Layers of Fear 2 Recensione: la paura della settima arte

Dopo un terrorizzante primo capitolo, Layers of Fear torna con un sequel ricco di tensione ed atmosfera: eccovi la nostra recensione.

recensione Layers of Fear 2 Recensione: la paura della settima arte
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Uscito circa due anni fa, il primo capitolo della serie (qui potete leggere la nostra recensione di Layers of Fear) ha avuto il pregio di riportare alla ribalta l'horror psicologico di stampo più tradizionale, meno legato alla mera componente survival e molto distante da qualsivoglia deriva action. L'opera di Bloober Team ha dimostrato di saper ascoltare il mercato e il pubblico, cavalcando in maniera egregia l'onda generata dal compianto P.T. per dar vita a un prodotto diverso, imperfetto ma coraggioso. Layers of Fear 2 riprende la strada tracciata dal predecessore, aggiungendo al tutto un'intelaiatura più robusta e una storia ancor più tortuosa, turbolenta e angosciante. Messi da parte tele e pennelli, questa volta è il turno di un'altra potentissima forma d'arte contemporanea: il cinema.

    Spaventoso ma lineare

    Qualcuno, parlando del primo capitolo, ha persino coniato un azzardatissimo - e in tutta onestà un po' ingeneroso - termine come "door simulator".

    Riduttivo, ma purtroppo anche abbastanza calzante con l'impianto ludico prevedibile e lineare messo in piedi dal team di sviluppo, caratterizzato soprattutto da brevi sezioni abbastanza ripetitive e ludicamente simili tra loro: troppo spesso è capitato di oltrepassare una porta per poi sentirsela chiudere alle spalle, oppure di trovarsi di fronte a corridoi in cui l'unico nostro scopo è quello di scoprire quale delle tre o quattro stanze di fronte a noi è aperta; per non parlare poi di quando ci siamo imbattuti in una cospicua porzione di gioco in cui i "binari immaginari" hanno assunto la forma di vere e proprie linee bianche con tanto di frecce pronte ad indicarci la meta successiva. Scenograficamente l'idea funziona, anche e soprattutto per l'inquietudine generata dalla presenza di segni che compaiono dal nulla e mutano in continuazione, ma sul piano ludico una simile progressione non risulta poi così tanto stimolante.

    Di tanto in tanto ci sono cambiamenti repentini di scena, con porzioni del setting che si modificano in maniera improvvisa (ma sempre scriptata) in seguito a qualche nostra azione, ma la sensazione è sempre quella di non potersi mai perdere, di essere perennemente tenuti per mano da un gioco che sembra preoccuparsi più di mantenere alta la tensione che non di imbastire peculiari soluzioni ludiche. I

    n verità, comunque, ci sono anche alcuni enigmi ambientali degni di nota, ma tendono ad essere a loro volta molto semplici e guidati. Quella di Layers of Fear 2 è piuttosto una passeggiata - condita ovviamente da qualche immancabile "jumpscare" - sorretta da un intreccio narrativo frammentato e contorto, in cui spetta a noi trovare il proverbiale bandolo della matassa.

    A dare forza all'avventura ci pensa infine l'ambientazione, davvero maestosa e gestita in maniera impeccabile attraverso un'alternanza sempre più marcata tra realtà e finzione, in cui gli orrori che alimentano la nostra discesa verso l'inferno si fanno progressivamente più vividi e terrificanti. Ciascuno dei cinque atti che compongono il gioco ci porta sempre più in profondità nelle paure e nella coscienza di un attore sull'orlo del baratro, consumato dalla necessità di ritrovare se stesso.

    Le produzioni del team polacco, del resto, rappresentano proprio un tuffo all'interno della psiche di personaggi deviati o sull'orlo della pazzia, della quale analizzano ed estremizzano paure e ossessioni. Laddove nel primo capitolo era proprio la follia al centro dell'attenzione, nel secondo si erge l'attualissimo - ma forse un po' abusato - concetto pirandelliano di "maschera". Tematica che si sposa in maniera egregia con l'ambiente, un vero e proprio set cinematografico situato all'interno di un transatlantico.

    Lontano da tutto e tutti, ci risvegliamo all'interno di una cabina della nave, senza particolari informazioni sul da farsi e su cosa ci abbia condotti in quel luogo. L'intero impianto narrativo è tenuto in piedi da ricordi e "messaggi registrati" criptici e frammentati, spesso apparentemente incomprensibili. In ogni atto sono presenti sequenze in cui il racconto si fa, nei limiti del possibile, leggermente più lineare e comprensibile, ma mettere insieme tutti i pezzi della vicenda resta comunque particolarmente complesso.

    La nostra cabina assolverà anche la funzione di hub centrale, all'interno del quale potremo esaminare le diapositive e i poster che abbiamo raccolto fino a quel momento. Questo non significa però che tutta l'ambientazione sia perfettamente collegata e liberamente esplorabile: frequentemente il gioco ricorre ad espedienti artificiosi per riportarci "alla base", e come dicevamo precedentemente, le possibilità di esplorazione sono davvero molto limitate: nella maggior parte dei casi, si tratta semplicemente di qualche stanza segreta da aprire in cerca di qualche collezionabile in più, ma niente di davvero articolato o appagante.

    Un orrore bellissimo da vedere

    Dal punto di vista audiovisivo, invece, il risultato è esaltante e costantemente sopra alla media. Il team dimostra di saper manovrare in maniera egregia il caro vecchio Unreal Engine 4, del quale sembra deciso ad esplorare quasi tutte le potenzialità in termini di effettistica e post-processing.

    Impeccabile il sistema d'illuminazione, maestosa la brutalità con cui viene segnata la linea di demarcazione tra la realtà e il frutto dei vaneggi del protagonista, al di là della quale ogni singolo suppellettile assume un sapore diverso: talvolta troveremo ad attenderci forme distorte e proporzioni alterate, mentre in altri casi una realtà angosciante interamente priva di cromatismi, in cui le nostre paure più recondite prendono vita e si fanno ogni secondo più pressanti.

    Non mancano poi distorsioni, effetto filigrana e giochi di luce piuttosto impegnativi per gli occhi e per la mente. Quella messa in piedi da Bloober Games è un'avventura che punta a catturare l'attenzione e a trasmettere un forte senso di ansia anche e soprattutto con la presenza di un audio binaurale di grande impatto, di un doppiaggio inglese di ottimo livello (sono disponibili i sottotitoli in italiano) e di una musica di sottofondo sempre sul pezzo.

    Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la location presenta una buona varietà e tante aree completamente diverse tra loro. Il merito è soprattutto delle licenze che gli sviluppatori si sono presi nel proporre - ovviamente nelle sezioni di gioco meno "connesse alla realtà" - aree che non potrebbero mai essere inserite all'interno di una nave, neppure di così grandi dimensioni. Un espediente credibile e funzionale alla causa, che riesce a far passare in secondo piano uno studio forse approssimativo del layout vero e proprio dell'imbarcazione, forse non sempre del tutto coerente.

    Layers of Fear 2 Layers of Fear 2Versione Analizzata PCLayers of Fear 2 cerca di proseguire il percorso intrapreso dal predecessore, proponendo al giocatore un’avventura lineare dal punto di vista del gameplay, spesso troppo rinunciatario (particolarmente dimenticabili le poche scene di fuga), ma altamente complessa e cervellotica per quanto concerne il versante narrativo. Il risultato finale è un'esperienza compassata ma elaborata, ricca di tensione e atmosfera. Sebbene non manchino i canonici “spaventi improvvisi”, il vero punto di forza della produzione è piuttosto la sua anima da thriller psicologico, la messinscena riuscitissima e la forte carica tensiva generata dalla commistione di suoni, immagini ed effetti che ci hanno inondato gli occhi dall’inizio fino ai titoli di coda.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: i7 4790K @4.6ghz
    • RAM: G.SKill TridentX 16GB DDR3
    • GPU: Asus Strix GTX 980
    7.2

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