Jettomero: Hero of the Universe Recensione

Gabriel Koenig, in arte Ghost Time Games, ci spedisce nello spazio in compagnia di Jettomero, l'arma robotica più altruista del mondo.

recensione Jettomero: Hero of the Universe
Articolo a cura di
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.
Disponibile per
  • Pc
  • Xbox One
  • Jottomero: Heroe of the Universe è l'opera d'esordio per la piccola software house indipendente Ghost Time Games al di fuori dall'ambiente mobile, un titolo story-driven piuttosto peculiare, con protagonista un gigantesco robot indistruttibile, più tenero del nanerottolo di Machinarium e più buono del Gigante di Ferro di Brad Bird. Tocca a noi guidare il goffo e simpatico robottone in giro per una coloratissima galassia, in cerca di indizi sulla sua identità e sulle sorti della razza umana, in lotta con una misteriosa forza aliena.

    Si trasforma in un razzo missile

    Siete nel giusto, tutto ciò che volete è fare del bene agli altri, anzi, sentite un bisogno incontrollabile di aiutare il prossimo ad ogni costo, eppure ogni vostra azione non porta ad altro che ad una serie inarrestabile di disastri, tanto da spingervi a meditare sull'effettiva utilità della vostra esistenza. Avete mai provato quell'orrenda sensazione? Ecco. Jettomero è composto al 90% di quel dolore straziante, bulloni e grosse lamiere metalliche tenute insieme da inappagante e non riconosciuta bontà d'animo.

    Fa subito una tenerezza incredibile quel robottone che pare abbia appena imparato a camminare; si sbraccia in modo scomposto per evitare i laser delle forze armate locali e mantiene sempre inalterato quel sorriso stampato sull'enorme testa di latta, anche quando una dozzina di missili terra-aria gli si schiantano nei circuiti in mezzo agli occhi, senza neanche scalfirli. È indistruttibile, il game over è fuori discussione: l'esperienza di gioco è quindi incentrata sull'esplorazione e sulla narrazione; ci capiterà di imbatterci in misteriose figure aliene, biomacchine mute dai colori sgargianti, di tanto in tanto, ma il combattimento è affidato ad una manciata di quick time events.
    L'esplorazione avviene in due fasi ben distinte: si gironzola per le galassie come in una versione miniaturizzata di No Man's Sky, sfruttando la spinta dei propulsori nelle gambe di Jettomero, saltando di wormhole in wormhole, e poi si calpesta il suolo dei pianeti come in una buffa versione sci-fi di Mario Galaxy, seguiti dalle stesse inquadrature già viste nel titolo Nintendo. Ogni biomacchina sconfitta a suon di QTE sblocca l'accesso ad una registrazione criptata, decifrabile ruotando gli stick analogici per trovare la giusta combinazione di lettere: imbroccata la corretta sequenza ci ritroviamo di fronte un nuovo pezzetto della storia di Jettomero, presentato attraverso le deliziose pagine digitalizzate di un fumetto.

    La storia è tutt'altro che complessa, come del resto l'intera produzione, ma forte di una carica emotiva che difficilmente lascerà il giocatore indifferente. È una storia che parla della ricerca di un'identità, di un'umanità così difficile da salvare, e di una straziante lotta per difendere le innate buone intenzioni del robot: non prive di colpi di scena, saranno proprio le vicende del buon Jettomero a tenere il giocatore impegnato fino alle battute finali (circa un paio d'ore dall'inizio) di un gioco che non offre grandi attrattive sul piano strettamente ludico, né riesce a garantire un grado di sfida degno di nota. La sola esplorazione, infatti, insieme a quei combattimenti quasi automatici rappresenta un mero rilassante intermezzo fra un capitolo e l'altro della narrazione, spingendo verso una neanche tanto affrettata catalogazione come story-driven

    Sui vari pianeti ci capiterà di imbatterci in bonus puramente estetici, per personalizzare l'aspetto del nostro eroe di latta: ben realizzati e parecchio buffi, tali oggetti meritano di sicuro qualche attenzione in più nell'esplorazione.
    Il musicista Gabriel Koenig, unica mente dietro la creazione di Jettomero, riesce non solo a mettere su una colonna sonora memorabile ed incredibilmente sognante, com'era lecito aspettarsi, ma anche a disegnare, con un tratto minimalista, uno dei più colorati paesaggi galattici mai visti dall'uscita di No Man's Sky, nonché ad incidere nel freddo metallo i lineamenti di un personaggio che non si dimentica facilmente, dalla bontà contagiosa e dall'adorabile goffaggine.

    Jettomero: Hero of the Universe Jettomero: Hero of the UniverseVersione Analizzata PCÈ un titolo alquanto peculiare, il Jettomero di Gabriel Koenig, difficile da valutare nel complesso, perché forte di una direzione artistica d’eccezione, in grado di regalare momenti di pura poesia, ma debole, molto debole sul piano prettamente ludico. Una narrazione dalla forte carica emotiva e l’adorabile protagonista riescono tuttavia a trattenere anche chi probabilmente non manderà giù un grado di sfida pressoché inesistente. Un gioco da tenere in considerazione, quindi, solo se si è alla ricerca di un breve viaggio in una galassia coloratissima, cullati dalle rilassanti melodie del compositore canadese.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel Core i7 7700K
    • RAM: 32 GB
    • GPU: NVIDIA GeForce GTX 1080 Ti
    6.5

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