Recensione Kalimba

Press Play torna su Xbox One con un puzzle/platform sorprendente

Versione analizzata: Xbox One
recensione Kalimba
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Max and The Curse of Brotherhood fu, al tempo dell'uscita di Xbox One, una delle esclusive più gradevoli nella comunque massiccia line-up dei primi mesi. Il platform sviluppato da Press Play monopolizzò le attenzioni del pubblico nel periodo natalizio, assieme a quell'Halo: Spartan Assault che invece, trascinato di peso dal mondo mobile, non seppe adattarsi al meglio al contesto di una piattaforma casalinga.
Mentre il seguito del top-down shooter, Halo: Spartan Strike, è stato rimandato ai primi mesi del 2015, il team di Copenhagen ci tiene a non saltare l'appuntamento con le festività natalizie, e pubblica così Kalimba, il nome con cui adesso si presenta il fu Project Totem.
Anche per via dei ridotti tempi di sviluppo, Kalimba è un titolo sicuramente più “asciutto” del precedente lavoro del team, essenziale e geometrico nel look, ma non perde quella carica creativa e quel gusto per la trovata brillante che hanno reso eccellenti le avventure di Max. Tornando a mescolare platform e puzzle game, Press Play ci consegna un altro titolo solido e intelligente, stavolta inserendo nell'equazione una modalità cooperativa che, avvicinandosi per concetto a quella dell'ottimo Ibb & Obb, rappresenta il fiore all'occhiello della produzione.

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Kalimba comincia con pochi preamboli, nel racconto meta-videoludico di Hoebear, un “totemico” orso viola che - pregandovi di non “skippare” le sue battute (del resto quella di leggerle è l'unica sua vera funzione, ci dice) - spiega l'evanescente trama che fa da sfondo alle vicende. Dentro ci sono spiriti maligni, un'oscurità dilagante, e due “legnosi” pezzi di totem che devono liberare le spigolose figure che ne comporranno un altro, più grande, in grado di scacciare per sempre il buio.
Kalimba, avrete capito, rinuncia fin da subito alla presenza narrativa, lasciando che a fare da collante fra un livello e l'altro siano soprattutto le battute di Hoebear, simpatiche ma mai eleganti. In questo senso, come pure dal punto di vista grafico, il nuovo lavoro di Press Play è sintetico, scarno: ambiente e “personaggi” sono costruiti con forme triangolari, “intagliati” con estrema semplicità eppure capaci di creare, anche grazie ai colori nettissimi, un contesto visivo tutto sommato particolare, ricolmo di stravaganti figure votive e costruito con una precisione quasi matematica.
E non avrebbe potuto essere altrimenti, del resto, per un prodotto che si basa tutto sulla perfezione e sul tempismo dei salti, e su un level design vario e calcolatissimo.
L'idea alla base di Kalimba è semplice: il giocatore controlla contemporaneamente due pezzi di un totem, che scivolano e saltano all'unisono negli stage bidimensionali. Inizialmente procedono spediti, uno di fronte all'altro, saltando ognuno il suo ostacolo. É possibile persino scambiarli di posto, operazione che si rivela necessaria quando ci sono da attraversare piccole zone del livello che solo uno dei due può percorrere indenne, come chiaramente indicato dai segnali cromatici: e allora passa il primo dei due “faccioni”, si scambia di posto con quello che sta dietro, e via di nuovo attraverso quel corridoio tutto dipinto di rosso mentre il nostro amico blu marcia in testa, sano e salvo.

Nei primi livelli questa trovata è più che sufficiente per mettere alla prova la coordinazione del giocatore, che spesso e volentieri si trova a spostare i suoi totem su due percorsi paralleli, cercando di evitare gli ostacoli che stanno sopra e sotto. Succede però che, nel corso dell'avventura, il team non si accontenti mai e poi mai di sfruttare questa idea di base, e aggiunga costantemente nuovi elementi. Prima si scopre che è possibile impilare i nostri totem, poi che ci sono piattaforme in grado di spararli lontano, ma solo se sono del colore corrispondente. Ci sono oggetti che invertono la gravità (e soltanto per uno dei due “protagonisti”, con conseguenze alle volte parecchio imprevedibili) e altri, invece, che fanno aumentare di dimensioni uno dei nostri legnosi eroi, di fatto facendo diventare il gameplay “asimmetrico” e ancora più complicato.
Proprio come succedeva in Max & the curse of Brotherhood, anche in Kalimba non si capisce mai dove finisce il platform e comincia il puzzle game. Gli stage vanno sicuramente “interpretati”, capiti: sono come marchingegni perfetti che hanno un loro preciso funzionamento, che va prima intuito e poi messo in atto. Quando finisce la fase “cerebrale”, in cui si “fiuta” quale sia la sequenza di azioni necessaria per superare gli ostacoli, bisogna metterla in atto. E allora comincia una serie di salti precisi, di “switch” all'ultimo istante, di guizzi coordinati. Serve logica, prontezza, coordinazione: soprattutto in quelle fasi in cui i ritmi di gioco aumentano vertiginosamente, costringendoci ad esercizi mentali -e digitali- davvero spericolati.

Come tutti suoi congeneri più intransigenti, Kalimba è un titolo che vive nell'alternanza fra disfatte e successi, prima frustrando i giocatori che devono dedicarsi ad un convinto “trial & error”, poi ricompensandoli con la soddisfazione immensa di aver fatto lavorare al contempo il cervello e i polpastrelli. Quello che colpisce, nel titolo Press Play, è la mole davvero inesauribile di situazioni costruite dal team. Attraversando i tre mondi di cui si compone l'avventura si riscopre (se non fosse bastato il già ottimo Max) quanto sono estrosi i level designer del team di sviluppo, che si divertono a costruire situazioni sempre più intricate, o a cambiare totalmente le carte in tavola, quando nel “Mondo di Sopra” permettono ad uno dei due totem di volare, cambiando radicalmente l'interazione fra i due personaggi.
Kalimba è un titolo che ha il coraggio di non restare mai fermo, e insomma di reinventarsi, proponendo puzzle cervellotici e sequenze platform da prestigiatore del pad. Anche se la longevità non è eccelsa (bastano circa quattro ore per portare a termine l'avventura in solitaria), i più intransigenti vorranno magari tentare di completare gli stage non solo raccogliendo i 70 triangoli luminosi sparsi in giro, ma anche senza mai morire. Impresa alle volte improba, vista l'estensione di certi livelli e la presenza di passaggi quasi proibitivi, che richiedono studio e applicazione: quello di costruire un intero “totem dorato” è un compito per pochissimi.
Meglio invece dedicarsi all'avventura cooperativa, avendo a disposizione un secondo pad (niente multiplayer onlin, e per ovvie ragioni). Qui i pezzi di totem da controllare sono quattro (due -di identico colore- per ogni giocatore) ed il level design viene interamente riscritto per “forzare” la cooperazione fra i due utenti. Non si può ovviamente scambiarsi di posto, e bisogna allora saltarsi addosso, impilarsi in modi strani, muoversi all'unisono per salvarsi reciprocamente. Anche se ne risente un po' la componente “puzzle”, molto più spicciola rispetto a certe trovate del single player, è sicuramente questa modalità che sublima l'impianto di gioco pensato dal team di sviluppo, spedendolo direttamente nell'Olimpo dei (pochi) platform cooperativi. Cercate però di trovare un compagno paziente e comprensivo: qui il nervosismo ovviamente legato al “trial & error” di cui si diceva viene quantomeno duplicato, e forse è meglio affrontare pochi stage alla volta, centellinando l'esperienza di gioco per non stancarsi troppo a causa di una morte di troppo.

Kalimba Kalimba è una bella sorpresa natalizia per gli utenti Xbox One. Se l'aspettava magari chi ha spolpato il precedente lavoro del team, un po' meno chi si è fatto “ingannare” dallo stile davvero semplice e scheletrico della produzione: il nuovo titolo firmato Press Play, in ogni caso, è un puzzle/platform memorabile, magari non originale nelle premesse ma sviluppato in maniera ineccepibile. Un numero incredibile di trovate di level design vivacizza e rinnova il gameplay nel corso di tutta l'avventura, sfociando in una serie invidiabile di situazioni. Se non sopportate i titoli spietati ed il trial & error andateci piano però, perchè Kalimba sa essere persino proibitivo in certi passaggi. Diversamente, acquistatelo senza indugio, scoprendo qualche livello alla volta oppure “tirando dentro” un amico nella modalità co-op. Capirete perchè, già un anno fa, avevamo plaudito all'acquisto del team danese come ad una delle più sagge mosse di Microsoft.

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