Labyrinth Legend Recensione: un dungeon crawler datato e poco ispirato

Labyrinth Legend è un titolo apparentemente interessante ma che non riesce a conquistare a causa di un gameplay ripetitivo.

Labyrinth Legend Recensione: un dungeon crawler datato e poco ispirato
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  • Switch
  • Il gaming su mobile è un mondo profondamente diverso da quello su PC e console, governato da dinamiche differenti e frequentato da un'utenza abituata a tempistiche di fruizione e meccanismi distinti. Labyrinth Legend nasce come esperienza per smartphone e tablet, ed è evidente in ogni aspetto che lo contraddistingue. Il titolo approdato su Switch rappresenta infatti una trasposizione della versione già esistente per dispositivi mobili, e dimostra una volta di più che non basta un semplice port per far funzionare un prodotto del genere in contesti differenti da quelli per cui è stato sviluppato. Procediamo con ordine e passiamo in rassegna le caratteristiche di una produzione che, nel passaggio alle console, non è riuscita - a nostro avviso - a lasciare il segno.

    Un action RPG elementare

    Labyrinth Legend è formalmente un action RPG con visuale dall'alto, che recupera alcuni elementi della struttura roguelike, utilizzando la generazione casuale per creare i suoi livelli, senza però avere una meccanica di morte permanente che costringa a ricominciare dall'inizio.

    In effetti nel prendere in prestito queste meccaniche effettua una notevole semplificazione, sia sul piano del design sia in termini di difficoltà: i labirinti in cui possiamo avventurarci, che sono effettivamente generati proceduralmente e organizzati in piani con un boss pronto ad attenderci, non vanno riaffrontati ogni volta dall'inizio, come il genere prevede, ma sbloccano di fatto dei checkpoint progressivi. Ogni volta che si arriva in fondo a un labirinto o si sconfigge il nemico finale che lo presiede, questo traguardo viene salvato, e non dovremo più riaffrontare i piani precedenti, se non volontariamente, magari per accrescere un po' il livello del personaggio o ottenere ulteriori risorse. Viene in sostanza eliminata del tutto la caratteristica principale del genere, tramutando così la dinamica procedurale dei labirinti in povertà del level design. Il titolo mescola, insomma, un approccio roguelike a una struttura più lineare, dando vita a un gioco che sostanzialmente non brilla in nessuno dei due aspetti. In quanto roguelike è estremamente poco impegnativo: il dungeon crawling dei labirinti diventa subito una tranquilla passeggiata verso il prossimo checkpoint.

    Nemmeno il gusto per l'esplorazione pura riesce a dare un grande valore al tempo trascorso nei sotterranei, i quali presentano un continuo riciclo delle strutture, delle texture e dei nemici, che si reiterano costantemente, a volte con l'aggiunta di qualche attacco per aumentarne il grado di sfida. Sommando a questo anche la valanga di armi e armature che ci viene lanciata addosso, e la possibilità di potenziarle (e potenziarsi) a dismisura, il gioco non rappresenta mai davvero una sfida.

    Nemmeno la natura "RPG", intesa solo come sviluppo del personaggio e del suo equipaggiamento, riesce a dare profondità a un comparto ludico piuttosto povero.

    Nel generico villaggio maledetto da cui non si può fuggire, che fa da hub di partenza per l'esplorazione dei labirinti, troviamo un fabbro, un venditore di armi e un mercante generico, dai quali possiamo comprare armi e armature e poi aumentarne la potenza con minerali da craftare nei dungeon o eventualmente barattare con un minatore presente nel villaggio. Avremo inoltre la facoltà di acquistare potenziamenti al negozio, come slot per le pozioni, zaini di dimensioni superiori o addirittura nuove abilità per le tipologie di armi a disposizione.

    Gameplay e trama

    La parte action è tutto sommato quella più riuscita, per quanto comunque estremamente semplicistica. Menare fendenti con le varie armi a disposizione, ravvicinate e a distanza, incarna davvero la parte migliore del gioco, nonostante si strutturi in un modello povero di possibilità ludiche. Non esistono scudi, schivate o parate: si può solo attaccare e spostarsi per aggirare i nemici e i loro assalti, un po' come se il team avesse riportato indietro l'orologio, sul piano ludico, ai tempi di The Legend of Zelda A Link to the Past.

    Eppure, nonostante tutto, il feeling degli scontri nel lavoro di Shinobi Games è in qualche modo soddisfacente, e unito a delle boss fight piuttosto varie e in alcuni casi anche ben riuscite risulta l'aspetto di gran lunga migliore della produzione.

    Peccato infine che non ci sia una solida trama a sorreggere l'impalcatura ludica. Labyrinth Legend offre una vicenda praticamente inesistente, con personaggi e dialoghi appena abbozzati, incapaci di fornire una stimolante spinta narrativa che invogli a procedere nell'avventura. Il setting si rifà a un fantasy del tutto generico, senza alcun guizzo o approfondimento.

    Le motivazioni dietro alla maledizione che impedisce agli abitanti del villaggio di andarsene non vengono mai davvero approfondite, così come i motivi per cui degli avventurieri continuino a scegliere consapevolmente di entrarvi e restarvi bloccati, se non con la banale giustificazione della presenza al s di tesori inestimabili. Una storia quasi non raccontata, e che comunque ha poco da narrare.

    Labyrinth Legend Labyrinth LegendVersione Analizzata Nintendo SwitchLa conversione per Nintendo Switch di Labyrinth Legend non fa altro che mettere in mostra i limiti di un prodotto pensato per il mercato mobile. Ci troviamo infatti dinanzi a un action RPG ibridato a elementi roguelike con poco spessore ludico e narrativo, la cui progressione diventa monotona e ripetitiva già dopo le prime fasi di gioco.

    5.5

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