Into the Pit Recensione: il fascino rétro dei Roguelite su Game Pass

Su Xbox Game Pass arriva la nuova interessante produzione di Nullpointer Games, un Roguelite in stile rètro che richiama alla mente alcuni giochi anni '90.

Into the Pit Recensione: il fascino rétro dei Roguelite su Game Pass
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  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Xbox Series X
  • A prima vista Into the Pit sembra un gioco degli anni novanta catapultato nel 2021. Per chi è cresciuto in quel periodo videoludico, più che a Doom di id Software la produzione di Nullpointer Games sembra ricordare Hexen/Heretic, due serie firmate da quella Raven Software che la maggior parte dei giocatori attuali conosce per essere uno dei team responsabili del franchise Call of Duty. All'inizio degli anni novanta, la software house del Wisconsin faceva tutt'altro e ci aveva regalato una serie di imperdibili chicche: Black Crypt (1992), pubblicato per Amiga da Electronic Arts, era un brillante gioco di ruolo ispiratissimo alla serie Eye of Beholder di SSI; Hexen: Beyond Heretic (1995), oltre a usare una versione modificata del motore grafico di Doom (era pubblicato dalla stessa id Software!), era un innovativo FPS con ambientazione fantasy.

    Le fonti di ispirazione

    Fu proprio lo sparatutto in prima persona di Raven Software a introdurre una serie di contaminazioni provenienti dal mondo dei giochi di ruolo: vennero aggiunte diverse classi di personaggi (guerriero, mago e chierico) con cui completare la campagna single player, oltre a una serie di funzionalità innovative per quei tempi (come l'inventario che permetteva di utilizzare gli oggetti per guarire o per diventare più forti) e armi uniche con cui combattere.

    La stessa Raven Software un anno prima aveva pubblicato Heretic (1994), un altro sparatutto in prima persona che sfruttava il motore 3D creato da Carmack che si distingueva per un'ambientazione fantasy medievale e, soprattutto, per la possibilità di usare pozioni e oggetti magici che potevano trasformare i nemici in polli. I primi istanti di gioco con Into the Pit ci hanno ricordato l'atmosfera di quei giochi leggendari e anche titoli più recenti (la serie Ziggurat, per esempio). Quello creato da Nullpointer Games è un titolo dal gusto rétro e dall'ambientazione lovecraftiana capace di mixare in modo interessante la struttura di uno sparatutto in prima persona con quella di uno dei generi più gettonati nell'ultimo periodo: il roguelike/roguelite. E lo fa con un stile tutto suo e proponendo una serie di idee innovative e scontri ad alta concentrazione di adrenalina contro creature demoniache.

    La trama

    La trama non è nulla di speciale: nei panni di un mistico ci troveremo a visitare un villaggio maledetto alla ricerca di Luridia (nostra cugina) che è misteriosamente scomparsa. Che cosa aveva scoperto la ragazza? Che cosa nasconde questo tranquillo villaggio? Noi saremo gli unici a poter fornire delle risposte a queste domande e, soprattutto, a sconfiggere con i nostri poteri questa maledizione. Dopo l'apparizione di un misterioso portale demoniaco, infatti, gli abitanti del villaggio sono scomparsi a uno a uno e i pochi sopravvissuti si sono barricati nelle loro case.

    Le strade sono deserte e, bussando a qualche portone, si scopre che tutta la popolazione è stata attirata in un buco demoniaco da una figura misteriosa: un potente mago. All'inizio non troveremo nessun abitante disposto ad aiutarci, a parte il custode ("Ritual Keeper") che vive proprio nelle vicinanze dell'ingresso della fossa: con il suo permesso possiamo finalmente entrare nelle profondità.

    Il villaggio è il cuore del gioco, il luogo dove si ritorna dopo ogni una missione per potenziare le proprie abilità magiche. Salvando gli abitanti avremo accesso alle risorse/negozi che renderanno le nostre scorribande negli inferi meno problematiche. Per entrare nel mondo sotterraneo è necessario posizionare le rune sull'altare del sigillo per ottenere una chiave (in alcuni casi ne servono due) che ci trasporta nell'underworld di Into the Pit. Nullpointer Games ha preparato una quindicina di sotterranei (più uno finale) e ogni dungeon è differente: cambiano le creature demoniache/mostruosità che lo popolano e per sopravvivere è necessario scegliere gli incantesimi più adatti.

    Quale incantesimo scegliere

    All'inizio di ogni run bisogna selezionare un incantesimo (vengono proposti in modo casuale) per ogni mano: tra magie d'attacco e difesa le combinazioni e i potenziamenti possibili sono molteplici e la varietà è più che soddisfacente. Dopo qualche ora di gioco la voglia di sperimentare si esaurisce e si tende a selezionare un attacco da lontano (tra quelli disponibili consigliamo "The Nebula") e uno devastante da vicino ("Shotgun"): sono disponibili anche incantesimi a medio raggio. La struttura dei sotterranei è sempre la stessa: ogni dungeon è composto da quattro altri livelli distinti (chiamati "depth") e da un'arena con tanto di guardiano finale da sconfiggere.

    Ci sono quattro porte da scegliere e altrettanti altari da attivare che permetteranno di accedere alla profondità successiva. Il ritmo di gioco è chiaramente sostenuto, i combattimenti sono frenetici e il giocatore viene ricompensato adeguatamente dopo ogni run vincente con rune che può utilizzare per potenziare i propri poteri/perk, migliorando la salute o infliggendo danni maggiori e così via. Ogni dungeon, teoricamente, è diverso e presenta nemici e boss di fine livello che andrebbero affrontati usando attacchi e strategie differenti. Nonostante qualche differenziazione di tipo grafico, non c'è molta varietà negli attacchi delle creature nemiche: la stessa cosa vale per i guardiani di fine stage, che si muovono tutti seguendo uno schema preciso (compreso il boss finale del gioco).

    Infatti, quando scendono al 50% della loro salute usano scudi ed evocano altre creature: a questo punto, per il giocatore è solo una questione di resistenza e di far fuoco a volontà. Il problema vero di Into the Pit è che dopo qualche ora di gioco si è visto tutto quello che si doveva vedere: l'esperienza, insomma, tende ad assomigliarsi un po' troppo. E, soprattutto, è molto difficile morire nel gioco, un dettaglio che farà storcere il naso ai fan dei roguelike/roguelite.

    Invece di far pagare al giocatore ogni errore, Into the Pit lo perdona con un'affettuosa carezza, anche per colpa di un game design un po' troppo permissivo (un checkpoint tra i livelli permette di salvare tutte le risorse accumulate). L'avventura dura più o meno una decina d'ore e dopo aver salvato metà degli abitanti del villaggio (in totale sono 45) avrete sbloccato più o meno tutto quello che serve, mentre per ottenere la chiave per accedere al dungeon finale bisogna aver liberato almeno 30 villici.

    Da vedere la produzione di Nullpointer Games ha un certo fascino, merito di uno stile grafico che riesce a trasmettere quell'atmosfera cupa di un racconto lovecraftiano. Into the Pit ha una personalità artistica accattivante ed è difficile resistere alla sua bellezza vintage: il gioco è attualmente disponibile sul servizio Xbox Game Pass e su Steam (viene venduto al prezzo di 14,99 euro). Noi l'abbiamo provato su Xbox Series S e da un punto di vista tecnico non c'è nulla da eccepire: frenetico e veloce al punto giusto e perfettamente godibile con il controller. Infine, segnaliamo che il gioco è disponibile per ora in inglese, senza alcuna localizzazione in italiano.

    Into the Pit Into the PitVersione Analizzata Xbox Series XÈ difficile giudicare Into the Pit: il gioco parte davvero forte e sembra avere le carte in regola per stregare il giocatore fino alla fine. Purtroppo, il titolo di Nullpointer Games tende a diventare ripetitivo dopo qualche ora e l'interesse cala con il passare del tempo. Quello che manca a Into the Pit è un po' di varietà in più (dai comportamenti dei nemici fino ai livelli, che si assomigliano un po' troppo) mentre la generazione procedurale tipica del genere roguelite/roguelike lascia un po' a desiderare in questa interpretazione. Una maggiore difficoltà negli scontri era auspicabile: nel complesso, Into the Pit rimane un titolo da provare per gli amanti del genere, soprattutto se si è abbonati al Game Pass.

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