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Kona VR Recensione: investigazioni in realtà virtuale

Torniamo tra le gelide lande del Quebec di questo thriller investigativo grazie alle potenzialità immersive del PlayStation VR.

recensione Kona VR Recensione: investigazioni in realtà virtuale
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Aneddoto: soffro di motion sickness in VR a fasi alterne. Dipende dal gioco, dalla giornata, dalla soggettiva e dal genere. Di fronte a questa incertezza, da alcuni mesi ho iniziato a temere la realtà virtuale. Nel caso di Kona VR la prima esperienza di circa due ore è stata abbastanza indolore (in modalità teletrasporto), ma dopo una lunga sessione di guida ho iniziato ad avvertire i primi sudori freddi. Ho spento, come Sony consiglia. Il mattino seguente, mentre cercavo info sullo sviluppatore, mi sono imbattuto in alcuni screenshot del gioco. Ho ricominciato ad avvertire un po' di nausea e a sudare. Il mio corpo, memore di quanto accaduto la sera precedente, stava reagendo a delle semplici immagini. Racconto questa storia nella speranza che un giorno possa essere utile a qualche psicologo o a qualche studioso della mente umana. Racconto questa storia perché, come si sarà capito, mi sto occupando della versione VR di Kona, titolo di stampo investigativo già recensito su queste pagine l'anno scorso: in questo articolo, quindi, il focus sarà tutto sull'implementazione del visore all'interno dell'esperienza di gioco concepita dagli sviluppatori.

    Neve virtuale

    Per saperne di più sul prodotto vero e proprio vi rimando quindi all'articolo originale, un resoconto che metteva in luce sia i pregi di una storia affascinante - un mystery radicato nel territorio, ambientato nell'immaginaria e innevata cittadina di Atamipek Lake, in Quebec - ma anche i limiti di una struttura troppo lineare, nonostante l'open world.

    La libertà di esplorare l'hinterland cittadino si scontrava, nei fatti, con la necessità di recuperare oggetti secondo una logica costrittiva: il gioco finiva quindi per confermare quella narrazione su binari che sembrava in apparenza rifuggire.
    Il walking simulator dei canadesi di Parabole torna sotto i riflettori grazie a questa nuova versione VR, che ripensa il titolo in chiave immersiva, concedendo al giocatore di calarsi a tutti gli effetti all'interno del mondo finzionale. Partiamo dai dettagli tecnici, ovvero dalle modalità di interazione offerte. Da questo punto di vista c'è l'imbarazzo della scelta: il movimento può essere libero, oppure si può utilizzare il teletrasporto, sia discrezionale che in punti prestabiliti (à la Batman Arkham VR). In tutti i casi la rotazione della visuale è "a scatti", in stile Resident Evil VII. Delle tre opzioni disponibili, la più macchinosa è probabilmente il teletrasporto libero, che consente di muoversi all'interno di un arco di pochi metri, quindi per brevi balzelli, in base alla direzione dello sguardo.
    E per quanto riguarda l'interfaccia? Kona VR supporta sia il joypad che i due Move. Quest'ultimi si rivelano forse più adatti all'esperienza di gioco, visto che ognuno è associato a una delle due mani del protagonista. Trattandosi di un titolo in cui si ha spesso a che fare con documenti da osservare e leggere o cassetti da aprire, il movimento delle mani affidato ai Move risulta sicuramente più credibile (sebbene i Move siano probabilmente meno indicati per la modalità a movimento libero). Anche l'utilizzo della macchina fotografica, prezioso strumento in mano al nostro detective, appare molto originale con i Move: una volta estratta la macchina, basta avvicinare il controller destro al volto per guardare attraverso l'obiettivo e scattare una foto. Piccoli tocchi di classe, che a dire il vero si scontrano con una certa pigrizia sul fronte tutorial. Poche sono le istruzioni a schermo e persino il comparto opzioni non è esattamente rigoglioso dal punto di vista delle spiegazioni. Non resta che munirsi di un po' di pazienza, almeno all'inizio, e testare l'interfaccia che più si adatta alle proprie esigenze. Bisogna infatti riconoscere agli sviluppatori di essersi impegnati per cercare di offrire il maggior numero di combinazioni possibili.

    Compromessi

    Il punto, a dire il vero, non è tanto capire se Kona sia adatto alla VR (lo è), bensì se la VR sia adatta a Kona. I limiti tecnici di PSVR si riversano in maniera evidente sul gioco, in particolare sul versante grafico. Se il gioco standard, pur non raggiungendo picchi grafici particolari, faceva una figura comunque discreta, indossato il visore sembra di tornare indietro di una generazione. I colori ci appaiono impastati (l'ambientazione innevata non aiuta), l'aliasing è fin troppo marcato e la complessità poligonale di alcuni elementi dello scenario (vedi gli alberi) viene ridimensionata. Il colpo d'occhio ne risente: è vero che il visore fa guadagnare in immersività, ma in alcuni momenti ci sono scritte che risultano illeggibili per via della risoluzione e che si riescono a decifrare solo se ci si avvicina con lo sguardo. Nulla di grave, in assoluto, ma è un peccato rilevare l'evidente peggioramento grafico in VR.

    Non aiutano nemmeno i caricamenti, che interrompono improvvisamente l'azione quando il gioco decide di caricare una nuova porzione di mappa durante l'esplorazione. Anche il concetto di stress, che nell'originale limitava la corsa del giocatore, viene del tutto a mancare quando si utilizza lo spostamento via teletrasporto. Meglio con o senza VR? Difficile dare una risposta definitiva. Il problema, per chi soffre di motion sickness, non si pone: godetevi l'originale. Per tutti gli altri si tratta di scendere a patti con una resa grafica un po' tentennante, a cui fa da contraltare un'immersività per forza di cose più marcata. Il passaggio alla VR è insomma andato a buon fine, non senza qualche compromesso.

    Kona KonaVersione Analizzata PlayStation 4Kona VR funziona, ma è evidente che gli sviluppatori abbiano dovuto sacrificare qualcosa per adattare il gioco al visore Sony. Se è vero che l'immersività ne guadagna, è altrettanto vero che il comparto grafico, già non troppo performante nell'originale, risulta qui piuttosto ridimensionato. Ne risente sia la leggibilità degli ambienti, sia in parte la credibilità del mondo imbastito dal team. Rimane comunque il forte senso di presenza garantito dalla realtà virtuale, un aspetto che in un'avventura investigativa come questa può fare realmente la differenza, motion sickness permettendo.

    6.5

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