Recensione Jojo's Bizzarre Adventure - Phantom Blood

Un tuffo nel passato della famiglia Joestar made in Capcom

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  • Ps2
  • Hora Hora Hora!

    Le fonti di ispirazione per i videogiochi provengono sempre più spesso dall’ambiente cinematografico, letterario e “fumettistico”; Superman Returns, Ultimate Spiderman, Hulk, nonchè i “crossover” come Kingdom Hearts o Marvel Vs Capcom, rappresentano la cartina tornasole di questa tendenza. Una parte sostanziosa di tutta questa produzione ludica non arriva mai nel nostro continente a causa di interessi commerciali o tradizioni radicate: parliamo nel caso specifico dei manga.
    Hokuto no Ken, meglio noto come “Ken il Guerriero” è stato il capostipite di questa categoria di videogames, con tutti i giochi a lui dedicati per Sega Master System e Genesis, dei “piccoli capolavori” (come il picchiaduro a scorrimento uscito per Psone) mai giunti in Europa; ultimamente grazie ai vari One Piece, Dragonball e Saint Seyia (oltre all'ormai prossimo “Naruto”) qualcosa comincia finalmente ad affacciarsi anche sulle nostre console.
    Uno dei “Manga” più rinomati e longevi che siano approdati in Italia (ed attualmente ancora in fase di pubblicazione, seppur in una sorta di prequel di nome Steel Ball Run) “Le Bizzare Avventure di Jojo” ha goduto di ben due apparizioni in formato videoludico, entrambe di buon livello e praticamente sconosciute nel nostro continente: il primo dei due titoli è un picchiaduro bidimensionale per Dreamcast che traeva ispirazione dalla più celebre delle sette serie di cui è composta la saga, ovvero quella che vede per protagonista Jotaro Kujo e il secondo, apparso due anni fa per Ps2 è una sorta di action adventure tridimensionale davvero ben realizzato in cui abbiamo modo di conoscere Giorno Giovanna e con il suo sogno smisurato di diventare il gangster più famoso del mondo.

    Solo per veri fan?

    Jojo's Bizzarre Adventures - Phantom Blood invece è ambientato nell’ Inghilterra Vittoriana. Jonathan, protagonista della storia e figlio di un ricco mercante inglese, si trova a combattere contro la brama di potere del fratellastro Dio Brando. Quella che inizialmente sembra una semplice faida tra giovani assume oscuri connotati quando il malvagio Dio entra in possesso dell'antico manufatto noto con il nome de “la Maschera di Pietra”. Questo oggetto, che risale addirittura all'epoca azteca, dona al suo possessore una effimera immortalità in cambio di sacrifici umani: in pratica trasforma il portatore in uno spietato vampiro.
    Jonathan una volta resosi conto del meschino piano di morte del fratellastro, che mira a diventare l'unico erede della ricchezza di famiglia, si oppone con tutte le forze contro l'odiato amico/nemico. Nulla potrà però contro un Dio Brando oramai completamente accecato dalla malvagità della Maschera. Solo l'incontro fortuito con un ladro di nome Robert E.O. Speedwagon e con il barone Will A. Zeppelie gli permetterà di apprendere il metodo con cui sconfiggere il perfido demone: la via dell'eremita. Attraverso un controllo perfetto della respirazione, una perfetta conoscenza delle proprie capacità e la concentrazione, il giovane Jojo apprenderà la tecnica delle onde concentriche con cui misurarsi ad armi pari con il suo acerrimo rivale...
    Esaurita la necessaria e sintetica parentesi sul background della serie (per descrivere gli intrecci dell’intera saga non basterebbero cento di queste pagine!) poniamo la nostra attenzione sul prodotto in questione: Jojo’s Bizzarre Adventures Charter 1 - Phantom Blood.
    Si tratta del più consueto dei picchiaduro tridimensionali, in cui il protagonista viene governato dallo stick analogico sinistro ed ai tasti del pad sono assegntati pugno, parata, schivata e il “bloccaggio” di un bersaglio tra i molti che appaiono in contemporanea nell'arena. Varie combo sono disponibili come in ogni beat’em up che si rispetti ma dopo pochi minuti vengono tristemente a galla i primi macroscopici difetti.
    La telecamera, governabile a piacimento con il solito stick analogico destro, soffre nel seguire le nostre performance: il difetto è attenuato dalla possibilità di “fissare” la nostra attenzione su un avversario tramite la pressione del tasto L2 ma permane durante le fasi di combattimento in prossimità degli angoli o di oggetti particolarmente voluminosi.
    L’altro sostanziale problema che mina la struttura di gioco è l’alternarsi di situazioni facilissime da superare (la maggior parte) ad altre impossibili e frustranti (prima di giocare il capitolo 13 prendete un bel respiro, preparatevi una tazza di tè e rilassatevi...i vostri nervi ringrazieranno).
    La struttura si mantiene inalterata per tutta l’avventura; l’introduzione di qualche minigioco o situazione alternativa al solito “colpisci, scappa, colpisci” avrebbe di sicuro aumentato la longevità ed il divertimento offerto. L’impossibilità inoltre di utilizzare personaggi diversi dal protagonista non aiuta di certo in questo senso (nella prima serie del fumetto compaiono dei comprimari al protagonista veramente carismatici come Diar e Streitz).
    Dopo aver ottenuto ed affinato le tecniche delle onde concentriche (Hamon e così via) il gioco guadagna in strategia e complessità ma rimane minato dalla difficoltà, praticamente irrisoria per molti giocatori oramai abituati a ben altri gradi di sfida (se si escludono i “picchi” a cui si accennava in precedenza...). Un giocatore medio non impiegherà più di 10 ore a finire il gioco e il fattore rigiocabilità è presente solo in piccole dosi.
    Come se non bastasse segnaliamo la totale assenza di una qualsivoglia opzione multigiocatore: le opzioni del menu non ci permettono infatti molta scelta a parte le modalità storia, chapter (per rifare un singolo capitolo della storia precedentemente giocato) e theater (in cui rivedere le cutscenes tra un capitolo e l’altro).
    A rincarare la dose contribuisce la notevole quantità di dialoghi presenti negli intermezzi tra le parti puramente action: queste cutscenes sono composte da fotogrammi in stile manga che, nonostante il buon proposito di ricreare l’atmosfera tipica dei fumetti, risultano presto noiose perché troppo “statiche”.
    Degna di nota la modalità chiamata Dio Mode - non accessibile da subito - che permette di vedere la storia dal punto di vista dell’agognato nemico.

    Cel-Shading per tutti

    Il gioco prende in consegna lo stile cel-shading, che da anni la fa da padrone quando si tratta di trasporre sul piccolo schermo le gesta degli eroi dei fumetti: pulito, essenziale e gradevole alla vista riesce perfettamente ad esaltare il tratto originale senza mai storpiarlo o deformarlo.
    Mentre i personaggi mostrano un buona attenzione verso la modellazione dei corpi, con in particolare una buona verosimiglianza nei volti, non si può dire altrettanto dei fondali, piatti e scarsamente dettagliati come da tempo non se ne vedevano.
    Progredendo nel gioco la situazione migliora, senza mai purtroppo raggiungere la magnificenza grafica di altri titoli presenti nel catalogo Ps2 o quantomeno la qualità raggiunta nel precedente episodio.
    Le animazioni risultano essere tuttavia un po’ legnose se confrontate a prodotti simili come God Hand o Yakuza ma rendono bene l’efficacia dei nostri colpi.
    La colonna sonora è presa di pari passo dalla soundtrack degli oav e dalle varie OST (Original SoundTrack) uscite nel corso di questi anni: la qualità è sempre sufficiente, senza tuttavia presentare nessun picco di originalità o particolare rilievo.

    Jojo's Bizzarre Adventure - Phantom Blood Jojo's Bizzarre Adventure - Phantom BloodVersione Analizzata Playstation 2La notizia della creazione di un nuovo videogame legato alla saga di Jojo ci aveva letteralmente fatto saltare di felicità, memori dei buoni risultati ottenuti nelle precedenti conversioni e del carisma innato dei personaggi creati dal maestro Araki. Dopo una valutazione attenta sulla versione nipponica ci sentiamo un po’ amareggiati per questo adattamento videoludico di una delle serie più longeve e amate dal grande pubblico; il confronto con altre trasposizioni ne evidenzia ancora di più le carenze strutturali e una certa frettolosità nel realizzare questo prodotto. Prima dell’uscita nel mercato occidentale (di cui al momento non si conosce neanche una data ) possiamo solo sperare che alcuni grossolani difetti vengano limati; al momento questo gioco è destinato unicamente al mercato dei fan sfegatati del fumetto, capaci di soprassedere sulle molte lacune di questo titolo.

    5.5

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