Life is Strange 2 Wastelands: Recensione Episodio 3

La seconda stagione dell'avventura grafica di Dontnod arriva al giro di boa, ed alza l'asticella dell'ambizione.

recensione Life is Strange 2 Wastelands: Recensione Episodio 3
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Al netto di qualche forzatura nel finale, "Chaos Theory" era un punto di non ritorno per Max e Chloe: le chiacchiere softcore e le scaramucce adolescenziali lasciavano lo spazio al vero dramma personale, costruito ancora una volta all'ombra del totem -impassibile- della responsabilità. Dontnod ci metteva in trappola, lasciandoci impotenti, mostrandoci i limiti terrificanti di quei super-poteri che inizialmente sembravano inarrestabili. Ricordo che era proprio con quell'episodio che mi innamorai perdutamente della serie, e come me immagino molti altri giocatori.
    Con Life is Strange 2 mi è successa esattamente la stessa cosa: la storia di Sean e Daniel, giovani fuggiaschi diretti verso un'utopia chiamata Messico, arriva al suo primo giro di boa, alza ancora la posta emotiva grazie ad un paio di passaggi ben riusciti, e infine imprime un tono più pesante all'intera opera.

    Con l'episodio "Wastelands", il team francese riesce a creare una situazione particolarmente interessante, immergendo il giocatore di un bagno di tensione palpabile, senz'altro decisivo per l'andamento narrativo. Parlando di scelte, invece, questo terzo capitolo si dimostra come il più complesso mai realizzato (grazie alla più ampia quantità di snodi della saga), ma è anche un po' pigro in partenza, nonché caratterizzato da qualche oscillazione. Il vero slancio avviene soltanto nella sua seconda metà, per culminare poi in un finale ovviamente potentissimo. La situazione si fa sempre più complessa per i due protagonisti, gli equilibri si frantumano definitivamente e si finisce all'interno di una "discomfort zone" opprimente, una di quelle che Dontnod sa gestire alla perfezione.

    Melancholy Hill...

    In Life is Strange la traccia musicale d'apertura è sempre un momento importantissimo: ti mette subito in una condizione estremamente ricettiva, il che è fondamentale quando passa così tanto tempo da un episodio all'altro. E dunque, se mi investi immediatamente con Plastic Beach dei Gorillaz io già mi aspetto tantissimo, e se addirittura dopo neanche mezz'ora mi spari in faccia D.A.N.C.E dei Justice, allora non puoi certo sbagliare.

    E infatti va proprio così, perché Wastelands, senza essere mai troppo scontato, sfiora dei punti piuttosto delicati e osa ancor di più di quanto visto sino ad ora. Peccato soltanto che ci mette un po' ad ingranare: questo perché Dontnod tende a sparpagliare bene gli elementi sul tavolo prima di dare fuoco alla miccia, un po' come nell'episodio precedente, ma stavolta la trama è più riuscita (anche se non particolarmente dinamica), complice anche un contesto che è assai più interessante di quello visto in Oregon.

    Non me ne voglia Capitan Spirit e neanche la famiglia Reynolds, ma Il fatto è che l'incontro con i nonni dei protagonisti -indubbiamente utile ai fini del background- non può reggere il confronto con le difficoltà adolescenziali di Sean, la sua crescita, e la sua condizione di responsabilità/sudditanza ai poteri del fratellino. In Rules, a mio avviso, si avvertiva un po' di "effetto stasi", mentre in questo episodio c'è un'introspezione diversa e più incentrata sul presente.

    Così i conflitti non sono più legati allo scontro generazionale e all'accettazione di una visione antica del mondo, bensì verso i coetanei e l'attualità, verso una categoria di giovani problematici tipica degli States; outcast rifiutati, perennemente insoddisfatti e delusi dalla società.

    Anche in questa occasione, insomma, Life is Strange 2 mette il dito nella piaga, quella americana, e lo fa servendosi dei suoi stereotipi e delle sue contraddizioni, eppure non si dimentica dei suoi piccoli eroi, che paradossalmente erano divenuti "meno centrali" in quel di Beaver's Creek, sommersi dal passato familiare. In Wastelands, invece, Sean diventa finalmente protagonista ed assistiamo pertanto alle prime fasi del suo cambiamento psicologico. Lasciatecelo dire: in questi casi non c'è niente di più efficace di una romance ben fatta (non senza le complicazioni del caso, ovviamente).

    ...Murder Mountain

    Inizia tutto con un piccolo flashback, un brandello di passato prima della catastrofe originale, e poi ci risvegliamo in una tenda da campeggio; la luce che filtra dalle maglie sintetiche dell'ingresso, i rumori della foresta, e un gran casino di cianfrusaglie sparpagliate sul pavimento.

    Ci viene spontaneo ispezionare lo zaino, per cercare qualche nuovo oggetto, e ovviamente per controllare il diario di Sean: grazie agli immancabili appunti disegnati a mano scopriamo che, dopo la rocambolesca fuga dall'Oregon, siamo finiti nella California del nord -al verde come al solito-, e che per un po' abbiamo lavoricchiato qua e là. Questo finché la nostra strada non ha incrociato di nuovo quella di Cass e Finn, i due punk vagabondi visti per la prima volta proprio al mercato di Beaver's Creek, e ci siamo ritrovati in una piantagione illegale di cannabis, a tagliar cime su nelle montagne.
    Se avete visto Murder Mountain, miniserie abbastanza interessante disponibile dallo scorso dicembre su Netflix, non avete bisogno di spiegazioni, in caso contrario abbiamo per voi un piccolo riassunto introduttivo della nuova location. La contea di Humboldt è un posto molto particolare, una specie di terra ai confini della legalità dove, sin dallo sfumare della cultura hippie, prospera un enorme numero di serre nascoste fra la vegetazione.

    Tali attività comportano anche la presenza di personalità criminali, ladri della peggior specie e in generale di tizi poco raccomandabili, che rendono il posto uno dei più pericolosi sul pianeta Terra. Per intenderci, uno di quelli con un tasso di sparizioni e omicidi irrisolti fra i più alti al mondo.

    Un'operetta da tre soldi

    Sean e Daniel vivono lì già da qualche mese, assieme ad una piccola comitiva di giovani, mentre cercano di mettere qualche spicciolo da parte per ripartire alla volta di Puerto Lobos. Il loro periodo di permanenza combacia con le ultime battute di illegalità della cannabis in California, e questo rende la situazione ancora più tesa. Sembrerebbe che la loro fattoria sia tranquilla, vivibile, sotto il comando dell'imprenditore Merril e del suo fidato guardiano Big Joe, ma ovviamente non è così.

    In tutto questo, che già di per sé basterebbe a rendere il capitolo estremamente intrigante, Sean (qui trasandato come non mai) entra in contatto con una serie di nuove problematiche: il fratellino sta acquistando sempre più potere, riesce a controllarlo, eppure è ancora soggetto a dei terribili ascessi di ira e, cosa ancora più preoccupante, sembra star attraversando una fase di ribellione totale verso il suo tutor. Gelosia, delusione, disperazione: in più Sean comincia a sentirsi impotente verso suo fratello, e questo genera un'escalation che, come in ogni episodio, porta verso un finale esplosivo e potenzialmente tragico.

    Diciamo "potenzialmente" perché in questo caso ci sono dodici possibili conclusioni, alcune simili ed altre praticamente opposte, eppure tutte hanno un retrogusto amaro. Quello che funziona in Wastelands, però, non è tanto il susseguirsi degli eventi, efficace ma un poco prevedibile, bensì i nuovi personaggi che vengono accostati ai protagonisti.

    In mezzo alle foreste della montagna assassina viene a crearsi una piccola opera teatrale, un corto, in cui partecipano -come sempre- i migliori archetipi della cultura post-moderna americana (e fidatevi di uno che in California del Nord c'è stato: la realtà supera come sempre la fiction, e non c'è niente di inventato ad hoc per il pubblico).

    Ci sono i due Svedesi in preda al Wanderlust che non mancano di fare la morale ecologica agli americani, c'è la ragazza scappata di casa con la madre tossica e alcolizzata, c'è il ragazzo gay di colore in fuga dal passato e così via. E sono tutti lì, stretti attorno al falò dei reietti, in uno dei momenti più umani e sinceri dell'opera firmata Dontnod. E poi ci sono loro, Cassidy e Finn, i due cardini di questo episodio. Rappresentano il fulcro della narrazione, il motore degli eventi, nonché le possibilità di romance che gli autori hanno pensato per questa stagione.

    Ovviamente vogliamo andarci piano su questo punto, sia per evitarvi spoiler, sia perché non possiamo ancora sapere come andrà a finire la faccenda, ma una cosa possiamo dirvela: l'impianto funziona. Da una parte c'è una via più semplice e prevedibile, dall'altra una forse più inaspettata e per certi versi sorprendente. L'importante è che tutto viene affrontato in maniera intelligente, con delicatezza e privo di sensazionalismi. Insomma, alla maniera di Dontnod. In fondo non c'è nulla di più sensazionale della normalità, ed è proprio questo che vogliamo da un titolo come Life is Strange. Inoltre, anche se si tratta di pura speculazione, gli eventi di Wastelands aprono la via a numerose possibilità per gli episodi a venire, e speriamo vivamente che gli autori sappiano cogliere l'attimo. Questa seconda stagione ha quindi ingranato la marcia giusta, ed ora che ci avviamo verso il gran finale le aspettative iniziano ad aumentare sempre di più.

    Life is Strange 2 Life is Strange 2Versione Analizzata PlayStation 4 ProWastelands è un momento molto importante per la serie, addirittura fondamentale, volto a fissare le ultime “regole” di cui aveva bisogno la nuova produzione targata Dontnod. Nonostante il viaggio on the road, anche in questo caso si tratta di un pit-stop, e forse è proprio per questo che si percepisce un pizzico di lentezza nelle prime battute. Tuttavia, il racconto prende poi finalmente il via nella seconda metà, e così si arriva ad un finale potente e soprattutto appagante, che ci lascia -come sempre- con il fiato sospeso. Parallelamente, i super-poteri continuano a rivestire un ruolo importante ma non invasivo, e così la psiche degli eroi torna sotto i riflettori. Non a caso, è proprio in questo capitolo che, fra le altre cose, entrano in scena dei comprimari essenziali che, un po’ per l’età e un po’ per la scrittura più profonda, risultano capaci di smuovere i sentimenti dei protagonisti. E la differenza si sente. Quest’ultimo non è un dettaglio secondario, anche perché fino ad ora eravamo abituati ad abbandonare periodicamente le figure di supporto, mentre in simile istanza potrebbero rimanere o comunque lasciare un segno più grande all’interno della trama. Insomma, si tratta senz’altro di un episodio ben riuscito, anche se vittima di qualche piccolo problema di ritmo, ed ora non ci resta che aspettare il prossimo (caldissimo) atto. Peccato soltanto che ci toccherà attendere un bel po’...

    8.2

    Che voto dai a: Life is Strange 2

    Media Voto Utenti
    Voti: 39
    7.5
    nd