Recensione Joe Dever's Lone Wolf - Alba su V'taag

Si chiude l'avventura videoludica di Lupo Solitario

Versione analizzata: iPhone
recensione Joe Dever's Lone Wolf - Alba su V'taag
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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Si chiude quindi -almeno per il momento- la parabola videoludica di Lupo Solitario, con l'arrivo del quarto ed ultimo episodio di Joe Dever's Lone Wolf, progetto tutto italiano assemblato da Forge Reply e dallo storico creatore della saga di Librigame. In attesa della versione PC, che giungerà su steam fra qualche giorno, Alba su V'taag chiude in maniera più che degna la parentesi ruolistica del cavaliere Ramas. Il crescendo finale ci porta in un'ambientazione inedita, e ci vede impegnati nella terribile scalata di una torre nera che si staglia oscura come un presagio di morte: ancora una volta il titolo sembra volersi concentrare sui combattimenti, ma stavolta l'incedere trottante e le numerose battagli sono ben giustificate a livello narrativo e ottimamente contestualizzate da una narrazione sempre presente. Addentriamo quindi nelle terre malate dei signori oscuri.

Game of Death

L'ultimo atto di Joe Dever's Lone Wolf si apre con l'enorme profilo della torre di V'taag che compare fra le pagine virtuali di questo “librogame” interattivo. La scalata dell'enorme palazzo si configura subito come un'impresa improba, per il numero soverchiante di pattuglie che camminano nei suoi stanzoni, consapevoli che Lupo Solitario farà di tutto per salvare Leandra e recuperare il prototipo che permette di incanalare l'energia dei manufatti Shianti.
Già nel corso del combattimento iniziale ci vengono gettati contro i nuovi nemici che compaiono per la prima volta in questo episodio: sono i temibili DoomWolf, feroci lupi neri che lacerano la carne coi loro denti affilati e -scopriremo in seguito- non si fanno scrupolo a sacrificarsi per proteggere i loro padroni, di fatto scombussolando le strategie d'attacco del giocatore.
Di per se l'aggiunta dei DoomWolf non sembra in grado di cambiare le carte in tavola, eppure arrivati al quarto atto il bestiario dei nemici si è fatto tutto sommato eterogeneo. Nonostante nel corso dell'avventura gli scontri siano numerosi e ravvicinati, è difficile sentire il peso della monotonia che invece mortificava i primi episodi: adesso i manipoli nemici sono ben assortiti ed utilizzare in maniera oculata le proprie risorse è necessario per avere la meglio.

Come sempre anche le scelte effettuate prima del combattimento possono cambiare le sorti dello scontro: utilizzare le Arti Ramas quando possibile, ma anche riuscire ad interpretare la situazione e decidere quando è meglio agire d'impulso e quando invece è meglio fermarsi a riflettere, può comportante un discreto vantaggio.
Gli scontri sono ancora basati sull'ottimo sistema ideato da Forge Reply, che riesce ad ammodernare in maniera eccezionale un approccio da GDR a turni, svecchiandolo ed adattandolo in maniera perfetta alla fruizione su TouchScreen. Le battaglie sono vivacizzate da parecchi Quick Time Event, ma alla base c'è sempre un combat system tutto basato sulla gestione delle risorse e delle priorità d'attacco, che impone all'utente una certa fretta nella conclusione dello scontro. Riuscire ad inanellare la giusta sequenza di attacchi per neutralizzare buona parte dei nemici ancora prima che riescano ad attaccare regala sempre ottime soddisfazioni.
Ancora ci sono momenti in cui le variabili aleatorie prendono il sopravvento, e si finisce KO solo perchè l'attacco decisivo è stato abilmente schivato dal nemico. Ma insomma, tutti i fan di Lupo Solitario ricordano quanto spietata potesse essere la Tavola del Destino. Certo, arrivati alla fine dell'avventura non possiamo non pensare che sarebbe stato auspicabile un sistema per monitorare in maniera più rigorosa le statistiche e le percentuali di successo di ogni attacco, ma possiamo accettare l'influenza dei giochi del caso: soprattutto perchè, consapevoli ormai delle risorse del protagonista, si riesce quasi sempre ad arginare il disastro. E al limite è sempre possibile abbassare la difficoltà.

Si diceva, in ogni caso, che quest'ultimo episodio l'attenzione è tutta orientata agli scontri. Per fortuna anche le pagine della prosa non mancano, punteggiando un incedere comunque ben tenuto e dal tono avventuroso. Ci sono un paio di scelte veramente importanti, qualche momento di cupa introspezione, ma soprattutto c'è l'atmosfera marcia e cadente della torre di V'taag. Salendo di piano in piano si attraversano le prigioni, poi gli alloggi dei Giak, poi i laboratori dei Vordak, e gli ampi saloni in cui si riunisce la guardia scelta dei Drakkar. Disseminate di trappole e scrigni segreti, le stanze della torre sono ben descritte, così come opportunamente raccontata è la scalata di Kai verso lo scontro finale.
A tal proposito, le “boss fight” che si incontrano alla fine dei tre atti sono ispirate e intense, e rappresentano, pur mantenendo l'impostazione classica delle battaglie regolari, una piccola variazione che il team di sviluppo ha fatto benissimo a considerare, per la capacità che hanno di spezzare una potenziale monotonia.
Giunti dopo tre ore abbondanti alla fine dell'avventura, dopo aver esplorato ogni anfratto della torre ed aver recuperato qualche pezzo di equipaggiamento davvero interessante, resta forse un po' di rammarico per un finale non eccessivamente epico. Complessivamente, tuttavia, la conclusione delle avventure di Lupo Solitario ci è sembrata ben orchestrata, opportuna e densa: la speranza è quella di poter tornare ad utilizzare il personaggio che abbiamo creato in qualche nuova avventura.

Joe Dever's Lone Wolf I quattro episodi di Joe Dever's Lone Wolf compongono un titolo veramente solido, che mescola con coraggio una narrazione di stampo classico, scaturita dalla sempre ispirata penna del creatore originale di Lupo Solitario, con un gameplay che rilegge in maniera intelligente gli stilemi da GDR a turni. Quello che ne è uscito, alla fine dei conti, è un videogioco ispiratissimo e originale, con un carattere marcato anche a livello artistico: sia i combattimenti interamente renderizzati con un engine 3D, sia lo stile complessivo dell'interfaccia e delle illustrazioni assemblano un'iconografia piacevole e coerente, ispiratissima. Nel corso dell'avventura c'è qualche momento di stanca, e non possiamo toglierci del tutto l'idea che si sarebbe potuto fare qualcosa di più sul fronte del bilanciamento. Eppure, Joe Dever's Lone Wolf è un altro grande esempio di come i talenti italiani dello sviluppo videoludico stiano rifiorendo, nonché una delle migliori proposte per il mercato mobile. Aspettiamo di vedere come se la caverà su PC.

8

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