L.A. Noire Recensione: l'avventura investigativa di Rockstar torna su PS4

La Los Angeles dannata di Rockstar Games e Team Bondi torna su PlayStation 4 e Xbox One: la nostra recensione.

recensione L.A. Noire Recensione: l'avventura investigativa di Rockstar torna su PS4
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Disponibile per
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Bisogna ammettere che il logo Rockstar, rivedendolo apparire all'interno di un gioco appena uscito, trasmette subito un bel po' di emozioni. Il fatto che questo nuovo titolo sia in realtà una versione remastered non sminuisce in alcun modo l'impatto iniziale, ed anzi ci fa sfregare ancor di più le mani, al solo pensiero di poterlo rivedere presto un'altra volta, abbinato all'attesissimo Red Dead Redemption 2.
    Subito dopo essere rimasti incantati dal marchio della casa statunitense, ecco comparire il nome del gioco, L.A. Noire, un'insegna al neon su strada e sfondo nero circostante, accompagnata dal meraviglioso main theme che, come in tutte le opere Rockstar, pone gli accordi a personaggi ed avvenimenti futuri.
    Il brano simbolo di L.A. Noire è un pezzo da poliziesco di razza che richiama alla mente la fredda impugnatura di una pistola, i copri maniche per preservare le camicie dall'inchiostro dei mandati d'arresto, i troppi gin bevuti per dimenticare il peggio e per non pensare ad un roseo futuro che un lavoro, o meglio, una vocazione, t'impedisce di costruire. Nel mezzo l'amore, la solitudine, la femme fatale, la donna vestita di rosso e Hollywoodland, la Hollywood prima che perdesse la (la) land finale nel 1949.
    Tutti sono ricchi nella Los Angeles di L.A. Noire, e tutti sono poveri: tra speculazione edilizia e collant stretti al collo, la città californiana vive senza scrupoli i suoi sfavillanti giorni, pagando i propri debiti con le notti più buie. La mano armata ad uso e consumo dei potenti è quella dei tanti reduci di guerra, quelli a cui la sorte ha voltato le spalle. Ma non al protagonista Cole Phelps, non a lui: un soldato ora destinato a una fulgida carriera nella polizia, una "fortuna" che pagherà ad un prezzo inevitabilmente troppo, troppo caro. È il contesto, ma non solo il contesto, a fare la differenza in L.A. Noire, a rendere questo gioco creativamente una spanna sopra il resto.

    Kiss Me Deadly

    In questa remastered tutto è più pulito ed efficace di un tempo: a molte delle texture è stata data una svecchiata, alcuni effetti grafici sono stati rinforzati per puntellare l'ambientazione. Nonostante il restauro, il gioco continua ad andare a 30 frame al secondo (decisamente molto più stabili che in precedenza), ma è un limite imposto dalle tecnologie in ballo e non dalla poca voglia degli sviluppatori. Considerando lo stile di gameplay, molto lento e ragionato sia nelle sparatorie che alla guida degli affascinanti cassoni in metallo dell'epoca, i "famigerati sessanta" non mancano poi troppo. L'effetto che si ottiene ritoccando verso l'alto la qualità grafica di un gioco come L.A. Noire è in ogni caso molto particolare, tanto che a volte sembra quasi di trovarsi davanti a un prodotto sviluppato in un presente alternativo.
    Una discrasia tecnica, quella tra i fotorealistici volti realizzati tramite una tecnologia avveniristica e tutto il resto, che dona a questo "nuovo" L.A. Noire un aspetto più unico che raro, forse addirittura più appariscente di quanto non lo fosse in prima battuta.
    Un ritorno, quello di L.A. Noire, che forse i veterani preferiranno rigiocare con l'aggiunta della portabilità offerta dalla versione Switch, piuttosto che in un'edizione virtualmente identica a quella originale disponibile su PlayStation 4 e Xbox One: di conseguenza su queste due console, con molta probabilità, il pubblico di riferimento sarà composto principalmente dalle nuove generazioni, tutti quelli che insomma non hanno mai avuto la fortuna di provare questo peculiare videogioco.
    A loro è importante quindi dedicare ben più di due righe, partendo naturalmente dalla prima importantissima regola: vietato giocare ad L.A. Noire come fosse GTA, solo così non si rimane delusi e l'esperienza può esprimersi al meglio delle sue potenzialità.

    The Third Man

    L.A. Noire non è uno GTA ambientato negli anni '40, ma un gioco con un suo gameplay ben caratterizzato. Anche la grande mappa esplorabile, caratteristica principale di tutti i migliori titoli Rockstar, in L.A. Noire serve a uno scopo diverso da una Vice City o una Los Santos.

    In questa avventura non troverete elementi sandbox, quei rivoli ludici che vi fanno divertire senza procedere nella trama semplicemente pasticciando con il mondo circostante. La Los Angeles di Cole Phelps si limita a fare ciò che gli riesce meglio anche nella realtà: essere un enorme set cinematografico, indispensabile per dare alle avventure del protagonista profondità e prospettive. Nonostante la presenza di una manciata di incarichi secondari, tutti incentrati su inseguimenti e sparatorie e che vi consigliamo di centellinare tra una missione principale e l'altra, L.A. Noire è stato sviluppato per andare dritto al sodo, un caso dopo l'altro.
    Sì, il team ha trovato il tempo di infilarci qualche collezionabile, ma soltanto perché non ha potuto credere fino in fondo all'originalità integrale dell'opera. Meglio non dare peso alle distrazioni inutili: L.A. Noire si butta nella gola come fosse un ottimo whiskey che scende denso di legno, pelle e sigaro. Meglio lasciarsi quindi trascinare dagli eventi: solo così è possibile dare un senso allo sfaccettato gameplay della produzione.

    L.A. Noire non ha paura di lanciarci alla guida a sirene spiegate, o con un rivoltella in mano, ma la sua struttura si focalizza soprattutto sull'investigazione, e sui famigerati interrogatori costruiti attorno alla sofisticata tecnica di motion capture utilizzata per la realizzazione dei volti dei personaggi. La ricerca di prove avviene tramite la presenza di aiuti visivi (i nostri colleghi che si interessano di una particolare zona) e sonori (quando avremo raccolto tutti gli indizi presenti la musica di sottofondo si fermerà); è possibile disattivare entrambi i sussidi, garantendo così una maggiore profondità sia esplorativa in fase di ricerca, sia intuitiva, quando ci troveremo faccia a faccia con un sospetto, taccuino in mano e troppe poche domande (il cui numero è spesso legato alle prove raccolte in precedenza) a disposizione. Peccato che in due o tre circostanze, chi deciderà di giocare senza aiuti avrà la chiara sensazione che il gioco, in fondo, non è sempre pensato per funzionare così. Ma al gran finale comunque ci si arriva sempre, non temete, anche non risolvendo molti dei casi o completandoli con uno scarso punteggio. In quest'ultima istanza, è anche più bello ritornare sulla scena del delitto qualche mese dopo, rigiocarci insomma: perché L.A. Noire, se apprezzato nella sua peculiare anche se imperfetta forma, cresce nel tempo. Gli interrogatori continuano ad essere sempre uno dei capisaldi del gioco, ed è un piacere riuscire a carpire una menzogna semplicemente osservando le movenze dell'accusato.
    Il sistema è stato cambiato leggermente per fare in modo che le nostre scelte in fase di conversazione siano più affini a ciò che poi il nostro personaggio dirà. Questa soluzione è stata inserita per rimediare ad un problema che nasce proprio dall'impossibilità di registrare nuovamente live le battute degli attori, che sarebbero dovuti necessariamente tornare negli studi australiani del Team Bondi (il progetto, così come la tecnologia, è di loro proprietà, e Rockstar è subentrata strada facendo).
    È anche per questo motivo che la buonissima trama a volte sembra scricchiolare un po', incertezze che però non le impediscono di riservare un paio di colpi di scena niente male e un finale di quelli che non lasciano scampo.

    L.A. Noire L.A. NoireVersione Analizzata Playstation 4Se Frogware è riuscita a vendere oltre sette milioni di copie dei suoi giochi su Sherlock Holmes che, per quanto dignitosi, non hanno nulla a che vedere con la qualità di questa opera, L.A. Noire merita sicuramente di più di quanto ha racimolato nel 2011, quando uscì su PlayStation 3 e Xbox 360. Questa versione remastered per PlayStation 4 e Xbox One paga l'impossibilità di andare oltre i limiti imposti sei anni fa, e proprio per colpa della stessa tecnologia che gli consente di essere così affascinante. Le novità dal punto di vista tecnico sono quindi minime, e non si può dire che il tempo passato sia stato sempre clemente. L.A. Noire rimane però un'esperienza diversa: diversa nei ritmi, nelle tonalità, nell'emozioni in ballo. Unico, e meravigliosamente imperfetto.

    8.5

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