Recensione L'Avventura di Aragorn

Recensita la versione console dell'ultimo titolo dedicato al Signore degli Anelli

Versione analizzata: Playstation 3
recensione L'Avventura di Aragorn
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps2
  • DS
  • Wii
  • Ps3
  • Psp

Dopo aver incantato il pubblico con i libri e la trilogia cinematografica, Il Signore degli Anelli torna per i suoi fan su console, dove in passato aveva fatto fatica a brillare. In questo nuovo capitolo, destinato soprattutto ad un'audience abbastanza giovane, ripercorreremo a grandi linee tutta la storia di Aragorn, di Frodo e della Compagnia dell'anello, attraverso la narrazione di uno dei protagonisti dell'avventura: Samwise Gangee, che ora racconta ai suoi figli, con toni molto (forse troppo) pacati, tutte le peripezie passate. Ricostruendo in maniera “edulcorata” tutti gli avvenimenti più importanti della battaglia contro il malvagio Sauron, il titolo mira ad offrire una versione “fiabesca” ed ancora incantata della grande epopea Tolkieniana. Nonostante questo particolare espediente narrativo risulti alla fine funzionale per irretire i più piccoli, il titolo mostra troppe carenze sotto il profilo del gameplay. A differenza della versione Wii, l'edizione per console HD è poco gratificante ed ancora meno bella da vedere.

Dalla fine al principio

Inizieremo la nostra avventura alla fine degli eventi narrati nella trilogia. In una coloratissima Contea, in fermento per l'imminente visita di Re Aragorn, impersoneremo il piccolo Frodo Gangee, figlio di Samwise, e dovremo portare a termine alcune semplicissime missioni assegnateci dal premuroso papà, che fungeranno da tutorial. Una volta presa dimestichezza con spada, scudo ed arco, saremo liberi di esplorare la verdissima e lucente città alla ricerca di tesori e missioni secondarie, utili per guadagnare monete d'argento extra. Al di là di questa spruzzata di Free-Roaming, il titolo risulta molto lineare e inquadrato: parlando con papà Samwise, infatti, saremo trasportati, dalle ali della fantasia, nei panni del famosissimo Ramingo. Dovremo così affrontare missioni abbastanza strutturate, dagli esiti piuttosto prevedibili.
A livello ludico, il titolo appare come un action adventure piuttosto classico. La volontà di raggiungere un'utenza sicuramente meno “specializzata”, ha smussato non poco le fondamenta del prodotto. Il gameplay risulta sicuramente intuitivo, ma decisamente troppo semplificato e momotono: sarà possibile eseguire soltanto pochi movimenti d'attacco, premendo l'apposito pulsante combinato con le quattro direzioni principali della levetta analogica. Questa manciata di mosse ci permetterà comunque di fronteggiare qualunque avversario, sconfiggendolo senza fatica soltanto dedicandosi al più becero button mashing. Il sistema di parata inoltre è mal calibrato: basterà tenere lo scudo alzato, e i colpi saranno parati automaticamente, indipendentemente dalla direzione e l'angolazione. La semplicità disarmante del titolo lo colloca in quel filone “buonista” che di fatto preferisce eliminare qualsiasi elemento di sfida, consegnando nelle mani dei giovani videoplayer prodotti del tutto disimpegnati e incapaci di stimolare. Anche quando attaccheremo con l'arco, ad esempio, vedremo troppo facilmente andare a segno i nostri colpi. Il claudicante sistema di combattimento è contornato poi da animazioni del personaggio più adatte a rappresentare le movenze di un burattino.

Anche la progressione narrativa non soddisfa appieno. Impersonando Aragorn il ramingo, in una manciata di minuti incontreremo tutti i personaggi della Compagnia, in quello che sembra un titolo dedito al Fan Service più spinto. Ma ce n'era davvero bisogno, visto il target di riferimento? In ogni caso gli Hobbit capitanati da padron Frodo, Gimli, Legolas, Boromir e Gandalf, che ci accompagneranno nelle nostre battaglie, saranno tutt'altro che compagni attivi e preziosi: li vedremo scagliare un colpo di tanto in tanto, togliendo quantità irrisorie di energia ai nemici. Il grosso del lavoro dovremo dunque farlo in prima persona, con la pressione ripetuta e ostinata del tasto d'attacco. L'intelligenza artificiale degli avversari, in ogni caso, è delle peggiori: i loro attacchi saranno sempre gli stessi, lenti e prevedibili, e la varietà di nemici e routine è davvero ridotta al minimo.
Le missioni, poi, sono eccessivamente semplici, lineari e tutte troppo simili tra loro. L'eccessivo "buonismo" generale, che caratterizza il titolo nei dialoghi, negli scontri e nella caratterizzazione di personaggi e paesaggi, fa svanire completamente l'atmosfera, avvincente, emozionante ed a volte anche tetra che il lungometraggio ci ha regalato. Dal menù di gioco, potremo gestire anche l'inventario e la sezione di apprendimento di nuove arti, che aumenterà determinate caratteristiche del nostro PG. Una sezione, in verità, abbastanza superflua, visto che la difficoltà bassissima ci consentirà di finire il gioco anche così come l'abbiamo iniziato: aumentare di tanto in tanto qualche caratteristica è un passatempo assolutamente futile.
Nonostante la mappa segnali diversamente gli obbiettivi primari e secondari, ben poco margine di manovra è lasciato all'utente nell'affrontare i livelli. Sarà davvero impossibile dedicarsi all'esplorazione metodica degli scenari, per i demeriti di livelli lineari all'inverosimile. Il titolo, propone anche un sistema di “aiuto” che indirizza, con un raggio luminoso, il videoplayer nella giusta direzione. Questa propensione all'estrema linearità smussa i meriti del prodotto, lasciando in secondo piano la componente esplorativa, che avrebbe essere un'ancora di salvezza per un titolo del genere.
E' offerta anche una modalità cooperativa: in qualsiasi momento un amico può unirsi alla battaglia, impersonando Gandalf. Anche questa possibilità risulta però poco curata. Oltre a rendere le cose ancora più semplici, si verrà a creare spesso un effetto di "soffocamento" sullo schermo, per la sovrapposizione in spazi stretti dei personaggi, acuita da una pessima gestione del sistema di inquadrature.
Neanche dal punto di vista della longevità il titolo regala particolari soddisfazioni: grazie ad una serie di tagli grossolani della trama del film, sarà possibile finire la storia principale in 5-6 ore, senza particolari difficoltà né emozioni.

Una Musica può fare

Dal punto di vista grafico, "Le Avventure di Aragorn" è segnato da una caratterizzazione stile "cartoon" dei personaggi e degli ambienti.
I volti sono ben riconoscibili anche se in gran parte deturpati del loro carisma e del magnetismo a causa dello stile bambinesco dei disegni. Le animazioni risultano poco ispirate, e si aggiungono ai demeriti di un colpo d'occhio funsetato da una scarsa mole poligonale e da un comparto texture davvero scarso. Ci ritroveremo poi ad affrontare valanghe di nemici simili tra loro, che denunciano un riuso spietato di modelli, esteso a onor del vero anche agli elementi architettonici delle ambientazioni.
La pessima gestione della telecamera, che l'utente non può ruotare liberamente, si aggiungeai frequenti cali di framerate, che si verificano anche in situazioni molto semplici da gestire per il motore grafico.
Una nota (in tutti i sensi) positiva, è rappresentata dal reparto audio. Meravigliose musiche accompagneranno la Compagnia nel grande viaggio, riuscendo ad emozionare il videogiocatore. Anche il doppiaggio è ben realizzato, affidato agli stessi doppiatori uditi nella versione cinematografica.
L'ottimo comparto audio però non basta da solo a far salire la valutazione generale di un titolo che ha veramente troppi difetti e pochissimi pregi.

Il Signore Degli Anelli: l'Avventura di Aragorn Il Signore degli anelli "L'avventura di Aragorn" tradisce le aspettative di tutti gli appassionati della saga. Un gameplay monotono e noioso, una telecamera spesso scomoda e scattosa, un livello di difficoltà bassissimo, ed un'ambientazione anonima sono le pecche principali di un titolo che risulta arrugginito in tutti i comparti. Se si aggiunge poi che gli avvenimenti nella storia sono spesso riadattati in malo modo per renderli fruibili da un pubblico di giovanissimi, si capisce che del prodotto si salva poco o nulla. E nascondersi dietro alle gioie di una produzione Kid's Oriented non serve: proporre un gameplay disimpegnato, statico, ed eliminare totalmente il grado di sfida, non è un favore fatto ai videoplayer meno maturi: è un modo per nascondere ogni stimolo, per far finta che i bambini non siano in grado di giocare ed apprezzare un prodotto costruito con cura. L'avventura di Aragorn non rapisce e non emoziona. Le ottime musiche e le voci dei doppiatori originali sono piccoli palliativi che comunque non bastano per risollevare le sorti del prodotto.

4.7

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