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Kingdom Hearts 3 Recensione: luci e ombre del conflitto finale

Temuta e attesa per tredici lunghi anni, la Guerra del Keyblade incombe finalmente su di noi. Siete pronti a tirar le somme sul Capitolo di Xehanort?

Kingdom Hearts 3 (4K/60 fps)
Recensione: Xbox One X
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Al pari di Shenmue III, il terzo episodio numerato di Kingdom Hearts passerà probabilmente alla storia come il titolo più bramato e ritardatario di sempre. Per tredici interminabili anni, infatti, i fan della serie crossover tra i personaggi di Square Enix e le icone di casa Walt Disney Pictures hanno soltanto potuto osservarlo da lontano, come se il gioco fosse protetto da un'impenetrabile teca di cristallo, attorno alla quale Tetsuya Nomura, attaverso tanti episodi secondari, stava pian piano assemblando un puzzle di volta in volta più vasto e intricato. Lasciandosi finalmente alle spalle una sequela di prologhi, midquel, spin-off e rimasterizzazioni, e superando non pochi ostacoli, come il cambio di motore grafico imposto dai "piani alti" della software house, Kingdom Hearts III si appresta a perturbare l'esistenza degli appassionati di lunga data, proponendo loro il profetico conflitto finale fra i campioni dell'oscurità e gli eroi del Keyblade.
    Considerato dallo stesso Nomura come la conclusione del "Capitolo di Xehanort", Kingdom Hearts III possiede dunque un compito estremamente arduo: raccogliere un'eredità tanto gravosa e soddisfare le aspettative maturate durante la sua lunga gestazione, cercando al contempo di emozionare persino un pubblico finora estraneo all'epopea di Sora e compagni.

    L'ultimo viaggio nei regni del cuore

    Prima di esaminare la componente narrativa del titolo, è necessaria una piccola premessa indirizzata tanto ai neofiti, quanto agli esperti della saga. Data la natura crossover del progetto, ogni incarnazione di Kingdom Hearts è stata puntualmente caratterizzata da due anime ben distinte, eppure in grado di amalgamarsi con naturalezza e coesistere fra loro, anche grazie alla presenza di un efficace collante come Sora. Se da una parte troviamo infatti gli squisiti mondi Disney, con le travolgenti storie basate perlopiù sulle omonime pellicole d'animazione prodotte dalla multinazionale statunitense, dall'altra vi sono invece i contenuti originali di casa Square Enix, che quantomeno sulla carta rappresentano il filone principale del complesso intreccio narrativo. Naturalmente Kingdom Hearts III non si è sottratto a questa ferrea regola del brand, ma proprio questo episodio, più di ogni altro, ha evidenziato la disparità qualitativa fra le vicende Disney e quelle made in Square Enix che da sempre affligge la serie.
    Dopo i disastrosi eventi raccontati in Kingdom Hearts 3D - Dream Drop Distance, dove il protagonista Sora è stato quasi trasformato in un ricettacolo del malvagio Maestro Xehanort, il giovane eroe si è ritrovato più debole che mai, in quanto la scampata possessione l'ha privato della maggior parte dei suoi poteri. A ragion veduta, il saggio Yen Sid ha incaricato il ragazzo di partire per un nuovo viaggio, affinché possa riconquistare non solo le abilità perdute, ma anche il fantomatico potere del risveglio, fondamentale per salvare gli eroi del Keyblade sprofondati nelle tenebre.

    A dispetto dei pronostici, e delle solide basi che Nomura aveva edificato attraverso i vari prologhi, l'ultima avventura di Sora comincia dunque con un "allenamento intensivo" in previsione dell'imminente Guerra dei Keyblade, e sfortunatamente resta tale per tutta la durata delle prime trenta ore.

    Nonostante la presenza dei guardiani della luce e dei cercatori dell'oscurità, ciascuno dei vari mondi Disney/Pixar si focalizza sulla rivisitazione delle proprie storie, delegando lo sviluppo della trama principale a inconcludenti cutscene d'intermezzo collocate fra un capitolo e l'altro del racconto. Mentre Sora, Pippo e Paperino affrontano infatti le problematiche degli individui incontrati lungo il loro avventuroso percorso, Riku e Topolino, dietro le quinte, portano avanti i preparativi necessari per radunare le forze del bene, notificando di tanto in tanto i loro progressi allo stesso Sora (e al giocatore).

    Come se la scelta di spostare in secondo piano le vicissitudini dei Maestri del Keyblade non ci fosse parsa abbastanza infelice, le suddette scene si sono rivelate piuttosto sbrigative e confusionarie, in quanto schierano improvvisamente in campo svariati personaggi ricorrenti della saga e li ritirano altrettanto in fretta, senza fornire allo spettatore il tempo e le informazioni necessarie per comprendere quanto stia avvenendo sul palcoscenico. A meno che l'utente non disponga dunque di una conoscenza enciclopedica della serie, e di un'innata propensione a raccogliere gli indizi disseminati da Nomura, per poi riassemblare i vari cocci con eccessive dosi di forza e fantasia, svariati passaggi risultano purtroppo inesplicabili.
    Delle trentacinque ore richieste per il totale completamento della campagna, solo le ultime cinque o sei trattano a pieno regime l'eterna lotta fra luce e oscurità, che di conseguenza si consuma con un banale e repentino susseguirsi di combattimenti e cutscene prive di mordente. Non solo la scena si sposta di continuo da un luogo all'altro, facendoci ammirare per un breve istante una nutrita selezione di mondi non giocabili, ma la sceneggiatura è orfana dell'epicità a cui il director aveva abituato i propri sostenitori.

    Questo non significa che il capitolo finale sia del tutto insoddisfacente, privo di colpi di scena o incapace di suscitare le emozioni dello spettatore/giocatore, ma l'evidente ed eccessiva impazienza di chiudere bottega non ha lasciato il giusto spazio alle lacrime di gioia e di disperazione versate dagli attori, alle vendette bramate per eoni, a sorti e scopi di personaggi apparentemente caduti in un bizzarro dimenticatoio, e soprattutto alle tante domande che, invece di trovare le dovute risposte, si sono moltiplicate ancora.

    Se la componente originale della trama di Kingdom Hearts III appare sconclusionata, lo stesso non si può comunque dire per i mondi Disney e Pixar, i quali vantano il medesimo coinvolgimento dei capolavori da cui sono tratti. Fatta eccezione per il superfluo e minuscolo Bosco dei Cento Acri, che ancora una volta si riconferma un'area ricreativa in cui cimentarsi con mini-giochi abbastanza semplici, e la divertente Toy Box, che ha preferito proporci uno spassoso episodio inedito, le varie realtà visitate da Sora e compagni ripercorrono le solide impalcature narrative delle pellicole omonime, riuscendo tuttavia a incastrarvi il nostro eroe in maniera assai convincente e naturale.

    L'innata capacità del protagonista di empatizzare con il prossimo permette al ragazzo di trovare il giusto posto, per esempio, nelle vite travagliate di Elsa e Rapunzel, nelle eroiche missioni del team noto come Big Hero 6, senza dimenticare l'affannosa lotta condotta dai pirati dei Caraibi, determinati a conservare il diritto di scorrazzare liberi per i sette mari. Ambientato nella fabbrica di Sulley e Mike Wazowski, a conti fatti un tedioso corridoio lineare e ripetitivo, il mondo di Monsters & Co. è forse il meno riuscito del pacchetto, ma nel complesso gli universi Disney e Pixar hanno saputo intrattenerci con la comicità, il carisma e le deliziose sfaccettature di comprimari eccezionali, le cui vicende fantastiche e memorabili offuscano completamente Xehanort e la scaramuccia da lui orchestrata.

    Spettacoli di luci, spade e magia

    È inutile nasconderlo: il comparto ludico di Kingdom Hearts III è quello che ci ha impressionato di più. Frenetiche e votate ad una spettacolarità disarmante, le battaglie in tempo reale del prodotto poggiano su un rodato combat system che stavolta, oltre a rinnovarsi pesantemente, ha saputo attingere sia dai precedenti capitoli numerati che dai suoi episodi secondari più riusciti.

    Se dai primi due episodi è stata ripescata l'originale barra dei comandi, finalmente fissa e non più a rotazione, da Birth by Sleep e Dream Drop Distance provengono rispettivamente il Tiro, che permette di agganciare più nemici e tempestarli di proiettili, ed il Fluimoto, che consente di coprire grandi distanze in poco tempo, e che può essere sfruttata anche durante le fasi offensive. Ma procediamo con ordine e passiamo in rassegna le meccaniche previste dal gameplay. Come i fan ricorderanno, tutte le più recenti incarnazioni del brand presentavano un indicatore dei comandi completamente personalizzabile: al giocatore veniva data la possibilità di scegliere quali abilità fisiche o magiche aggiungere al menu di battaglia, le quali, subito dopo l'utilizzo, richiedevano un breve tempo di ricarica. In Kingdom Hearts III, invece, la barra presenta quattro voci fisse e non modificabili: Attacco, Magia, Oggetti e Legame. Il primo ci dà l'opportunità di ricorrere alle combo di base del combat system, mentre l'opzione Oggetti fa sì che l'utente possa utilizzare in ogni momento uno strumento curativo, a patto però che questo sia stato inserito in precedenza nell'equipaggiamento.

    Un discorso più o meno simile si applica poi alle voci Magia e Legame: attraverso la funzione di Modifica posta nel menu, è infatti consentito selezionare i vari incantesimi e le evocazioni da porre nel proprio grimorio. Un comodo menu di accesso rapido, navigabile attraverso la pressione di un tasto, permette invece di assegnare quattro azioni particolari ad altrettante scorciatoie, facilitando l'esecuzione delle mosse ripetute più frequentemente, come ad esempio le magie di guarigione.

    La caratteristica più interessante e innovativa del titolo è però rappresentata dalle cosiddette Fusioni, una meccanica che si attiva solo dopo aver inflitto all'avversario un certo numero di colpi: riempito un apposito indicatore che compare per alcuni secondi sopra alla voce Attacca, il giocatore può impartire un ordine che non soltanto potenzia la serie di assalti e permette di accedere ad un devastante colpo di grazia, ma addirittura altera la forma del Keyblade e le combo ad esso legate.

    Ad esempio, alcuni possono trasformarsi in martelli con cui schiacciare i nemici, altri in balestre doppie con cui sparare una scarica di proiettili, e così via. Oltretutto, la possibilità di equipaggiare ben tre diversi Keyblade, intercambiabili in qualsiasi momento, favorisce i veloci cambi di strategia, al fine di sfruttare le debolezze e aggirare i punti di forza dei mostri.
    Per quanto concerne invece le evocazioni, qui chiamate Legami, va segnalato che queste funzionano in maniera diversa rispetto al passato: se un tempo bastava invocare un alleato per fargli eseguire la propria mossa automaticamente, con l'avvento di Kingdom Hearts III le cose sono cambiate non poco. Sacrificando l'intera barra MP (che si ricarica col passare dei secondi, come in A fragmentary passage), è possibile chiedere l'intervento di un alleato particolare e assumerne il controllo per qualche secondo: nel caso di Simba, che ancora una volta non esiterà un singolo istante a traumatizzare i malcapitati Heartless coi suoi ruggiti, il giocatore può muovere liberamente il possente leone sulla mappa di gioco, alternando due diversi comandi offensivi o ricorrendo alla fiammeggiante mossa speciale che pone fine all'evocazione; il Miao wow introdotto per la prima volta in Dream Drop Distance, invece, è in grado di gonfiarsi a dismisura ed esplodere sulle creature circostanti. In ogni caso, l'attivazione di un qualsiasi Legame ripristina completamente i PS di tutta la squadra, risultando al contempo sia una valida alternativa alle combo classiche, sia un asso nella manica da sfruttare in caso di bisogno.

    Nel corso degli scontri, inoltre, può capitare che un certo nemico sia evidenziato da un cerchio verde: assalendo quell'obiettivo si può accedere a una meccanica chiamata Attrazione, ossia un attacco potente e spettacolare che ha effetto su un'area molto vasta. Per esempio, il Carosello Magico evoca un'appariscente giostra che utilizza un forte fascio di luce per spazzare via i bersagli e danneggiarli gravemente: non solo il suddetto cerchio luminoso può essere lanciato diverse volte, attraverso la corretta e tempestiva pressione del comando annesso, ma addirittura l'Attrazione dispone di un devastante attacco finale.

    Va comunque specificato che tutte le Attrazioni, come la Nave dei pirati e le divertentissime Tazze Pazze con cui spintonare gli Heartless, frammentano eccessivamente il ritmo dei combattimenti, divenendo quasi un fastidioso ostacolo.
    Tra Fusioni, Legami e Attrazioni, Kingdom Hearts III tende a trasformare i combattimenti in spettacoli indimenticabili, ma al contempo rischia di azzerare o quasi il livello di sfida, già tarato verso il basso: l'attivazione di questi attacchi speciali interrompe infatti le azioni del nemico e lo danneggia considerevolmente, ribaltando in pochi attimi e senza alcuno sforzo anche le situazioni più rischiose.

    Il nostro consiglio è pertanto quello di affrontare l'intera campagna in Modalità Esperto, in modo tale che la difficoltà complessiva del titolo trovi un degno equilibrio: le creature risulteranno sicuramente più coriacee del normale, ma il costante utilizzo di Fusioni e Attrazioni non vi farà provare la sensazione di star combattendo col pilota automatico attivo. Scegliendo la Modalità Normale, invece, potreste ritrovarvi a finire il gioco senza mai passare dalla schermata di game over.

    Direttamente da Kingdom Hearts II torna poi il sistema di apprendimento e gestione delle abilità, che prevede l'acquisizione di nuovi talenti attraverso l'aumento di livello. Migliorando le sue doti di combattente, Sora può infatti ottenere nuove capacità in grado di ampliare il suo moveset con contrattacchi, scatti aerei, o anche talenti di supporto che massimizzano i danni elementali inflitti ai nemici, velocizzano il recupero di MP, e così via. Sta però al giocatore decidere cosa attivare o meno: ogni skill ha infatti un costo indicato dai Punti Abilità, i quali, dopo l'attivazione o la disattivazione, vengono sottratti o aggiunti al totale, favorendo la completa customizzazione del personaggio.

    I Punti, inoltre, accrescono a intervalli regolari dopo un certo numero di level-up, e possono essere incrementati anche attraverso l'uso di accessori e oggetti consumabili che l'utente potrebbe produrre in quantità industriale già dopo le prime 15 ore circa di gioco, aggirando difatti la necessità di scegliere quali skill utilizzare. Alle capacità che i nostri eroi apprendono attraverso il semplice salto di livello, si aggiunge poi una serie di talenti unici, che i membri del party possono usare solamente dopo aver equipaggiato con armi, armature o accessori particolari. Sfortunatamente le skill esclusive dell'equipaggiamento non possono essere acquisite in via permanente, come accade ad esempio in Tales of Vesperia, di conseguenza la scelta e il continuo rinnovo del proprio armamentario richiedono un minimo di strategia e pianificazione. A tal proposito, Kingdom Hearts III ripropone anche il caro e vecchio sistema di crafting, che per la prima volta non offre solo la sintetizzazione di oggetti curativi e pezzi di equipaggiamento, ma apre le porte persino al potenziamento di singoli Keyblade. Ricorrendo all'officina dei Moguri, Sora può infatti alzare il grado delle proprie armi, perfezionando i parametri di attacco e magia, e conferendo agli strumenti anche delle nuove abilità. L'unica vera pecca del crafting è incarnata, ancora una volta, dalla povertà del bestiario, che purtroppo non annota i materiali lasciati cadere dai nemici sconfitti. Di conseguenza, il ritrovamento dei minerali e delle altre materie prime è molto spesso rallentato da questa inspiegabile mancanza, a cui forse era giunto il momento di porre rimedio.

    Una moltitudine di svaghi e di navi spaziali

    Tra le altre novità introdotte, ce n'è una in particolare che ha sostituito il vecchio Grillario, ossia il diario in cui il Grillo Parlante ha sempre annotato i progressi compiuti durante i viaggi di Sora e preziose informazioni su mostri, tesori, record di mini-giochi e molto altro. Così come i tablet nel mondo reale stanno pian piano rimpiazzando gli amati volumi cartacei, i nostri eroi sono dotati stavolta di un telefono cellulare dai molteplici utilizzi: il Gummifono.

    Al suo interno sono riportate infatti tutte le note un tempo contenute nel Grillario, come ad esempio il glossario e le schede dei comprimari incontrati, ma trova posto anche un paio di funzioni completamente inedite. Lo strumento è infatti in grado di scattare fotografie e selfie, con cui il giocatore può immortalare alcuni paesaggi particolarmente belli o ritrarre un singolare un momento della vicenda. Tra le altre cose, il Gummifono può essere utilizzato per fotografare i vari portafortuna trovati durante l'avventura, ossia l'inconfondibile icona di Topolino, con cui gli sviluppatori hanno ben pensato di "imbrattare" varie ambientazioni.

    Al pari dei tesori, i portafortuna sono ben nascosti, ma l'opera riesce comunque a incentivarne la gravosa raccolta premiando i giocatori con interessanti accessori sempre nuovi. L'ultima e più curiosa funzione del Gummifono riguarda invece il cosiddetto "Regno Classico", ovvero una raccolta di venti simpatici mini-giochi ispirati ai vecchi Game & Watch tanto in voga negli anni '80. Come qualsiasi altro JRPG che si rispetti, Kingdom Hearts III è infatti stracolmo di minigame completamente opzionali, tra cui le sfide in scivolata basate sul Fluimoto, la Danza Festiva proposta nel fiabesco Regno di Corona, o il vivace Bistrot nel quale il nostro eroe può cimentarsi nella preparazione di piatti sempre più deliziosi, ed il cui consumo garantisce dei parametri temporaneamente migliorati a tutti i componenti del party.
    Per la gioia dei fan affezionati alla Gummiship, il mezzo di trasporto utilizzato storicamente per spostarsi da un mondo all'altro è presente anche in Kingdom Hearts III, dove il mini-gioco è tuttavia cambiato radicalmente. Se una volta ricorrevamo alla Gummiship soltanto in lunghi corridoi lineari e quindi abbastanza noiosi, il più recente episodio della saga ha rimescolato le carte in tavola, trovando la giusta soluzione al problema.

    Poiché i vecchi passaggi tra i mondi sono stati chiusi al termine di Kingdom Hearts II, oggi la navicella viaggia in un immenso oceano di stelle, cercando di evitare detriti e velivoli nemici. A bordo della Gummiship, infatti, siamo stati catapultati uno spazio sconfinato e ricco di avversità, il cui attraversamento è indispensabile per raggiungere luoghi nuovi e per recuperare materiali rari, progetti per bolidi spaziali e qualche pezzo esclusivo con cui creare dei mezzi personalizzati.

    Vere e proprie missioni di sfida dalla difficoltà sempre crescente premiano infatti la pazienza dei giocatori più abili con ricompense altrimenti inottenibili, obbligatorie per sbloccare sia i vari tipi di Gummiship, sia le diverse categorie di armi. Rispetto agli altri mini-giochi, che perdono qualsiasi attrattiva dopo un paio di utilizzi al massimo, le battaglie nello spazio aperto ci sono parse una gustosa via di mezzo fra grandi classici del calibro di Galaga e Star Fox 64. Si tratta in sostanza di un passatempo che non stanca mai, anche perché le sfide sono molte e i premi variano in base al punteggio guadagnato.

    Sogni in Unreal Engine

    Sviluppato con l'Unreal Engine 4, Kingdom Hearts III ci regala mondi magnifici e gargantueschi, straripanti di dettagli e segreti da scoprire. La pulizia del colpo d'occhio, unita al fascino irresistibile dei magici reami Disney e al granitico framerate a 60 fps vantato dalla versione ottimizzata per Xbox One X, dona al giocatore una traversata gradevole e suggestiva, il cui ricordo è intaccato soltanto dagli spigoli che affliggono alcuni modelli poligonali e dai tanti flashback proposti durante la narrazione, riciclati dai giochi precedenti e non ricreati col nuovo motore grafico.

    Nulla da eccepire, invece, sul puntuale ed evocativo accompagnamento sonoro curato anche stavolta da Yoko Shimomura (Legend of Mana, Parasite Eve), né sul pregevole doppiaggio in lingua inglese, che purtroppo è rimasto orfano di Leonard Nimoy. Venuto a mancare nel 2015, il doppiatore originale di Master Xehanort è stato sostituito per l'occasione dalla superstar Mark Hamill (già Master Eraqus), che purtroppo non ha saputo attribuire al personaggio una connotazione malvagia altrettanto valida. Infine, la localizzazione in italiano si è dimostrata tutto sommato scorrevole, pur al netto di alcune sviste ricorrenti che tradiscono un adattamento un po' frettoloso.

    Kingdom Hearts 3 Kingdom Hearts 3Versione Analizzata Xbox One XLa strada che ci ha condotti a Kingdom Hearts III è stata lunga e tortuosa, anche “grazie” alla maniacale cura che Tetsuya Nomura aveva riposto nella scrittura dei suoi molti prologhi. Dopo tredici anni trascorsi a preparare con estrema calma e dedizione quello che doveva rappresentare la summa del suo aggrovigliato immaginario, Nomura preme il piede sull'acceleratore ad un solo passo dal traguardo tanto ambito, facendo moltissime concessioni al fanservice e componendo un tessuto narrativo che non ha saputo soddisfarci interamente. Ciononostante, l’entusiasmante rilettura dei nostalgici mondi Disney, unita ai considerevoli progressi compiuti sul fronte ludico e artistico, permette a Kingdom Hearts III di arginare i punti oscuri dell'intreccio principale con l'indiscutibile bontà dell’ultimo viaggio di Sora. Il cuore pulsate del prodotto è infatti rappresentato anche dai vagabondaggi dell’eroe attraverso le brillanti licenze Disney e Pixar, capaci di sorreggere e impreziosire un affresco sì indubbiamente epico ma anche imperfetto, ferito dagli ingranaggi del tempo. Se aggiungiamo alla ricetta un combat system frenetico e coinvolgente, il risultato finale, in cui si mescolano le due anime del crossover, assume quindi un sapore piacevolmente agrodolce.

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