Jujutsu Kaisen Cursed Clash Recensione: non rende giustizia al manga

Gli autori di My Hero One's Justice tornano sulla scena con Jujutsu Kaisen Cursed Clash, un gioco troppo generico e che proprio non funziona.

Jujutsu Kaisen Cursed Clash Recensione: non rende giustizia al manga
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • SteamDeck
  • Chi frequenta il mondo dei tie-in degli anime sa molto bene che la maggior parte di questi raggiunge a fatica la sufficienza. A meno che lo sviluppo non venga affidato ai ragazzi di Omega Force, autori di musou su licenza scatenati e divertenti (a proposito, recuperate la recensione di One Piece: Pirate Warriors 4!), o al team di CyberConnect2, che con Naruto, Dragon Ball e Demon Slayer ha puntualmente dato forma a sistemi di combattimento convincenti, il rischio che i tie-in non rispettino le aspettative è sempre molto elevato.

    Dopo aver conquistato buona parte dei fan di Eiichiro Oda con l'ottimo One Piece Odyssey, RPG a turni confezionato da ILCA e pubblicato lo scorso anno (qui trovate la recensione di One Piece Odyssey), il colosso giapponese Bandai Namco ha inaugurato il 2024 con Jujutsu Kaisen: Cursed Clash, ossia il primissimo videogioco per PC e console finora tratto dall'opera di Gege Akutami. Confermando i nostri insistenti timori, il prodotto firmato Byking - già autore dei non brillanti My Hero: Hero's Justice - si è però rivelato carente sotto ogni aspetto.

    Eroe per caso

    Con oltre 90 milioni di copie in circolazione, è molto improbabile che non conosciate ancora il manga di Jujutsu Kaisen, che a cavallo tra il 2020 e il 2023 ha persino ricevuto un ottimo adattamento animato a cura di Studio Mappa. Supponendo che abbiate finora vissuto su un eremo sperduto chissà dove, prima ancora di analizzare il titolo targato Byking preferiamo comunque ricapitolare brevemente l'incipit dell'opera che ai Global Demand Awards ha recentemente trionfato nelle categorie "Programma televisivo più visto al mondo" e "Serie anime più vista" del 2023.

    Ambientato nel Giappone contemporaneo, Jujutsu Kaisen ha per protagonista il quindicenne Yuji Itadori, uno studente come tanti e non particolarmente brillante, che però vanta doti atletiche assai al di sopra della media. In seguito a un terribile incidente, nelle battute iniziali del racconto il ragazzo finisce per ingerire un pericolosissimo feticcio, permettendo al potente Ryomen Sukuna di reincarnarsi nel suo corpo. Non potendo in alcun modo separare lo sconsiderato studente dalla malvagia entità che lo ha maledetto, l'Ordine degli Stregoni decide di condannarlo a morte; tuttavia, la straordinaria capacità di Itadori di tenere a bada Sukuna e conservare il controllo del proprio corpo spinge lo stregone delle arti occulte di livello speciale, Satoru Gojo, e i vertici dell'organizzazione a rimandare l'ormai inevitabile esecuzione.

    Poiché quella ingurgitata da Yuji Itadori è solo una delle venti dita di Sukuna, che per qualche ragione non possono essere distrutte in alcun modo, il giovincello verrà giustiziato soltanto dopo che avrà recuperato e ingoiato i rimanenti diciannove segmenti terminali di mani e piedi del cosiddetto "Re delle Maledizioni", affinché questi non possa più risorgere.

    Tenendo fede alla promessa fatta al compianto nonno, che in punto di morte gli ha chiesto di non tirarsi mai indietro dinanzi alla possibilità di aiutare il prossimo, e dimostrando spiccate caratteristiche altruistiche, anziché starsene con le mani in mano e attendere che il coetaneo Megumi Fujikuro e gli altri Stregoni recuperino le dita di Sukuna, Yuji Itadori decide di diventare lui stesso uno Stregone e di iscriversi all'accademia delle Arti Occulte di Tokyo. Sotto la guida del bizzarro Gojo, che al momento è considerato il più potente Stregone del mondo, il protagonista acquisirà quindi le capacità necessarie per opporsi alle enigmatiche Maledizioni che infestano il pianeta.

    Anacronisticamente svogliato e piatto

    Pilastro fondamentale di qualsiasi esponente del genere, nonché principale attrattiva agli occhi dei fan di anime e manga, la modalità storia del tie-in ripercorre fedelmente le vicende narrate nella prima stagione dell'anime e nel film di Jujutsu Kaisen 0 (che funge fondamentalmente da prequel dell'opera principale). Una scelta a nostro avviso ragionevole, se consideriamo che la seconda stagione di Jujutsu Kaisen si è conclusa soltanto lo scorso gennaio e che un suo ipotetico adattamento videoludico avrebbe richiesto diverso tempo.

    Del tutto ingiustificabile appare invece la decisione di Byking di ripercorrere il racconto attraverso scialbe sequenze di fotogrammi statici ed estrapolati dall'anime, che tra uno scontro e l'altro ne riassumono brevemente gli sviluppi essenziali. Laddove i vari Naruto o il Demon Slayer della già menzionata CyberConnect2 (nel caso non l'abbiate ancora fatto, leggere la recensione di Demon Slayer -Kimetsu No Yaiba- The Hinokami Chronicles) ci hanno abituati a segmenti esplorativi quasi sempre riusciti, in termini di realizzazione la modalità storia di Jujutsu Kaisen: Cursed Clash appare carente, svogliata e purtroppo incapace di esprimere anche solo in minima parte l'incommensurabile valore dell'intreccio originale. Interamente sprovvista di cutscene, la suddetta si è insomma dimostrata un riassuntone banale, sgraziato e persino noioso. Durante le cinque ore richieste per portare a termine l'avventura ci siamo infatti concessi diverse pause, soffocando continuamente il crescente desiderio di archiviare anzitempo il prodotto e passare a titoli decisamente più meritevoli del nostro tempo.

    Mentre di solito la modalità storia di un tie-in consente ai non esperti conoscitori di un determinato anime/manga di avvicinarsi alla licenza e apprezzarne le vicende senza dover recuperare centinaia di episodi o volumetti, in questo caso i neofiti correrebbero il concreto di rischio di non cogliere affatto il fascino dell'avvincente dark fantasy soprannaturale nato dalle matite di Gege Akutami.

    D'altro canto, persino i fan più affezionati, che attraverso produzioni simili possono in genere rivivere in prima persona le gesta dei loro beniamini preferiti, potrebbero faticare ad apprezzare la nuova proposta di Bandai Namco, che come vedremo a breve si è dimostrata carente anche dal punto di vista ludico.

    Un'autentica maledizione

    Per quel che concerne il gameplay, dobbiamo specificare anzitutto che l'arena fighter sfornato da Byking e Gemdrops è stato pensato per proporre sfide in chiave 2-vs-2, probabilmente allo scopo di differenziare il più possibile Jujutsu Kaisen: Cursed Clash dalle altre proposte recenti di Bandai Namco Entertainment.

    Ambientate all'interno di arene incredibilmente spaziose e per giunta contraddistinte da innumerevoli elementi frantumabili (che per il rovescio della medaglia finiscono quasi sempre per offuscare la visuale al giocatore, complicando non poco la lettura dell'azione), le dispute tra i sedici lottatori inclusi nel roster sono meno frenetiche del previsto e all'atto pratico si traducono in inseguimenti ineleganti e interminabili, che alla lunga impediscono la messa in atto delle strategie più elementari. Ciascun personaggio dispone di tre diversi set di combo, ovviamente mescolabili tra loro, e qui chiamati Tecniche dell'Estrazione, in quanto ciascun colpo portato a segno ricarica pian piano il livello di Energia Malefica. Dal momento che le Maledizioni subiscono danno soltanto dalle Tecniche con Energia Malefica (ossia mosse speciali innescabili coi tasti dorsali), è fondamentale alternare le prime e le seconde per rimpinguare di continuo le scorte di potere e quindi svuotare la barra HP dell'avversario. Tra l'altro, quando l'indicatore è sufficientemente pieno, l'ultimo colpo di ciascuna combo tradizionale può diventare una Tecnica con Energia Malefica e arrecare molti più danni del normale. Se a queste risorse aggiungiamo la possibilità di schivare o comunque parare gli attacchi del nemico, almeno in apparenza il sistema messo a punto da Byking sembrerebbe più o meno funzionare anche senza prese o contrattacchi di alcun tipo.

    Tralasciando i succitati inseguimenti, in parte imputabili a una intelligenza artificiale tutt'altro che brillante e alle volte rinunciataria, all'atto pratico bastano soltanto un paio di scontri per notare i diversi passi falsi compiuti a questo giro dallo sviluppatore. Partiamo dai comandi, che oltre ad essere afflitti da una mappatura poco intuitiva, ma fortunatamente personalizzabile, sono inficiati da un input lag ingestibile irritante, tanto offline quanto online. Come risultato, è estremamente raro e faticoso mandare a segno quelle mosse che richiedono un tempismo impeccabile, come ad esempio il Risveglio o l'Espansione del Dominio (una tecnica che trasporta il personaggio controllato e persino il nemico all'interno del Dominio dell'utilizzatore, garantendogli tutta una serie di bonus temporanei).

    Persino più problematico è il lock-on, in questo caso indispensabile per seguire i movimenti del rivale e mettere in atto la propria controffensiva: trattandosi di un titolo pensato per promuovere sfide 2-contro-2, agganciare un bersaglio espone il lottatore controllato dal giocatore agli assalti dell'altro nemico, che avvalendosi della confusione scaturita non fatica a diventare una continua spina nel fianco. Una situazione per nulla rosea e aggravata ulteriormente dal pessimo lavoro di bilanciamento effettuato sul pool dei combattenti: a cominciare da Nobara Kugisaki, che coi suoi chiodi pare quasi invincibile, tutti i personaggi dotati di attacchi a distanza vantano letteralmente qualche marcia in più e non faticano a sopraffare i lottatori che al contrario prediligono il corpo a corpo.

    Nelle sfide di gruppo, l'unica fonte di salvezza va dunque ricercata nella possibilità di impartire ordini al proprio alleato e modificare il suo approccio alla lotta: se a Normale il compagno porta avanti un'offesa moderata, selezionare Aggressivo lo spinge invece ad usare con maggior frequenza le mosse che sfruttano l'Energia Malefica, mentre Prudente fa sì che l'alleato si concentri su parate e schivate.

    Chiamato Cooperativo, il quarto e ultimo approccio è quello che abbiamo utilizzato con maggiore frequenza, poiché come suggerito dal nome obbliga il compagno a coordinarsi col nostro alter-ego e oltretutto consente di ricorrere ai devastanti attacchi combinati: degli assalti speciali che non possono essere parati e che lasciano il malcapitato in un momentaneo stato di barcollamento. Peccato però che nessuna mossa speciale sia effettivamente accompagnata da animazioni capaci di esaltare il giocatore e trasmettergli la gravità di quanto stia effettivamente avvenendo sullo schermo: fatta eccezione per l'Espansione del Dominio, che alle volte modifica non poco lo scenario, fareste meglio a dimenticare le esplosioni tipiche di Dragon Ball e tutti gli altri effetti speciali che in genere caratterizzano gli arena fighter.

    Povero e generico

    Se il sistema di combattimento è insomma insoddisfacente, lo stesso si può dire dell'offerta contenutistica e delle pochissime modalità proposte, specie per quel che concerne il single player. Oltre alla modalità storia sono presenti soltanto lo scontro libero, che in questo caso sostituisce il consueto addestramento, e il negozio dove barattare i punti Jujutsu con costumi, pose, titoli e altri collezionabili con cui personalizzare la propria scheda utente. Già più accettabile è la componente multigiocatore, che oltre a proporre una sorta di modalità survival in cui cimentarsi in compagnia di un amico, presenta le immancabili sfide classifiche e casuali, affrontabili sia in coppia che in solitaria. Da parte nostra avremmo gradito quantomeno l'inclusione di tornei e di qualche modalità che potesse arricchire l'esperienza offline, che allo stato attuale non prevede affatto la possibilità di giocare in due.

    Abbiamo condotto i nostri test su Xbox Series X, dove Jujutsu Kaisen: Cursed Clash conserva agilmente i 60 fps al secondo. E sarebbe stato strano il contrario, vista la quasi totale assenza di effetti speciali, per non parlare poi dell'eccessiva semplicità degli scenari e degli spigolosissimi modelli poligonali, che per quanto aggraziati paiono alquanto lontani dagli standard stabiliti dalle altre produzioni Bandai Namco. Artisticamente parlando, sarebbe bastato impiegare l'elettrizzante colonna sonora dell'anime per recuperare qualche punto e movimentare un tantino il prodotto, che al contrario ha ricevuto un accompagnamento musicale scadente e per nulla memorabile. Nulla da eccepire, invece, sulla localizzazione dei testi in italiano, insospettabilmente precisi e scorrevoli, e sulle performance recitative che sorreggono il doppiaggio giapponese, che ancora una volta si è avvalso degli attori coinvolti nella realizzazione dell'adattamento animato di Jujutsu Kaisen.

    Jujutsu Kaisen: Cursed Clash Jujutsu Kaisen: Cursed ClashVersione Analizzata Xbox Series XJujutsu Kaisen: Cursed Clash manca totalmente il bersaglio, prestando il fianco a problematiche anche gravi e solo in parte imputabili allo scarso budget evidentemente messo a disposizione per lo sviluppo. Rinunciando del tutto alla spettacolarità che contraddistingue invece numerose produzioni contemporanee, il tie-in di Byking e Gemdrops si è rivelato il più debole e povero arena fighter degli ultimi anni. Persino la modalità storia, fiore all’occhiello di questo genere di produzioni, si comporta alla stregua di una visual novel interattiva, rivelandosi del tutto incapace di valorizzare il materiale originale. Se a questo aggiungiamo un combat system molto superficiale, per giunta indebolito da un roster sbilanciato, un input lag insostenibile e l’assenza di valide modalità per giocatore singolo, non esiste alcuna buona ragione per cui potremmo consigliare l’acquisto di Jujutsu Kaisen: Cursed Clash. Laddove persino i fan più affezionati potrebbero annoiarsi dopo qualche combattimento appena, i curiosi finirebbero sicuramente per non cogliere il fascino dell’opera originale, che a ragion veduta sarebbe meglio approcciare attraverso l’anime o comunque il manga di Gege Akutami.

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