Killzone Liberation Recensione, lo spin-off strategico per PSP

Killzone Liberation è il primo spin-off della serie Guerrilla, un gioco di strategia pensato appositamente per la piccola PSP.

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  • Killzone: Liberation è uno dei software più innovativi dell'anno. E tanto basti, non solo per tracciare un sentiero analitico positivo ed entusiasta, ma anche per ravvivare la consapevolezza che persino la piccola Sony possa giocarsela ad armi pari con i concorrenti, sul piano dell'originalità (lo consideri un promemoria chi ha dimenticato Loco Roco).
    Il prodotto sviluppato da Guerrilla non solo prevalica tutti i limiti che definiscono precisi generi e detta nuova legge dal punto di vista del gameplay votato all'azione, ma anche si dimostra un titolo versatile, di cui stupisce l'applicabilità delle meccaniche e la grande varietà di situazioni sulle quali sanno ben adattarsi.
    Killzone: Liberation, per chi fosse rimasto all'oscuro della sua genesi, si discosta completamente dal genere del titolo di cui è diretta emanazione (un controverso FPS che al tempo dell'uscita divise la critica ma riuscì ad entusiasmare il pubblico): in questa sua forma "tascabile" Killzone diventa un action game in terza persona, tattico e riflessivo, complesso ma digeribile. Nel passaggio da console casalinga a piattaforma portatile, dunque, l'unico elemento che resta invariato è il design che caratterizza personaggi e scenografie, e la linea temporale, che ambienta gli eventi di Liberation appena dopo quelli del "genitore".
    Lungi dall'essere trionfatori definitivi, nonostante il duro colpo inferto all'armata Helgast, i soldati terrestri dell'ISA continuano a combattere in prima linea. Le truppe Helgast, dopo i problemi generati dall'offensiva di quattro intrepidi umani, sono corsi ai ripari ed hanno lanciato un'offensiva massiccia, mirata soprattutto al sovvertimento degli equilibri bellici dell'esercito avversario. A tal fine hanno rapito molte personalità di rilievo: tecnici, scienziati, alti ranghi della gerarchia militare. Impersonando lo stesso eroe del Killzone originale, il comandante Templar, e potendo contare sul supporto del fedelissimo (e ben massiccio) Rico, l'utente dovrà penetrare nelle installazioni nemiche, al fine di liberare i VIP del caso. Il comparto narrativo, a onor del vero, è ben meno convincente di quanto non fosse quello del capitolo Ps2, soprattutto a causa della superficialità con cui vengono introdotte le operazioni. Prima di ogni campagna è una schermata statica a delineare lo scorrere degli eventi, e spesso fra le righe di testo che descrivono la situazione il giocatore non riesce a trovare lo stesso coinvolgimento che potrebbe derivare invece dai filmati di gioco. Sparute cut-scene che appaiono all'inizio di qualche missione non sollevano il morale della truppa, e alla fine la trama di Liberation risulta non solo poco consistente, ma anche povera di spunti davvero interessanti.
    Poco male: lo spazio risparmiato sull'UMD è impiegato in altra maniera, e con un profitto decisamente superiore. Perchè il vero cuore pulsante di Liberation consiste in un gameplay che riesce, senza troppi problemi, non solo a farsi padroneggiare dopo poche battute, ma anche ad adeguarsi a diverse necessità (dal quick play alle azioni riflessive e logoranti). Così Liberation riesce ad offrire una gamma vastissima di livelli di gioco, la cui poliedricità fa ben presto perdere ogni ricordo dell'assenza di una corposa Storyline.
    Scesi in campo, attraverso le indicazioni di un tutorial testuale (che si sovrappone al primo livello di gioco), il Killzone portatile non esita a far sfoggio delle sue meccaniche di gioco. Inquadrato con visuale isometrica, Templar si muove assai facilmente grazie allo stick analogico, che permette di spostarlo senza alcuna restrizione. Le possibilità motorie del comandante si esauriscono poco oltre: il soldato è in grado di accucciarsi dietro ad una copertura, e di esibirsi in efficaci capriole per muoversi da un riparo all'altro, o allontanarsi da qualche ordigno pronto ad esplodere. In pratica con l'azione sui tasti dorsali è possibile controllare ogni movimento del protagonista. La pulsantiera frontale permette invece di far fuoco, lanciare granate (o comunque utilizzare le armi secondarie), ed eseguire una delle azioni "Context Sensitive". Niente più: il sistema di gioco in Liberation è molto semplice e davvero ben strutturato, ottimamente progettato visto l'utilizzo che il titolo ne fa. Chi crede infatti che una così ridotta disposizione di controlli sia indice di un gameplay poco profondo, non può che commettere un enorme sbaglio. La battaglia per la liberazione deve essere infatti condotta dal giocatore con pazienza e determinazione, ed è fondamentale che l'utente sia pienamente consapevole di ogni mezzo a sua disposizione. Gettarsi a capofitto negli scontri significa infatti perdere la vita in un battibaleno. Per evitare di finire massacrati dai colpi avversari, i giocatori hanno molti strumenti, e dovranno imparare ad utilizzarli tutti quanti. Anzitutto sono fondamentali i ripari solidi: le coperture permettono di agire con cautela, mentre gli avversari svuotano i caricatori contro le trincee improvvisate dietro cui Templar è acquattato. L'ottimo sistema di gioco riconosce automaticamente i ripari e permette di ergersi oltre ad essi senza troppe difficoltà, semplicemente premendo il tasto per far fuoco mentre si mantiene attivato il dorsale per la posizione accucciata: al termine della raffica Templar torna automaticamente dietro il riparo. Si assiste così a frequenti schermaglie giocate sul tempismo, in cui l'utente deve individuare il momento giusto per esplodere i propri proiettili. E se nei primi schemi l'operazione risulta piuttosto semplice, quando si ha a che fare con un gruppo di avversari determinati ad accerchiare il protagonista, allora si deve dar sfoggio di tutte le capacità tattiche e mettere alla prova la prontezza di riflessi, nel cambiare copertura al momento giusto per evitare di finire tra due fuochi. L'azione è resa molto gradevole non solo dalla natura intrinseca del gameplay, ma anche dalla facilità con cui è possibile eseguirla, dovuta (oltre che al sistema dei controlli) all'estrema precisione del puntamento automatico (un laser sul bersaglio indica che il Lock On è stato effettuato), che indirizza i colpi verso gli avversari di fronte all'Eroe (e agisce anche in verticale, alzando o abbassando la mira).
    Sulle fondamenta di questa impostazione, immediata e gradevole, si ergono i pilastri di Liberation, che nel caso specifico consistono della molteplicità di armi a disposizione. Nonostante Templar cominci con il fucile standard delle truppe ISA, nel corso del livello è possibile reperire alcune casse di storaggio in cui si possono trovare, oltre che medipack, anche bocche da fuoco con convenzionali: fucili Helgast, carabine, lanciafiamme, mitragliette. Ogni arma è caratterizzata dalla potenza di fuoco, dal "fire rate" che determina la quantità di proiettili in una raffica, e dalla precisione. Questi tre aspetti devono essere tenuti in seria considerazione, in dipendenza della tipologia d'azione più congeniale all'utente. Un'arma poco precisa, difatti, seppur probabilmente in grado di esplodere raffiche assai voluminose, non permetterà di affrontare scontri a distanza, in quanto la dispersione dei proiettili dopo il medio raggio farà sì che i colpi a segno siano davvero pochi. Di contro, volendo imbracciare un fucile con il compromesso opposto (ad esempio uno Sniper Rifle), sarà impossibile mancare il bersaglio, ma anche molto difficile potersi dare all'assalto diretto delle postazioni avversarie. Si badi bene che con ogni arma è possibile superare le situazioni proposte (in effetti dentro i cassoni si trovano quelle più congeniali all'impostazione dello schema), e che quindi è compito del giocatore decidere sul proprio approccio.
    Il tutto è condito con qualche arma non convenzionale (lanciafiamme o balestra con dardi esplosivi), e con granate e mine che svolgono una funzione di supporto. Anche nel caso degli esplosivi al giocatore è data molta autonomia: le granate a frammentazione rappresentano forse il sistema migliore per eliminare direttamente i nemici, ma non è detto che in certi frangenti non sia più opportuno portare con se le bombe fumogene. Ostruire la visuale di un cecchino, oppure affumicare la zona d'atterraggio di un velivolo Helgast significa avere in pugno una vittoria che altrimenti potrebbe essere ben più sofferta.
    Ma il Gameplay di Liberation non si esaurisce: ci sono, ad esempio, le azioni relative al contesto (dal piazzare una carica C4 al disinnescare una mina laser), o la possibilità di guidare qualche veicolo (carri armati e hovercraft). Tutto questo è perfettamente integrato con il level design, e fa sì che le situazioni di gioco siano più varie possibile, e che le richieste di ogni missione vadano oltre il semplice annientamento della truppa avversaria.
    Ma ancora non basta: se già Liberation offre una disposizione ludica varia, ben progettata, che sa spaziare da missioni prettamente d'azione a operazioni invece più tecniche (infiltrazione), epiche (nei casi in cui Templar debba abbattere, a piedi, qualche carro armato), o semplicemente distruttive (nei casi in cui Templar, di contro, è alla guida del carro), ebbene esistono frangenti in cui le opzioni di gioco si ampliano ulteriormente. In certe missioni, difatti, vi capiterà di dover gestire l'agire di qualche compagno: sia esso Rico, dotato di una mitragliatrice pesante), o gli indifesi VIP che dovrete scortare, sarà del giocatore il compito di indicare la tattica da seguire. Grazie alla croce direzionale si entrerà nella modalità "Ordini", e mentre l'azione di gioco risulterà rallentata potrete determinare l'agire del compagno. La schermata "Ordini" sottolinea ogni possibile copertura ed ogni nemico, cosicché risulterà facile imporre di mettersi al riparo o di abbattere un bersaglio. Nel caso in cui il compagno disponga dell'equipaggiamento o delle capacità tecniche necessarie, potrete inoltre chiedere di utilizzare postazioni di fuoco fisse, o di piazzare cariche i determinati Hot Spot.
    Più semplicemente potrete chiedere ai commilitoni di seguirvi: essi dimostreranno comunque la propria reattività, comportandosi in maniera perlomeno coerente.
    Killzone: Liberation, avrete capito, è un titolo davvero vasto. Il sistema di gioco è, fondamentalmente, così piacevole, preciso, profondo, che lo riteniamo praticamente perfetto. Funzionale, malleabile, fluido, semplice: Liberation propone un nuovo modo d'intendere l'azione ed un sistema efficace per fonderla con la tattica e la strategia.
    Il fatto poi che il team di sviluppo si sia dedicato alla creazione di due modalità di gioco parallele, non fa altro che impreziosire il prodotto. Infatti, oltre alla modalità Campagna, in cui l'azione di gioco richiede applicazione costante e molto impegno, i Guerrilla hanno ben pensato di inserire una modalità "sfide", in cui il giocatore deve superare delle prove di abilità: piccoli percorsi di addestramento, sfide a tempo. Perfetta per il Quick Play anche nelle situazioni più improbabili, questa opzione è legata a doppia mandata con la modalità principale: le medaglie guadagnate a seconda delle prestazioni attribuiscono punti indispensabili per sbloccare alcune abilità: cinture più capienti (per trasportare più granate), incremento della salute, aumento dei danni inflitti con attacchi corpo a corpo, e persino proiettili illimitati. Sebbene siano presenti oltre una decina di abilità aggiuntive, l'utente potrà selezionarne solo tre, al fine di non snaturare troppo l'esperienza di gioco.
    Il completamento delle modalità Single Player passa anche dal ritrovamento dei crediti Helgast (nascosti in alcune valigette, all'interno di grossi cassoni), indispensabili per potenziare le armi, e di alcuni File segreti.
    Insomma, con Liberation c'è da giocare per molto tempo.
    E anche una volta esaurita la fonte appena descritta, l'utente potrebbe continuare a divertirsi non poco: gli sviluppatori hanno inserito una campagna co-operativa, da giocare con un amico in modalità Ad-Hoc, progettata appositamente per il multiplayer, e altre gradevoli opzioni: una serie di sfide competitive (deathmatch, conquista la bandiera) da giocare non solo in connessione Wirless, ma anche in Game-Sharign (cioè disponendo di due console ma una sola copia del gioco). Il livelli di queste ultime modalità sono ben strutturati, ampi, adatti sia per due soli giocatori (che dovrebbero mantenere un approccio più tattico), sia per sei utenti (in questo caso le sfide sono più che altro un "gioco al massacro").
    L'opzione "download" che campeggia nel menù principale, inoltre, fa ben sperare in successivi aggiornamenti, che Guerrilla ha promesso a partire dal prossimo mese (dovrebbero già essere disponibili per la versione americana). In pratica si tratta di missioni e sfide aggiuntive, e nuove mappe per il multiplayer. Ben fiduciosi, aspettiamo il primo set di aggiornamenti.
    La tecnica di Liberation è, al pari degli altri aspetti, molto più che buona. I modelli dei personaggi appaiono curati e ben animati (si mostrano meno gradevoli quando le cut-scene li inquadrano da vicino), ma soprattutto gli ambienti di gioco sono davvero belli da vedere. L'azione non fa risaltare uno sfrenato utilizzo degli effetti speciali, ma le zone sono vastissime, e soprattutto ben caratterizzate. Il level design appare davvero ispirato, fedelissimo per cromatismi e scorci paesaggistici a quello, invidiabile, del primo Killzone. Un poco meno "intonati" alcuni nemici (i cani Helgast, ad esempio), ma almeno in grado di fornire una buona varietà di bersagli dai diversi comportamenti. La durata dei caricamenti non è eccessiva e la fluidità di gioco incappa in rallentamenti pochissime volte, e quasi mai ad interrompere l'azione vera e propria.
    Meno entusiasmante il comparto grafico. Sebbene siano molto buoni gli effetti sonori, ben campionati e chiarissimi, le musiche selezionate non entusiasmano più di tanto. Il silenzio in cui si piomba in certi livelli, inoltre, è molto meno naturale rispetto a quello che attorniava i giocatori nell'azione dell'FPS da casa. Insomma l'alchimia acustica, in questo caso, è meno riuscita.
    Conclude l'opera un doppiaggio con alti e bassi: un'ottima voce di supporto si alterna a quelle, non certo ben intonate, del protagonista e del suo secondo (Rico).

    Killzone: Liberation Killzone: LiberationVersione Analizzata PSPLa speranza è quella che una descrizione piuttosto particolareggiata della struttura e delle opzioni di Killzone Liberation vi abbia fatto intuire il vero carattere del gioco. Quello, cioè, di uno dei prodotti più originali e innovativi dell'ultimo anno. Liberation è un titolo molto particolare, un esperimento ben riuscito, un nuovo modo d'intendere il gioco d'azione. Giocando a Liberation si riscopre il sapore dei classici senza tempo nella loro naturale evoluzione, un'evoluzione che fino ad adesso era "bloccata" dai canoni dettati dal successo. Il mercato avrebbe bisogno di sviluppatori che, come Guerrilla, dimostrano coraggio, passione, ed un bagaglio di conoscenze ludiche che va ben oltre le ultime generazioni di software. Il Killzone portatile è, dunque, un prodotto vivamente consigliato a tutti i possessori dell'Handheld Sony, che riusciranno a dar sfogo alle loro pulsioni sopite da un'estate ed un autunno non certo entusiasmanti dal punto di vista delle uscite. Il primo passo per il rilancio di una macchina che ha grandi potenzialità, non solo tecniche (e lo dimostra il comparto visivo del gioco stesso), ma anche legate alla multimedialità (il pieno supporto multiplayer e la promessa di Expansion Pack). Un prodotto da premiare, giocare, esaurire. Un concept, finalmente, nuovo (che abbia fatto bene la concorrenza?).

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