L.A. Noire: Recensione della versione per Nintendo Switch

L.A. Noire torna su Switch con un'edizione rimasterizzata in grado di valorizzare tutte le caratteristiche distintive della console Nintendo.

L.A. Noire per Nintendo Switch
Recensione: Nintendo Switch
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Xbox 360
  • PS3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • C'è quasi sempre il sole ad Hollywoodland. Un microcosmo fatto di sfarzo, sorrisi smaglianti, denaro e fama, dove quella lontana ed irraggiungibile insegna sulle colline sembra ammiccare ad ogni tuo passo, provando a sedurti, ad ingannarti, a trascinarti poco alla volta nelle spire del suo fascino. Ma il vero volto della città degli angeli sguazza nell'ombra, non nella luce: tra le sue strade, lontano dallo spotlight della celebrità, si respira il puzzo del fumo e del sangue, nel quale annaspano truffatori, bugiardi, puttane, spacciatori, assassini. Un posto dove ogni singolo furto, menzogna e omicidio ti guarda dritto negli occhi, ti sorride con fare beffardo e ti sussurra: "Lascia perdere, bambina, è Los Angeles".
    Nessun altro gioco ha mai saputo inquadrare così bene un simile ventaglio di sfaccettature e contraddizioni come L.A. Noire: il capolavoro nato dal connubio tra Rockstar ed il compianto Team Bondi incarna la perfetta trasposizione videoludica delle atmosfere "hard boiled" della cosiddetta "golden age" di Hollywood. Quello di L.A. Noire è un racconto dove la violenza, sia fisica che verbale, regna sovrana. Una "Dalia Nera" sensuale e demoniaca, che irretisce, incanta e poi uccide, senza pietà, senza riserbo, senza redenzione.
    Non esistono giochi come L.A. Noire: una perla mai valorizzata, sepolta dalla polvere del tempo, che, sin dal suo approdo sulle piattaforme della passata generazione, non ha conosciuto il successo che avrebbe meritato. L'assenza di emuli diretti, tuttavia, l'ha resa un'opera unica ed inimitabile, talmente rara da rientrare di diritto nella lista dei grandi classici dell'intrattenimento interattivo.
    È per questo che salutiamo con grande gioia il ritorno di un simile gioiello su PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch in versione rimasterizzata: in particolar modo, l'edizione per l'ibrida della Grande N, sulla quale abbiamo ricominciato le indagini, presenta non solo tutti i DLC distribuiti in passato, ma anche una serie di feature esclusive, inserite per sfruttare appieno le peculiarità della console. Eppure, esattamente come la Los Angeles in cui si ambienta, anche la remastered di L.A. Noire bazzica in costante bilico tra luce ed ombra.

    Vivere e investigare a Los Angeles

    Cole Phelps è un uomo che sorride poco. Anzi, tiene spesso il broncio, aggrotta le sopracciglia ed inveisce verso i sospettati senza pensarci due volte. Ma è anche uno sbirro d'onore, ligio al dovere, con una spiccata intraprendenza ed un fiuto da segugio. Non teme di sporcarsi le mani, quando necessario, né di ripulirsi la coscienza nel sangue dei malfattori. È stato in guerra, Cole. E la guerra lo ha temprato, segnato, indurito. Non è un personaggio amabile, né una simpatica canaglia in pieno stile Rockstar: è piuttosto un protagonista ruvido, spigoloso, a tratti indecifrabile e distante, verso il quale è però impossibile non provare una certa empatia. Lo accompagneremo quindi ben volentieri verso la sua personale discesa agli inferi: mentre sale di grado nell'LAPD, paradossalmente, Phelps precipita in un abisso sempre più sordido di corruzione, violenza, follia e dolore. È una storia amara e spietata, sceneggiata con lo stesso respiro di un grande romanzo giallo. Impeccabile in ogni microscopica linea di dialogo, L.A. Noire possiede l'incredibile capacità di caratterizzare alla perfezione la personalità di tutti i testimoni con cui entreremo in contatto, incrementando in modo esponenziale il coinvolgimento e la partecipazione emotiva. Il merito è anche - e forse soprattutto - di una tecnologia di motion capture ancora oggi ineguagliata, che riproduce le espressività facciali degli attori coinvolti fin nella più impercettibile smorfia di terrore o di disappunto. Un miracolo tecnico che non smette di meravigliarci dopo ben sei anni dal suo esordio, e che si ripropone su Switch in modo pressoché inalterato.
    È vero che, in alcune istanze, la recitazione digitale appare così tanto enfatica da sembrare troppo "teatrale" ed innaturale, ma è un compromesso non soltanto facilmente accettabile, ma anche assolutamente necessario ai fini del gameplay. Il vero potenziale di L.A. Noire si esprime, infatti, principalmente durante gli interrogatori dei sospettati: al di là degli indizi ritrovati sul luogo del delitto, saranno i confronti con i testimoni a condurci verso la soluzione del caso. Per comprendere se i nostri interlocutori ci dicono la verità, mentono spudoratamente oppure ci nascondono dettagli rilevanti, occorrerà osservarne bene i volti, studiarne lo sguardo, captarne il ghigno meno evidente.

    A quel punto, nel corso dei dialoghi, avremo l'opportunità di scegliere una delle tre opzioni disponibili per incastrare i colpevoli o scagionare gli innocenti. Qui entra in gioco una delle prime novità di questa riedizione: il trittico Verità-Dubbio-Menzogna, che caratterizzava le precedenti versioni, è stato sostituito dalle voci Asseconda-Forza-Accusa. Sembrerà una modifica di poco conto, ma è tutt'altro che superficiale, perché aiuta a contestualizzare al meglio le reazioni di Phelps in base alle differenti testimonianze, creando così una sorta di rapporto "causa-effetto" molto più marcato tra le nostre scelte e le risposte del protagonista. Tutto, in L.A. Noire è funzionale alla narrazione, dalla scenografia alle conversazioni, passando per gli innumerevoli dettagli che riempiono le ambientazioni.
    Armati di giacca, cravatta, cappello e - perché no? - all'occorrenza anche di una Colt M1911, verremo chiamati ad investigare in location piene zeppe di oggetti da analizzare, allo scopo di riempire il nostro taccuino degli indizi e formulare ipotesi con cui cogliere in fallo i colpevoli. A tal proposito, nell'edizione Switch potremo, per l'appunto, "switchare" tra due diverse inquadrature aggiuntive, che si affiancano a quella tradizionale: una più distante, che allarga il campo visivo e ci permette di avere una visuale più ampia della scena del crimine, ed una maggiormente ravvicinata, stretta alle spalle di Cole, tramite la quale focalizzarsi su particolari più microscopici, abbastanza utile specialmente qualora decidessimo di disattivare gli aiuti sonori nel ritrovamento delle prove, che fanno vibrare il pad in prossimità di un elemento interattivo.

    Al fine di stimolare all'estremo il coinvolgimento sensoriale, questa conversione beneficia in maniera assai rilevante dell'HD Rumble: avvicinarsi ad un cadavere, afferrare un oggetto, scavalcare una staccionata e lasciarsi coinvolgere da una sparatoria acquisisce insomma un sapore ancora più avvincente, che stuzzica profondamente il senso del tatto. Pertanto, le grossolane sequenze shooter e le semplicistiche scazzottate compensano una realizzazione qualitativa alquanto discutibile con una superiore immersività. Per sentirci "fisicamente" all'interno delle indagini, nulla ci impedirà inoltre di utilizzare i sensori di movimento dei due joycon: agitare i piccoli pad di Switch per muovere l'inquadratura, ruotare gli oggetti ed ispezionare i cadaveri non ci è parsa, a titolo del tutto personale, una soluzione particolarmente intuitiva, ma resta comunque un'aggiunta assai gradita che non solo mette in risalto le caratteristiche distintive della console Nintendo, ma garantisce un'esperienza di gioco totalmente personalizzabile.
    In modalità portatile, infine, avremo la facoltà di condurre le indagini usufruendo dei controlli touch, responsivi e precisi, che contribuiscono ulteriormente a "rompere la quarta parete", trasmettendoci la leggera illusione che sia la nostra mano, e non quella di Cole, a scuotere il cranio insanguinato di una vittima.
    Anche in questo "caso", a sorprendere è la cura riposta nel processo di adattamento: a differenza delle rimasterizzazioni per PS4 e Xbox One (in cui l'interfaccia non risulta per nulla invasiva), il tris Asseconda-Forza-Accusa si manifesta a schermo con font e dimensioni molto più grandi, in modo che le dita possano scegliere l'opzione corretta con più comodità. Piacevolmente spiazzante, a chiosa, la capacità di L.A. Noire di adeguarsi alla natura multiforme di Switch: il poliziesco di Rockstar Games sembra del resto cucito su misura per conformarsi ai ritmi del gioco in mobilità, con indagini risolvibili nell'arco di una trentina di minuti, e quindi fruibili a piccoli sorsi. Di brandy, ovviamente.

    Crimini grafici

    Fino ad ora abbiamo portato alla luce solo gli aspetti "innocenti" della remastered: ma è giunto il momento di "accusare" il comparto grafico di qualche crimine di troppo. "Guardiamo in faccia" alla realtà: se si esclude la straordinaria modellazione dei visi, la buona composizione poligonale e l'indescrivibile atmosfera di Los Angeles, il motore di gioco non appare certo estasiante, soprattutto dopo sei anni dalla release ufficiale.
    E questa rimasterizzazione non fa nulla per occultare tutte le sue mancanze. Con Switch ancorata alla dock station, L.A. Noire palesa chiaramente i limiti dell'engine, a causa di un pop up devastante (con interi palazzi che sbucano d'improvviso dinanzi ai nostri occhi), di un aliasing che corrode le strade cittadine e di alcuni, saltuari rallentamenti nel bel mezzo degli inseguimenti o dell'esplorazione.

    Negli ambienti al chiuso, per fortuna, il risultato migliora notevolmente, merito di ombre abbastanza rifinite e di una buona pulizia complessiva dell'immagine, sporcata di tanto in tanto da qualche texture in bassissima risoluzione. Proprio quando stavamo per portare la conversione sul banco degli imputati, però, a scagionarla ci ha pensato la resa visiva in modalità handheld: sullo schermo del tablet, L.A. Noire è davvero un piccolo prodigio, capace di mascherare tutte le problematiche che, su pannelli di maggiore grandezza, si manifestano apertamente.
    Ed ecco che, mentre il pop up risulta ancora evidente, i cali di frame rate sembrano invece del tutto svaniti nel nulla (e, se ci sono, noi non ne abbiamo le "prove"). Non ci resta quindi altro da fare che sospendere la pena con la condizionale, ribadendo che il modo migliore per apprezzare questa nuova versione consiste proprio nella fruizione in formato "tascabile". Così facendo vi sentirete sempre immersi tra le vie, sfolgoranti e decadenti, di una magnifica Los Angeles d'altri tempi.

    L.A. Noire L.A. NoireVersione Analizzata Nintendo SwitchRigiocare ad L.A. Noire in edizione rimasterizzata equivale pressappoco a rivedere uno dei capisaldi della cinematografia “hard boiled” (come Il Mistero del Falco, Il Grande Sonno, La Polizia Bussa alla Porta o Chinatown) in Blue Ray: un grande classico resta pur sempre un grande classico, anche dopo tanti anni dalla sua uscita. Il fascino del capolavoro Rockstar torna dunque assolutamente immutato: a cambiare, semmai, è stato il comparto visivo, leggermente più definito ma ancora non del tutto esente da parecchie imperfezioni. La versione per Nintendo Switch è quella che, tra tutte, ha subito le modifiche più rilevanti: dall’introduzione di nuove visuali allo sfruttamento dell’HD Rumble, passando per l’uso oculato dei sensori di movimento e del touch screen. L.A. Noire Remastered è, in sostanza, l’esempio perfetto di come (ri)programmare un’opera tenendo ben a mente le particolarità (ludiche e non tecniche) dell’hardware sul quale gira: per colpa di qualche deficit grafico di troppo, tuttavia, non possiamo premiare integralmente questa conversione. A prescindere da tutto, L.A. Noire rappresenta l’eredità virtuale dello sfortunato Team Bondi, che avrebbe di certo meritato un destino migliore. Un commiato eccezionale, un gioco inimitabile e prezioso, imperfetto ma ammaliante. Come la Hollywood(land) degli anni d’oro.

    8.2

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