte sinceramente confusa - tematiche senza dubbio forti e in generale non propriamente ricorrenti in ambito videoludico. Un'esperienza narrativa che si distingue per una direzione artistica non banale e per un gameplay tutto sommato piacevole, al netto di una durata limitata e soprattutto della mancanza di veri e propri passaggi memorabili (tanto in termini di racconto quanto di giocabilità). Per 12.99€ si può comunque dare fiducia al duo indipendente Hidden Layer Games, lasciandosi cullare dalle atmosfere da incubo di un'ombrosa fiaba dark.

    7

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