Katana Zero Recensione: psicanalisi e acciaio

Devolver Digital estrae dal cilindro un action all'arma bianca con un gameplay tiratissimo e una lodevole struttura narrativa. La prima sorpresa del 2019?

recensione Katana Zero Recensione: psicanalisi e acciaio
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  • Pc
  • Switch
  • Stress post traumatico. Abuso di droghe. Esperimenti militari segreti. Cospirazioni governative. Incubi che si confondono con la realtà. Simbolismi impliciti e sfuggenti. Katana ZERO, videogioco nato dai titanici sforzi profusi negli ultimi sei anni di vita dal designer Justin Stander, è un titolo ben più complesso del previsto, che racchiude al suo interno sfaccettature e tematiche francamente sorprendenti. Nonostante a una prima occhiata potrebbe venire spontaneo identificarlo come una sorta di emulo a scorrimento di Hotline Miami, ovvero un action furioso interamente costruito sulla regola del "one hit/one kill", il titolo sviluppato da Askiisoft e pubblicato da Devolver Digital nasconde infatti un'anima che nessuno si aspetterebbe.

    Più di quel che sembra

    Intendiamoci, da una parte Katana ZERO è esattamente il gioco che dà l'impressione di essere, con la sua inconfondibile estetica anni ‘80 fatta di luci al neon e colori accesi, le sue atmosfere da filmaccio hard-boiled di matrice asiatica e gli stridenti effetti visivi in stile VHS sbattuti orgogliosamente (e a dirla fino in fondo anche un po' eccessivamente, perché certe soluzioni grafiche dal taglio analogico finiscono per risultare un filo moleste...) in your face. C'è tutto, ma proprio tutto, il campionario di elementi e suggestioni del genere, a partire dalla notevole colonna sonora retrofuturista, con gli immancabili synth che scandiscono l'incedere di galvanizzanti massacri all'arma bianca.

    E quel che rincuora, conforta ed esalta in definitiva è che la formula action risulti davvero di primissimo piano, tra controlli fulminei, un feeling dei colpi godurioso e una reattività invidiabile. Perché, dopo anni di rifiniture certosine e di maniacale attenzione ai dettagli da parte di Stander, il gameplay non solo funziona, ma lo fa proprio alla grande.

    Rallentando il tempo potrete colpire al volo i proiettili, rispedendoli al mittente per eliminare il bersaglio a distanza.

    A disposizione del giocatore vengono messe infatti una serie di soluzioni intriganti, che vanno dallo slow motion per rallentare il tempo alla schivata con diversi frame di invincibilità, oltre alla possibilità di raccogliere e lanciare elementi sparsi qua e là nello scenario. Il risultato è così un sistema di combattimento indubbiamente più stratificato rispetto all'elegante immediatezza senza fronzoli di Hotline Miami, che da un lato richiede un po' di tempo per essere assimilato a dovere (vuoi per la presenza di più tasti da premere in rapida successione, vuoi per il livello di difficoltà non certo tarato verso il basso) ma che dall'altro garantisce invece un'invidiabile libertà all'utente.

    Grazie anche all'impostazione mordi e fuggi dei livelli - brevissimi set di stanze da affrontare una dopo l'altra, morendo a ripetizione per capire come risolvere quelli che nella sostanza sono di fatto degli adrenalinici puzzle a velocità forsennata - toccherà allora a voi decidere come agire, con un mix di improvvisazione e strategia che non può non entusiasmare.

    La sensazione è quella di una tavolozza completamente bianca da dipingere di volta in volta con il rossore del sangue dei nemici, sperimentando a piacere con le maglie piuttosto elastiche del gameplay: io ad esempio ho cercato di limitare al massimo l'impiego del ralenti, facendone spesso e volentieri una questione di riflessi e di istinto più che di pianificazione passo passo approfittando dello slo-mo.

    Un'impostazione originale e azzeccata, che si fa apprezzare Joy-Con alla mano anche per questo adattarsi a stili di combattimento assai diversi. Peccato però per l'assenza di un sistema di valutazioni, artificio che oltre ad aumentare in qualche misura la rigiocabilità avrebbe potuto in parte risolvere quello che è e rimane uno dei principali talloni d'Achille dell'esperienza, vale a dire la longevità piuttosto ristretta (si parla di quattro/cinque ore per arrivare ai titoli di coda, anche optando per il finale più elaborato).

    Come scrivevo in apertura, fino a qui ci siamo soffermati su quello che ci si potrebbe più o meno legittimamente aspettare da un titolo come Katana ZERO, presentando per quella che è la sua natura di (ottimo) action con elementi platform. Molto meno scontata è invece l'altra faccia della medaglia, ovvero la stupefacente anima narrativa dell'opera di Justin Stander: una robusta componente fatta di dialoghi a scelta multipla, con persino la possibilità di interrompere i vari interlocutori mentre parlano. A prescindere dalla validità della scrittura, non immaginatevi in tutto e per tutto un sistema di scelte che vadano davvero a influenzare l'evolversi della vicenda, con rapporti di causa/effetto e svariati bivi nella trama, quanto piuttosto un modo fresco e affascinante di presentare la storia. Per carità, i cambiamenti a seconda delle risposte ogni tanto si incontrano pure eh, ma non è lì il focus ricercato dallo sviluppatore.

    A prescindere dal gusto per i dialoghi, le fasi prettamente narrative servono come godibile intermezzo tra un massacro e l'altro.

    L'intenzione semmai è quella di coinvolgere l'utente, di svelare un pezzetto alla volta un quadro ben più complesso e arzigogolato del previsto, di abituare a certe convenzioni - vedasi le appaganti sessioni di psicoterapia con uno psichiatra che è di fatto anche la persona che vi commissionerà gli omicidi da portare a termine - per poi divertirsi a scardinarle senza pietà. Lasciandoti spiazzato, confuso e inerme, proprio come un letale samurai che vive per uccidere ma che non ricorda più nulla, praticamente alla mercé della sua stessa incontrollabile furia omicida.

    La discesa verso il cuore del gorgo di follia non è sempre perfetta (a tratti Katana ZERO sembra bearsi troppo del suo essere oscuramente difficile da decifrare, perdendo un po' di incisività), eppure il risultato finale non può che dirsi un viaggio da vivere: tanti, tantissimi si divertiranno parecchio in compagnia del guerriero solitario, mentre alcuni potrebbero persino innamorarsi perdutamente di quello che per certi versi può avere i crismi del piccolo cult. Comunque vada, per 14.99€ il gioco vale ampiamente il prezzo del biglietto.

    Katana Zero Katana ZeroVersione Analizzata Nintendo SwitchSenza mezzi termini, Katana ZERO è forse la prima grande sorpresa del 2019: un action mozzafiato che si era già fatto notare en passant con spezzoni sparsi durante gli ultimi Nintendo Direct, ma soprattutto un videogame che una volta arrivato a destinazione ha dimostrato di avere classe, stile e molta più sostanza del previsto. I sei anni di lavoro su una produzione piccola ma gagliarda si vedono tutti, e l'impresa compiuta da Justin Stander (con l'aiuto di appena una manciata di altre persone) è davvero di quelle da celebrare. La "solita" Devolver Digital ci ha insomma visto lunghissimo: Katana ZERO è un gioco che quasi certamente acquisterete per l'azione brutale, ma che finirete paradossalmente per ricordare più per l'originale impianto narrativo. Qualche piccola sbavatura qua e là - vedasi una pixel art curata ma artisticamente priva del guizzo giusto - e una longevità limitata impediscono al titolo Askiisoft di arrivare alle vette proprie dei grandissimi, ma il risultato rimane comunque spettacolare. E, c'è da scommetterci, il primo di una serie.

    8.8

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