Life is Strange 2 EP.5 Wolves Recensione: il gran finale

Con l'episodio 5 si conclude ufficialmente Life is Strange 2, siete pronti per assistere al finale dell'avventura di Sean e Daniel?

recensione Life is Strange 2 EP.5 Wolves Recensione: il gran finale
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Ci siamo, dopo migliaia di chilometri passati fra il gelo dell'Oregon e i deserti dell'Arizona, finalmente il viaggio di Sean e Daniel è giunto al termine. Lo diciamo con un misto di gioia e amarezza, perché se è pur vero che il gran finale rende giustizia all'opera di Dontnod, non possiamo fare a meno di notare come sia davvero passato troppo tempo fra un capitolo e l'altro. In molti hanno scelto di aspettare, per godersi questo Life is Strange tutto d'un fiato, e non possiamo certo biasimarli: una storia del genere merita di essere vissuta senza interruzioni, e forse questo è il segnale che la distribuzione episodica (soprattutto se così dilatata) non è più la scelta migliore per un'avventura grafica di questo tipo.

    Adesso vogliamo però concentrarci soltanto su Wolves, l'atto che mette la parola "fine" all'intera opera. Dopo l'hands on di Londra vi avevamo già anticipato qualcosa, trasmettendovi le nostre impressioni riguardo i primi minuti e descrivendovi un'atmosfera generale riflessiva ma al contempo più solenne, che lascia presagire la gravità di quello che inevitabilmente sta per succedere. I lupacchiotti sono a un passo dal confine messicano, tuttavia il passato gli è letteralmente alle costole, e prima di afferrare la libertà devono ancora compiere l'ultima scelta; la più grande di tutte, la più difficile. Sappiate che per raccontarvi le nostre impressioni non potremo esimerci dal fare qualche spoiler, soprattutto emotivo, e se non volete sorprese siete ancora in tempo per fermarvi...

    Lontani da tutto

    Sean e Daniel si svegliano in cima ad un enorme canyon dell'Arizona, dopo aver passato l'intera notte a guardare le stelle. Era da una vita che non si concedevano un momento così, da soli, e c'è spazio anche per le piccole cose: le storielle strampalate di Daniel, gli sketch sempre più belli di Sean, ma ovviamente c'è una nota di malinconia nelle loro voci, perché sanno che di lì a breve dovranno rimettersi in viaggio.

    Entrambi sono profondamente cambiati, sia fisicamente che psicologicamente, e in questo Dontnod è stata bravissima; adesso sono adulti, anche troppo, perché in un mondo così le ingenuità adolescenziali vanno ridotte al minimo, altrimenti non c'è scampo (e la società americana, si sa, non è troppo incline al perdono). I chilometri, le tragedie e il vagabondaggio gli hanno infuso una consapevolezza incredibile del mondo, e tutte le loro scelte precedenti stanno per risolversi in uno dei sette finali disponibili.
    Prima però c'è ancora tempo per rilassarsi al villaggio "Away": una specie di bidonville accatastata nel deserto, abitata da reietti e fuggitivi, un posto come tanti nell'America contemporanea. Qui avremo un'ultima possibilità per mettere le cose a posto con Karen, quella madre ritrovata proprio nel quarto capitolo, ma anche per fare la conoscenza di altri personaggi secondari piuttosto interessanti, appartenenti a quella tipologia che non manca mai nelle storie del team parigino. Fra questi, c'è un grande ritorno, che gli amanti della prima serie apprezzeranno non poco: si tratta di un breve excursus, un tuffo nel passato che rappresenta la volontà (soprattutto simbolica) di mostrare come in questo universo "tutto sia connesso", nel bene e nel male.

    Non aggiungiamo altro, ma sappiate che abbiamo gradito l'iniziativa. Per il resto l'episodio procede in maniera lineare, con qualche breve battuta di arresto seguita subito da un'escalation ben ritmata e da un climax potente, all'interno di un capitolo che complessivamente sembra persino più breve degli altri (sebbene sia il contrario).

    Raccontare la realtà

    Ad ogni modo, facciamo un piccolo passo indietro: anche se Away sembra un posto abbandonato da tutto e tutti, perfino da Dio, gli eventi finali del quarto episodio rischiano di mettere in pericolo la sicurezza dei lupacchiotti, che dopo aver impacchettato per bene le provviste, decidono di ripartire verso il confine.

    Stavolta hanno perfino un piano, e tutto sarebbe anche andato per il meglio, ma le coincidenze terribili non sono estranee ai due eroi, e infatti la situazione precipita di nuovo. Ancora una volta finiamo in una situazione estrema, la stessa che in un certo senso tocca a centinaia e centinaia di rifugiati messicani, che tentano la sorte cercando di attraversare verso gli stati uniti, solo a parti invertite.

    Anche qui Dontnod è stata bravissima a non insistere troppo sulla morale spicciola, e perciò si limita a raccontare gli eventi con freddezza, senza dilungarsi. Vogliamo ribadire quanto abbiamo apprezzato questa scelta autoriale, chiara sin dagli inizi, ovvero la volontà di rimanere su una "narrativa asciutta", adatta all'età dei protagonisti, che non si perde in disquisizioni politiche e sociali, eppure non dimentica nulla, in quello che è un grande affresco dell'America oggi. Il co-regista e autore della serie Jean-Luc Cano d'altra parte diceva: "non è nostro compito giudicare, noi vogliamo raccontare una storia, la realtà..."

    Benvenuti in Messico (o no?)

    E veniamo dunque alla parte più importante, il finale, anzi: i finali. Come vi abbiamo già anticipato questa volta non sono soltanto due (come nel primo Lis), ma addirittura sette. Ovviamente sono costruiti in maniera modulare, assemblando e ricombinando più scene insieme, e così in realtà si potrebbe dire che le conclusioni realmente possibili sono quattro o cinque, con qualche piccola variante. Oltre a quello che propriamente ci spettava, per dover di cronaca abbiamo visto anche gli altri e dobbiamo ammettere una cosa: sotto tutti ben fatti, completi, ed estremamente dignitosi, sicuramente più bilanciati rispetto a quelli di Max e Chloe (certo, manca Spanish Sahara dei Foals, ma va bene lo stesso).

    Insomma, abbiamo amato moltissimo tutte le alternative proposte dal team, e a dirla tutta una volta arrivati ai titoli di coda ci siamo anche resi conto di come la nostra condotta abbia realmente influito sugli eventi. Non stiamo parlando solamente dell'ultimo episodio, bensì di tutta l'opera, ed è stato un piacere notare come alcune scelte siano riuscite a cambiare profondamente il nostro finale, alcune risalenti perfino al primo capitolo, altre di cui non ci eravamo nemmeno resi conto. È esattamente così che volevamo Life is Strange 2: autentico, e in un certo senso "senza via di fuga", perché nonostante la scelta conclusiva sia nelle nostre mani, e potremo ricaricare a piacimento per cambiarla, quello che succede dopo dipende dal comportamento che abbiamo imposto a Sean e Daniel nell'arco dei cinque episodi, e così il risultato cambia profondamente (e aggiungiamo anche tragicamente).

    Sul fronte dell'emotività, peraltro, niente da obiettare; nonostante alcuni finali siano più malinconici che drammatici, la loro potenza è fuori discussione, ogni scena saprà lasciare il segno nelle vostre coscienze, e come sempre è musicata a dovere. Adesso, viene naturale esprimere una preferenza rispetto alla prima -fortunatissima- serie, ma la risposta è tutt'altro che facile: l'originale Life is Strange era figlio di un'epoca diversa e di scelte narrative senz'altro più semplici, e a nostro avviso, per quanto dirompente, cadeva spesso preda di alcune ingenuità.

    Con Sean e Daniel è diverso, i dialoghi si sono fatti più maturi e perfino la sceneggiatura sembra più schietta ed efficace, nonostante qualche piccolo inciampo. In sostanza, si tratta di due opere differenti, prive di grossi divari qualitativi, che meritano entrambe di essere giocate. Perché in fondo ad essere diversi siamo anche noi...

    Life is Strange 2 Life is Strange 2Versione Analizzata PCDopo circa un anno dal lancio del primo episodio, Life is Strange 2 conclude il suo viaggio, lasciando spazio a numerose riflessioni (e a qualche lacrima). Si tratta ancora una volta di un titolo importante, di un'avventura grafica diversa da tutte le altre in circolazione, tanto realistica quanto fuori dal comune. Quella di Sean e Daniel è una storia che tutti dovrebbero ascoltare, proprio perché il suo valore non è soltanto ludico, ma anche politico/sociale, e questo Dontnod lo sa bene; abbiamo apprezzato tutte le novità introdotte in questi cinque capitoli, e nonostante qualche incertezza presente in alcuni di essi, non possiamo che considerare riuscita l'opera nel suo complesso. Non sappiamo ancora se arriverà mai un Life is Strange 3, eppure non ci dispiacerebbe affatto, e mentre aspettiamo, salutiamo i due lupacchiotti, augurandogli il meglio e ringraziandoli per questo indimenticabile viaggio.

    8.2

    Che voto dai a: Life is Strange 2

    Media Voto Utenti
    Voti: 60
    7.7
    nd