Katamari Damacy Reroll Recensione: il ritorno di un gioco davvero unico

Un gioco che (a modo suo) ha fatto la storia di PS2 è tornato più in forma che mai anche su PlayStation 4 e Xbox One. Ecco cosa ne pensiamo.

Katamari Damacy Reroll Recensione: il ritorno di un gioco davvero unico
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • A due anni dalla sua uscita su Nintendo Switch e PC, Katamari Damacy Reroll approda anche su PS4 e Xbox One (qui la nostra recensione di Katamari Reroll per Nintendo Switch). Il titolo consiste in una rimasterizzazione in HD del peculiare esperimento ad opera di Keita Takahashi uscito nel 2004 su PS2 e mai approdato ufficialmente in Europa. Nonostante gli anni passati, Katamari Damacy risulta ancora una piccola perla di eccentricità e follia in grado di catturare e divertire il giocatore.

    Ma forse definire Katamari Damacy eccentrico è riduttivo perché si tratta in realtà di un gioco unico, difficile da categorizzare anche all'interno di un singolo genere. Caratterizzato da un'estetica inconfondibile e da un gameplay fuori dalle righe il titolo ha da subito riscosso un enorme successo anche in Nord America, avvicinando il grande pubblico a un game design estremamente autoriale e gettando così le basi per la proliferazione della scena Indie. Riscoprire Katamari Damacy a più di 15 anni dal suo debutto è ancora un'esperienza insolita e appagante, nonostante qualche evidente limite strutturale a cui non è stato posto rimedio in questa nuova versione.

    Un errore degno di un Re

    La storia, raccontata tramite degli intermezzi animati a metà tra un libro educativo per bambini e un anime dal sapore lisergico, prende il via con l'accidentale distruzione di tutte le stelle del cielo da parte del Re del Cosmo. Per rimediare al suo errore la strampalata divinità decide di mandare sulla terra suo figlio, il Principe, una creatura umanoide alta poco più di qualche centimetro. Il suo compito sarà quello di raccogliere quanti più oggetti possibili inglobandoli all'interno del suo katamari, una sfera rotolante in grado di assimilare qualsiasi cosa. Agglomerando sfere dal diametro sempre più grande, al giocatore sarà richiesto di creare dei sostituti dei corpi celesti che rispettino le richieste del re del Cosmo. Ma senza alcun motivo apparente, l'eccentricità di Katamari Damacy si manifesta anche tramite una seconda linea narrativa solo vagamente collegata alla prima, che segue le vicende dei membri della famiglia Hoshino mentre il Principe esegue i suoi incarichi. La narrativa è chiaramente un aspetto secondario di Katamari Damacy, ma nonostante questo i dialoghi surreali e gli strambi personaggi che ne popolano il mondo si inseriscono in modo coerente all'interno della struttura di gioco.

    L'obiettivo quindi è quello di rotolare e di aumentare le dimensioni della sfera. I controlli sono semplici ma poco intuitivi e richiedono un po' di pratica per manovrare con facilità la direzione del katamari. Tutto il sistema di movimento è affidato all'utilizzo dei due stick analogici e dalle combinazioni direzionali che si possono ottenere con essi. Non esiste una gestione della telecamera, che rimane ancorata sempre alle spalle del principe creando un po' di confusione durante le battute iniziali dell'avventura. Fortunatamente sono stati implementati anche alcuni movimenti avanzati, come repentini cambi di direzione e la possibilità di cambiare la visuale tramite una prospettiva aerea, ma il feeling dei comandi rimane tutt'altro che fluido.

    Un'esperienza sicuramente unica

    Il principio alla base del katamari, che garantisce una progressione tutt'altro che casuale all'interno dei livelli, è che la sfera può assimilare solo oggetti più piccoli di essa, mentre gli urti contro elementi più grandi causano la perdita di "pezzi" accumulati. La genialità di Katamari Damacy risiede quindi in un continuo giocare con la prospettiva del protagonista, le cui dimensioni minuscole inizialmente gli fanno percepire anche una tessera del domino come un ostacolo insormontabile, per poi arrivare a diametri tali da poter inglobare anche persone, vetture e palazzi in un'escalation senza fine. Il level design presenta una cura maniacale dei dettagli, e ogni scenario è disseminato di una quantità infinita di oggetti unici che possono diventare parte del katamari. L'irregolarità degli oggetti raccolti provoca poi un vero proprio caos a schermo che si ripercuote in un rotolamento completamente dipendente dalla forma assunta dalla sfera, a indicare che è necessaria una sorta di pianificazione per poter progredire all'interno del livello. Anzi è quasi necessario avere una consapevolezza spaziale delle stanze prima, e delle strade poi, per essere sicuri di non girare a caso nel tentativo di crescere di dimensioni.

    La struttura di ogni singola missione impone infatti spesso degli obiettivi di grandezza da raggiungere in un determinato limite di tempo, così come le missioni secondarie "crea una costellazione" imporranno al giocatore maggiore accortezza nella raccolta di oggetti, spesso richiedendo delle sfere a tema. Insomma sebbene il gameplay sia ridotto all'osso e le possibilità ludiche si esauriscano già nel corso del primo livello, l'intelligente struttura delle missioni, così come l'ottimo level design garantiscono un continuo senso di scoperta e divertimento per tutta la durata dell'avventura.

    Nonostante ogni livello principale presenti dei collezionabili opzionali e ci sia anche una modalità multiplayer in locale, Katamari Damacy rimane un'avventura molto breve che può essere completata in meno di 10 ore. Ma giudicare l'opera di Keita Takahashi in modo meccanico e razionale, esaminando i suoi elementi singolarmente ed estrapolandoli dal contesto, non rende assolutamente giustizia a una delle esperienze più atipiche che il mondo dei videogiochi abbia offerto negli ultimi anni. Il risultato finale va ben oltre la somma delle singole parti, per un prodotto che sfugge a qualsiasi categorizzazione e comparazione. Esempio lampante ne è la colonna sonora, composta da brani che spaziano senza soluzione di continuità dal jazz alla samba, con incursioni nel mondo del j-pop e della musica elettronica. Le eclettiche sonorità si uniscono nel magnetico rotolare di Katamary Damacy componendo così un immaginario fatto di colori vividi, buffe creature e melodie contagiose.

    Proprio come già visto su Switch e PC, la Reroll è un'edizione fedele all'originale che non aggiunge nulla di significativo a livello contenutistico. Oltre alle immagini in 16:9 e una risoluzione aumentata, insieme a qualche piccolo aggiustamento nel design dei protagonisti e nel bilanciamento della difficoltà, Bandai Namco ha lasciato integra l'esperienza vista su PS2 con tutti i suoi pro e contro (qui troverete il confronto con la versione PS2 di Katamari Damacy).

    Fortunatamente l'art style stilizzato, caratterizzato da modelli poligonali semplici e texture che puntano tutto sulla brillantezza dei colori, ha mantenuto inalterato il suo fascino: un pregio tutt'altro che scontato. Nonostante questo, si sente la mancanza di qualche aggiunta corposa in grado di rivitalizzare l'esperienza, magari integrando qualche feature vista all'interno dei seguiti proposti nel corso degli anni.

    Katamari Damacy Reroll Katamari Damacy RerollVersione Analizzata PlayStation 4Katamari Damacy Reroll è quindi una dignitosa remaster di un esperimento fuori dal tempo che merita di essere provato con mano. In fondo sono pochi i titoli che, nonostante siano caratterizzati da una forte identità autoriale, riescono ad essere allo stesso tempo innovativi , immediati e divertenti. Dei principi che a detta dell'autore hanno permeato lo sviluppo del progetto sin dai suoi albori. Tre caratteristiche che rendono Katamari Damacy una delle espressioni massime dell'eccentricità di game design di stampo giapponese.

    8.5

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