Recensione La Maledizione della Prima Luna

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco La Maledizione della Prima Luna - 292

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Disponibile per
  • PS2
  • Gba
  • Xbox
  • Pc
  • Bethesda Softwork? no, Akella!

    Concepito per
    essere il successore del discreto Sea Dogs, il nuovo titolo di Akella, ha da
    subito catturato l’attenzione di Disney interactive, che in occasione
    dell’uscita nelle sale di “Pirates of the caribbean, the curse of black pearl”,
    “la maledizione della prima luna” in italia, ha trovato vantaggioso per entrambe
    le società che il titolo in questione, divenisse il tie in ufficiale della
    pellicola. Da qui il di distributore Bethesda e lo sviluppatore Akella, hanno
    apportato sostanziali modifiche al loro progetto, tanto da modificare
    notevolmente il progetto iniziale, ma nonostante questo hanno saputo far
    coincidere la data di pubblicazione con quella della proiezione nei cinema del
    film.

    Per
    terra...

    Durante il diciottesimo secolo, numerose nazioni si contendevano il
    controllo dei vari arcipelaghi per la possibilità di commerciare prodotti
    esotici con la madrepatria, in questo periodo la supremazia dei mari era la
    chiave di volta e dove c’è profitto, c’è anche chi sotto un vessillo nero, cerca
    di approfittarne. Nei panni del capitano Nataniel Hawk, ci ritroveremo di
    risveglio nella cabina della nostra modesta nave appena approdata ad Oxbay, una
    delle poche isole dell’arcipelago che costituisce il mondo di gioco ed avremo
    alcuni semplici compiti commerciali da assolvere. Svolgendo una sorta di
    tutorial, uno dei membri della nostra ciurma, ci illustrerà come interagire con
    l’ambiente che ci circonda, il funzionamento dei vari menù ed infine ci darà
    dimostrazione del semplice sistema di combattimento , invitandoci a provare su
    di lui prima e contro di lui successivamente. La visuale in terza persona può
    essere cambiata in prima per poter osservare meglio i dettagli degli interni ed
    è possibile interagire con essi, così come parlare con i npc, attraverso il
    tasto “y” , che richiama una sorta di sotto menù mostrante tutte le possibili
    interazioni in quel dato momento e contesto. I menù a nostra disposizione sono
    piuttosto numerosi; tra i principali troviamo il classico inventario, questa
    volta dalla capacità illimitata; il pannellino nel quale è possibile consultare
    e gestire lo status del nostro personaggio e della nostra nave/i; un utile trade
    book, nel quale sono riportate le tariffe di scambio per il commercio e
    contrabbando ed un quest book che si aggiorna automaticamente riportando di
    volta in volta lo stato di ogni missione a noi affidata. Al temine di questa
    lunga, ma necessaria panoramica sul sistema di gioco, potremo finalmente
    sbarcare nel porto della colonia inglese Oxbay ed assolvere ad i nostri doveri
    di capitano. Come prima cosa sarà necessario rivendere allo spaccio del
    villaggio la merce del nostro carico, nel far ciò avrà influenza il nostro
    punteggio nelle skill “commercio” e “fortuna”, ma ancor di più sarà determinante
    consultare il trade book per determinare gli scambi più favorevoli. Nello stesso
    esercizio sarà inoltre possibile rifornirsi dei diversi tipi di munizioni per i
    nostri cannoni e di tutta una serie di oggetti ad uso personale, tra i quali
    pozioni curative, lame di varia potenza e lunghezza, nonché armi da fuoco sempre
    più potenti. Successivamente saremo liberi di esplorare il piccolo villaggio ed
    approfittare dei servizi che offre; come la taverna, nella quale possiamo
    riposare e far automaticamente tramontare o sorgere il sole, ma oltre ad essere
    l’unico luogo di ogni villaggio nel quale è possibile far “scorrere” il tempo
    altrimenti “statico”, è anche spesso il fulcro delle nostre indagini, dal
    momento che il gestore è una delle persone più al corrente degli ultimi
    avvenimenti e che spesso le stesse persone che si sta cercando, riposano ai
    tavoli ed inoltre, sempre attraverso il gestore della tavera, è possibile
    reclutare nuovi elementi per la nostra ciurma od anche ufficiali, per una
    massimo di tre, da assegnare alle navi della nostra futura flotta ed a farci
    compagnia durante ogni nostra escursione. In ogni villaggio è poi presenta un
    “shipyard”, ovvero una bottega presso la quale è possibile riparare la nostra
    nave, equipaggiarla con cannoni sempre più potenti o, se vogliamo, venderla e
    comprarne una di classe preferibilmente superiore. In molti villaggi è poi
    presente una sorta di ufficio per i prestiti, molto utile soprattutto all’inizio
    del gioco, nel quale sarà possibile richiedere ingenti somme di denaro da
    restituire poi con una certa scadenza. Infine, nelle isole in cui ci sono degli
    insediamenti coloniali, troviamo sempre una Hall nella quale è possibile
    consultare il governatore dell’isola specifica ed ottenere eventualmente degli
    icarichi di primaria o secondaria importanza nei confronti della trama
    principale. Ogni villaggio offre dunque svariate possibilità di interazione con
    il mondo di “la maledizione della prima luna”, ma ogni isola non è fatta solo di
    villaggi; esiste infatti la possibilità di abbandonare il centro abitato e
    proseguire per l’entroterra attraverso la “jungla”, che in realtà si traduce in
    grandi distese di pochi alberi, arbusti e zone d’erba, per esplorare ogni angolo
    dell’isola e giungere in luoghi a volte non accessibili via mare. Durante il
    nostro peregrinare nella giungla saremo spesse volte, soprattutto la notte,
    attaccati da briganti che chiederanno i nostri risparmi minacciandoci di morte,
    ma ovviamente durante il dialogo che instaureranno, essendo a risposta multipla,
    potremo opporre resistenza ed affrontarli. Il sistema di combattimento, come
    prima accennato è decisamente semplice e prevede l’utilizzo di un bottone per
    estrarre l’arma, la possibilità di assumere la difesa, di attaccare unicamente
    attraverso un bottone, la possibilità di compiere uno scarto all’indietro ed
    infine di utilizzare l’arma da fuoco. La parata fa uso della spada e dunque la
    sua efficacia varia dipendentemente dalla capacità “block” dell’arma utilizzata,
    ma comunque sia basta assumere quella postura che paradossalmente, anche i colpi
    diretti alla nostra schiena saranno parati; è possibile scartare all’indietro
    solo abbandonando la parata ed infine per utilizzare l’arma da fuoco sono
    necessari alcuni secondi per permettere al nostro personaggio di mirare e
    successivamente sarà inutilizzabile per il tempo necessario alla ricarica dei
    colpi, tra le altre cose infiniti. Se precedentemente si era assoldato uno o più
    ufficiali, questi ci seguiranno ovunque e saranno partecipi di ogni nostra
    schermaglia, anche se purtroppo oltre a poter decidere cosa far loro
    equipaggiare, non si ha altro controllo si di loro e spesso in battaglia
    mostrano atteggiamenti suicidi. A completare la varietà di situazioni a cui si
    può andare incontro una volta sulla terra ferma abbiamo i canonici dungeon,
    termine utilizzato dallo stesso titolo, sparsi un po’ ovunque ed a volte anche
    all’interno degli stessi villaggi. Si tratta il più delle volte di grotte o
    tunnel sotterranei popolati alcuni nemici “non necessariamente pirati”, ma
    purtroppo il tutto è rovinanto dalla somiglianza che passa tra una dungeon e
    oltre alla poca utilità che ne deriva, dal momento che non nascondono mai nulla
    per cui valga la pena di perdere tempo e che gli stessi nemici, pirati o meno
    che siano, spariscono in fretta senza lasciare alcun item, cosa che comunque
    accade in ogni parte del gioco.

    ...e per mare!

    Presa confidenza con i fondamenti del gioco,
    accade la svolta che rappresenta l’inizio del nostro peregrinare da isola ad
    isola; ci ritroveremo ben presto in mare a dover fare i conti con tempeste e
    battaglie ai limiti dello strategico. Una volta sul ponte della nostra nave, la
    visuale si sposta alle spalle del vascello e sarà possibile gestirne distanza e
    rotazione intorno al centro di fuoco, tramite semplici comandi si possono
    spiegare o meno le vele e ruotare il timone verso la direzione in cui soffia il
    vento, che viene suggerita da un indicatore in alto a destra dello schermo. Ogni
    volta che ci si trova nei pressi della costa, il solito tasto multifunzione “y”
    ci mostra principalmente le varie località relative alla specifica isola nelle
    quali è possibile approdare, oppure consente di prendere il largo. Se dal menù
    delle opzioni è stato scelto “modello di navigazione realistico”, allora per
    navigare avremo come unico aiuto la nostra bussola e sinceramente si tratta di
    una soluzione sconsigliata vista la lentezza di queste fasi, anche se è
    possibile accelerare la navigazione, e soprattutto vista la totale mancanza di
    punti di riferimento. Se invece è stato scelto “modello di navigazione arcade”,
    allora una volta preso il largo, ci ritroveremo a controllare una minuscola nave
    all’interno di una carta nautica stilizzata, che poi purtroppo è l’unica mappa
    prevista del gioco, sia che si tratti di mare aperto che di terra ferma.
    All’interno di questa mappa dovremo quindi muovere il nostro minuscolo vascello
    verso la destinazione prescelta e occasionalmente durante il tragitto andremo
    incontro a battaglie già in corso, tempeste od altri vascelli con cattive
    intenzioni nei nostri confronti; se saremo in grado di evitare questi
    inconvenienti, non accadrà nulla, ma se ne saremo “catturati” dall'evento,
    allora ci si ritroverà immediatamente catapultati in mare a dover sistemare la
    faccenda. Se ci si ritrova nel mezzo di una tempesta, l’unica cosa da fare è
    cercare di non far imbarcare acqua e di non far rovesciare la nostra nave, in
    questi frangenti ogni manovra andata a buon fine, andrà ad aggiungere un buon
    numero di punti esperienza al nostro personaggio, anche se va purtroppo
    segnalato che, oltre al raggiungimento degli obbiettivi delle missioni, questo
    sembra essere l’unico modo per guadagnare questi preziosi punti. La situazione è
    invece decisamente più complessa in caso di battaglia; tenendo d’occhio
    l’indicatore in alto a destra dello schermo, dovremo cercare di affiancare il
    vascello nemico in modo da farlo rientrare nel raggio e possibilmente nella
    portata dei nostri cannoni, che faranno fuoco con un sistema di mira automatica
    se resteremo con la visuale in terza persona, mentre sarà possibile gestirne
    l’obbiettivo se decideremo di adottare una visuale in prima persona, che però
    non permetterà di controllare timone e vele. Sempre attraverso il tasto “y” sarà
    possibile utilizzare una delle abilità speciali , come l’abbordaggio rapido, se
    ne abbiamo guadagnata almeno una in precedenza, oppure decidere il tipo di
    munizioni da utilizzare, che influiranno il danno e la portata del colpo, ma
    ancor più importanti per l’esito della battaglia saranno oltre la classe della
    nostra nave, anche il livello raggiunto dalle nostre skill di difesa, attacco,
    navigazione ed abbordaggio. Una battaglia navale infatti non è detto che si
    concluda con l’affondare di una delle due imbarcazioni, ma se si riesce ad
    avvicinarsi a sufficienza e si hanno abbastanza abilità a riguardo, è possibile
    appunto abbordare il vascello nemico. Durante queste fasi la visuale torna alle
    spalle del protagonista e ci troveremo immersi in una battaglia sul ponte della
    nave avversaria tra alcuni componenti della nostra ciurma ed i nostri nemici; il
    sistema di combattimento sarà lo stesso delle fasi di esplorazione e una volta
    ripulita la nave di nemici, sarà possibile decidere se farla affondare oppure
    se, dopo averne assegnato uno dei nostri ufficiali, unirla alla nostra flotta
    per un massimo di quattro imbarcazioni. Si tratta ovviamente della soluzione
    auspicabile ad ogni scontro navale, dal momento che guadagnando navi oltre a
    guadagnare in potenza offensiva, potremo impossessarci del loro carico di merci
    e rivenderlo per poter acquisire vascelli ed armamenti sempre più potenti.

    Vi somigliate un po tutti o sbaglio?

    Il
    primo impatto regalatoci da “la maledizione della prima luna” non è dei
    migliori, all’inizio della nostra avventura ci troviamo, come già accennato,
    all’interno della nostra cabina e la prima cosa che salta all’occhio è un frame
    rate non certo rassicurante, oltre ai caricamenti in occasione dei dialoghi, ma
    una volta a terra la situazione migliora anche se non definitivamente. La
    modellazione dei vari elementi costituenti lo scenario è discretamente curata e
    ovunque si può notare che di certo non si è fatta economia di poligoni e lo
    stesso può essere detto per i personaggi che a partire dal protagonista fino ad
    ogni npc, godono di una certa attenzione per il dettaglio, ma purtroppo mancano
    drasticamente di varietà. I vari scorci dei villaggi, divisi in piccole aree da
    frequenti caricamenti, offrono architetture ben congeniate e coerenti con
    l’epoca storica del titolo, ma ancora una volta mancano di varietà tanto è vero
    che, anche per via della mancanza di una mappa, è molto facile durante le prime
    ore di gioco, perdersi o addirittura confondere un villaggio per una altro. Lo
    stesso purtroppo accade quando ci ritrova nella giungla, assolutamente identica
    da isola ad isola e sempre strutturata in maniera da perdere l’orientamento
    almeno le prime volta che vi ci si trova. A fare da contorno a questi sentieri
    che costituiscono la giungla, troviamo più che altro palme, arbusti, rarissimi
    fiori ed erba, tutto ottimamente riprodotto, soprattutto per quanto riguarda
    l’erba che risente, oltre della direzione e della potenza del vento, anche del
    passaggio del nostro personaggio. Ancora nella giungla è possibile scorgere
    alcuni dei pochissimi esempi di fauna presenti nel titolo, ci riferiamo alle
    farfalle che contornando i fiori e le più frequenti lucertole che sbucano
    saltuariamente fuori dall’erba e che insieme agli squali e ai gabbianI
    costituiscono tutta la povera fauna del gioco. Le texture risentono, come tutto
    il comparto tecnico di questo titolo, di una certa incostanza qualitativa; è
    possibile notare infatti, soprattutto utilizzando il punto di vista in prima
    persona ed avvicnandosi molto alle superfici, delle bellissmie texture di
    dettaglio per quanto riguarda le pareti rocciose dei sentieri nella giungla e
    per quanto riguarda le pareti delle taverne, mentre tutte le altre sono
    decisamente meno detagliate, ma per fortuna senza scendere al di sotto della
    decenza. Particolare mensione va fatta per le texture rappresentanti il legno,
    di costruzioni o navi che siano, spesso davvero indecenti e considerato la
    grande quantità di questo materiale in un epoca come quella dei pirati, allora
    la cosa non fa davvero piacere. L’illuminazione generale ne La maledizione della
    prima luna è molto semplice, appare quansi come di tipo shared e la risultante è
    che spesso tende a non enfatizzare le strutture poligonali, anzi il più delle
    volte sottrae solidità, rendendo difficile notare per bene tutte le
    sfaccettature dei modelli più complessi. Gli effetti climatici sono riprodotti
    con buona cura ed in particolare il tramonto con un ottima simulzione del
    bagliore della luce del sole, mentre al contrario, le notti sembrano sempre
    troppo chiare, anche in assenza di qualsiasi fonte di luce. Le ombre dei
    personaggi, giocanti o meno, sono rappresentate davvero bene e sanno ricoprire
    adeguatamente ogni superficie sulla quale sono proiettate, mentre purtroppo non
    sono proiettate le ombre di qualsiasi oggetto brandito come arma. Per quanto
    riguarda gli ambienti, è possibile trovare di rado alcune ombre precalcolate
    proiettate sul suolo, ma comunque resta la sensazone di trovarsi in un ambiente
    illuminato semplicemente in maniera diffusa, senza zone d’ombra e zone di luce.
    Discorso a parte merita la sezione di navigazione, nella quale fa da padrone uno
    splendido pixel shared a rendere l’acqua molto realistica, ma soprattutto capace
    di riflettere il sole al tramonto come la luna di notte, regalando a chi sa
    apprezzare il mondo della navigazione, puri momenti di poesia. Resta il
    rammarico per una rappresentazione delle scie delle imbarcazioni, non
    propriamente all’altezza della stessa acqua e delle onde che si infrangono sulla
    costa, davvero molto approssimative. Le navi sono ricostruite con una buona cura
    e lo stesso si può dire per tutto ciò che concerne le battaglie, ovvero il fumo
    al seguito dei colpi di cannone, i frammenti di scafo e di vele, le colonne
    d’acqua che si sollevano per i colpi non andati a segno e l’ottimo fuoco e fumo
    sul ponte quando i danni si fanno gravi. Probabilmente l’unico appunto che può
    essere mosso verso la realizzazione tecnica di queste fasi marittime, riguarda
    le già accennate mediocri texture riguardanti il legno delle navi e la scarza
    modellazione e texturizzazione della ciurma che si muove sul ponte durante tutta
    la durata delle traversate, ma in particolare per questo ultimo fattore, si
    tratta davvero di qualcosa ampiamente trascurabile.

    Flesh for
    fun!!

    La componente audio de La
    maledizione della prima luna, rientra nella media qualitativa a cui da anni si è
    ormai abituati; ogni effetto è stato campionato in maniera pulita, anche se
    alcuni di questi sono stranamente familiari e sembra proprio che rientrino in
    quelle canoniche librerie di sviluppo per titoli di questo genere. La varietà
    degli effetti sonori non è molto ampia, nei villagi e nelle taverne si è
    circondati spesso da persone che esprimono la loro disponibilità nei nostri
    riguardi, ma a volte capita che si ascolta lo stesso campionamento più volte di
    fila o addirittura più volte sovrapposto, creado un buffo effetto eco. A tale
    proposito va seganalto che la versione pal di questo titolo è esclusivamente in
    lingua inglese, sottotitoli inclusi, ma si tratta comunque di gergo facilmente
    comprensibile e privo di qualsivoglia arditismo dialettico. Durante le
    escursioni nella giungla, saremo circondati da tutta una serie di effetti
    ambientali ben rappresentati, tra i quali anche differenti fx atti a
    rappresentare il suolo che si calpesta; ma proprio in questo contesto si scorge
    un piccolo problema di separazione dell’audio nei 5.1 canali, infatti a volte
    anche semplicemente camminando, gli fx sembrano “provenire” da direzioni confuse
    se non totalmente incoerenti con quello che accade su schermo. Nelle fasi di
    navigazione saremo accompagnati da un buoni effetti ambientali in grado di
    ricreare con efficacia la sensazione di trovarsi in mare aperto, ad aumetare
    questa sensazione sono anche presenti tutta una serie di fx relativi alla stessa
    imbarcazione, dal suono delle vele che vengono spiegate al vento, al rumore del
    legno forzato dalle onde. Le musiche che accompagneranno le avventure del
    protagonista sono decisamente ben orchestrate e soprattutto adeguate alle
    specifiche situazioni, durante le fasi esplorative saremo accompagnati da flauti
    e tam tam in perfetto stile “pirata” a tal punto da ricordare i motivetti di
    Monkey island 3, mentre durante le battaglie il ritmo si farà più sostenuto, ma
    purtroppo come al solito, mancano di una certa varietà che senz’altro avrebbe
    giovato.

    Allora ci si imbarca o no?

    Durante il corpo della recensione si è volutamente sorvolato sulla
    trama, dal momento che per un titolo di questo genere costituisce spesso il
    maggior movente, ma va counque detto che, nonostante si tratti del titolo
    ufficiale della rispettiva pellicola cinematorgafica, la trama de La maledizione
    della prima luna , non ricalca assolutamente quella già apprezzata al cinema, ma
    piuttosto è costituita da vicende parallele a quanto accade nel film, a tal
    punto che si potrebbe interpretare come una storia accessoria e complementare a
    quella “principale” della pellicola. Questo ovviamente potrebbe demoralizzare i
    fanatici del film, ma d’altro canto, permette agli appassionati della pellicola
    e non, di vivere avventure inedite e di essere in un certo qual modo partecipi a
    quelle vicende che già si ha apprezzato, ma da un altro punto di vista. La
    mancanza della possibilità di creare a proprio piacimento il proprio alter ego,
    unita alla poca possibilità di aquisire punti esperienza e di gestire i propri
    compagni, possono indurre ad una visione di questo titolo come un action-rpg,
    piuttosto che come un rpg puro di stile occidentale e questo potrebbe far
    storcere il naso ai puristi degli rpg che non possono fare a meno di decine e
    decine di statistiche e di una complessità di gioco disarmante, ma al tempo
    stesso può far piacere a chi cerca un gioco di ruolo di più facile comprensione
    e con meno variabili da tenere sotto controllo. In definitiva La maledizione
    della prima luna è un titolo decisamente controverso, troppo semplice per un
    appassionato di rpg e troppo poco curato per chi cerca prodotti di prima
    qualità, ma indiscutibilmente un buon titolo per chi come molti, apprezza la
    vita di mare e l’epoca in cui la supremazia si stabiliva a colpi di
    cannone.

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